Ci sono momenti in cui non si ha voglia di leggere e si preferisce farsi avvolgere dall'atmosfera di un bel film, magari sdraiati sul divano, in un incastro di piedi e gambe, copertina della nonna nelle serate più fredde e goloserie da piluccare.. Ognuno di noi porta dentro una scena di un film, un dialogo, un'atmosfera. Noi qui segnaliamo i nostri, quelli cui siamo in qualche modo legate. E se qualcuno vuole unirsi a noi, condividendo le pellicole che l'hanno emozionato, ci farà solo piacere!
Vi aspettiamo ogni mercoledì al cineforum di Nati per Delinquere!!
E adesso... buio in sala!
Mamma F: Un angelo alla mia tavola (1990)
Janet Frame è una delle mie scrittrici preferite e non mancherò di parlarvene nella nostra rubrica dedicata alla lettura. In questo film la regista Jane Campion racconta della Nuova Zelanda, delle peripezie da bimba e fino all'età adulta di Janet Frame, traendo spunto dalla sua autobiografia in tre volumi.
Si parla di un periodo sospeso tra gli anni '30 e gli anni '60 del secolo scorso, quando la Nuova Zelanda e le vita della Frame erano entrambe di un'ingenuità imbarazzante.
Si parla anche di pazzia (la Frame fu ricoverata in manicomio, quelli di allora, non so se avete presente cosa significava...), di risurrezione dagli inferi dei manicomi e di poesia, tanta tanta poesia, attraverso immagini, parole e sentimenti.
Lungo anche questo film, forse un poco lento, ma davvero ne vale la pena per quanto infinitamente è commovente.
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Mamma C: Train de vie (1998)

Cito da Wiki:
« Se Hitler fosse vivo e vedesse tutti i programmi tv cupi e noiosi sulla Shoah e sentisse tutti i pianti e i lamenti degli ebrei sarebbe felice. L’unica cosa con la quale possiamo umiliare i gerarchi nazisti, che sono ancora vivi in Sudamerica, e farli imbestialire, è mostrar loro che siamo vivi, che non ci hanno distrutti, che il nostro umorismo non è stato cancellato dalle loro barbarie. »
(Radu Mihăileanu, il regista) |
In un tranquillo villaggio dell'Europa dell'Est (credo in Romania), arriva la notizia che i Nazisti sono alle porte. E' così che gli abitanti dello shtetl decidono, consigliati da Shlomo, il pazzo del villaggio, di travestirsi in parte da prigionieri ed in parte da ufficiali nazisti, con tanto di macchinista, per fingersi un convoglio di deportati e cercare di rifugiarsi in Palestina. E' un film meraviglioso, dolce nonostante il tema drammatico, ironico come solo l'umorismo yiddish sa essere. Le musiche sono di Bregović, in un misto di melodie gitane e ballate klezmer.
Un'idea dell'incontro-scontro di queste due culture musicali lo trovate qui.
Questo invece è il trailer.
Per me è un film da vedere assolutamente.
Partecipano a questa iniziativa:
Qui trovate i precedenti film di Buio in sala!