Ho scoperto che bambino è Simone. L'ho letto stanotte
qui e ho fatto il test per curiosità. Poi l'ho rifatto una seconda volta con più metodo e giudizio. IDEM. U-G-U-A-L-E.
BAMBINO AMPLIFICATO
così si chiama.
O meglio, così ha pensato di chiamarlo qualcuno che aveva troppo tempo libero, evidentemente, o che aveva voglia di sentirsi al sicuro dentro le definizioni che ingabbiano il proprio figlio in modo da de-responsabilizzarsi un po'.
C'ho il bambino amplificato. Simone: è lui l'amplificato.
Non sarà che magari è un genitore che dovrebbe "amplificarsi" un po', in questo caso? Tipo, che so, con un bell'esame di cosienza su come sta gestendo il proprio rapporto con un bambino che caratterialmente è vivace?
Io lo scaricabarile delle definizioni lo odio, anche perchè normalmente riguardano gli altri: definire per classificare e, normalmente, per difendersi al posto di aprirsi.
Ecco, se c'ho il bambino amplificato allora guardo indietro e mi chiedo se IO sono stata sempre in grado di gestire bene la sua immensa vivacità e voglia di scoprire.
La risposta è OVVIAMENTE NO, sennò che madre sarei? L'imperfezione e l'essere madre vanno avanti abbracciate a più non posso; appena imparo a gestire e sbrogliare situazioni, scenari e dilemmi, a dirimere controversie e soprassedere sulle sciocchezze, il mondo di Simone è già cambiato, più difficile, complesso e articolato, io di nuovo inadeguata (che va insieme ad amplificato come aggettivo del cavolo) o, meglio, bisognosa di re-imparare lui e me.
Fico detto così no?
Solo che il fondale di questa deliziosa evoluzione mamma-figlio si svolge di solito:
- dopo nottate insonni per raffreddori, tossi, vomiti di Simo
- dopo giornate e mezze nottate di lavoro in mezzo a scazzi lavorativi giganteschi
- con gli inconvenienti infiniti che porta con sè ogni giornata (ma a voi passa giorno senza che si rompa, spenga, intasi, strappi, buchi, rovini, righi qualcosa??? A noi mai e quindi perdi tempo alla ricerca di chi metta una pezza...)
- mediamente da sola, visto che in questo periodo papà E. ha iniziato i corsi con gli studenti e quindi è sempre lì che scrive note a destra e a manca a casa o al Conservatorio
- malata
quindi al ventesimo capriccio iper-cinetico di Simone con contorcimenti, urlacchi e morsi può capitare che voli uno scappellotto al posto di una carezza, magari condito con un urlo.
Esecrabile? Sì. E lo so benissimo, ma la stanchezza, unita all'elenco di cui sopra, tira fuori il peggio di me.
Così finisce che Simo piange offeso, io non mi sento meglio perchè ho urlato (urlare non scarica, svuota ed è proprio diverso) nè tanto meno perchè la mia mano è stata più veloce del mio pensiero razionale.
E il mio bambino amplificato, per definizione, amplifica anche l'incidente e me lo fa pesare.
Comincio a capire perchè alcune mamme che mi paiono poco portate per il ruolo poi fanno pure il secondo figlio: per avere una chance nuova di fare le cose meglio. Ed è terribile.
Ora vado a staccare l'amplificatore da mamma, mi faccio il pieno d'amore, trituro la stanchezza e vado a prendere il mio bambino all'asilo.
E aspettiamo la neve di domani insieme. Anzi, quasi quasi domani non lo mando nemmeno all'asilo e facciamo giornata coccole ad oltranza.
Finirà che dovrò auto-licenziarmi per scarso rendimento; pazienza, d'altro canto mi ero avvisata quindi me lo aspettavo!