lunedì 28 febbraio 2011

Avvisaglie di Carnevale

Sfondo: l'amena borgatella in cui viviamo.
Occasione: banda, coriandoli e spettacolo di magia paesana.
Protagonisti: Arlecchino e altre maschere.
Fascino casereccio, stupore e la riscoperta del Carnevale.

domenica 27 febbraio 2011

Bernoccoli, foto e Buddha

Ieri Simo è caduto dalla sua sedia all'indietro. Io ero lì, a un passo da lui, le spalle girate per un attimo e lui si è dato un bello slancio e s'è rovesciato.
Ha battuto la testa contro il pavimento e sulla legnaia, un colpo forte.
Io semplicemente non l'ho visto più e per un attimo non l'ho neppure sentito piangere. Ho pensato fosse morto, lo confesso.
Poi mi sono buttata su di lui, ha urlato di male ed era vivo.
Proprio da questa sedia qui delle foto, oplà.
Un attimo, cazzo, basta un attimo.
Non me lo dico mai abbastanza. Prevedere, prevenire, avere occhi davanti dietro e di fianco e a volte non basta.
Ora Simo mostra con orgoglio il suo strepitoso bernoccolo, anche se lo spavento per lui è stato immenso.
Oggi la giornata è stata forzatamente calma e senza scossoni, per non strapazzare troppo quella testolina che ieri era così dolorante.
Ci siamo fatti prendere dal vortice dei puzzle e delle foto, visto che la mia vecchia macchina fotografica ormai è sua. Sarà che passo la vita a documentare i nostri giorni (fare foto mi sembra un po' troppo supponente, lascio il termine "fotografo" a chi lo sa far davvero quel mestiere) e Simo mi vede sempre mentre scatto, ma non credevo davvero che, dopo pochi ragguagli, le sue intuizioni sull'inquadratura e il movimento fossero così chiare.E così, piano piano, la mattina è andata: Simo, io, le sue foto (questa di sotto è sua...) e una nuova statua del Buddha (ormai ho perso il conto di quante ne abbiamo in casa, dieci? venti? oddio...) che papà ha comprato al mercato delle pulci da un indiano, contrattando come un matto.

Buona settimana!

sabato 26 febbraio 2011

Alcune cose (che mi fanno felice ora) #2

:: i giochi con l'acqua ::

:: il camino che scalda ::

:: i nuovi progetti ::

:: il mercato dopo i colori ::

:: i cibi autoprodotti ::

:: i primi segni di vita del rabarbaro ::

:: e del resto del giardino ::

:: avere e essere pace ::
:: gli amici più cari ::


E voi? Quali sono le cose che vi rendono felici in questi giorni?
Buon week end a tutti!



PS: qui la volta scorsa.

venerdì 25 febbraio 2011

{this moment n.42}

Mamma C

"A Friday ritual. A single photo - no words - capturing a moment from the week. A simple, special, extraordinary moment. A moment I want to pause, savor and remember."

Words and Inspiration By Amanda and many others...

Mamma F

I venerdì del libro n.32

Aderiamo con molto piacere all'iniziativa di Home Made Mamma

Mamma C: Manuel Puig - Il bacio della donna ragno (1976)

Se avete visto il film con William Hurt (che per questo film aveva anche vinto l'Oscar), avete già una vaga idea di come possa essere il libro, ma in realtà è ancora più bello, più delicato. Io ho avuto la fortuna di leggere prima il libro e mi ha davvero commosso.
Siamo in Argentina, in un carcere di Buenos Aires nel periodo della dittatura militare. Due prigionieri molto particolari, un dissidente politico di un'organizzazione clandestina ed un omosessuale condannato per corruzione di minori, condividono una cella. Due caratteri completamente diversi, due modi opposti di vedere la vita: Valentin, freddo, razionale, disincantato, tra una tortura e l'altra aspetta di essere liberato per tornare dal suo partito e dalla sua Marta; Molina, che si prende cura del compagno di cella quando questo torna pesto dagli interrogatori, vive in un mondo tutto suo, fatto di storie d'amore e personaggi hollywoodiani. Per passare il tempo, Molina racconta a Valentin i film che ha amato, scena per scena, quasi come le avesse vissute in prima persona. E con questi racconti le loro vite cambieranno..

Dopo aver letto il libro, sarete pronti per gustarvi anche la pellicola..

*****

Mamma F: Se Niente Importa - Jonathan Safran Foer

L'avevo detto che ne avrei parlato, visto che la prima parte del libro già mi aveva spinta qui.
Ci sarebbe tantissimo da dire, perchè ho letto raramente sull'argomento un libro meno fazioso e tendenzioso e meno ammiccante di questo.
Per quello che me ne sono innamorata, che la gente "di parte" si sa già a che mulino tira l'acqua. Invece qui non lo sai davvero, la finalità (ammesso che ce ne sia una oltre all'informare) non è quella di rendere il mondo tutto vegetariano (che è tanto romantico, ma poco fattibile), bensì...
Stavolta non ve lo dico.
Compratelo, leggetelo.
Capirete perchè i farmer market, il biologico, gli indumenti bio, le mode dei giochi educativi, il BPA, la plastica sono cazzate se poi a nostro figlio diamo un "buon" brodo di pollo o la bistecchina di vitello da latte.
Vi lascio con quanto scritto da Marco Mancassola sul libro di Foer; se non vi leggerete il libro, almeno snocciolatevi queste poche righe e fateci un pensiero su.


"La tendenza a liquidare il vegetarianesimo come faccenda per anime belle o per intellettuali saputelli potrebbe quasi trovare conferma, a un primo superficiale sguardo, di fronte a un testo di recentissima pubblicazione: Se niente importa. Perché mangiamo gli animali? (in Italia da Guanda editore, pp. 368, euro 18) di Jonathan Safran Foer. Ecco un giovane e famoso scrittore americano, con casetta in quartiere figo di Brooklyn, che alla nascita del primo figlio si lascia prendere da angosce borghesi su cosa sia giusto o meno dargli da mangiare, e si mette a scrivere un’inchiesta-riflessione sul più controverso dei cibi: la carne. Potrebbe suonare così la storia del libro. Se non fosse che Foer è uno scrittore autentico, mosso da un senso di piena necessità, capace di immergersi nel tema con quella profondità stilistico-letteraria che corrisponde a una profondità di analisi e di suggestione filosofica, di risonanza metaforica, di coinvolgimento emotivo. Frutto di tre anni di lavoro, impeccabilmente documentato, abbastanza ironico da evitare i toni della lezioncina e abbastanza drammatico da provocare brividi di abissale disagio, il libro ha suscitato rumore negli Stati Uniti, un misto di commenti entusiasti e molto ostili. Anche qui, vari recensori hanno preferito alzare un muro di scetticismo, trattando il libro come l’ennesimo caso di scontro tra i castelli in aria dei vegetariani e il realismo dei carnivori, i quali invece sarebbero impegnati a pensare a questioni più serie. Con notevole disonestà critica, la giornalista letteraria più bizzosa d’America, Michiko Kakutani del New York Times, liquidava il libro chiedendo perché Foer non si dedicasse a cause migliori. “La carne solleva rilevanti questioni filosofiche ed è un’industria da più di centoquaranta miliardi di dollari all’anno, che occupa quasi un terzo delle terre emerse del pianeta, condiziona gli ecosistemi marini e potrebbe anche determinare il clima futuro sulla Terra”, ricorda con asciuttezza Foer nel suo libro. E più avanti: “Quanto distruttiva dev’essere una preferenza culinaria prima di farci decidere di mangiare dell’altro?” L’industria dell’allevamento sostiene che il suo obiettivo è sfamare il mondo, ma è difficile vedere come un sistema che consuma colossali risorse agricole, e fa nascere animali dalla genetica così compromessa da non potersi più riprodurre per via naturale, possa avere a cuore le sorti del mondo. A essere alimentata sembra piuttosto l’ossessione che ci fa consumare una quantità insensata di proteine animali, molte più di quante l’umanità abbia mai consumato in precedenza. Tra le tante immagini efficaci che emergono dalle pagine del libro c’è quella delle paludi tossiche accanto ai grandi allevamenti americani. Ora, immaginiamo pozzi neri all’aria aperta grandi come campi da calcio, destinati a raccogliere gli escrementi e i liquami degli animali: gli scarichi di queste paludi finiscono spesso in contatto con fiumi e falde acquifere, con effetti terrificanti. Quando sono sul punto di traboccare, talvolta la soluzione è quella di spruzzarli letteralmente in aria, “un geyser di merda che spande un aerosol di feci, creando vortici gassosi capaci di provocare gravi danni neurologici. Le comunità che vivono nei pressi di questi allevamenti intensivi lamentano problemi di epistassi persistenti, otalgie, diarree croniche e bruciori ai polmoni.” La cognizione del dolore Quando Foer si introduce, una notte, in un allevamento di tacchini in compagnia di una giovane attivista, a prima vista i pulcini ammassati nel capannone gli paiono tutti uguali. Stanno lì, storditi, sotto le impassibili luci artificiali. Solo quando i suoi occhi si abituano a distinguere in quella massa di animali, si accorge della quantità sconcertante di pulcini deformi, disidratati, coperti di sangue, coperti di piaghe, e di quelli che giacciono già morti. La casistica del dolore nell’industria della carne è sterminata e documentata da migliaia di confessioni di lavoratori, materiali video girati in segreto, statistiche di enti governativi. Si va dai milioni di polli che finiscono vivi nelle vasche di scottatura ai bovini che, per la stessa incuria nella catena di lavoro, finiscono scuoiati mentre sono ancora coscienti. Ci sono animali storditi apposta in modo blando, in modo che il cuore stia ancora pompando quando vengono sgozzati e il dissanguamento sia più veloce. Quantità impressionanti di volatili con fratture alle ossa per le procedure con cui vengono trasportati. Becchi tagliati, code tagliate, denti tranciati, maialini castrati, il tutto senza anestesia. Reclusione e assenza di movimento che provocano problemi ossei, deformità e pazzia, animali che si strofinano contro le sbarre fino a coprirsi di piaghe infette. Ci sono poi le sevizie praticate da lavoratori frustrati e sottopagati: scrofe gravide bastonate, volatili schiacciati sotto i piedi e sbattuti contro il muro, sigarette spente addosso agli animali, percosse con martelli, maiali gettati ad annegare nelle paludi dei liquami, pungoli elettrici nell’ano, il tutto nell’indifferenza dei superiori. Non casi isolati ma fenomeni così estesi da costituire la norma. Senza contare il bombardamento di antibiotici, ormoni e altre medicine per sostituire la totale assenza di ambiente naturale; le manipolazioni genetiche che fanno nascere animali-mostri, incapaci di sopravvivere oltre la propria adolescenza, sempre più deformi e vittime di sofferenze congenite. Animali che soffrono rendono di più. Nascere nel dolore, vivere nel dolore, morire nel dolore: l’organizzazione sistematica e su larga scala di una simile quantità di dolore non ha precedenti storici. Certo, non si tratta di dolore umano. Ma vogliamo ancora negare, contro ogni evidenza scientifica e di buonsenso, che gli animali possano provare sensazioni e avere una vita emotiva? Se niente importa Va ricordato che il libro di Foer fornisce dati relativi soprattutto alla realtà americana. La realtà europea sembra fornire ufficialmente qualche tutela in più agli animali, ma è facile comprendere che ovunque miliardi di esseri viventi vengono trattati come oggetti, elementi di una catena di montaggio-smontaggio, prigionieri di un processo tecnico che non li riconosce come viventi, si apre lo spazio per l’atrocità. Dall’altra parte ci sono i consumatori, utilizzatori finali di questa atrocità, felici di non farsi troppe domande su cosa ci sia dietro la carne plastificata, anonima e a poco prezzo che trovano al supermercato. Come dice a Foer un allevatore tradizionale, che tenta di combattere i sistemi dell’allevamento industriale: “Gli animali hanno pagato caro il nostro desiderio di avere tutto in qualunque momento a un prezzo irrisorio.” Mentre la nonna di Foer, ebrea scappata attraverso l’Europa ai tempi della Seconda Guerra Mondiale, ricorda al nipote che è assai pericoloso mangiare senza riconoscere il proprio cibo. Pur ridotta alla fame lei rifiutò, per tradizione kosher, di mangiare maiale: “Se niente importa, non c’è più niente da salvare.”"

AGGIORNAMENTO venerdì 25 febbraio: questa notizia.

Qui trovate i nostri precedenti Venerdì del libro.

mercoledì 23 febbraio 2011

Buio in sala n.34

Ci sono momenti in cui non si ha voglia di leggere e si preferisce farsi avvolgere dall'atmosfera di un bel film, magari sdraiati sul divano, in un incastro di piedi e gambe, copertina della nonna nelle serate più fredde e goloserie da piluccare.. Ognuno di noi porta dentro una scena di un film, un dialogo, un'atmosfera. Noi qui segnaliamo i nostri, quelli cui siamo in qualche modo legate. E se qualcuno vuole unirsi a noi, condividendo le pellicole che l'hanno emozionato, ci farà solo piacere!
Vi aspettiamo ogni mercoledì al cineforum di Nati per Delinquere!!

E adesso... buio in sala!

Mamma F: Agata e la Tempesta
(2004)

Io non ho adorato Pane e Tulipani di Silvio Soldini, ma questo sì (e nonostante ci sia Solfrizzi).
Che mi risulta più difficile fare una buona opera seconda di una fortuita ottima opera prima.
Non mi dilungo perchè mi chiama l'aerosol, ma vi lascio con un buon riassunto preso da qui:
"Una donna che si chiamava Agata (Licia Maglietta), che era convinta di avere un fratello, che amava i libri e faceva la libraia, che si era innamorata di un ragazzo più giovane, sempre più fulminava lampadine al suo passaggio e non sapeva il perchè...quando si accorse che qualcosa stava cambiando. Un uomo che si chiamava Gustavo (Emilio Solfrizzi), che credeva di avere una sorella di nome Agata, di aver ereditato il mestiere del padre e il nome del nonno, che con sua moglie e suo figlio si sentiva al riparo dalle intemperire...un bel giorno scoprì che quell'uomo non era lui. Un altro uomo di nome Romeo (Giuseppe Battiston), che viaggiava per la pianura con un macchinone pieno di vestiti, che pensava a sua moglie come al fiore più bello ma si posava come un grosso calabrone su tanti altri fiori, credeva di non avere fratelli né sorelle ma si sbagliava...non sapeva che il suo mondo era più grande di quello che pensava. E a cantare assieme a loro l'allegra, dolorosa, imprevedibile canzone della vita, un coro di personaggi vibranti e bizzarri i cui destini si intrecciano in una storia d'altri tempi che potrebbe avvenire solo oggi...o forse anche domani."
La critica al film sempre qui è interessante, ve la consiglio.
Così come il trailer qui.
*****

Mamma C: Il pianista (2002)


La storia (vera) di un pianista ebreo polacco, Wladyslaw Szpilman, che a seguito dell'avanzata nazista in Varsavia, è costretto a rifugiarsi nel ghetto prima, e scappare lontano dopo. Un film stupenderrimo firmato Roman Polanski, che ovviamente regala delle scene meravigliose come solo lui sa fare. Ma quello che mi ha colpito di questa pellicola, molto delicata nonostante il tema, è la colonna sonora. Questo struggente pianoforte che sottolinea ogni scena, per me è la parte più toccante, oltre alla recitazione di Adrien Brody (Oscar migliore attore), che non conoscevo, ma che adesso che ne sto leggendo la filmografia, mi incuriosisce sempre più.
Qui la trama per intero, anche se vi consiglierei davvero di non leggerla e guardarvi il film (se ha vinto 3 Oscar, un motivo ci sarà..)..
Qui il trailer e qui una scena delicatissima..


Ecco i nostri precedenti Buio in sala!

Questa settimana partecipano:

martedì 22 febbraio 2011

Via con me..

Periodo di gran confusione: sul tavolo del soggiorno c'è di tutto, dal cellulare ormai in disuso, al biglietto di auguri natalizi. La casa è abbandonata a se stessa, polvere e ditate sui vetri la fanno da padroni. Nelle stanze staziona qualche scatolone, presagio di un imminente trasloco. Il frigo alterna momenti di vuoto sanitario, di quelli col bush che rotola modello far west, a rari sprazzi di bulimia, in cui tutto è stipato in maniera illogica e poco pratica. La roba da stirare si accumula imperterrita, nonostante ogni tanto io dia qualche colpetto qui e là, più purificatore da sensi di colpa, che efficace. A tratti in casa manca qualcosa di indispensabile: il dentifricio, il latte o la carta igienica. Sento che sto perdendo il controllo della situazione.. 

In compenso ho sempre la testa fra le nuvole, dimentico cosa devo fare, mi scordo di far benzina nonostante la riserva lampeggi minacciosa, arrivo tardi agli appuntamenti, perdo oggetti in giro (per un mese era sparito il bancomat, che poi ho ritrovato incastrato in macchina, tra sedile e schienale), oggi ho persino dimenticato di portare il fido Paddington all'asilo per la nanna di Matt.. 

E poi vorrei viaggiare, viaggiare, viaggiare...

Rondini di Moneglia (GE)

E' ufficiale: sta arrivando la primavera!

(Come direbbe il mio amico Ruben: da leggere ascoltando Via con me di Paolo Conte)

lunedì 21 febbraio 2011

Malanni e quilting


La primavera scorsa (lo so, Anna, sono lentissima, perdonami!) io e la mia amica Anna guardavamo in rete le flanelle di Anna Maria Horner. Io ne avevo appena presa una serie e lei, dopo averle toccate, mi chiese di ordinarle di nuovo (Moondance e GoodNight) e farle un plaid/quilt un po' come questo o questo.

Lo confesso, le flanelle non c'hanno messo molto ad arrivare (e il prezzo di partenza, assommato alle spese di spedizione e quelle doganali ne ha fatto una merce preziosa...), son io che mi sono imbarcata lentamente in questo progetto, che quando lavoro per me mi butto, ma quando ci metto l'amore per gli altri voglio che sia tutto perfetto e calcolato, con un risultato impeccabile.

Quindi lenta lenta ho tagliato la prima stoffa, salvo poi ricredermi sul fatto che i quadroni sono più belli dei listelli. Poco male: ho sostituito una flanella di Anna con una delle mie.
Mi sono procurata l'imbottitura di bamboo più morbida che potessi trovare.
Poi mi sono ammalata a gennaio e, come sa mamma C., tra influenze, tossi, raffreddori e sinusiti, sarò stata bene sì e no 5-6 giorni in 2 mesi.

Ma non appena mi sentivo meglio, un'oretta la dedicavo, almeno per mettere insieme il top.
E così fino a completarlo sono arrivata, ma una nuova sinusite era in agguato e mi sta tormentando di nuovo da giorni...
Anna, prometto di finirlo prima che faccia troppo caldo per poterlo usare (e di finire anche la tua sciarpa di kashmir...).


sabato 19 febbraio 2011

Mamma, guarda!!

Approfittando della giornata primaverile, Matt ed io ci siamo concessi un pomeriggio "downtown", a naso in su per il centro città..


Non ho fotografato le crepes che hanno sostituito degnamente il pranzo, ma sono sparite prima che potessi tirar fuori la macchina fotografica (qualcuno ha scoperto il Brie e non se ne voleva separare!!).


Due passi al Valentino..


.. dove a distanza di tre anni esatti ho scattato una fotografia nello stesso posto (era il 10.2.08)..


Mi ha fatto tenerezza ripensare a quel giorno: la prima passeggiata con l'ovetto, una famiglia appena nata, le ansie e le insicurezze dei primi tempi, il cuore pieno di gioia e di orgoglio.. A parte l'ovetto e qualche capello bianco in più, nulla è cambiato..

Buon fine settimana!!

venerdì 18 febbraio 2011

{this moment n.41}

Mamma C

"A Friday ritual. A single photo - no words - capturing a moment from the week. A simple, special, extraordinary moment. A moment I want to pause, savor and remember."

Words and Inspiration By Amanda and many others...

Mamma F

I venerdì del libro n.31

Aderiamo con molto piacere all'iniziativa di Home Made Mamma

Mamma C: Jorge Luis Borges - Manuale di zoologia fantastica (1957)

Devo assolutamente ringraziare Paola, perché grazie a lei sto rispolverando un po' di letture passate ed in effetti, oltre a documentarmi meglio, le guardo spesso con altri occhi.
Borges rimane sempre tra i miei scrittori preferiti, adoro il suo stile, la sua fantasia, la sua capacità di proiettarmi in scenari tanto irreali quanto, in effetti, plausibili..
Questo libro, assolutamente leggero ma con infinite strizzate d'occhio, è un elenco di possibili creature, dal Centauro al Bahamut, dal Garuda al simurg, tutte descritte così dettagliatamente che più che un elenco fantastico, pare la guida del Museo di Scienze Naturali.

"Per contemplare l'animale più meraviglioso del mondo, bisogna arrivare all'ultimo piano della Torre della Vittoria, a Chitor. C'è là una piazza circolare che permette di dominare tutto l'orizzonte. Una scala a chiocciola porta alla terrazza, ma solo s'arrischia a salire chi non crede nella favola, la quale dice così:
Sulla scala della Torre della Vittoria abita dal principio dei tempi l'A Bao A Qu, sensibile ai valori delle anime umane. Vive in stato letargico, sul primo gradino, e solo fruisce di vita cosciente quando qualcuno sale la scala. La vibrazione della persona che s'avvicina gl'infonde vita, e una luce interiore s'insinua in lui. Nello stesso tempo, il suo corpo e la sua pelle quasi traslucida cominciano a muoversi. quando qualcuno s'avvia per la scala, l'A Bao A Qu si mette quasi ai calcagni del visitatore e sale afferrandosi all'orlo dei gradini, scavati e consunti dai piedi di generazioni di pellegrini. A ogni gradino il suo colore s'intensifica, la sua forma si perfeziona, e la luce che irraggia si fa ogni volta più brillante. Testimone della sua sensibilità è il fatto che raggiunge l'ultimo gradino, e la sua forma perfetta, solo quando chi sale è un essere evoluto spiritualmente. Altrimenti resta come paralizzato prima di arrivare, col suo corpo incompleto, il suoi colore indefinito, la sua luce vacillante. L'A Bao A Qu soffre quando non può formarsi interamente, e il suo lamento è un rumore appena percettibile, simile al fruscio della sera. Ma quando l'uomo o la donna che lo resuscitano sono pieni di purezza, allora può giungere all'ultimo scalino, ormai completamente formato e irradiando una viva luce azzurra. Il suo ritorno alla vita è molto breve, poiché, andando via il pellegrino, l'A Bao A Qu rotola e cade fino al gradino iniziale, dove ormai spento e simile a una lamina dai contorni vaghi, aspetta il visitatore successivo.[...]"

Mi ricorda moltissimo Calvino ne "Le città invisibili" ed in effetti è a lui che quest'altro grande scrittore si è ispirato.. Qualcuno ci trova Benni, io per fortuna no.

*****

Mamma F: so sick..


Qui trovate i nostri precedenti Venerdì del libro.

giovedì 17 febbraio 2011

Mondo gatto!

In occasione della Giornata Mondiale del Gatto, non posso non pensare a tutti i gatti con cui ho condiviso un tratto più o meno lungo di vita, ognuno col suo carattere ben definito (chi amava le coccole, chi non le sopportava; chi passava la giornata in casa, chi invece è nato esploratore; chi mi dormiva nel letto, chi mi osservava dormire dall'armadio; chi si è subito le lezioni per l'esame ripetute fino alla nausea, chi invece mi ha fatto da cavia con le prime pratiche). Tutti però mi hanno trasmesso delle emozioni forti, di tutti mi sono innamorata.
A loro e a tutti i gatti del mondo, con proprietario o senza, dedico questo cortometraggio tratto dal film "Allegro non troppo" di Bozzetto. Un po' triste, forse, ma molto bello e commovente.

mercoledì 16 febbraio 2011

Perchè ritorno ad essere vegetariana

A metà degli anni ’90 all’incirca ho fatto la mia tesi di Laurea in Fisica a indirizzo Biofisico presso l’Istituto di Medicina e Neuroscienze di Torino.
Lavoravo sulle cellule surrenali delle mucche, me le procuravo al mattatoio.
Lì ho visto mucche enormi cadere come montagne franate, ho visto pezzi di mucca uscire trascinati per terra tra rivoli di sangue, ho respirato per mesi l’odore che emanavano le mie cellule in incubatore.
Accanto a me, gomito a gomito, alcuni ricercatori lavoravano sugli embrioni della ratta; così ogni venerdì arrivavano in laboratorio con la ghigliottina, mettevano la ratta nel lavandino e la decapitavano per prendere gli embrioni.
Nei laboratori vicini si lavorava sui conigli e su altri animali. Stesse pratiche, stesso dolore.

La prima volta che ho visto un coniglio aperto e vivo riverso su un lettino sono andata a vomitare. Poi ho lavorato sulle ghiandole surrenali delle mucche per 6 mesi e ho deciso di fare obiezione: avrei svolto esperimenti solo su cellule tumorali riprodotte in laboratorio, niente uccisione di animali per me.

Sono diventata animalista. E vegetariana per più di 10 anni.

Quando Simo ha iniziato ad avere un’alimentazione normale, dopo lo svezzamento, non ho avuto dubbi e la carne e il pesce glieli ho dati subito, valutando che avrebbe scelto lui da grande se e come regolarsi in materia alimentare; però vedermi sempre senza carne e pesce nel piatto lo condizionava, quindi un anno fa ho ricominciato a mangiarli per non viziare il suo modo di vedere le cose.

Lui adora la carne, ama il pesce e ora ha sviluppato un gusto suo.

Io, dopo un anno da carnivora, mi sento psicologicamente e fisicamente in colpa verso il mondo e verso me, così torno alla mia vita semplice di semini, legumi e formaggi. Simo deciderà quando vorrà e cosa vorrà. Lui pure.

Intanto sto leggendo questo libro di cui vi parlerò presto e vi lascio l’incipit, non perché voglia istigarvi a rinunciare alla carne (non faccio proselitismo per nulla, non è da me) ma perché parla di genitori, di figli e di risposte.

Quando seppi che sarei diventato padre venni colto da impulsi inattesi. Mi misi a riordinare la casa, a sostituire lampadine fulminate da tempo immemore, a lavare i vetri e ad archiviare carte. Feci riparare gli occhiali, comprai una decina di paia di calze bianche, montai un portapacchi sul tettuccio della macchina e una rete per il cane nel bagagliaio, feci la prima visita medica dopo cinque anni... e decisi di scrivere questo libro.
La paternità mi ha dato lo slancio immediato per imbarcarmi in questo viaggio letterario, eppure era una vita che stavo preparando le valigie. Quando avevo due anni, tutti gli eroi delle mie storie della buonanotte erano animali. Quando avevo quattro anni, ci fu affidato il cane di un cugino per l’estate. Io gli diedi un calcio. Mio padre mi spiegò che non si prendono a calci gli animali. Quando avevo sette anni, piansi la morte del mio pesce rosso. Scoprii che mio padre l’aveva buttato nello sciacquone. Spiegai a mio padre – con parole meno civili – che non si buttano gli animali giù nello sciacquone.
Quando avevo nove anni, ci capitò una baby-sitter che non voleva fare male a niente. Fu così che mi rispose quando le chiesi perché non mangiava il pollo insieme a me e al mio fratello maggiore: «Io non voglio fare del male a niente».
«Fare del male?» ripetei.
«Tu sai che il pollo è pollo, giusto?»
Frank mi lanciò un’occhiata: Mamma e papà hanno affidato a questa scema i loro preziosi bambini?
Forse, o forse no, la sua intenzione era di convertirci al vegetarianismo – il fatto che le discussioni sulla carne tendano a farci sentire con le spalle al muro non significa che tutti i vegetariani facciano proselitismo –, ma essendo lei una ragazzina non aveva le inibizioni che molto spesso impediscono di raccontare con tutti i crismi questa storia. Senza drammi o retorica, condivise quello che sapeva.
Io e mio fratello ci guardammo, con la bocca piena del pollo che aveva subito del male, e pensammo contemporaneamente: «Com’è possibile che non ci abbia mai pensato prima, e perché diavolo nessuno me l’ha mai detto?»".

Buio in sala n.33

Ci sono momenti in cui non si ha voglia di leggere e si preferisce farsi avvolgere dall'atmosfera di un bel film, magari sdraiati sul divano, in un incastro di piedi e gambe, copertina della nonna nelle serate più fredde e goloserie da piluccare.. Ognuno di noi porta dentro una scena di un film, un dialogo, un'atmosfera. Noi qui segnaliamo i nostri, quelli cui siamo in qualche modo legate. E se qualcuno vuole unirsi a noi, condividendo le pellicole che l'hanno emozionato, ci farà solo piacere!
Vi aspettiamo ogni mercoledì al cineforum di Nati per Delinquere!!

E adesso... buio in sala!

Mamma F: Un'ottima annata (2006)


Ridley Scott.
Russell Crowe.
Uno si aspetta un mix tra Blade Runner e Il Gladiatore.
Macchè, è una commedia col gusto americano ma non smargiassa come quelle uscite di recente, una storia d'amore ambientata in Francia ma non fastidiosa come quelle dei francesi, con un "gladiatore" che da rampante broker londinese si trasforma in uomo capace di godere della vita, della bellezza e dell'amore.
Insomma un argomento delicato che, se trattato con superficialità, fa venire il vomito; ma, come dicevo, Scott e Crowe sono due professionisti e il risultato è una storia d'amore vista con gli occhi dell'uomo.
Perchè, non so se avete mai notato, ma la maggior parte delle melensaggini che girano sui grandi schermi e vorrebbero far sognare le fanciulle in realtà sono scritte da donne per le donne. E cantarsela e suonarsela non è mica sempre un bene, anzi.
Così ho apprezzato assai il punto di vista un po' trasversale.
Qui il trailer.

*****

Mamma C: Ragazze interrotte (1999)

L'ho rivisto la scorsa settimana e confermo la mia opinione di qualche annetto fa: toccante e stupendo (molto più del libro, che invece è deludente). Winona Ryder (che trovo sempre notevole) ed Angelina Jolie (che per questo film ha vinto una paccata di premi, tra cui l'Oscar come migliore attrice non protagonista), oltre a Vanessa Redgrave e Whoopi Goldberg, inchiodano alla sedia per oltre due ore di pellicola.
Le ragazze “interrotte” sono quelle ragazze la cui personalità è deviata da patologie più o meno gravi, ed in effetti si parla di autolesionismo, anoressia, depressione, in ragazze poco più che adolescenti.
La trama da Wiki: Il film è ambientato nel biennio 1967-1969. Susanna Kaysen è una ragazza all'apparenza abbastanza normale, con un pessimo rapporto con i genitori, piena di insicurezze e debolezze, a volte si rifugia in un universo mentale personale.
Una sera, dopo aver preso varie pastiglie per il mal di testa, viene convinta da sua madre a partecipare ad una festa che si svolge in casa. Viene indotta ad assumere alcolici, nonostante abbia ripetutamente fatto presente alla madre di aver preso farmaci. Sta quindi male. I genitori decidono di portarla in un centro psichiatrico, il Claymore Hospital; lì, dopo aver firmato il ricovero, le dicono che ha tentato il suicidio e ha bisogno di cure. A nulla servono le sue spiegazioni, deve restare nel centro finché il dottore non deciderà il contrario.
Quando lo psichiatra diagnostica la sindrome da borderline, e cerca di spiegare ai genitori cos'è, la madre ha una reazione quasi isterica: si intuisce quanto sia disgustata da una figlia poco conformista e quanto non tolleri essere assimilata ad una malattia mentale.”

Ah, è una storia vera..

Incredibile, ma sul tubo c'è interamente ed anche in italiano, a partire da qui!

Ecco i nostri precedenti Buio in sala!

Questa settimana partecipano:

lunedì 14 febbraio 2011

Veniamo in pace

Questo era il clima che si respirava sabato in macchina: pace, serenità e tanta aspettativa ("Quando andiamo da Simo? Ma domani è oggi? Ma oggi-sera andiamo da Simo? Ma andiamo dopo la nanna? Ma adesso c'è il sole? E quando andiamo?..."), visto che a questo giro erano due mesi suonati che non riuscivamo ad incontrarci (gennaio per me non è stato un gran mese, l'avrete capito dalla mia assenza dai blog, sia il nostro che i vostri).
A questo giro dunque l'associazione a delinquere si è svolta a casa di Mamma F.
A casa, ma soprattutto nel giardino, dove i due piccoli squatter hanno avuto modo di sfogarsi, dedicandosi ad attività ludiche e luride..

(Grazie a Mamma F per tutte le foto)

Non ci crederete, ma non ho battuto ciglio dopo aver visto come si era conciato Matt..

Sto facendo progressi, vero?

Loro si sono divertiti non poco e noi, di contro, abbiamo avuto il tempo di coccolarci un po', di raccontarci, di sfogarci (oh, nonostante mail, telefoni e skype vari, due mesi sono lunghi!). Sono anche piovuti i regali, come lo splendido cappello fatto a maglia, che accompagnerà Matt per i mesi a venire (spero che per agosto si convinca a toglierlo) (è da ieri che cerco di fotografarlo, ma ho in corso una congiura della tecnologia, prima o poi ce la farò!)

Sarà il caldo abbraccio di questa famiglia, sarà che davvero Mamma F è molto più cara di quanto possiate immaginare, ma quando stiamo con loro, il tempo sembra scorrere più velocemente ed in un batter d'occhi era già arrivato il momento di tornare a casa, sazi di gratitudine e di amore per queste meravigliose persone..