venerdì 31 dicembre 2010

A guardare indietro si inciampa..

Mi sto spremendo per scrivere un post di commiato a questo anno che ci lascia, ma vedo la pagina bianca e sono presa dallo sgomento. Orror vacui. Sarà che questo ultimo dell'anno ha toni smorzati (stiamo seppellendo la nonna di mio marito), ma non si prospetta il gran giorno che normalmente festeggiamo. O forse, più onestamente, mi vergogno a guardare indietro, perché è stato un anno zeppo, zeppissimo di errori, nei confronti di me stessa, di Matteo, di papà D, di tutti quelli che mi circondano. Non è facile confrontarsi coi buoni propositi di un anno fa e vedere che ho miseramente fallito ogni punto.. Difficile anche pensare che basti un cambio di cifra all'anno, per sperare che qualcosa cambi. Però d'altronde occorre fissarsi un punto d'inizio: le diete si cominciano sempre di lunedì, i buoni propositi il primo gennaio. Quindi mi rimbocco le maniche e vedo di stilare una breve lista (più breve sarà, più facile che qualche punto sia atteso):
  • apprezzare di più quello che ho: possiedo tanto, tantissimo, ma sono così accecata che a volte proprio non me ne rendo conto;
  • essere meno nervosa: con il sorriso si ottiene sempre di più, anche da se stessi;
  • dedicare più tempo di qualità a chi mi sta intorno: non esiste solo Matt, a volte per concentrarmi su di lui, trascuro papà D (povero..) o altre persone che meriterebbero qualche coccola in più;
  • seguire seriamente questa benedetta dieta e perdere i millanta chili che mi separano dalla decenza.
Spero inoltre che questo 2011 mi porti una ventata di belle novità, ne ho proprio un po' bisogno su ogni fronte.

E con finalmente il sorriso sulle labbra (mi sto allenando, la mezzanotte arriva inesorabile) auguro a tutti voi un magnifico nuovo anno, che vi porti tutto quello che state desiderando..


Un abbraccio grossissimo!

{this moment n.35}

Mamma C

"A Friday ritual. A single photo - no words - capturing a moment from the week. A simple, special, extraordinary moment. A moment I want to pause, savor and remember."

Words and Inspiration By Amanda and many others...

Mamma F

giovedì 30 dicembre 2010

Buoni propositi e grandi speranze.

"Divenne così buon amico, così buon padrone, così buon uomo, come se ne davano un tempo nella buona vecchia città, o in qualunque altra vecchia città, o paesello, o borgata nel buon mondo di una volta.
Risero alcuni di quel mutamento, ma egli li lasciava ridere e non vi badava; perché sapeva bene che molte cose buone, su questo mondo, cominciano sempre col muovere il riso in certa gente.
Poiché ciechi aveano da essere, meglio valeva che stringessero gli occhi in una smorfia di ilarità, anzi che essere attaccati da qualche male meno attraente.
Anch'egli, in fondo al cuore, rideva: e gli bastava questo, e non chiedeva altro".

****

Così si conclude il Christmas Carol di Dickens: pieno di grandi speranze, pieno di buoni propositi, ricolmo di cambiamenti.
Mi mette di buon umore ogni volta che lo leggo, sto allegra per un po', che ce n'è sempre bisogno.
E per fine anno mi piace pensarmi come uno Scrooge rinato, con una voglia quasi esclusiva di essere allegro, gioioso e dispensatore di felicità per gli altri.

Finisce l'anno e iniziano i buoni propositi: stavo stilando la mia lista, come credo molti di voi, quando mi son messa a cancellare una per una ogni riga che scrivevo.
Perchè eran troppe, perchè ridondanti, finivano sempre a ribattere sugli stessi temi: dare, dare immensamente agli altri (quelli vicini a noi, che costa fatica, non quelli lontani un po' da paraculi), gioire di poco, mantenere la calma, perdonarsi.

Quindi questo alla fine è tutto ciò che sta nella mia lista dei buoni propositi per il 2011, che sarà un nuovo anno pieno di tentativi, errori madornali e piccole vittorie:

* dare sempre e a tutti incondizionatamente *

* gioire di nulla o poco più *

* mantenere la calma *

* perdonarmi *

Se anche solo una volta al giorno sarò capace di ripetermi questi 4 buoni propositi, sarò vincente sulla vita, sarò io a guidare e non lei a strattonarmi.
Sarà un buon anno, 365 volte buono come questi propositi; tutto quello che di più verrà, sarà un dono del cielo.
Buon anno.


mercoledì 29 dicembre 2010

Lana familiare

Un paio di mesi fa ho ricevuto un regalo bellissimo da mia suocera: una rocchettiera e tanta lana da provare. Ricordate?
Ci eravamo divertiti tantissimo Simo ed io, a far gomitoli, poi però bisognava usarli.
Ho iniziato a fare esercizio su piccoli pezzi, mi son fatta insegnare mille trucchi da mia madre, da mia suocera, da internet, da chi passava a tiro e ne sapeva un po' di ferri.
Poi ogni momento libero, mentre Simo gioca in giardino, in treno verso il lavoro, prima di dormire chiacchierando un po' con Enrico, è diventato un piacevole intervallo in cui staccare la mente e lasciare andare le dita sempre più veloci.Qualche settimana fa con Simo abbiamo disfatto una mia vecchia maglia di cachemire che le tarme si erano mangiate a pezzi e siamo riusciti a recuperare quei fili preziosi, a fare soffici gomitoli e poi a intrecciarli con ferri. (Ci siamo anche annodati e districati spesso...)
Così sono nati sciarpe, berretti, gilet per tutti, per noi e per i nostri amici, morbidi e caldissimi.
Ho ufficialmente inaugurato una nuova divertentissima stagione della mia vita: quella della lana familiare. La piacevolezza naturale di questo filato ha contagiato anche Simo che docilmente fa da modello per ogni prova e adora avere indosso le creazioni di sua mamma. E' così bello trovare nuovi modi di essere un poco orgogliosi di sè...

Buio in sala n.26

Ci sono momenti in cui non si ha voglia di leggere e si preferisce farsi avvolgere dall'atmosfera di un bel film, magari sdraiati sul divano, in un incastro di piedi e gambe, copertina della nonna nelle serate più fredde e goloserie da piluccare.. Ognuno di noi porta dentro una scena di un film, un dialogo, un'atmosfera. Noi qui segnaliamo i nostri, quelli cui siamo in qualche modo legate. E se qualcuno vuole unirsi a noi, condividendo le pellicole che l'hanno emozionato, ci farà solo piacere!
Vi aspettiamo ogni mercoledì al cineforum di Nati per Delinquere!!

E adesso... buio in sala!

Mamma F: La piccola Lola (Holy Lola) (2004)
Se siete madri e nervose, scontente, lamentose e scazzate.
Se siete madri e felici, serene, appagate e piene.
Se siete mogli.
Guardatevi "La piccola Lola", guardate le adozioni internazionali e la Cambogia, le difficoltà disperate e la gioia infinita di chi diventa genitore da pellegrino, cercandosi un figlio per il mondo, per quel mondo. Ascoltate Henri Texier che ne suona una colonna sonora vibrante. E poi tornate dai vostri figli cambiati, come son tornata io dal mio. Che in confronto tutto è stato facile e bellissimo, senza dolore e buio.
Guardatevelo, che poi guardate anche i vostri figli in un altro modo.


*****


Mamma C: Tutto su mia madre (1999)

Almodóvar o si odia o si ama. E' un regista che adora le tinte accese, le provocazioni, le situazioni spinose. E le donne che rappresenta sono sempre al di sopra delle righe. Questo film, però, nonostante coinvolga il mondo della prostituzione, dei trans e della droga, secondo me è estremamente delicato. Delicato e positivo, perché anche nel degrado si può essere anime candide.
La dedica finale: « A tutte le attrici che hanno fatto le attrici, a tutte le donne che recitano, agli uomini che recitano e si trasformano in donne, a tutte le persone che vogliono essere madri. A mia madre »
Su Wiki trovate la trama (ed una bellissima lettura del film) e sul tubo un ironico monologo sull'autenticità (terribile il doppiaggio, qui trovate la scena originale, per chi osa con lo spagnolo..).

Ecco i nostri precedenti Buio in sala!

Questa settimana partecipano:

lunedì 27 dicembre 2010

Un dicembre impegnativo

Questo dicembre che infiocchetta l'anno e se lo porta via per noi è stato davvero un mese impegnativo, ricco di festeggiamenti.

Abbiamo iniziato con la sua prima vera festa di compleanno, con amici vecchi ed amici nuovi (quelle degli altri anni prevedevano solo qualche amico di mamma e papà, ancora non eravamo animali sociali). Abbiamo giocato un po' d'anticipo, ma sarebbe stato un mese fitto fitto d'impegni..

Grazie a Mamma F per le foto

Poi siamo saliti sul palco per lo spettacolino di Natale, pochissima ansia e tanta libera interpretazione (alla prima prova, il signorino si è rifiutato di muoversi, ripetendo: "La mia mamma non vuole", piccole canaglie crescono..)

Quindi è stato il momento di soffiare sulle candeline coi nonni (ben sei nonni, siamo fortunati, noi!)..


Peccato che poi per una settimana abbondante lo squatter sia stato malato, regalandoci ribellione, rispostacce, lagne per ogni cosa, capricci a manetta, tanto da rischiare un paio di volte di non arrivare VIVO a scartare i regali. "Ci vuole tanta pazienza" ripete la gente (per altro, scappando a gambe levate). Benissimo: chi ne ha più di me, venga a darmi il cambio, io sono in riserva fissa!

E mentre ci siamo distratti un attimo, ecco che è arrivato subito Natale, festeggiato ben 2 volte (il 25 ed il 26, visto che il 24 eravamo ancora febbricitanti)!!!!


Ora rimangono solo i bei ricordi, le foto, (i capricci) e la marea di regali arrivati (un po' di plasticume, ma per fortuna non troppo..), che è stata subito requisita per essere dispensata lentamente nel corso del prossimo anno..

sabato 25 dicembre 2010

Istantanee da Babbo Natale

----------- L'attesa, i biscotti e il latte -----------
----------- La scoperta -----------
----------- Le mani di papà per costruire ----------- ----------- Tanti giochi da inventare ----------- ----------- Oh, mi piace Babbo Natale! -----------

venerdì 24 dicembre 2010

{this moment n.34}

Mamma C
(terzo compleanno di Matt)

"A Friday ritual. A single photo - no words - capturing a moment from the week. A simple, special, extraordinary moment. A moment I want to pause, savor and remember."


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Mamma F


Buon Natale a tutti!!

I venerdì del libro n.27

Aderiamo con molto piacere all'iniziativa di Home Made Mamma.

Mamma C: Michela Murgia - Accabadora (2009)


Acabar in spagnolo significa finire ed in effetti l'accabadora in sardo è colei che "finisce", che compie l'atto di estrema generosità di porre termine alle esistenze altrui, quelle ormai arrivate a fine corsa. Ufficialmente lei è una sarta, che ha preso in casa una bambina, Maria, in modo da crescerla ed istruirla al mestiere. Ma a Maria non sfuggono le uscite notturne di Tzia Bonaria, l'aurea di mistero che la circonda, gli sguardi del paese..
Una Sardegna degli anni '50, fatta di silenzi, di regole sottointese, di orgoglio, di povertà e di fierezza.
La Murgia con questo libro ha vinto il Campiello 2010 e, a mio parere, con merito, toccando coraggiosamente per altro un tema di estrema attualità.

"Fillus de anima.
E' così che chiamano i bambini generati due volte, dalla povertà di una donna e dalla sterilità di un'altra. Di quel secondo parto era figlia Maria Listru, frutto tardivo dell'anima di Bonaria Urrai.
Quando la vecchia si era fermata sotto la pianta del limone a parlare con sua madre Anna Teresa Listru, Maria aveva sei anni ed era l'errore dopo tre cose giuste. Le sue sorelle erano già signorine e lei giocava da sola per terra a fare una torta di fango impastata di formiche vive, con la cura di una piccola donna. Muovevano le zampe rossastre nell'impasto, morendo lente sotto i decori di fiori di campo e lo zucchero di sabbia. Nel sole violento di luglio il dolce le cresceva in mano, bello come lo sono a volte le cose cattive. Quando la bambina sollevò la testa dal fango, vide accanto a sé Tzia Bonaria Urrai in controluce che sorrideva con le mani appoggiate sul ventre magro, sazia di qualcosa che le aveva appena dato Anna Teresa Listru. Cosa fosse con esattezza, Maria lo capì solo tempo dopo."

*****

Mamma F: Arthur Schnitzler - Beate e suo figlio (1913)

Schnitzler è il "doppio" letterario di Freud, solo che, al posto di essere noioso come la morte come Freud, è un romanziere coinvolgente e attualissimo ("Doppio Sogno" è diventato il Kubrikiano "Eyes Wide Shut") che mi diverte e mi scavicchia ogni volta che lo leggo. Uno dei libri più appassionanti è questo "Beate e suo figlio", la cui trama traggo da internet.
La vedova Beate è in villeggiatura con l'amatissimo figlio Hugo, immagine vivente del marito, un famoso attore morto cinque anni prima, a cui la donna intende restare fedele. Mentre il figlio diciassettenne diventa l'amante di una matura attrice, la madre intreccia quasi involontariamente una relazione col giovane amico di Hugo. Beate si accorge, con compiacimento e ripulsa allo stesso tempo, di essere entrata a far parte di un mondo "privo di leggi morali", nel quale si fondono sogno e passione, un mondo che la donna aveva conosciuto attraverso il marito, ma che ai tempi della sua vita coniugale essa aveva saputo conciliare con l'esistenza borghese. Nel vortice degli sdoppiamenti e delle somiglianze, nei parallelismi delle situazioni, Beate perde ogni appiglio: anche l'immagine del marito si rivela mendace e l'amore per lui un inganno. Beate scopre di non aver amato il marito, che forse la tradiva, bensì le mille maschere tragiche ed eroiche dell'attore, che le schiudevano "quell'esistenza selvaggia e avventurosa da lei vagheggiata nei suoi sogni più segreti". Il finale, come sempre ve lo lascio in sospeso.
Chi ha marito, chi ha figli si sente chiamato in causa a valutare il proprio modo di gestire i rapporti, il proprio "essere borghese", l'uscire dagli schemi per trasgredire o sopravvivere.
Chi invece non ha voglia di fare autocosceinza con un libro, si gode una storia piena di colpi di scena.


Qui trovate i nostri precedenti Venerdì del libro.


Partecipano questa settimana:

giovedì 23 dicembre 2010

Facciamo DETOX? Parte 2 – IL BUCATO

Fare il bucato è una cosa che adoro; sarà che negli anni ho sviluppato un mio modo personale di avere cura dei vestiti (i miei mica tanto, sono famigerata per quanto trascuro il mio abbigliamento, ma aver cura di quelli di papà Enrico e Simone lo considero uno dei miei gesti d’amore quotidiani). Non riuscirei a pensare a tale gesto gentile senza la certezza di non danneggiare il loro corpo inquinandolo di chimica e restituendo il resto delle schifezze dei detersivi commerciali nell’ambiente.

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Quindi ecco i consigli per un bucato che rende puliti i vestiti ma anche noi e l’ambiente.

1. Le nostre ricette per i detersivi lavatrice in polvere e liquido ormai le conoscete a memoria, come anche l’utilizzo dell’aceto (o dell’acido citrico) come ammorbidente. In questo modo il nostro corpo rimane semplicemente a contatto con stoffa “pura” e l’ambiente in cui immettiamo gli scarti del nostro ciclo di lavaggio non ne risente.


2. A questo proposito, sottolineo come sarebbero da preferire indumenti composti da filati vegetali o animali ma non di sintesi (cioè niente acrilico, niente pile, niente sintetico). Il potere calorico e la qualità del calore della lana, ad esempio, non sono paragonabili a null’altro. Ma se proprio non possiamo evitare l’acquisto di sintetici (i pile li usiamo anche noi d’inverno..) almeno impediamo al nostro corpo di venirne a contatto, indossando sotto canottiere, maglie e calzamaglie di cotone che coprano il busto, le braccia e le gambe.


3. Non usare candeggina; è vero, sbianca e smacchia e pure bene, ma il cloro e gli agenti dannosi che vengono liberati e, come nel caso dei piatti della puntata scorsa, non risciacquati mai completamente, rimangono a contatto con la nostra pelle. Oggi ci sono alternative non allergizzanti e non inquinanti come il percarbonato di sodio, che sono smacchianti già a 30° e conservano i bianchi molto bene.


4. Usare oli essenziali per profumare il bucato; spesso ci si lamenta che il profumo del sapone di Marsiglia non è abbastanza persistente sul bucato (anche se a me sembra più che abbondante). Noi consigliamo di evitare gli ammorbidenti e i profumatori da armadio, sostituendoli con poche gocce di oli essenziali all’ultimo risciacquo e qualche goccia degli stessi oli su una piccola pezzuola da tenere negli armadi (o divertirsi a raccogliere lavanda e petali per farli seccare e profumarli con gli oli per avere fragranze naturali tutto l’anno).


5. Evitare le lavanderie a secco. Tralasciando il fatto che la maggior parte dei capi di abbigliamento che riportano la dicitura “lavare a secco”, possa essere lavata a mano delicatamente senza problemi, sto notando che ormai la tendenza dell’abbigliamento è rivolta ad evitare tali generi di tessuti. Per il resto, è importante sapere che la maggior parte lavanderie a secco utilizza detersivi a base di percloroetilene, o "perc" in breve, sostanza dannosa, potenzialmente cancerogena e causa della riduzione della fertilità oltre a varie altre malattie.

6. In merito al potere lavante delle noci si è già espressa Mamma C: non ci hanno convinto. Potete andare a rileggervi perché.


7. Usare una lavatrice di nuova generazione; che non vuol dire comprata ieri. Dopo la classe A, ormai si aggiungono solo i +++ che di differente hanno un po’ di consumo d’acqua e velocità di lavaggio. Ovvio che meno acqua e più velocemente si lava meglio è, ma un elettrodomestico già di nuova generazione (classe A) è un regalo più che sufficiente all’ambiente.


8. Evitare le asciugatrici; inutile che scriva quanto consumano in termini di energia elettrica per ottenere lo stesso risultato del bucato steso all’aria, solo un poco più velocemente ed usurando più rapidamente gli indumenti vero?


9. Stirare il minimo indispensabile; lo so, sarebbe meglio non stirare affatto, per i consumi di energia elettrica e per evitare parte dell’usura dei vestiti, ma non sempre è possibile. Per il mio lavoro, ad esempio, se vado da un cliente a proporgli migliaia di euro di lavori di acustica, non posso proprio presentarmi stropicciata o mal messa perché l’occhio vuole la stessa parte della sostanza tecnica (poi però mi vesto stropicciatissima quando lavoro a casa). E credo questo valga per moltissime di noi che lavorano e non possono presentarsi sul posto di lavoro conciate malamente, ad esempio. Ma, come ho scritto, credo ci sia una grossa differenza tra avere pronto il “vestito da lavoro” e stirare anche canottiere, calze, mutande o strofinacci di cucina come faceva mia madre.


E voi, avete altri consigli da dare per rendere DETOX il bucato?


Per chi se l'è perse, ecco le puntate precedenti:



mercoledì 22 dicembre 2010

Il mio Miracolo di Natale

Ho già detto in altri post di mio papà, scomparso a 57 anni nel 1996 dopo un tumore ai polmoni aggravato da un ictus.
Di lui parlo poco a Simone, sa solo ed esclusivamente che era malato ed è volato in cielo, non voglio creargli troppe domande per questa figura che non vede mai.

Oggi Simone si tocca i denti e mi dice:
- Quando ero piccolo non potevo usare i denti, come nonno Renato quando era malatissimo.

(mio padre per 5 mesi prima di morire fu tracheostomizzato e alimentato da me e mia madre con difficoltà immense mediante dieta semiliquida, cosa di cui non si è mai più parlato in casa mia perchè è un ricordo tremendo e dolorosissimo, men che meno lo si è detto a Simone)

Io sono rimasta di sale e gli ho chiesto: - Chi ti ha raccontato questa cosa?

- Nonno Renato quando viene a trovarmi - mi ha detto Simo con naturalezza.

Io mi sono messa a piangere: - E adesso Nonno Renato dov'è?

- In cielo, con un gigante e una spada.

Ci sono momenti che penso di credere in Dio. O in mio padre e nella forza del suo amore. Che poi è lo stesso.

Buon Natale a tutti.

Buio in sala n.25

Ci sono momenti in cui non si ha voglia di leggere e si preferisce farsi avvolgere dall'atmosfera di un bel film, magari sdraiati sul divano, in un incastro di piedi e gambe, copertina della nonna nelle serate più fredde e goloserie da piluccare.. Ognuno di noi porta dentro una scena di un film, un dialogo, un'atmosfera. Noi qui segnaliamo i nostri, quelli cui siamo in qualche modo legate. E se qualcuno vuole unirsi a noi, condividendo le pellicole che l'hanno emozionato, ci farà solo piacere!
Vi aspettiamo ogni mercoledì al cineforum di Nati per Delinquere!!

E adesso... buio in sala!


Mamma F: The Reader - A voce alta (2009)

Ci voleva che mi beccassi l'influenza per riuscire a vedere un film tranquilla. Così ho scelto questo, di nuovo con Kate Winslet, qui bravissima, e un Ralph Fiennes dimenticabilissimo.

La trama è particolare: Michael Berg è un adolescente iniziato al sesso da una donna di trent'anni, Hanna Schmitz, conosciuta per caso, che adora ascoltare la lettura di libri di qualsiasi genere prima di fare all'amore. I due hanno una storia lunga un'estate, poi lei misteriosamente scompare. Si ritroveranno anni dopo, lui studente di legge, lei imputata per crimini contro gli ebrei (viene accusata di essere una kapò nazista, una di quelle che selezionava le donne da "tenere" e quelle da mandare alle camere a gas), che si farà condannare al carcere a vita pur di non rivelare il suo analfabetismo. Finale 20 anni dopo, ma non ve lo racconto.
Il film è toccante, la Winslet è in pieno nella parte dell'"analfabeta" di sentimenti: solo la sua scelta tardiva in carcere di imparare a leggere le aprirà il mondo della lettura, ma anche l'universo della morale, facendole comprendere appieno gli orrori compiuti.
Come riportano molti commmenti, condivido anche io che uno dei momenti più feroci del film sia quando, durante il processo, le viene chiesto
dal giudice: “Lei non si rendeva conto di mandare quelle persone incontro alla morte?” e lei risponde con tono di ovvietà: “Sì, ma c’erano i nuovi arrivi, nuove donne che arrivavano continuamente. Così le vecchie dovevano fare spazio alle nuove arrivate”.

Per questo film la Winslet ha vinto un Oscar, meritatamente nonostante il trucco per invecchiarla di 30 anni nelle scene finali che la fa sembrare di un'età incerta tra i 100 e i 200 anni (inutilmente visto che dovrebbe avere solo 66 anni).
Come già ho scritto, Ralph Fiennes, che come attore non è proprio malaccio, qui fa schifo: è fuori parte, sempre troppo vecchio e saccente per la sua età, problematico al limite della psicosi e scioccamente meditabondo. Mi toccherà leggere il libro da cui è tratto il film per capire quanto questa interpretazione sia un errore.


Eccovi il trailer in italiano, che un po' di emozione la mette già.

*****


Mamma C: La fabbrica delle mogli (1975)


Un delizioso film gotico (nulla a che vedere con il rifacimento di Oz del 2004, terribile, quello con la Kidman, per intenderci), satira sul perbenismo americano degli anni '60, in un momento in cui i primi movimenti femministi prendevano piede. In realtà il film non si sbilancia mai: non accusa la misoginia di quella società, in cui le mogli sono perfette "geishe" del proprio marito, né critica le velleità rivoluzionarie di chi si sente stretta in tale ruolo.
Walter e Joanna coi loro figli si spostano dalla grande città al paesino di Stepford, dove Joanna ha la sensazione che le donne siano troppo fissate coi lavori domestici, ma abbiano pochi interessi al di fuori di torte, biscotti e del loro "essere mogli". Decide di scappare insieme a Bobbie, una nuova amica appena arrivata in città, che pare pensarla come lei, ma la notte prima della loro fuga Bobbie ha un incidente, in seguito al quale non sembra più la stessa. Ma il motivo è tutt'altro che scontato..

Qui una divertente sequenza al supermercato..

Ecco i nostri precedenti Buio in sala!

Questa settimana partecipano:

martedì 21 dicembre 2010

La libertà anche a Natale


La comunità delle mamme blogger è autoreferenziale; ciò nonostante ha al suo interno un mucchio di correnti di pensiero diverso.
Mi diverte la cosa, perchè mi immagino un mondo in cui tutte le mamme siano così impegnate (sbagliando, rifacendo, riprovando e trovando) a capire i loro figli e il ruolo familiare e sociale che si sono beccate tra capo e collo come accade nella rete.
Sarebbe bellissimo.
Non so se ci pensate mai, ma non è che fuori dal web se ci si incontra al parco e si dice:"io preferisco il lettino montessori" ci si sente rispondere "io invece preferisco il co-sleeping fino ai 3 anni".
No, al parco (lo eleggo luogo simbolo, ma vale anche un parrucchiere, un posto di lavoro nella pausa pranzo, un viaggio in treno, etc..) ti si guarda come un marziano.
Osi dire che la tv la accendi di rado? Non dico averla strappata con le pinze dalla parete, dico centellinata: ti becchi le occhiate da micragnosa alternativa.
Dici che a tuo figlio a Natale hai comprato solo (poche) cose in legno e i regali li hai confezionati tu o acquistati in giro per l'Europa e te li sei fatti spedire a casa perchè non hai tempo di andare a comprarli? Ma cosa c'avranno di particolare che non c'è al supermercatino sotto casa, al Toy's o all'Iperbimbo? E' quella la domanda che aleggia no?
In rete invece si discute su tutto, anche sui regali di Natale: quanti e come farli ai bambini, chi ricorda le delusioni dell'infanzia quando spacchettava regali non richiesti, chi rimpiange i doni di cuore fatti a mano alla faccia del supertecno.
Io sono felice di un paio di cose, per il Natale di Simo: la prima è che lui, più di tutto, vuole che passi Babbo Natale e gli lasci un regalo, ma non ha mai chiesto qualcosa in particolare. Lui è proprio l'evento che vuole, e la cosa mi rende soddisfatta perchè non potrei avere conferma migliore della nostra decrescita felice. La seconda è che non saprebbe cosa chiedere, visto con quanta difficoltà passa il concetto voglio-compro a casa nostra; spesso è voglio-costruisco.

Questo per quanto riguarda noi, il nostro Natale, il nostro Babbo Natale e la nostra festa.

Poi inizia la girandola dei parenti, noi ne abbiamo tanti e tutti generosi, che però regalano cose scelte col criterio di chi non ha figli, di chi vive ben radicato nell'oggi, nella moda e nella tendenza; il risultato è che subito dopo il nostro Natale, ci arriva un fiume in piena di plastica, oggetti roboanti, colorati e fiammeggianti, saltellanti, sparacchianti che non si sa cosa farne.
I primi due Natali seri di Simo (il primo lo tralascio che aveva 4 mesi) me ne preoccupavo, temevo che i miei sforzi di insegnare ad amare i materiali naturali e le cose fatte con cura fossero vanificati da quell'orda di consumismo tutta insieme.
Balle.
Abbiamo un robot di plastica sparacchiante che sta a languire sul portico da un anno (ogni tanto rientra, sparacchia un pomeriggio e poi viene rimesso via per mesi), un cane che abbaia e lecca con una disgustosa lingua in silicone su un sedile della macchina da altrettanto tempo senza che nessuno l'abbia mai considerato, una macchina telecomandata dell'uomo ragno che fa normalissime corse con le altre macchine e non gode di preferenze.
Insomma, quello che si sceglie per i figli tutto l'anno il segno lo lascia, anche a Natale.
O almeno a 3 anni va così. Dopo non lo so, ma ne dubito (le scuole elementari pare siano un ottimo terreno di confronto tra brand, marchi e marche a più non posso...).
Certa di questo, lascio la libertà a tutti di regalarci qualsiasi cosa, non ho più cuore di raccomandare le mie preferenze per l'ennesimo anno: come la penso ormai lo sanno tutti, non c'è uno che non conosca la mia crociata a favore dei giochi naturali.
Frega niente? Pace. Regalate cosa volete.
Quello che ci piace lo terremo, il resto finirà, come già accaduto, nelle case di bimbi più poveri e che hanno mamme così occupate a sopravvivere da non aver tempo di farsi le pippe mentali su legno e marchi come faccio io.

PS. Buon inverno a tutti!
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sabato 18 dicembre 2010

Facciamo DETOX? Parte 1 – LA CUCINA

Come ho già scritto qui, il Natale per noi è forse un poco differente da quello di molti altri.

Significa l’arrivo dell’inverno, di un momento più spiccatamente destinato alla riflessione su di sé e sugli altri, alla calma ed alla cura di ciò che ci circonda.

E per questo, quale momento è migliore per imparare come evitare tante piccole aggressioni quotidiane? Facciamo chiarezza? Facciamo DETOX?

Or dunque: alcune tossine sono inevitabili (lo smog in città, i fumi delle fabbriche se si abita accanto, etc..), ma molte, moltissime altre, soprattutto casalinghe possono essere controllate e eliminate.

Ecco così una piccola guida per detossinare la casa e migliorare la qualità della vita che ci accompagnerà per qualche settimana.
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Oggi iniziamo dalla cucina, molti suggerimenti saranno ovvi, altri forse un po’ meno, ma tutti insieme ne faranno un luogo detox.

1. Mangiare cibo biologico, solo di stagione e non conservato in frigo è il miglior modo di abbattere veleni e pesticidi contenuti negli alimenti; nel caso non fossero disponibili prodotti biologici, pelare e sbucciare sempre le verdure ed i frutti.

2. Bere dal rubinetto. L'acqua in bottiglia ha confezioni accattivanti e invitanti, la pubblicità ci racconta fesserie (“L’acqua che elimina l’acqua” tanto per dirne una che fa morir dar ridere qualsiasi medico) che ci illudono di poter far splendere reni e pelle esclusivamente con l’acqua che viaggia per centinaia di chilometri al sole, in bottiglie di plastica e ci aspetta giorni interi sugli scaffali dei supermercati. In verità, l’acqua del rubinetto ha spesso un cattivo sapore (di cloro) ma è sottoposta a controlli severi e di certo più accurati e meno “di parte” di quelli menzionati sulle etichette delle acque in bottiglia. Per correggerle il gusto e non le proprietà, basta filtrarla alla fonte (inserendo i nuovi filtri direttamente nei tubi dell’impianto di casa se si può) o più semplicemente quando la si sta per bere fresca con una banale caraffa come questa.

3. Eliminare le padelle antiaderenti contenenti teflon, la cui manutenzione deve essere perfetta e che non devono mai presentare graffi o scalfitture che possono rilasciare sostanze chimiche nocive, a favore della vecchia padella in inox o delle nuove generazioni un poco più costose (ma anche più durature) in ceramica.

4. Usare un detersivo per i piatti e per la lavastoviglie non aggressivo né inquinante e in nessun modo chimico. Ricordiamoci che la risciacquatura a mano o il lavastoviglie non è efficace al 100% e che in minima parte il detersivo di lavaggio viene ingerito mentre mangiamo e beviamo. Uno dei prossimi Provati per voi sarà proprio una “ricetta casalinga” per rispettare noi e l’ambiente quando ci occupiamo delle nostre stoviglie, non perdetela! Il brillantante, ormai lo sapete, non può che essere aceto o acido citrico.

5. Conservare gli alimenti in contenitori di vetro e pirex, mai nella plastica (tutta la plastica, dai vassoi in polistirolo per la carne tagliata ai fogli di plastica per conservazione di ortaggi, frutti e insalate prelavate). Del pericolo BPA ho già parlato qui, ma ci tengo a rimarcarlo. Fateci caso: comperiamo e conserviamo tantissimi alimenti nella plastica dei contenitori da frigo/congelatore/microonde (che, quasi nella loro totalità non sono ancora BPA free, visto che in commercio ci sono immense scorte ancora da smaltire di plastica vecchia che nessuno vuol cambiare). Vi rimando qui per convincervi ulteriormente del futuro del vetro sulla plastica negli alimenti. Aggiungo ancora che lo smaltimento del vetro e del pirex non crea danni all’ambiente (bottiglie del latte in uso quotidiano, yogurt se non autoprodotto, etc..) perché entrambi riconvertibili al 100%.

Ora non c'è che da provare!

venerdì 17 dicembre 2010

{this moment n.33}

"A Friday ritual. A single photo - no words - capturing a moment from the week. A simple, special, extraordinary moment. A moment I want to pause, savor and remember."


Words and Inspiration By Amanda and many others...

Grazie a Mamma F per la foto

I venerdì del libro n.26


Aderiamo con molto piacere all'iniziativa di Home Made Mamma.


Mamma C: Almudena Grandes - Gli anni difficili (2003)


Non è il romanzo erotico che uno si aspetterebbe dopo Le età di Lulù. E' la storia di un uomo ed una donna che cercano di nascondersi dai fantasmi del passato. Sembra che debbano soccombere di fronte ad essi, invece poco per volta si apre uno spiraglio.
Lo stile è delicato, poetico, ma nello stesso tempo intenso, appassionante. Una lettura che "scorre", insomma.


"Il caos sentimentale che la scombussolava dentro le strizzava il cuore come fosse una pallina di mollica, una qualunque cosa molle e fragile che potesse sbriciolarsi involontariamente fra le dita o indurirsi all'improvviso per diventare solida, secca, insensibile alla pressione. Non sapeva quasi mai di preciso quel che voleva, ma si sentiva in colpa per la sua indecisione e andava avanti, sempre avanti, e il sabato sera non dormiva bene, ma la domenica avvertiva il calore delle braccia del padre e le lacrime della madre le tremavano sulle palpebre, ma trovava ripugnante il riso con il pollo che preparava sempre per pranzo e lo mangiava tutto dicendo che era buonissimo"

*****
Mamma F: on vacation

Qui trovate i nostri precedenti Venerdì del libro.

Partecipano questa settimana:

giovedì 16 dicembre 2010

Una stagione: l'Autunno

Fine.
L'ultimo giovedì ci regala acacie spoglie e canne secche, con un cielo terso a -4°C.
E' proprio tempo di dormire, in attesa del solstizio.

Questo blog partecipa all'appuntamento fisso con la stagione di Kosenrufu Mama

mercoledì 15 dicembre 2010

Buio in sala n.24

Ci sono momenti in cui non si ha voglia di leggere e si preferisce farsi avvolgere dall'atmosfera di un bel film, magari sdraiati sul divano, in un incastro di piedi e gambe, copertina della nonna nelle serate più fredde e goloserie da piluccare.. Ognuno di noi porta dentro una scena di un film, un dialogo, un'atmosfera. Noi qui segnaliamo i nostri, quelli cui siamo in qualche modo legate. E se qualcuno vuole unirsi a noi, condividendo le pellicole che l'hanno emozionato, ci farà solo piacere!
Vi aspettiamo ogni mercoledì al cineforum di Nati per Delinquere!!

E adesso... buio in sala!

Mamma F: Creature del Cielo (1994)

A differenza del titolo, che pare angelicamente votato, la trama è tratta da una storia vera e pesantemente fosca.
Riporto la trama traendo da internet: "Christchurch - Nuova Zelanda, anni cinquanta: fra due studentesse quattordicenni – la scontrosa e introversa Pauline e la benestante e spocchiosa Juliet – nasce un'amicizia fortissima che assume caratteri via via più morbosi e sfocia in una simbiosi psicotica. Unite dalle comuni passioni (come quelle per il cantante Mario Lanza e per la narrativa fantastica), dai problemi di salute (la ferita alla gamba di Pauline, la tubercolosi di Juliet), dai disagi in famiglia (Pauline odia la propria madre, che a suo dire le "tarpa le ali", mentre Juliet soffre per l'imminente separazione dei suoi genitori) e dalla chiusura totale verso il mondo esterno (che si esplicita nel disprezzo verso la scuola e le compagne di classe, alle quali si sentono superiori), le due danno vita a un mondo di fantasia dove ambientano le storie da loro inventate e del quale si immaginano protagoniste (al punto da assumere i nomi di due dei loro personaggi, Gina e Debora). Quando i genitori, preoccupati per l'intensità del loro rapporto, cercheranno di dividerle, le ragazze progetteranno insieme l'omicidio della madre di Pauline: processate, come rivela la didascalia conclusiva, saranno condannate a non rivedersi mai più".
Io nel '94 quando uscì il film mi sentivo proprio così. Una creatura del cielo, ma ben poco angelica. Saranno stati i 22 anni, ma vivevo le amicizie femminili in maniera esclusiva e totale, quasi maniacale. Ed è uno dei motivi per cui sono felice di invecchiare: che più sciocca di allora è difficile che diventi.
Tornando al film: prima del Signore degli Anelli, molto prima, da Peter Jackson nasceva questo piccolo gioiello di psicologia neozelandese, con una Kate Winslet già brava (e aveva 18 anni...); vien quasi da dire che è peggiorata dopo, non fosse per la ripresa recente, di tono moderatamente impegnato. Ma magari questo diventa un altro Buio in Sala.

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Mamma C: Fantasia (1940)

Riporto da Wiki: "Walt Disney considerò Fantasia molto più di un film: lo definì un evento speciale, tanto che gli spettatori dovevano vestirsi molto eleganti per andare a vederlo." In realtà ai tempi fu un flop incredibile, infatti la Walt Disney Production si mise subito al lavoro ed entro breve uscì Dumbo a rimpolpare le casse.
E' stata una pellicola rimaneggiata più volte, l'ultima nel 2000, in cui è uscita la versione DVD di 125 minuti, che però ancora mantiene le censure su alcune scene.
E' un cartone che coniuga immagini e musica classica, diviso in episodi, il cui più famoso è sicuramente Topolino apprendista stregone, ma ce ne sono alcuni davvero degni di nota, come Una notte sul monte Calvo, con le musiche di Musorgskij, in cui un demone richiama a sè streghe, fantasmi, anime cattive, demoni di un villaggio dormiente. Altro episodio, dolcissimo, è la Danza delle ore di Ponchielli, in cui improbabili ippopotami in tutù piroettano accanto ad elefanti, coccodrili e struzzi. E delizioso è anche il balletto dei funghetti con le musiche dello Schiaccianoci di Tchaikovskij.

Io la trovo una pellicola strepitosa, forse da guardare più volte prima di apprezzarne la genialità.

Ecco i nostri precedenti Buio in sala!


Questa settimana partecipano:

domenica 12 dicembre 2010

Allergia agli sbiancanti ottici

Non ricordo se ho mai scritto come ho conosciuto il mondo dei blog; se l'ho già fatto saltate il possimo capoverso, sennò ecco qui.
Per l'ennesima volta, Simo, età di due anni, si ricopriva di piccole pustole su avambracci, gambe (soprattutto coscie) e guance. Queste pustole si arrossavano fortemente, diventavano tante e bollenti, andavano e venivano per 5-6 giorni, ovviamente quando riuscivo ad avere udienza dal pediatra erano quasi scomparse e parevano piccole morsicature di zanzara, che venivano puntualmente sottovalutate.
Ora ho visto la varicella e posso dire che è niente al confronto, come quantità e arrossamento, se proprio vogliamo avere un termine di paragone.
Visto che la soluzione dal pediatra non veniva, sarà che anche un altro pediatra si era pronunciato sparando boiate ("Sarà la bocca-mano-piede, signora", peccato che quella malattia l'abbiamo fatta quest'estate e abbiamo visto la differenza visto che, per l'appunto, le pustole stanno su bocca-mano-piede, mica su avambracci e coscie...), ma io ho iniziato a cercare in rete (visto che erano due anni che vedevo Simo diventare una fragola e mi ero stufata) una spiegazione e ho scoperto il mondo delle mamme blog di qui.

Devo dire però che la soluzione all'allergia di Simone l'ho capita a posteriori: ai detersivi e più nello specifico, probabilmente, agli sbiancanti ottici.
Sapete come ho fatto? Iniziando la decrescita felice della mia vita (qui, qui e qui ne potete leggere), ho cominciato ad autoprodurmi i detersivi per la lavatrice in polvere e liquidi, l'ammorbidente, l'anticalcare, il deodorante, lo spruzzino e "miracolosamente" l'allergia è scomparsa.
Ora, detto così non è una prova, al limite un indizio. Ma aggiungo una vicenda di conferma.
Agosto, dalla nonna 10 giorni. Che cosa sarà mai 10 giorni senza il mio adorato detersivo autoprodotto? E il mio ammorbidente? Adesso non esageriamo no?
Invece sì: tempo 3-4 giorni, ovvero l'intervallo in cui tutti i vestitini della vacanza sono stati lavati con un detersivo da lavatrice normale, ed eccoci di nuovo ricoperti di pustole! Pieni, pieni, pieni da scoppiare.
Basta? Se non bastasse, posso dire che non appena partiti da casa di nonna a Cuneo, abbiamo immediatamente sostituito i vestiti con altri lavati da me e... magia (si fa per dire)! Pustole scomparse in 24 ore.
Basta? Se non bastasse ancora, posso dire che, da agosto a oggi, non abbiamo avuto alcun episodio di allergia.

Adesso però mi domando: visto che mio figlio non ha nessun tipo di allergia specifica a nulla e lo comprova il fatto che sia sempre schifosamente lercio, zozzo e maiale senza patire, che mangi frutta e verdura staccata dalla pianta con mani indecorose, che non presenti intolleranze alimentari, che non abbia problemi di eritemi da sole, MA COSA CONTENGONO I DETERSIVI per essere così prepotentemente reattivi sulla nostra pelle?

Vi riporto quasi per intero un articolo che ho trovato su internet e che mi ha chiarito le idee un pochino.
"LO SPLENDORE AVVELENATO - Leggere l’etichetta del detersivo in verità non è complicato perché spesso non dice granché. I componenti sono indicati per categoria e mancano i nomi delle sostane vere e proprie. Di regola ci troviamo confrontati con le seguenti diciture: sbiancanti a base di ossigeno od ottici, tensioattivi anionici o non ionici, detergenti, sostanze coadiuvanti, profumi, agenti vari, enzimi, senza ulteriore specificazione. Fanno eccezione alcuni ingredienti con classe di tossicità, che sono segnalati al fine di informare il medico in caso di incidenti.
Per una lista esaustiva delle singole sostanze contenute è dunque necessario informarsi dal fabbricante, ma gli elementi in nostro possesso già bastano per farci un’idea del prodotto. Uno ingrediente assai interessante è il solfato di sodio; c’è chi dice sia un mero riempitivo, cioè un espediente per aumentare a basso costo il contenuto della confezione; chi un modo per evitare il formarsi di grumi nella polvere detergente; probabilmente è ambedue. Presente in elevata quantità nei detersivi, anche oltre il 30%, ha l’effetto indesiderato di rendere la biancheria ruvida – da qui la necessità dell’ammorbidente - e, disperso nell’ambiente, concorre a innalzare il livello di salinità delle acque. “Le industrie che producono residui di solfato di sodio hanno trovato nel mercato dei detergenti la gallina dalle uova d’oro. Invece di assumersi i costi di smaltimento vendono il solfato ai fabbricanti di detersivi, che lo utilizzano per aumentare il volume dei loro prosotti. In pratica si vendono scarti a basso costo a prezzo elevato” ci dice Erika Tonizzo, rappresentante per il Ticino della linea Ha-ra, un concetto di pulizia meccanico ideato dal tedesco Hans Raab, che ha come obbiettivo la riduzione ai minimi termini dell’utilizzo di sostanze detergenti.
Il corrispondente del riempitivo, nel detersivo liquido, è l’addensante; aggiunto al solo scopo di aumentare la viscosità del prodotto così da creare nel consumatore l’illusione di maggiore morbidezza ed efficacia. Una trappola psicologica a cui siamo oramai assuefatti è poi quella dei coloranti; sostanze prive di qualunque utilità - se non quella di attrarre il potenziale acquirente - che troviamo anche in detersivi e ammorbidenti.
Restando nell’ambito dei colori vi è poi il concetto instillato dalla pubblicità del “lavare più bianco del bianco”. A lavare innanzitutto è l’acqua, aiutata dai tensioattivi che ne riducono la tensione superficiale favorendone le proprietà detergenti. A questi troviamo spesso associati degli enzimi, rigorosamente OGM, che distruggono le macchie di sugo, cibi, sangue ecc. ma possono essere causa di allergie. Per un bucato “più bianco del bianco” occorrono poi i candeggianti chimici od ottici. I primi liberano ossigeno, che aggredisce lo sporco, e con esso i colori e i tessuti, causando logoramento e sbiadimento della biancheria. Essi sono contenuti in parecchi detersivi, quando converrebbe perlomeno limitarne l’uso al bucato bianco.
Gli sbiancanti ottici, o azzurranti, invece non lavano, ricoprono. Queste sostanze sono introdotte nei detersivi per puri motivi estetici. Esse si depositano sulle fibre del tessuto per rendere visibili ai nostri occhi le radiazioni ultraviolette, che di regola non percepiamo. In questo modo viene percepito bianchissimo ciò che in realtà non lo è. Oltre ad essere difficilmente biodegradabili gli sbiancanti ottici possono causare allergie in soggetti sensibili.
Per chi desiderasse lavare in modo più sobrio esistono sostanzialmente due strade: affidarsi a produttori di detersivi ecologici o riesumare il sapone di Marsiglia, quello originale, derivato dai vegetali e perfettamente biodegradabile. La prima soluzione è decisamente costosa e non sempre mette al riparo da sostanze indesiderate. Pochi sono ad esempio i produttori di detersivi cosiddetti ecologici che osano rinunciare agli enzimi. Qua e là in cercando internet abbiamo visto spuntare nelle loro formulazioni anche riempitivi e addensanti. Decisamente boicottati dal settore sono invece i candeggianti ottici. In conclusione la definizione “detersivo ecologico” è vaga e richiede la personale verifica delle formulazioni, senza contare le trappole semantiche e visive, con etichette che sovente mostrano paesaggi bucolici anche dai fustini dei prodotti più tossici".

Ma bisogna finire su un sito svizzero per leggere queste cose in dettaglio senza che, in cambio, provino a venderti l'ultimo detersivo fintamente ecologico?
Dopo quasi un anno di utilizzo di entrambe le formulazioni, in polvere e liquido, del detersivo fai-da-te e la sostituzione dell'ammorbidente con aceto o, meglio ancora, con acido citrico, posso dire che l'allergia è sconfitta e aver vinto sulla chimica in modo così semplice (la preparazione di due fustoni da 3 litri di detersivo mi richiede un'ora o poco più al mese, nulla rispetto al vantaggio per la salute che ne deriva indossando panni senza residui dannosi...) mi fa sentire strepitosamente bene!

PS:: Inutile dirvi che, se potessi tornare indietro, anche il culetto di Simo per i primi 2 anni di pannolino, lo pulirei con pezze di cotone lavate nel mio detersivo ed imbevute di solo olio di mandorle vero? Che sarebbe mai il lavoro di lavare (e non stirare, ovviamente) qualche pezzotta in più ogni tanto?