

Ieri Simo è caduto dalla sua sedia all'indietro. Io ero lì, a un passo da lui, le spalle girate per un attimo e lui si è dato un bello slancio e s'è rovesciato.
Ha battuto la testa contro il pavimento e sulla legnaia, un colpo forte.
Io semplicemente non l'ho visto più e per un attimo non l'ho neppure sentito piangere. Ho pensato fosse morto, lo confesso.
Poi mi sono buttata su di lui, ha urlato di male ed era vivo.
Proprio da questa sedia qui delle foto, oplà.
Un attimo, cazzo, basta un attimo.
Non me lo dico mai abbastanza. Prevedere, prevenire, avere occhi davanti dietro e di fianco e a volte non basta.
Ora Simo mostra con orgoglio il suo strepitoso bernoccolo, anche se lo spavento per lui è stato immenso.



Oggi la giornata è stata forzatamente calma e senza scossoni, per non strapazzare troppo quella testolina che ieri era così dolorante.
Ci siamo fatti prendere dal vortice dei puzzle e delle foto, visto che la mia vecchia macchina fotografica ormai è sua. Sarà che passo la vita a documentare i nostri giorni (
fare foto mi sembra un po' troppo supponente, lascio il termine "
fotografo" a chi lo sa far davvero quel mestiere) e Simo mi vede sempre mentre scatto, ma non credevo davvero che, dopo pochi ragguagli, le sue intuizioni sull'inquadratura e il movimento fossero così chiare.


E così, piano piano, la mattina è andata: Simo, io, le sue foto (questa di sotto è sua...) e una nuova statua del Buddha (ormai ho perso il conto di quante ne abbiamo in casa, dieci? venti? oddio...) che papà ha comprato al mercato delle pulci da un indiano, contrattando come un matto.


Buona settimana!