Ok, è andata. Forse non
tutto come avevo previsto, ma è andata.
Per qualche sera dolori
alla ferita del cesareo precedente, poi
telefonata alla ginecologa e
ricovero il giorno successivo. Di nuovo un cesareo. Incognita sull'ora dell'intervento,
poi alle 16 vestita a festa col camicino sexy, barella e via, portata in sala
chirurgica.
Direi che ho tenuto bene fin lì, finchè non mi hanno
parcheggiato in sala, sotto le lampade scialitiche che ben conosco, in
attesa di anestesista e chirurgo, sola con le mie ansie e le mie paure. E lì ho sbottato. Un pianto a dirotto, in parte per la tensione, molto per l'emozione di incontrare a breve questa nuova vita,
questa piccola appendice di me che non ho smesso di sentir muovere come
un'anguilla finchè ho avuto la sensibilità della pancia. Poi è iniziato il giro di walzer: arriva l'anestesista con la sua
equipe, flebo, misurazione della pressione, anestesia spinale. In quattro e quattr'otto
sono anche arrivati ostetriche e chirurgo e il suo specializzando. Il bello di
un intervento in anestesia spinale è che si vive tutta l'operazione
sentendo le manovre, ma non avvertendo il dolore. Ho aspettato per
tutto il tempo quella sensazione di “svuotamento” che avevo
avvertito per Matt e quando è arrivata, hanno abbassato una frazione
di secondo il telino che mi divideva da Viola ed ho
intravisto un culetto, due braccine ed il cordone che ancora la
legava a me.
Credo di aver chiesto quaranta volte perchè non
piangesse, poi è arrivato il suo primo vagito, all'unisono col mio.
In un attimo l'hanno avvolta in un telino e me l'hanno messa vicino.
E se per Matt l'emozione era così forte che non ho saputo come
reagire e sono rimasta imbambolata, con Viola è stato un attimo
coprirla di baci, giusto per stabilire l'imprinting, lei su di me.
Poi la visita pediatrica, la valutazione dell'indice di Apgar, la pesata e di corsa tra
le braccia del papà e della nonna.
l'amour..ena, giorno 2
Insomma: direi tutto
bene: lei sana, io sopravvissuta, papà e nonni in lacrime di gioia.. Della solidarietà e del forte legame che si crea tra tre mamme-bis rinchiuse in una camera d'ospedale per quattro giorni racconterò in un secondo momento.
Ah: alla specializzanda
anestesista che ha giocato a freccette ben tre volte con il mio
midollo spinale mando i miei più cari saluti..