domenica 31 ottobre 2010

Quasi normale


Perchè dietro le mie spalle, mentre fotografo, ci sono ancora polvere e macerie che meritano alcuni giorni interi di pulizie, ma è quasi fatta.

 Più o meno.


Bagna caoda tuti ansema

La Bagna caoda (si pronuncia càuda) è una specialità piemontese tipicamente autunnale. Una salsina di acciughe, olio ed aglio, molto aglio, in cui immergere verdure cotte o crude, come cardi, lattuga, peperoni o tapinambour.. Viene servita in particolari terrine, i fujòt, che hanno una candelina accesa, per tenerla sempre calda. Qualcuno aggiunge a questa salsa anche della panna liquida, per smorzare l'aglio forse, ma è una devianza. E' un piatto semplice, che trae origine dalla campagna e va gustato sorseggiando del corposo vino rosso.
Domenica scorsa abbiamo reso onore a questo piatto della nostra terra, partecipando ad una Bagna caoda in piazza in un paesino sopra Torino. Sotto un'enorme tettoia erano dislocate numerose tavolate ed a turno ci si andava a servire. E' stata l'occasione per rivedere due care amiche che abitano lontano, con le quali abbiamo passato l'intero fine settimana e direi che hanno conosciuto la parte più "vera" della mia regione: l'umidità, la semplicità e la cucina povera.
Un abbraccio a Max, che è stato davvero carino nei confronti di Papà D, una coccola alla piccola Giulia, che ha accettato l'esuberanza ed i bacini di Matt, ed un super mega grazie alle mie amiche Silvia ed Alessandra, che mi hanno sopportato due giorni. E non è poco.

sabato 30 ottobre 2010

Etichèttati ti!

Sarà, ma questa cosa dei bollini delle mamme su determinati prodotti testati non mi convince. Non mi convince che l'esperienza di molte possa essere valida per ogni singolo caso (se chiedo a 20 mie amiche quali pannolini hanno usato, 19 mi parleranno degli usa-e-getta entusiaste, ma, nonostante la loro esperienza, io mi sono trovata benissimo coi lavabili). E questo tentennamento è facilmente risolvibile con la prova in campo.

Ma la domanda che mi ronza in testa è: come posso essere sicura che queste mamme-tester non si facciano irretire da proposte allettanti delle aziende? Con tutto il cuore auguro loro di essere incorruttibili, ma pensiamoci: per ogni prodotto testato ed approvato, le vendite aumenteranno in maniera esponenziale. Davvero le aziende non le proveranno tutte, pur di avere un bollino sui loro prodotti e vedere così il proprio fatturato crescere?
Il bollino delle twittermums, gli altri bollini in fieri non so, leggo qui e qui che sarà a pagamento: se l'azienda decide di far testare un proprio prodotto, dovrà corrispondere a questa task force una "tassa", che entrerà nelle casse delle mamme tester. Al di là degli aspetti fiscali della cosa, immagino come possa essere facile per un'azienda, magari non proprio onesta, tentare le Nostre con gadgets irresistibili e quant'altro.

Non basta: questi sigilli di garanzia riguarderanno anche punti vendita e siti di e-commerce.. Mi rimbomba in testa il suono del registratore di cassa.. dlin dlin dlin.. 30 denari che tintinnano..

Tutto questo si collega al tarlo della trasparenza di cui abbiamo già parlato altrove: quando leggerò in un blog una recensione positiva su un prodotto, potrò ancora pensare che sia un consiglio spassionato, o dovrò chiedermi se possa esserci una qualche "lisciatura" da parte dell'azienda interessata? E se in una foto appare ben visibile ed in primo piano il marchio di un capo d'abbigliamento, sarà davvero casuale o..?

A.A.A. Advertising-free blog cercansi.

venerdì 29 ottobre 2010

{this moment n.26}

Mamma C

"A Friday ritual. A single photo - no words - capturing a moment from the week. A simple, special, extraordinary moment. A moment I want to pause, savor and remember."

Words and Inspiration By Amanda and many others...

Mamma F

giovedì 28 ottobre 2010

Una stagione: l'Autunno


Candele.
E il silenzio della nostra casa, quando il buio arriva sempre più presto.
Ora, lontana, solo una grande nostalgia.
Domani i bagagli, sabato si torna.
E si accendono di nuovo le candele.
(E i camini, spero).

Questo blog partecipa all'appuntamento fisso con la stagione di Kosenrufu Mama

mercoledì 27 ottobre 2010

Buio in sala n.17

Ci sono momenti in cui non si ha voglia di leggere e si preferisce farsi avvolgere dall'atmosfera di un bel film, magari sdraiati sul divano, in un incastro di piedi e gambe, copertina della nonna nelle serate più fredde e goloserie da piluccare.. Ognuno di noi porta dentro una scena di un film, un dialogo, un'atmosfera. Noi qui segnaliamo i nostri, quelli cui siamo in qualche modo legate. E se qualcuno vuole unirsi a noi, condividendo le pellicole che l'hanno emozionato, ci farà solo piacere!
Vi aspettiamo ogni mercoledì al cineforum di Nati per Delinquere!!

E adesso... buio in sala!

Mamma F: Persuasione (1997)

In realtà avrebbe molto senso leggere prima il libro e per due ragioni, a mio parere: una è che questo libro è in assoluto il più bello e maturo della Austen, l'altra è che così si possono cogliere appieno tutte le sfumature del film, verificando la nostra capacità di immaginare.
Ma visto che non sempre si può fare, mi piace consigliare almeno la visione del film (di questa versione, intendiamoci) proprio per quanto è poco pomposa, scarna, a tratti ascetica e per nulla barocca come altre porcherie cinematografiche ispirate alla Austen (una tra tutte il vomitoso film Emma, dall'omonimo libro, con quella yankee della Paltrow pettinata come una torta nuziale... un foro nel piloro a volerlo guardar tutto, altro che Ivory a cui lo han paragonato!).
Sconsiglio la lettura della trama in rete (tipo qui) perchè sembra più intricata ed ardita di Guerra e Pace, mentre è molto semplice nel suo succo: attraverso centinaia di pagine che si meritano tutta la gloria che questo libro ha avuto per come descrivono la società di inizio '800, la protagonista Anne Elliott, 27enne ormai zitella (!!!) per aver rifiutato (mal consigliata o, meglio, persuasa da cui il titolo) la proposta di matrimonio del
Capitano Frederick Wentworth, attraversa stagioni della sua vita e del suo cuore che la portano a comprendere come l'amore vero proprio di morire non ne vuol sapere e cova, cova, cova... fino al lieto fine.

Chi ha letto il libro perdoni la sintesi macrobiotica, ma questo è un semplice post.

Per chi ama le atmosfere non fintamente in costume (per quelle consiglio Emma o banalità simili), un po' di storia e tanta pace. E un po' di amore vero, che male non fa mai.

*****
Mamma C: Il flauto magico (1974)

La prima volta che vidi questo film rimasi estasiata. In casa mia s'è sempre ascoltata la musica classica, il rito del sabato pomeriggio di mio padre era fumarsi un sigaro ascoltando musica, ma ovviamente vederne una rappresentazione è tutt'altra cosa. In più Bergman alterna le riprese sotto la ribalta a primi piani sugli spettatori, bambini incantati dalle scene che stanno osservando. E' questo che mi è rimasto nel cuore: i visi dei bimbi a bocca aperta, rapiti dalla storia e dalla recitazione degli attori sul palco.
Per la trama del Flauto magico, mi affido a Wiki.

Qui chi vuole può trovare i primi atti e godersi qualche scena.

Parlando di Flauto magico, devo assolutamente segnalare, per chi già non lo conoscesse, un'opera meravigliosa: la versione di Luzzati, con i suoi fantastici burattini. Sul tubo si trova quasi integralmente. (Non vedo l'ora di andare al suo Museo a Genova, me lo sto sognando da anni..). Qui il primo atto, a voi continuare nella visione.

Ecco i nostri precedenti
Buio in sala!

Partecipano a questa iniziativa:

venerdì 22 ottobre 2010

{this moment n.25}

Mamma C

"A Friday ritual. A single photo - no words - capturing a moment from the week. A simple, special, extraordinary moment. A moment I want to pause, savor and remember."

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Mamma F

I venerdì del libro n.19

Questo blog aderisce all'iniziativa di Home Made Mamma.


Penso a volte a come parlerò degli eroi della Resistenza a mio figlio; vengo da Cuneo, Boves è a due passi, qui se ne scrive e discute ancora molto e si cresce, come son cresciuta io, imparando ancora in modo approfondito cosa abbia significato la Resistenza per l'Italia tutta.
Non so come racconterò a Simo di questi uomini, ma di certo, un po' più grande, gli farò leggere questa lettera che vi riporto, perchè anche noi dimentichiamo facilmente (specialmente fuori dalle strombazzate date ufficiali) che c'è chi ha deciso di donare la vita alla Patria anche lasciando a casa figli piccoli e tanto amati.

"
3 aprile 1944
Gianna, figlia mia adorata,
è la prima ed ultima lettera che ti scrivo e scrivo a te per prima, in queste ultime ore, perché so che seguito a vivere in te.
Sarò fucilato all'alba per un ideale, per una fede che tu, mia figlia, un giorno capirai appieno.
Non piangere mai per la mia mancanza, come non ho mai pianto io: il tuo Babbo non morrà mai. Egli ti guarderà, ti proteggerà ugualmente: ti vorrà sempre tutto l'infinito bene che ti vuole ora e che ti ha sempre voluto fin da quando ti sentì vivere nelle viscere di tua Madre. So di non morire, anche perché la tua Mamma sarà per te anche il tuo Babbo: quel tuo Babbo al quale vuoi tanto bene, quel tuo Babbo che vuoi tutto tuo, solo per te e del quale sei tanto gelosa.
Riversa su tua Madre tutto il bene che vuoi a lui: ella ti vorrà anche tutto il mio bene, ti curerà anche per me, ti coprirà dei miei baci e delle mie tenerezze. Sapessi quante cose vorrei dirti ma mentre scrivo il mio pensiero corre, galoppa nel tempo futuro che per te sarà, deve essere felice. Ma non importa che io ti dica tutto ora, te lo dirò sempre, di volta in volta, colla bocca di tua Madre nel cui cuore entrerà la mia anima intera, quando lascierà il mio cuore.
Tua Madre resti sempre per te al di sopra di tutto.
Vai sempre a fronte alta per la morte di tuo Padre".
Paolo Braccini - 36 anni - arrestato il 31 marzo 1944 da elementi della Federazione dei Fasci Repubblicani di Torino, processato nei giorni 2-3 aprile 1944, fucilato il 5 aprile 1944 al Poligono Nazionale del Martinetto in Torino.

"
Questo non è un libro, ma un'azione" così scrisse lo storico Franco Antonicelli nella presentazione "un'azione che ne apre un'altra, che si trasferisce dai morenti ai superstiti, con la sua eccezionale elevatezza morale, con il suo complesso significato politico e storico, col peso stesso, grave, dolente, delle sue sofferenze umane. Meditate, queste lettere non possono essere comprese nel loro infinito valore, e comprese non possono chiarire i nostri giudizi e migliorare i nostri animi".

"
Le Lettere contengono la voce di un altro popolo; di uomini e donne, appartenenti a tutte le età e a ogni classe sociale, consapevoli del dovere della libertà e del prezzo ch'essa, in momenti estremi, comporta. Chiunque anche oggi le leggerà, vi troverà un'altra Italia e non potrà non domandarsi se davvero non ci sia piú bisogno di quella voce o se, al contrario, non si debba fare di tutto per tramandarla e mantenerla viva nella coscienza, come radice da cui ancora attingere forza" scrive nella Nota introduttiva Gustavo Zagrebelsky.

Se volete leggerne qualcuna, per una volta associando la leggerezza del blog al pensiero di 60 anni fa, trovate molte lettere tratte da questo libro in pdf
qui.

*****

Mamma C: Italo Calvino - Le città invisibili (1972)

"Non è detto che Kublai Khan creda a tutto quel che dice Marco Polo quando gli descrive le città visitate nelle sue ambascerie, ma certo l'imperatore dei tartari continua ad ascoltare il giovane veneziano con più curiosità e attenzione che ogni altro suo messo o esploratore." Non è dato sapere nè quando questo viaggio sia stato compiuto, nè dove siano esattamente queste città, ma ognuna di essa, sempre con nome femminile, ha un suo carattere distintivo molto ben delineato.
"Gli antichi costruirono Valdrada sulle rive d'un lago con case tutte verande una sopra l'altra e vie alte che affacciano sull'acqua i parapetti a balaustra. Così il viaggiatore vede arrivando due città: una diritta sopra il lago e una riflessa capovolta. Non esiste o avviene cosa nell'una Valdrada che l'altra Valdrada non ripeta, perchè la città fu costruita in modo che ogni suo punto fosse riflesso dal suo specchio, e la Valdrada giù nell'acqua contiene non solo tutte le scanalature e gli sbalzi delle facciate che s'elevano sopra il lago, ma anche l'interno delle stanze con i soffitti e i pavimenti, la prospettiva dei corridoi, gli specchi degli armadi.
Gli abitanti di Valdrada sanno che tutti i loro atti sono insieme quell'atto e la sua immagine speculare, cui appartiene la speciale dignità delle immagini, e questa loro coscienza vieta di abbandonarsi per un solo istante al caso e all'oblio. Anche quando gli amanti danno volta ai corpi nudi pelle contro pelle cercando come mettersi per prendere l'uno dall'altro più piacere, anche quando gli assassini spingono il coltello nelle vene nere del collo e più sangue grumoso trabocca più affondano la lama che scivola tra i tendini, non è tanto il loro accoppiarsi o trucidarsi che importa quanto l'accoppiarsi o il trucidarsi delle loro immagini limpide e fredde nello specchio. Lo specchio ora accresce il valore alle cose, ora lo nega. Non tutto quello che sembra valere sopra lo specchio resiste se specchiato. Le due città gemelle non sono uguali, perchè nulla di ciò che esiste o avviene a Valdrada è simmetrico: a ogni viso e gesto rispondono dallo specchio un viso o gesto inverso punto per punto. Le due Valdrade vivono l'una per l'altra, guardandosi negli occhi di continuo, ma non si amano."

Qui trovate i nostri precedenti Venerdì del Libro.


giovedì 21 ottobre 2010

Una stagione: l'Autunno

Ci sono fragole che non matureranno, perchè troppo tardive ed assalite dal gelo notturno.
L'impermanenza delle cose passa anche dal capire che non tutto può andare a buon fine nel ciclo della vita e che, a volte, il fine differisce dalla mia idea di buono.
La serenità sta nell'accettarlo ogni giorno, per la fragola e per tutto il resto.

Questo blog partecipa all'appuntamento fisso con la stagione di Kosenrufu Mama

mercoledì 20 ottobre 2010

Per favore lasciateci le fiabe!

Questo è uno di quei post "di protesta" che ogni tanto scrivo, quindi chi ha voglia di deliziose notizie mammesche può leggere da domani.
Oggi no.
Perchè questa parata di mamme blogger contro le fiabe (e le favole, vi prego fate la distinzione e se non la sapete leggetevela almeno su Wiki, se proprio non volete aprire l'enciclopedia...), sostenitrici del fatto che diano modelli sbagliati per la crescita, che siano sessiste e che insegnino solo ruoli mi ha veramente fatto montare il nervoso.

E per molti motivi, ma il primo, il più semplice è: pensiamo che i nostri figli siano scemi o siamo insicure dei modelli che noi mamme forniamo? Perchè non c'è altra spiegazione a temere Raperonzolo o La Piccola Guardiana d'Oche, Pollicino o Il Serpe Bianco.
Se crediamo che il messaggio che passa attraverso le fiabe serali sia il concetto del ruolo della Principessa-velina o del Principe-riccone, non sarà perchè siamo noi mamme ad essere un po' troppo coinvolte (o inconsciamente invidiose...) di quei ruoli?
Io non so i vostri figli, ma il mio è appassionato di fiabe (quelle vere, non le porcherie "addolcite" per i bimbi di oggi, manco avessero bisogno di non conoscere la paura...), quelle orrorifiche, tremende, in cui succede di tutto, in cui ci si spaventa, in cui si trema e ci si nasconde sotto le coperte ma anche quelle in cui alla fine si ha così voglia del lieto fine (non si chiama fine benpensante, notate? si chiama lieto fine e basta) che Simo me lo anticipa e piuttosto accorcia e se lo inventa da solo per arrivare a "purificarsi" della storia e con la storia.
No, perchè mica crediamo che le paure di oggi siano gli orchi e le streghe delle fiabe? Sfido la maggior parte di noi (io con voi in questo periodo cuneese in cui dalla nonna la tv sta accesa a volte sui tg o sull'inizio di un telefilm) a sostenere che quello che passa comunemente davanti agli occhi dei nostri figli (e se non a casa nostra, ci sono mille altri posti purtroppo) sia meno terrorizzante.

Altro motivo: quante mamme sanno ancora raccontar fiabe? O leggerle bene ed appassionare i figli? Tenerli incantati ad ascoltare per mezz'ora? Tante, tra di noi blogger di certo, visto che ci poniamo spesso domande sulle nostre capacità, ma non credo di esser l'unica ad avere amiche che non hanno mai raccontato una sola storia in 4-5 anni della vita dei loro bimbi.

Sopra tutte queste osservazioni possiamo disquisire all'infinito, sia sulla qualità di ciò che guardano i nostri figli (perdonate, ma associare quella porcheria americana da serata pop corn come i film di Shrek a centinaia d'anni di letteratura fantastica, da Rodari a Yeats, da Perrault a Andersen tanto per girare un po' l'Europa degli ultimi 100 anni mi crea davvero un disagio interiore), sia su ciò che leggono, ma i cartoni animati e i film, a mio parere, non sono in grado di sostituire l’incanto e lo stupore della fiaba narrata da una madre.
Quella fiaba che scava prima di tutto dentro le madri, che trovano il modo più fantasioso e metafisico di comunicare il sogno, l'assurdo e il fantastico ai loro figli.
Scriveva Tolkien: "La caratteristica della buona fiaba, del tipo elevato ovvero completo, è che per quanto terribili siano gli avvenimenti, per quanto spaventose o fantastiche le avventure, essa è in grado di provocare nel bambino o nell’adulto che ascolta, nel momento in cui si verifica il “capovolgimento”, un’interruzione del respiro, un sobbalzo del cuore".
Le fiabe raccontano del nostro passato, della durezza del mondo, dei soprusi, del terrore di non essere amati, dell'orrore della solitudine e dell'abbandono, della tragicità della morte; non di gioia e tristezza, sentimenti sfuocati e sbiaditi a cui è più comodo abituare i figli piantandoli davanti alla tv o leggendo libelli per bimbetti che hanno come unica selezione quella di parlare dell'ultimo personaggio del cartone animato.
Ecco, quel sobbalzo di Tolkien, quel rimanere senza fiato, ma anche la capacità di dormire sognando la paura, elaborando informazioni anche dure, sebbene fantastiche fanno sì che si cresca e che non si riduca il sonno al momento in cui l'ormone della crescita fa il suo lavoro biologico.
Uno scrittore a me tra i più cari, Rodari, diceva nella sua "Grammatica della Fantasia" (Einaudi, 1973) che "mentre il fiume tranquillo della storia scorre tra i due, il bambino può finalmente godersi la madre a suo agio, osservare il suo viso in tutti i particolari, studiarne gli occhi, la bocca, la pelle… Per ascoltare, ascolta; ma si permette volentieri di distrarsi dall’ascolto – per esempio se conosce già la fiaba - e quindi deve solo controllare che essa si svolga regolarmente".
Questa è a mio parere la comunione di spirito che si raggiunge nella fiaba.
Conoscete Emma Perodi? Scommetto di no, nonostante sia stata una delle maggiori scrittrici di fiabe italine, ma la gente dimentica. A favore dei Waybuloo, purtroppo (li ho visti in tv l'altro giorno e mi son cadute le braccia); prima di dire che hanno pure un ruolo formativo perchè insegnano le posizioni dello yoga, cerchiamo di trovare il vero ruolo formativo delle cose: imparare ad ascoltare, sognare e immaginare.

In merito all'interpretazione nei secoli delle fiabe e del loro valore, se avete voglia di approfondire e credo ne valga la pena, vi consiglio di leggere qui anche solo una breve analisi che va da Biancaneve allo sterminio degli ebrei, dalle streghe alla selezione cinese del sesso, io l'ho trovata per caso girovagando in rete e la ritengo piena di spunti di riflessione.

Buio in sala n.16

Ci sono momenti in cui non si ha voglia di leggere e si preferisce farsi avvolgere dall'atmosfera di un bel film, magari sdraiati sul divano, in un incastro di piedi e gambe, copertina della nonna nelle serate più fredde e goloserie da piluccare.. Ognuno di noi porta dentro una scena di un film, un dialogo, un'atmosfera. Noi qui segnaliamo i nostri, quelli cui siamo in qualche modo legate. E se qualcuno vuole unirsi a noi, condividendo le pellicole che l'hanno emozionato, ci farà solo piacere!
Vi aspettiamo ogni mercoledì al cineforum di Nati per Delinquere!!

E adesso... buio in sala!

Mamma F: Goodbye Lenin! (2003)

Ho scoperto questo film per induzione; in un periodo zitelloso della mia vita adoravo Amélie Poulain e mi facevo accompagnare dalla colonna sonora del suo "favoloso mondo" scritta (si fa per dire...) da Yann Tiersen. Così, per ascoltare anche altro di questo autore, scopersi che era un abbonato delle colonne sonore (in realtà tutte molto simili tra loro, come simili gli altri dischi, insomma uno che si ricicla un po' ma che ogni tanto ci sta ad essere ascoltato) e che aveva scritto quella di Goodbye Lenin!.
Mi guardai il film e mi dimenticai che la colonna sonora poteva essere bella o brutta, perchè troppo presa dalla trama che riporto fedelmente da
Wiki, sottraendo il finale, ovviamente.

"
Berlino Est, 26 agosto 1978. Dopo essere stata interrogata dalla Stasi a proposito di suo marito che è riuscito a scappare all'Ovest, Christiane, una madre di famiglia, cade in una profonda depressione. Dopo qualche mese in ospedale, la donna si riprende, e per uscire da questa situazione inizia a dedicarsi anima e corpo alla politica ed alla causa della Repubblica Democratica Tedesca, diventandone una fervente sostenitrice.
Dieci anni dopo, il 7 ottobre 1989, Christiane viene invitata ad un ricevimento in occasione dei festeggiamenti per il quarantennale della DDR. La stessa sera, centinaia di persone - tra cui anche suo figlio Alex - scendono in strada per protestare contro il regime socialista. Durante i tumulti che seguono, la donna vede proprio Alex pestato e portato via dalla polizia: a quella vista, Christiane viene colpita da un infarto e cade in coma.
La donna si risveglia 8 mesi dopo, ma in questo lasso di tempo relativamente breve il mondo attorno a lei è profondamente cambiato: il muro di Berlino è caduto, il governo socialista della DDR non esiste più, e le due Germanie si stanno avviando alla riunificazione. I suoi figli si sono subito adattati alla nuova realtà: Alex, dopo la chiusura della cooperativa di riparatori tv dove lavorava, è restato nel settore diventando installatore di parabole satellitari (e troverà tanto lavoro, in quanto molta gente vuole vedere i prossimi mondiali di calcio di Italia '90), ed ha iniziato una relazione con Lara, una bella infermiera di origine russa conosciuta per caso la sera del suo pestaggio, che ha poi reincontrato in ospedale mentre assisteva sua madre; invece Ariane, giovane ragazza-madre, ha lasciato l'università per andare a lavorare da Burger King, dove ha conosciuto il collega Rainer, che presto è diventato il suo nuovo ragazzo.
Per evitarle il contraccolpo psicologico, ritenuto fatale dai medici, il figlio - confidando nel fatto che la madre deve restare a riposo per molto tempo, ed aiutato dalla riluttante sorella e dall'amico Denis, compagno di lavoro e aspirante regista - "preserva" la normalità della DDR all'interno di una stanza del proprio appartamento: recupera cimeli, prodotti e giornali della Germania Est, insieme al collega realizza improbabili ma credibili telegiornali per tenere aggiornata la madre, e coinvolge amici e vicini nella lunga pantomima, sperando che la donna non venga mai a sapere la verità..."

Sarà che quando il muro di Berlino veniva giù io ero appesa alla tv a guardare, sarà che i totalitarismi, per scomparire, devono essere eliminati (anche) con l'ironia, ma questo è un film piacevolissimo sulla fine degli anni 80, sulla volontà di ripresa della Germania e sul tentativo di patteggiare col passato.
Per quello che riguarda i premi, Good Bye Lenin! ha trionfato agli European Film Awards 2003, vincendo i premi come miglior film, miglior attore e miglior sceneggiatura, ed ottenendo nominations anche come miglior attrice e miglior regista. Nel 2004 il film ha ricevuto un Premio César come miglior film dell'Unione europea, ed ha ottenuto una nomination ai Golden Globe come miglior film straniero.
Un assaggio di Coca Cola socialista
qui.

*****


Mi riferisco ovviamente all'originale con Gene Wilder , il remake non l'ho voluto guardare (della mia passione per Tim Burton ho già detto e sbavo per Johnny Depp dai tempi di 21 Jump Street, ma a tutto c'è un limite).
Willy Wonka, prima dell'avvento dello streaming, era per me un appuntameneto fisso del periodo pasquale, lo passavano in TV e non me lo lasciavo scappare.
La trama: Mr. Wonka è l'anziano proprietario di questa fabbrica dei sogni di ogni bambino e vuole cercarne come suo successore uno puro d'animo. Per riuscire ad individuarlo, decide di mettere in palio cinque biglietti d'oro che daranno il diritto, a chi ne trova uno, di fare una visita alla sua fabbrica. Questi biglietti vengono inseriti in speciali tavolette di cioccolato che Wonka immetterà sul mercato, dopo aver pubblicizzato l'iniziativa. I cinque vincitori durante questa visita verranno sottoposti a numerose prove ed il vincitore avrà l'onore di essere il nuovo proprietario della fabbrica. Questa è un paese delle meraviglie psichedelico, con fiumi di cioccolata, grossi funghi commestibili, pareti di lecca lecca ed altre invenzioni ingegnose. Quale bambino non vorrebbe entrare?

Qui la canzoncina degli Oompa-Loompa, i piccoli aiutanti di Mr. Wonka. Un jingle allegro che non potrete non fischettare.. E qui un'idea di questo fantastico mondo.

Ecco i nostri precedenti
Buio in sala!


Partecipano a questa iniziativa:

lunedì 18 ottobre 2010

Rosa rosae...

Perchè non capiti mai più a nessuna famiglia quello che è capitato alla mia (e non solo una volta).

Questo post partecipa alla Rivoluzione in Rosa di MammaFelice

PS:: una buona prevenzione inizia imparando l'autopalpazione (di cui abbiamo parlato qui)

*****

Colors of the week end n.3


Questo blog partecipa all'iniziativa di Mammagiramondo (Viaggiare è il mio peccato)

Cosleeping attempato

Simo a 2 mesi

Non ho mai permesso a Simo di dormire nel letto con me in tre anni.
O forse dovrei dire che non mi sono mai permessa di dormire con lui, ma è uguale a questo punto.
Quando era piccolissimo si svegliava ogni ora e mezza /due al massimo per mangiare e temevo che se l'avessi tenuto nel mio letto poi avrebbe sofferto quando fosse arrivato il momento di avere una camera tutta sua.
Che è successo a 10 mesi: lui dormiva (o non dormiva, dipende dai punti di vista, diciamo) nel suo lettino in cameretta ed io, quando si svegliava, quando era malato, quando gli veniva il pavor o qualsiasi altra magagna, ero lì sdraiata accanto a lui (io per terra, mai nel letto) in giacigli improvvisati.
In tre anni ha fatto pochissime notti intere di sonno, se dovessi esprimere una cifra, direi non più del 20% e credo di ragionare per eccesso.

Poi d'un tratto lui cresce, o lo vedo cresciuto io; si cambia il letto, non più sbarre, non più gabbie, solo un bimbo che ogni tanto rotola giù, si sveglia e viene a cercar conforto tra mamma e papà.
Un bimbo che si inventa mille scuse:
- ho dimenticato il pennarello blu ma non lo trovo più - ore 5 del mattino al buio davanti al lettone di papà e mamma
- volevo augurarvi ancora buona notte - ore 6 del mattino sempre davanti al lettone.
Vabbè.
Che si fa in questi casi?
Io dopo tre anni la forza di riportare nel suo letto 17 kg di bambino non ce l'ho più di notte, quindi tiro su la coperta, gli intimo "Ficcati in mezzo e russa" e continuiamo beati in tre fino al mattino. Tanto dov'è il suo letto e qual è il mio ormai lo sa, come conosce i ritmi sonno-veglia: solo che non gliene frega niente.

Ora, da 4 giorni, siamo a Cuneo dalla nonna, che a casa un nugolo di muratori impazziti mi ha macellato tutti i muri (e con tutti intendo tutti) che possiedono canne fumarie per sostituirle perchè non a norma. Avete presente quante canne fumarie ci sono in 600 mq di casa? E quanta polvere e macerie si fanno a scavarli tutti da terra al tetto?
Così la scelta era: albergo o nonna e, visto che i muratori si prosciugheranno le nostre finanze, la scelta più piacevole, oltre che economica, è stata la nonna cuneese, da cui possiamo piombare anche a tradimento, mentendo sul numero di giorni di soggiorno ("giuro, solo 4 o 5"... ) e fermarci a farci coccolare.

Per tirare le fila del discorso: a casa di nonna io e Simo abbiamo deciso di dormire insieme nel lettone matrimoniale, perchè, giustamente, il lettino con le sbarre non è più "adeguato" alla sua età; ovvero, stiamo provando per la prima volta il cosleeping a 3 anni.
Devo dirlo? E' bellissimo.
Addormentarsi abbracciati dopo essersi riempiti di coccole e parole dolci ("mamma sei così bella che ti profumano le ciglia" è la migliore fino ad oggi...), cercandosi tutta la notte nel letto per stare appiccicati da capo a piedi, magari trovando ancora una manina da stringere o una guancia da baciare. Svegliarsi soffiandosi in faccia leggeri leggeri, far finta di dormire ancora un po', cambiare posizione insieme come ad un comando...

(trovarsi un tallone sul mento, tirare i capelli durante un sogno, farsi spingere fuori dal letto, dormire trasversali usando i cuscini come materasso... ogni medaglia ha il suo rovescio)

Ora so perchè non ho mai permesso a Simo di dormire con me: inconsciamente di certo sapevo che l'avrei tenuto stretto nel letto a giocare e far carezze fino ai 18 anni.

Foto scattata da Lorenzo, 3 anni e migliore amico di Scuola di Simo (bravo eh?)

sabato 16 ottobre 2010

Svegliarsi allegri

Ci sono mattine che partono bene, col sorriso sulle labbra, mi sento in pace con me stessa e di conseguenza col mondo. E mi sveglio con un motivo in testa che non riesco a non fischiettare tutto il giorno, per la felicità di chi mi sta intorno. Questa mattina mi sono svegliata con Gracias a la vida, di Violeta Parra, ripresa da tantissimi autori, inclusi la Mercedes Sosa e la nostra Gabriella Ferri.. La voglio condividere con voi nella versione che preferisco, che vi porti buon umore ed allegria, come ne sta trasmettendo a me. Testo e traduzione.


Buon fine settimana!!

venerdì 15 ottobre 2010

{this moment n.24}

Mamma C

"A Friday ritual. A single photo - no words - capturing a moment from the week. A simple, special, extraordinary moment. A moment I want to pause, savor and remember."
Words and Inspiration By Amanda and many others...

Mamma F

I Venerdì del libro n.18

Aderiamo con molto piacere all'iniziativa di Home Made Mamma ed ogni venerdì pubblichiamo alcune righe di due libri che ci hanno colpito. Come dice Mamma F., ormai leggere è quasi un reato e noi vogliamo leggere per delinquere.


Mamma F: Illusioni - Richard Bach (1977)

"Per poter vivere libero e felicemente
devi sacrificare la noia.
Non sempre è un facile sacrificio."

"Tu insegni meglio ciò che più hai bisogno di imparare"

Un tipico libro anni '70, un po' hippy, un po' America come ce la sognavamo da giovani.
Con un Messia che non vuole essere tale, con un seguace (lo stesso Bach) non sempre adeguato. Con un ricordo di cosa mi piaceva in quegli anni: la fantasia senza cercare troppi contorcimenti per trovar spunti di bellezza.
Lo lessi da adolescente e lo rilessi in ospedale, mentre mio padre moriva; coltivavo anche io una piccola illusione, che guarisse. Non accade.
Come dice Richard Bach:

"Ogni cosa di questo libro può essere sbagliata".

PS: autore del più famoso "Il Gabbiano Jonathan Livingstone" e del romantico "Un Ponte sull'Eternità", Richard Bach è diventato trascurabilissimo per la restante sua produzione (forse fatta eccezione per quanto riguarda i libri sul volo, per gli amanti del genere) negli anni successivi, tritando e ri-tritando sempre gli stessi argomenti un po' datati e nemmeno più tanto sentiti. Peccato, peccato.

PS: una citazione perfetta per gli/le amanti dei blog: "Se ti eserciterai ad essere immaginario per qualche tempo, capirai che i personaggi immaginari sono talora più reali delle persone con un corpo e i battiti cardiaci".


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Una Torino ai tempi dei Savoia, quando ancora la Mole era in costruzione per diventare la più grande sinagoga italiana. La saga di una famiglia ebrea, scritta in modo divertente, ironico, delicato, il tutto infarcito di qualche detto piemontese.
Per la trama cito dalla quarta di copertina: "Moise ha solo ventitrè anni la mattina di fine estate in cui lascia Fossano portandosi dietro un carretto di stracci. Vuole andare a Torino a far fortuna, e non può immaginare che quello sia solo l'inizio di una lunga storia."
La Loewenthal, scrittrice torinese e studiosa di ebraistica, con questo romanzo era in lizza per il Campiello 2009 (vinto poi dalla Mazzantini, che onestamente mi lascia sempre un po' perplessa).

"La strada abbandonava a poco a poco le colline basse e proseguiva verso la città adagiata sulla pianura. Il castello della Manta, poco prima dell'ingresso nella vecchia capitale del marchesato, dominava dall'alto della sua collina e a Moisín fece tornare in mente la sua Fossano. Doveva essere già passato da un pezzo il Capodanno ebraico, a giudicare dall'aria fresca, dalle giornate sempre più corte. Moisín aveva perso il conto del tempo, ma questo smarrimento non gli dispiaceva. Però, forse per riparare alla distrazione che gli aveva fatto sfuggire le grandi feste - il Capodanno e le preghiere penitenziali e il digiuno di Kippúr (che viste le magre provviste e gli ancor più magri, casuali pasti, magari gli era pure capitato di rispettare senza rendersene conto) -, quando giunse davanti all'imponente cattedrale di Saluzzo con le sue guglie e i suoi rosoni che facevano male al collo a guardarli tanto erano alti, nonno Moise non trovò nulla di meglio che recitare a memoria la benedizione apposita per i prodigi. Per quegli spettacoli che ti tolgono il fiato - è sempre comunque tutto merito del Signore e a Lui va riconosciuto, Barúkh hu, sia Egli benedetto.
Nonno Moise che bisbiglia Barúkh attà Adònay Elohènu, benedetto tu Signore nostro Dio, alla vista della cattedrale di Saluzzo, sarebbe rimasto un caposaldo dell'educazione civica, morale, religiosa e umoristica della famiglia Levi per molti anni e generazioni."


Qui trovate i nostri precedenti Venerdì del Libro.

Partecipa a questa iniziativa:

giovedì 14 ottobre 2010

Vellutata di zucca for dummies

Dopo tre giorni passati con lo squatter malaticcio ed appiccicato addosso come un francobollo, ho deciso di "sacrificare" un giovedì ed anziché passarlo con lui , ho preferito mandarlo all'asilo, tanto ormai è guarito e mi sono presa la mattinata per fare qualcosa che mi piaccia. Dipingere? No. Shopping? Non sono proprio il tipo. Due chiacchiere con le amiche? Quelle le faccio costantemente on line. In effetti la risposta è: non fare proprio NULLA. Ebbene sì, adesso mi svacco (rende l'idea, eh?) sul divano e fisso il vuoto.
[...] Tempo tre minuti e mi sono già scocciata. Meglio che mi metta a far qualcosa. Magari cucino, ma qualcosa di semplice e poco impegnativo. Una di quelle ricette archiviate sotto la voce: "Cooking for dummies". Tanto, di più non sono capace.

Vellutata di zucca

Ingredienti:
Una fetta di zucca
Latte (una tazza)
1 cipolla
pepe
sale
parmigiano (crosta di)
olio
pentola a pressione



Preparazione
Pulire la zucca. Non so voi, ma io con le mani ci lavoro, quindi visto che la scorza è durissima uso il pela-patate. Non sarà un lavoro da operatore del settore, ma viene bene lo stesso e non devo correre al pronto soccorso ad ogni 2x3. Tagliarla a tocchi grossolani, da riporre in pentola a pressione. Aggiungere la crosta di formaggio (per la serie: non si butta via nulla), una spruzzatina di sale, un dito d'acqua e lasciar cuocere un quarto d'ora dal fischio. A cottura ultimata riversare il tutto in una pentola in cui si è fatta dorare con l'olio la cipolla e frullare col mixer ad immersione.

Aggiungere latte finché la vellutata raggiunge la consistenza desiderata. A me piace bella spessotta, per cui ne ho usato solo una tazza. Aggiustare di sale e chi vuole può pepare. Servire con amaretti spezzettati o crostini di pane.

Tempo richiesto: 10 minuti di preparazione + 15 di cottura.

Una stagione: l'Autunno

Questo blog partecipa all'appuntamento fisso con la stagione di Kosenrufu Mama

martedì 12 ottobre 2010

Buio in sala n.15

Ci sono momenti in cui non si ha voglia di leggere e si preferisce farsi avvolgere dall'atmosfera di un bel film, magari sdraiati sul divano, in un incastro di piedi e gambe, copertina della nonna nelle serate più fredde e goloserie da piluccare.. Ognuno di noi porta dentro una scena di un film, un dialogo, un'atmosfera. Noi qui segnaliamo i nostri, quelli cui siamo in qualche modo legate. E se qualcuno vuole unirsi a noi, condividendo le pellicole che l'hanno emozionato, ci farà solo piacere!
Vi aspettiamo ogni mercoledì al cineforum di Nati per Delinquere!!

E adesso... buio in sala!

Mamma F: Prima dell'Alba (1995)

Sono in un periodo romantico, lo ammetto. O peggio, in uno zuccheroso; che quando qualcosa di bello si incammina nella vita, poi c'è quella quiete silenziosa per un po', quella tranquillità di quando un traguardo è stato raggiunto e ci si gode la vetta. E quindi, quando mi trovo a scrivere questo post cinematografico, mi vengono in mente solo film del passato, di periodi della mia vita altrettanto sereni quanto questo. Prima dell'Alba è un film a due, due le voci, due le esperienze, due (giovanissimi e ancora poco famosi) Ethan Hawke e Julie Delpy.
Il film, ambientato a Vienna, narra del loro incontro casuale e di una sola notte insieme prima di partire alla volta dell'America (lui) e di Parigi (lei), tra riflessioni leggere sulla vita di chi si affaccia all'età adulta e un po' di musica e poesia. Il finale è aperto, i due si danno appuntamento di lì a 6 mesi sullo stesso binario.
Scopro con mio stupore oggi, mentre cercavo immagini e link in rete, che è stato fatto un sequel (si chiama così?): Prima del Tramonto, sempre con gli stessi protagonisti. Prometto di guardarlo e commentare pure quello, anche se parto già scettica su un film che non pare necessario dopo il primo (non è forse bella proprio l'incertezza sul futuro da giovani? Ce ne frega qualcosa veramente se poi i due si sono rivisti o l'importante è quella deliziosa notte insieme sospesa nel tempo?).
Qualche estratto
qui e qui se si ha voglia di un intervallo di dolcezza nella giornata.

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Mamma C: The Hours (2002)

Tre vite a confronto, tre diversi periodi storici, tre attrici superbe. Virginia Woolf (Nicole Kidman), anni '20, comincia a scrivere Mrs. Dalloway, sforzandosi di sconfiggere la depressione. Laura Brown (Julianne Moore), anni '50, legge il romanzo e ne viene toccata così profondamente da rivedere le proprie scelte di vita. Clarissa Vaughan (Meryl Streep), anni '90, sta per seppelire il suo migliore amico, che la chiama come la protagonista del romanzo. Tutte hanno solo un giorno per decidere se e come cambiare le proprie vite.
Nove candidature all'Oscar, qualcuno afferma di esserne però rimasto deluso. Io l'ho trovato stupendo, sia per il cast, sia per la sceneggiatura, sia per la colonna sonora, firmata Philip Glass.

Qui il trailer (in inglese) e qui una scena (in italiano), che molto racconta dell'America del dopo guerra..

Ecco i nostri precedenti Buio in sala!

Partecipano a questa iniziativa:

Serendipità n.4 (o come credere di fare una torre e trovare la via)


Il lunedì io non ci sono tutto il giorno, che sono in studio a Torino; così Simo e papà fan cose da uomini.
Questo lunedì Simo ha costruito involontariamente (o forse no, la serendipità è così...) un altissimo stupa mettendoci tempo, pazienza e metodo.. ed un po' di aiuto di papà.
Ha atteso fino ad oggi per farmelo vedere e poi, come nelle migliori tradizioni buddhiste, il suo "mandala tridimensionale" è tornato nell'impermanenza delle cose in men che non si dica, ovvero con tre o quattro colpi ben assestati.
Ah, il piccolo buddha...





Il tempo di scrivere..

Oddio, il passo è fatto! Mentre sento che di là stenta ad addormentarsi e mugola nel suo lettino, mi chiedo se ho fatto la cosa giusta..

Premessa: è da qualche giorno che lottiamo contro la stomatite. Tutto gli fa male, incluso il suo inseparabile compagno ciuccio, tanto che la notte si sveglia dal male.. M'ero riproposta di arrivare a Natale, a ridosso del suo terzo compleanno e fargli "regalare" il ciuccio a Babbo Natale, in cambio di un pensierino. Ma questa mattina Matteo mi ha anticipato. Come sempre nella sua voglia di crescere, come anche aveva fatto per il pannolino, ha deciso lui. Via il ciuccio, fa male. Appena sveglio, la volontà (forse il dolore?) era più ferrea, verso metà mattina già un po' meno, ma non mi sono lasciata sfuggire l'opportunità. Mi sono ricordata di aver letto che i bimbi in Svezia lasciano il ciuccio in un parco cittadino, affinchè i gattini bisognosi ne possano far uso. Non so se sia una leggenda metropolitana, ma l'ho fatta mia e stamattina con Matt siamo andati nel prato di fronte al mio ambulatorio a scegliere la pianta su cui appendere i suoi due ciucci. Mentre eravamo in macchina, li stringeva forte tra le mani, ma l'unica ad essere incerta ero io.
Tra tutti gli alberi del giardino, Matt ha scelto una coloratissima piracanta (forse per farmela pagare, visto che è spinosissima), c'ha girato un po' intorno..


ed una volta individuati i rami giusti, ha appeso i suoi tesori..


A fine opera, si è girato indietro e li ha salutati..


Forse lì ha tentennato un po', ma gli ho sorriso cercando di infondergli coraggio, l'ho abbracciato e ci siamo diretti verso la macchina, prendendo commiato da un altro tassello della sua infanzia.

Il tempo di scrivere questo post e lui s'è addormentato..

PS: Mamma F ha doti di preveggenza. Ieri le parlavo della stomatite e mi ha consigliato di approfittarne..

domenica 10 ottobre 2010

Se mi avessero detto

Se mi avessero detto che:

:: avrei cucinato qualcosa di diverso dal cibo indiano quando abitavo da sola a Torino e non conoscevo papà E.

:: avrei preferito lo sporco ai detergenti in commercio per i bimbi quando è nato Simo


:: avrei fatto giocare mio figlio con pezzi di legni di recupero e mandorle da sgusciare, al posto di educarlo all'up-to-date dei piccoli einstein


:: mi sarei autoprodotta quasi tutto (PS: mamma C. l'acido citrico è geniale, hai ragione! wow!), dal detersivo per la lavatrice al pane e formaggio


:: che avrei inseguito ogni sabato il mio farmer market con la frutta e la verdura bruttina ma sana, al posto di quella bella da esposizione tipica dei negozi torinesi


:: che avrei iscritto mio figlio all'ora di religione cattolica alla scuola materna, nonostante io sia buddhista


:: che avrei adorato le composte e le marmellate di mio marito fatte in casa con la nostra frutta, al posto di quelle chimiche ma ammiccanti dei supermercati


:: che avrei desiderato cucire a macchina per poter fare regali pieni di anima


:: che i blog che un anno fa mi sembravano strepitosi (quelli americani di natural living e molti italiani saccenti) sarebbero diventati un accozzaglia di pubblicità e consigli per gli acquisti mascherati di buonismo e volemose-bbene, tanto che alla fine ho ridotto le mie letture a una decina di blog

...mi sarei fatta un mucchio di risate. Buona domenica d'autunno a tutti!