mercoledì 31 ottobre 2012

:: la disarmonia dell'inatteso ::

Che la vita sia fatta di strani collegamenti che non si capiscono subito ormai è un concetto che ho chiaro.

La prova provata è il mio primo incontro con Enrico, così modesto da dirmi che “insegnava musica” (a quei tempi era docente di composizione jazz al Conservatorio di Venezia) senza sottolineare chi fosse davvero: così io me lo immaginavo alle prese con una classe di bambini flauteggianti al posto di figurarmelo nell’aula magna del Conservatorio di Venezia come relatore di un suo tesista di jazz.

Stessa cosa con lei, ma Maria Grazia Di Biagio l’ho conosciuta, se così si può dire, da poco.
E’ una delle “passioni” di Renato Fiorito, quello di "La Bella Poesia" per intenderci; di lui, di un altro dei collegamenti che non si capiscono subito, ne ho già parlato qui.
Renato ha coinvolto la poetessa Di Biagio e me (onoratissima) nella Giuria del Premio Internazionale di Poesia “Di Liegro” di Roma a cui stiamo alacremente lavorando, visto che siamo nella fase di selezione delle opere partecipanti.
Con Maria Grazia ci si è trovate bene subito, a scriverci messaggi intensi intervallati da sonori cazzeggi e risate.
Poi esce il suo nuovo libro di poesia, edito da Bel-Ami, mica robetta. 
Io di lei stimavo il cuore e la gentilezza, un po’ da nobildonna un po’ da mamma, leggevo qualche novità su FB e mi appassionavo al suo sito di videopoesia (di cui peraltro sono stata pure ospite, e di questo ringrazio).

Fatto sta che ieri mi arriva “Nella disarmonia dell’inatteso” e solo dopo cena riesco ad aprirlo, stante la giornata convulsa; e già sull’incipit mi si stringe il cuore – early poems, come direbbe la mia traduttrice preferita, T. S. Eliot e una frase (davvero poco conosciuta ma che ha accompagnato e quasi perseguitato la mia vita da 20 anni) lì scritta, come se mi aspettasse:

“…i nostri giorni d’amore son pochi:
facciamo almeno che siano divini”

Già quello mi sarebbe bastato a rendere gradito un libro di poesie, la scelta di un incipit che facesse suonare mille campanelli.
Poi però ho letto le poesie e ci ho trovato dentro immagini, strategie di pensieri e scene che mai avrei supposto. Spero non se la prenderà Maria Grazia, ma difficilmente mi sarei immaginata che dentro di lei albergasse una poeta così gioiosa.
Con il suo permesso vi riporto i versi che mi stanno accompagnando in questi giorni:

“Cerco in ogni albero il suono inconsapevole
utile al mestiere del liutaio”
apre la prima serie di soprese immaginifiche.

“Tutto quello che ho perso resta
mi aspetta nel deposito oggetti smarriti
di una qualche stazione che non mi rivedrà.
Ho un biglietto di sola andata
tante cose ancora da trovare”

che è un delizioso omaggio alla Wisława Szymborska del “Discorso all’Ufficio Oggetti Smarriti”.

“Presto o tardi fa sera.
Ogni gatto torna al suo padrone
e dai tetti scendono i ricordi”

e mi rimanda alla nebbia gialla che si struscia contro i vetri nella Love Song of J. Alfred Prufrock di nuovo di Eliot, così come le donne che vanno e vengono tra parentesi parlando di Michelangelo diventano:

“(è quasi un’utopia nella memoria
il tuo volto così puro, inconciliabile
con la prosa delle umane preoccupazioni)”
inciso in mezzo ad una poesia.

E che dire di un Salinas femminile? “La Voce a Te Dovuta” riecheggia minimale in

“Se un giorno tu dirai di me al passato 
ti prego, fallo sottovoce, che io non senta”

e anche:

“Se questo amarti è un dono o una condanna
io non te lo so dire,
ma so che il mio presente è nella notte
dei tuoi occhi e l’unico riposo che conosco
è nel tuo palmo caldo
dove poso la guancia per dormire”

Un po’ di cattiveria esce, ma è nostalgica e melò come Dorothy Parker e, come nelle sue poesie, le negazioni sono richieste e preghiere stemperate di ridicolaggini:
“E’ bella la tua voce quando dice non ti amo
[…]
Ma adesso baciami bugiardo. Non ti amo anch’io”.

Insieme ad un poco di Gozzano mi ritrovo a leggere un Qoelet reinterpretato:

“Si sta sciogliendo in gocce l’affanno di questo cielo,
del resto ogni stagione ha il suo tempo
e questo è il tempo delle piogge”

Ma oltre all’elaborazione e alla restituzione personale dell’interpretazione, Maria Grazia è anche una piccola collezione di delizie personali come:

“Sono imperfetta e sono anche futura
nell’idea pura, un’intenzione
prima che si tocchi la materia”

E poi arriva quello che vorrei aver scritto io, parafrasando quello che lei mi scrisse un giorno su una mia poesia, versi che vorrei aver sentito uscire da me:

“Il sole arriva prima
e si trattiene
un po’ di più la sera
non per amore
di quest’angolo di terra.

E’ solo che
la Terra gira
e quasi sembra amore”.

Il libro si chiude con uno scoglio immenso:

“Ho mentito.
Non è vero che sto scrivendo
sono solo versi bianchi
ma ho finito i fogli colorati”

che i versi, quelli veri, terminano così: con l’attesa dei prossimi, ancora bianchi.

8 commenti:

  1. Amo la poesia ma non conosco Maria Grazia Di Biagio. Ti ringrazio della segnalazione, che mi ha fatto venire una gran voglia di colmare questa lacuna.
    A presto!
    :-)

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    1. Vale davvero la pena di leggerla, credimi, e comprare il libro è facilissimo, si può fare anche su internet.

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  2. Fosca, Fosca… come sei colta, e brava, e sensibile, e com'è piena di spunti di riflessione la tua nota. Io amo molto le poesie di Maria Grazia e ne ho letto ogni verso, ma ti giuro che tanti collegamenti non li avrei mai saputo trovare, un poco per ignoranza, un poco perché mi sembra che in lei tutto si sintetizzi in un unico inimitabile stile personale, sicché potrei dire di lei, rubando i versi ad Ungaretti che è si : "il frutto di innumerevoli contrasti di innesti maturato in una serra” ma è anche una pianta unica: una vite abruzzese, delicata e forte insieme, cresciuta sulla pietra, di fronte al mare.
    Vorrei poi dirti quanto è dolce sentirmi nominare immeritatamente da te. A volte mi sembra che l’avventura de “La Bella Poesia” sia velleitaria e sproporzionata alle mie forze e alle mie capacità, ma quando poi vedo quante relazioni nascono da questa, diventando, in alcuni casi, bellezza e amicizie che altrimenti non ci sarebbero state, mi dico che ne è valsa davvero la pena e che, grazie a voi, ne sono orgoglioso.

    Renato Fiorito

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    1. Renato, con te e Maria Grazia a Roma si faranno scintille, non vedo l'ora di abbracciarvi.

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  3. Grandi anime, i poeti, capaci di parlare, di parlarsi, nel silenzio dei secoli che scorrono, delle distanze fatte di carta...
    “Se questo amarti è un dono o una condanna
    io non te lo so dire"...
    Rinasce anche Catullo a nuova vita ♥.
    La poesia, così unica e personalissima, così universale.
    Grazie per questa deliziosa rivelazione!

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    1. Anna, aspettavo il tuo commento, sapevo che in questi versi avresti trovato quello che a me sfugge. E così è stato: sei prof. nel cuore tu oltre che per mestiere!

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  4. E tu mi lasci sempre senza parole, con regali inattesi e immeritati. Figurare qui, fra poeti e mostri sacri...mi sento avvampare dalla vergogna e dall'emozione. GRAZIE. <3

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  5. Ogni tuo post è una sorpresa come i versi di queste poesie, la curiosità mi potrà subito a cercarle...

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