lunedì 29 ottobre 2012

:: mani per tutto ::


Ci son un sacco di mani in questa casa, che fanno le cose più diverse perchè arrivano da storie differenti.
Oppure perchè una storia la stanno imparando.
E poi cambiano le stagioni e le mani cambiano ruoli e compiti.

Quando arriva la legna, ed ogni anno è di più, qui si passa un periodo discretamente lungo ad ordinarla e impilarla; e questo lo fanno Enrico e Simone (io con la mia schiena potrei aiutarli 5 minuti).


Arrivano i camion e in un attimo è giù che riempie un pezzetto di giardino; poi volano i giorni per mettersela tutta via (140 quintali, per dire, mica robetta).


Lo so, Enrico dovrebbe prendersi cura delle sue mani e non impilare la legna, ma non lo fa e io amo anche questo di lui, il fatto di non stare a menarla con la storia che lui suona. Mai.
Di solito, e anche questa volta, nel frattempo arrivano i primi freddi e il prato si sgombra, le bouganville vanno via dall'ingresso di casa sul giardino e vengono potate.


E capita che, tornando a casa da Torino, trovi "la storia di una foglia" appesa alla porta d'ingresso che rallegra chi entra. Una foglia che si stacca dall'albero e viaggia per città, deserti, mari e montagne. Il mio bimbo (e il suo papà) sono il mio mondo di poesia, che le parole che ogni tanto vengono giù sono generate da questo mondo di mani.


Un mondo pieno di colori che variano con le stagioni, dove non stona un basilico con l'erica fiorita che mi regala Enrico (e mi mettere in giro a tradimento per vedere quanti giorni ci metto ad accorgermene...).


Un mondo poetico in cui le mani fanno usare le bozze delle poesie "con rispetto" e Simo fa il ritratto dell'autrice proprio sotto i versi, mentre io riprendo i ferri davanti ai camini per una nuova idea del Cuore di Maglia (ma shhhhhh...) e per un progetto dedicato a Simone.

Mani e ferri, mani e musica, mani e colori, mani e legna.


Mani che cuciono e recuperano vecchie federe (acquistate al mercatino delle pulci con la mia compagna di nefandezze), e creano un posticino per fermarsi e sfogliare libri in pace anche solo un attimo in mezzo al bianco delle cose antiche. Che quella federa è ricamata a mano.



8 commenti:

  1. La tua compagna di nefandezze è qui che beve la luminosità delle tue parole, del vostro fare quotidiano come balsamo per l'anima... e ogni tanto accarezza le flanelle e rimira le sue olandesine ricamate... e conta i giorni... e i ferri ♥

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  2. Per qualche giorno anch'io "mani e ferri e musica e colori e legna": me ne vò dal mio papà con la mia piccola, e farò un giacchettino alla mia nipotina davanti al camino mentre mio papà si allena col flauto. I colori? Beh, mia figlia non fa che scrivere e disegnare. :-)
    Bacio!

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  3. Che bello la legna... ci pensavo alcuni giorni fa tornando dalla campagna (dove anche noi ne conserviamo un po' per qualche soggiorno invernale) . In autunno nelle campagne c'è tutto un lavoro, della vera fatica per conquistarsi e sistemarsi la legna che poi è il calore dell'inverno, un vero rituale. E' qualcosa che sfugge a noi cittadini dai riscaldamenti centralizzati... però poi la fatica è ripagata credo, dalla magia del fuoco che scalda, dal profumo che esce dal camino... no??? In questi giorni sto pensando molto alla manualità, sto creando molto con il mio bambino ma sto anche provando ad imparare l'uncinetto... ma non so se ce la farò mai... sono negata... La manualità di ogni cosa si acquisisce anche con la tenacia del voler fare :)

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  4. E' bello vedere tutta quella legna...emana tepore!Lo stesso tepore che riesco a cogliere in questo bellissimo post e in quel disegno appeso alla porta che non può che scaldare il cuore di chi lo vede!:-)

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  5. sì, la legna è bellissima e, come si dice, "scalda tre volte: quando la tagli, quando la impili e quando la bruci".
    Ma non è cosa da dire a Enrico dopo tutti quei quintali di legna messi in ordine!

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  6. Belle parole.
    Ma sono ripetitiva: i miei commenti sono sempre molto simili...

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