Voi guardate le statistiche? Quelle del blog intendo.
E’ curioso vedere come ci trovano le persone.
Ma a una mia cara amica di blog è capitato di essere scovata per ben altro: al posto di ridicole frasi di google, si è trovata una connessione durata ore in cui qualcuno digitava frasi oscene sui bambini e finiva lì a guardarsi le foto dei suoi figli.
Quando mi ha scritto agghiacciata, sono rimasta impietrita anche io; mica che non lo so, che in rete ci sono anche i lupi.
Ma è un po’ come le altre sfighe, alla fine pensi che tra tutti, ma proprio a te deve capitare?
Ecco, proprio a lei, cioè a noi, perché lei è una della comunità mamme blogger.
Il mio primo istinto è stato quello di chiudere il blog e subito.
Oppure di cancellare tutte le foto di Simo: l’idea che qualcuno guardasse le sue foto e le scorresse per scopi disgustosi mi ha rivoltato le budella.
Sapevo che avrei snaturato completamente i post, visto che la maggior parte di quello che scrivo è corredata da foto che vengono commentate.
Un’alternativa era quella di lasciare solo i post in cui Simone non compariva: saranno meno di una trentina su ottocento.
E mi scappava da ridere, pensando ai giri di testa che andava di moda farsi qualche mese fa sulla filigrana perché le foto non fossero utilizzate su altri blog, quando il pericolo vero non è il copyright ma che vengano divorate da esseri disgustosi.
E dire che lo sapevamo, quando abbiamo iniziato Mamma C. ed io, che mettendo in rete le foto di Simo e di Matt, non sarebbero state guardate solo da occhi virginali, ma quando poi capita fa paura.
Ho sospeso l’argomento per 48 ore, per lasciar decantare le cose.
E ho pensato alle foto di Simo su Facebook inviate al volo, alle foto di classe, ai filmatini delle feste, alle foto che ci scambiamo via mail con altre mamme dopo i raduni, ho allargato il cerchio.
Sì, perché mio figlio lo vedono anche quando gioca ai giardinetti, quando passeggiamo, lo vedono saltellare col pisello al vento in spiaggia, lo vedono pisciare rivolto verso un albero se la pipì scappa quando siamo in giro.
Il blog non è null’altro che una piazza virtuale, una spiaggia virtuale, un albero virtuale.
E ho deciso che continueremo a vivere qui come nel reale, nello stesso modo, pisciando rivolti agli alberi e chi se ne frega.
Ah, beninteso: il primo che importuna lui o me virtualmente si becca una denuncia immediata alla polizia postale. Senza passare manco dal VIA, proprio come nella vita reale.
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