Mamma F. - correva l'anno 1975
Decluttering = Clearing the Clutter = Eliminare il disordine (superfluo)
Steiner =
Rudolf Steiner
Ho la fortuna (immensa) di essere figlia di una donna che per quasi tutta la vita si è occupata di bambini e ragazzi come insegnante dopo una laurea in pedagogia.
Se una volta questa fortuna la sfruttavo poco che, si sa, i consigli delle mamme spesso sono gli ultimi ad essere presi in considerazione, ora invece sto imparando ad ascoltarli tra i primi, insieme a quelli di mio marito.
Ed entrambi mi domandano:
Si può far giocare un bimbo col legno senza sentir parlare di Steiner?
Si possono ordinare le cose ad altezza bimbi nei contenitori per renderli indipendenti senza che si citi la Montessori?
Si può giocare a travestirsi e fare la tenda senza citare le stoffe Waldorf?
Altri pedadogisti niente, van di moda solo questi due ora?
All'inizio, quando è nato questo nostro blog diario che raccoglie i nostri ragionamenti ed i nostri traguardi, mi irritavano queste domande, che dal nulla cosmico della mia incapacità materna (o che supponevo tale), mi sembrava di riemergere con qualcosa in mano; qualcosa di facile intendo e che, in ultima analisi, faceva pure "alternativo".
Vedi i figli dei tuoi amici che affogano nella plastica e proponi legno: alternativo e bello.
Vedi i bimbi amichetti di Simo con la camera che è un delirio e il resto della casa immacolata e proponi spazi riservati per Simo ovunque: alternativo e bello.
Giochi a travestirti con lui usando le stoffe della macchina da cucire, le sciarpe e i vestiti vecchi di mamma e papà: economico e divertente.
Potrei andare avanti un bel po', ma mi fermo e penso a mia nonna Liana, che mi faceva giocare con i suoi vestiti, che mi permetteva di creare un caravanserraglio in ogni stanza ogni giorno (vivevo da lei alcuni giorni a settimana quando i miei lavoravano lontano e io ero piccola), mi faceva dipingere liberamente senza schema e la casa era piena di oggetti interessanti alla mia altezza.
E così era anche casa mia, nonostante mia madre conoscesse assai bene Steiner, la Montessori e molti altri (e non gliene fregasse nulla di uno o dell'altro in particolare). Con mio padre andavo in montagna e in campagna, parlavo per ore e facevo "la raccolta" che non era nulla di diverso dalle cose che ci sono sul nature table di Simo: pezzi di stagioni.
Poi mi son detta prendo il buono da tutto quello che si propone in rete e sono incappata in una ragnatela acchiappa gonzi: i giocattoli, lo stile di vita, i libri "orientati", impostati, finalizzati (ne ho letti e pure recensito uno nel venerdì del libro ed allora ne ero entusiasta).
So che è probabilmente impopolare quello che dico, specialmente per una buona fetta di internet femminile con figli a carico, ma è proprio lì che va a cadere la cosa: una buona fetta di internet è un ottimo mercato quindi è nato un fiorire e rifiorire di giocattoli carissimi se paragonati al costo di produzione ed alla materia prima stessa (trovo alluncinante spendere cento-duecento euro per un gioco in legno, seppur bello) perchè la cosa che conta è la marca. O meglio il marchio. La derivazione.
Così il medesimo gioco che al Lidl ciclicamente viene messo in vendita a 15-20 euro (e su quello ci sto come spesa ogni tanto per un singolo gioco) lo si trova caricato di costi e fascino su altri siti a 3-4 volte tanto. Senza un perchè che non sia marketing.
E il perchè mi ha fatto meditare: perchè li compravo? Perchè leggevo libri di ispirazione steineriana?
Perchè, diciamolo, non avevo voglia di leggere Steiner, che è una pizza pazzesca per la maggior parte. Un po' come la Montessori che va presa a piccole dosi, un po' perchè a volte è noiosa un po' perchè a volte è ovvia.
Come non avevo voglia di leggere gli altri e fare sul serio: Piaget per esempio (che ho solo studiato di sfuggita in un corso di didattica della Fisica all'Università) o Ferrante Aporti (a cui penso solo quando si parla di carceri minorili) o le Agazzi.
Insomma, alla fine non ho letto Steiner in originale, ma solo interpretazioni americanizzate, ho letto un po' di Montessori e ho visto che le idee correnti che circolano in rete, specialmente quelle americane che hanno tanto successo, non sono propriamente fedeli alla linea tracciata in origine (grazie ad Anna di
Ordine Fantasioso per avermelo fatto comprendere fino in fondo). Gli altri non li ho nemmeno presi in considerazione perchè nulla mi portava mai a loro, men che meno internet, nonostante cose furbe ne abbiano dette a palate.
Ho capito che per comprendere che la plastica si rompe facilmente e il legno è meglio bastano il buon senso e l'IKEA o il Lidl, che per sporcarsi, giocare liberamente all'aria aperta, celebrare le stagioni nel loro fascino misterioso bastano un po' di buona volontà genitoriale e la stessa medesima passeggiata che facevo con mio padre per raccogliere tesori.
Che le persone semplici e di bassa cultura (ma immenso buon senso) educano spesso ottimamente i figli (e magari a loro dedicano più tempo di noi mamme 2.0 che gironzoliamo per l'universo blog a volte togliendo tempo proprio a chi vogliamo educare in modo corretto), mentre al contrario prendo atto della confusione che regna sovente tra chi pensa di parlare di approcci pedagogici e invece parla di una nuova tendenza.
Per questo cercherò trasformare il tempo che utilizzavo per documentarmi (e sentirmi una mamma migliore) in un tempo in cui cercherò semplicemente di diventarlo, col buon senso: quello che internet ha sostituito a volte in questo ultimo anno.
Faccio pubblica ammenda e vado a recuperare il tempo (e il raziocinio) perduto, ammesso che si possa.
A poi.
AGGIORNAMENTO
Nota. Grazie a Mamma C. (alla sua ironia e alla sua sagacia di sempre) e a Silvia (le cui mail private sono sempre fonte di riflessione su questi temi e da cui spesso scaturiscono i post).
Nota. Questo post non vuole essere offensivo nei confronti di tutti i genitori che mandano i figli alle scuole steineriane (in cui di certo gli insegnanti conoscono in modo approfondito la pedagogia, o almeno così si spera).
Nota. In merito all'utilizzo della TV così drammaticamente demonizzato da alcune pedagogie (o meglio, da interpretazioni di quelle pedagogie, visto che la TV non c'era), penso che un paio di cartoni animati al giorno ben scelti e guardati insieme ad un genitore permettano un momento per tirare il fiato; io sono molto più rilassata se sferruzzo davanti a Zigby per 20 minuti, Simo non sembra esserne segnato a vita.
Nota. Il pedagogista Rousseau abbandonò i suoi numerosi figli all'orfanotrofio senza mai più curarsene e quando per questo fu criticato (visto che era impegnato a scrivere proprio trattati di pedagogia in quel periodo) rispose che non aveva soldi per mantenerli: peccato che fosse segretario dell'Ambasciatore di Francia e poi consigliere a Parigi. Dopo aver letto in merito mi sono sentita sollevata per i miei errori di prospettiva frequenti con Simo.