Questo della foto era il palco di Amnesty International a Cuneo, dove suonavano i gruppi musicali di zona, tra cui noi (Anna, io e altri 3): facevamo folk della West Coast americana, male.
Ma ci divertivamo tantissimo.
Le prove dei pezzi nelle cantine, le stonature e le scordature, un sacco di sigarette e birrette (lei no, che è astemia, io sì eccome), qualche concerto, una volta addirittura un teatro, alcuni applausi.
Ci sono musiche di allora, strofe che ancora oggi mi si appiccicano addosso con quella nostalgia tenera di quando sembra di pensare alla vita di qualcun altro, che è passato troppo tempo, mica potevamo esser noi davvero quelle lì. E mi ricanto le canzoni di quando facevano voci e cori, che non venivan mai buona la prima e il tastierista ci guardava male.
Poi finiva la scuola, ci fidanzavamo con i ragazzi del Centro Sociale ma a Torino il collegio era delle suore; capitava che, mescolando il tutto, all'offertorio della messa del mercoledì io suonassi i Genesis con l'acustica e lei ridesse delle stramberie della vita.
Siamo come siamo, due caratteracci, orsi.
Avevo promesso di finirlo prima che uscisse il caldo, ma sono pistina e mi piace far le cose a modo mio - che non vuol dire "bene", ma solo con i miei tempi e le stoffe che adoro.
E visto che voi leggete questo post, vuol dire che lei il quilt l'ha già ricevuto; mai e poi mai avrei messo le foto qui prima di darglielo... con la pazienza che ha avuto (ehm, un anno!).
Dentro ci sono i pensieri di 25 anni di cambiamenti, di scombussolamenti e di silenzi, di abbracci e ritrovamenti, dopo che alcune delle persone a noi care sono morte lasciandoci qui.
E noi ci stringiamo in un quilt e andiamo avanti bene.










