sabato 31 marzo 2012

Instantané de velours

Di foto nuove ne ho poche. Ne sto scattando molte meno che in passato. Segno che adesso le mani mi servono, libere. Ma se invece avessi la macchina fotografica sempre puntata?

Scatterei foto di pic nic al parchetto, con due-tre-quattro demonietti che corrono dietro ad una palla, le divise dell'asilo ancora indosso. Uno di loro, quello col caschetto, ride felice, ogni tanto va a salutare la sua sorellina, poi inciampa, fa il muso, si fa coccolare dalla mamma e torna in pista. 

Oppure fotograferei una rafanetta che, comodamente seduta sul passeggino, addenta qualsiasi cosa le passi nelle vicinanze. Mi ricorda un po' un personaggio di Lemony snicket, due dentini appena pronunciati, ma eccome se si sentono!!! Ormai ha scoperto i piaceri della buona tavola, adora zucca e broccoli, divora stelline e mele, sa farsi capire quando vuole bere o se è sazia. Inizia a raccogliere le gambe sotto la pancia, forse preparazione al gattonamento. 

In molte foto comparirebbe un padre, tiene in braccio una bimba, se la consuma di baci e lei lo guarda innamorata. Qualche fotogramma lo sorprenderebbe mentre gioca sdraiato per terra ed a guardare bene ha un godzilla quattrenne sulla schiena che tenta di strozzarlo. 

Fotograferei anche una madre. Verrebbe sicuramente un po' mossa, come foto -quella non sta mai ferma-  ma ritrarrebbe una persona felice, magari un po' sclerata, ma serena e contentissima di aver cambiato lavoro. Finalmente riesce a ritagliarsi diverso tempo per stare coi propri figli, molto meno per scattare loro foto.

Sicuramente immortalerei una casa in disordine, vestitini o giocattoli in ogni dove, sedie occupate da sacche e sacchetti, un computer cui manca il tasto della enne, scalzato da piccole unghiette, ovunque roba da riordinare. La padrona di casa dev'essere scappata in tutta fretta mesi fa, o forse questa famiglia è stata sfollata altrove. 

Queste sono le foto che potrei scattare. E' ora però di riprendere, l'attimo passa. Inizio da qui, uno scenario che forse un po' le contiene tutte: 


Matt che gioca con Viola e le fa "Bu bu settete"; peccato non avere anche l'audio, avreste sentito delle contagiosissime risate di pancia.


giovedì 29 marzo 2012

:: incontrarsi nel momento giusto ::

Queste settimane mi hanno preoccupato tanto.
Enrico non stava bene, il medico che lo mandava con urgenza di qui e di là, cuore, polmoni, una specie di gioco a rimbalzino con le nostre paure.
Alla fine mica che han capito cos'ha per ora, ma, a forza di tentativi, lui sta un po' meglio.
Ha sorriso sempre, mi ha rassicurata sempre, non ha mai perso un attimo la calma e la pazienza.
Non dormiva, o lo faceva pochissimo, faticava a far tutto.
Ma a me, a noi, non è mai mancato nulla.

Se oggi devo dividere la mia vita in due monconi, la prima parte arriva fino al 2003 ed è stata una vita di preparazione, di tentativi, di comprensione di me e del mondo attraverso gli errori e i successi.
Poi è iniziata la mia vita bella, quella che non sapevo di volere.
Non è incominciata con Simone, lo stacco tra la vecchia me e una nuova me è avvenuto innamorandomi di Enrico, il resto è una sequela infinita di avventure bellissime (e complicatissime) che da allora condividiamo, compresa la genitorialità che è di certo la più entusiasmante.

Poi capita che lui, che sta sempre bene, si ammali; che poi magari non è nulla o è poco.
Ma queste settimane hanno dato fondo alla mia disperazione, alla paura che qualsiasi variazione del nostro mondo intacchi la perfezione che ha. Che Enrico possa stare male per me è egoisticamente inconcepibile: lui è un essere talmente delizioso che anche le malattie dovrebbero trovare immorale avvicinarlo, così come le altre cose brutte della vita.

E poi sabato l'ho visto in concerto, era da una vita che non riuscivo a sentirlo, un po' perchè lui suona meno ora, un po' perchè Simone non ce lo permetteva. Mi sono ascoltata il concerto con il cuore in gola, dall'ammirazione per questo marito infinitamente talentuoso, dal terrore che potesse stare male mentre era sul palco, dalla dolcezza che quel mondo di musica e infinito rispetto per tutto avesse scelto me come moglie.

Una volta ancora abbiamo riso; la vita regala solo momenti precisi che, se sfasati, non permetterebbero nessuno sviluppo successivo: ve lo immaginate Enrico a 18 anni a guardare me che a 2 anni gioco in un parchetto? Cosa avreste pensato vedendo la scena?
Come avremmo fatto a spiegarvi che basta aspettare? Chi ci avrebbe creduto?

La vita ci ha fatto un enorme dono: farci incontrare nel momento giusto. Da allora tocca a noi.


lunedì 26 marzo 2012

:: Sacco Nanna Lace in che senso? ::

Il 17 giugno dell'anno scorso, leggendo da neofita il blog di Cuore di Maglia, ho preso coraggio e ho scritto chiedendo lo schema del Sacco coi Gufi: mi ha risposto Laura, la Presidentessa del Cuore, mandandomelo subito via mail e aggiungendo "Che bel nome che hai". Poi io sono scomparsa.
Lo schema, come ho già avuto modo di dire, è rimasto a prendere polvere per quasi 6 mesi, perchè dovevo imparare a lavorare ai ferri molto meglio di quanto pensassi per potermi aggiungere come principiante alla combriccola del Cuore e così i Gufi sono nati a Natale.

Poi Laura è diventata un'amica e una confidente, le cose pensate insieme a lei sono diventate parecchie, dai disegni fatti per il Cuore da Nicoletta Costa (grazie ad una Mamma Felice che ci ha fatto da tramite e ci ha emozionate) ai piccoli progetti per il Camp del Cuore numero 3 su cui vige assoluto silenzio fino alla domenica dopo Pasqua.

Intanto altre amiche di blog si sono aggiunte a sferruzzare, a fare sacchi o semplice esercizio, Giulia, Sara, Anna: guardatevi i loro post sperimentali, tutto questo è bellissimo!

Questo post è un grazie a tutti coloro che, attraverso questo blog, si sono avvicinati al mondo dei ferri, sia per beneficienza, sia per piacere personale.
A tutti coloro che mi hanno scritto qui e su FB per chiedere consigli, posso solo dire grazie di avermi scelta come minuscolo mentore nel mondo dei ferri (e sappiate che, spesso, chiedo consigli alle "autorità in materia" perchè di cose ne so molto poche anche io!).

E un ultimo grazie alle Cuoresse che, quando vado nella sede di Alessandria, mi insegnano i trucchetti per i top down, a far le punte dei cappellini e mi incoraggiano a provare il sacco Lace con i Cubics (ferri cubici) senza farmi sentire un'idiota quando chiedo "Lace in che senso?".

PS. il modello di questo meraviglioso Sacco Nanna Lace è sul TUMBLR di CdM proprio qui.

venerdì 23 marzo 2012

::(guest post) il verde è ancora il mio colore preferito ::

Stefania io ce l'ho avuta come compagna di classe per 5 anni al Liceo. Io ero volubile, irritante e esagerata, quindi a volte siamo state amiche, a volte no, e non ho dubbi che la responsabilità fosse mia e della mia personalità un po' debordante.
Lei invece era bionda e tranquilla, e buona. E stava spesso con "quelle buone", che i quaderni li trattavano bene, che le gonne le mettevano, che la sera uscivano ogni tanto a ballare (e non andavano a giocare a biliardo o a suonare come facevo io).
Poi black out, i telefonini e FB mica c'erano, era un addio vero fino a quando le coincidenze non riportavano nell'orbita di vita reciproca.

Io Stefi me la son persa, niente orbite, supponevo che avesse fatto l'Università (infatti), che si fosse laureata (infatti) e che avesse un bel lavoro (infatti); ignoravo i particolari, la Laurea in Lingue, i viaggi.
Poi, così come con Mamma C. , FB me l'ha riportata accanto e ho scoperto di essermi persa qualcosa in più della sua vita, qualcosa di grave, profondo e tremendo.
Qualcosa che tristemente ha accomunato lei alla mia famiglia.

Le ho chiesto di fare un "guest post" sul tumore al seno, lei che, alla mia età, è qui, sopravvissuta, scampata e salvata. Perchè su FB lei ogni tanto scrive e ricorda, conta gli anniversari ed è felice, di quella felicità nuova che si ha solo nelle seconde occasioni.

Vi lascio alla lettura delle splendide cose che ha scritto, con una preghiera: prendetevi tutte cura di voi, controllatevi, esaminatevi, tenete sempre la soglia di allarme alta e diffondete l'informazione sul tumore al seno.

Buona lettura e grazie Stefi.
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Il verde è il mio colore preferito.
E per un crudele scherzo del destino (capace di crudeltà insuperabili) in quel momento mi ritrovai seduta su una sedia verde, una sedia fredda ed esteticamente brutta - quel design industriale che ci ritroviamo ovunque si debba spendere poco, o dovunque le priorità siano altre.

Ho sempre creduto che il potere delle parole fosse il più forte e pericoloso del mondo: la parola può designare, descrivere, evocare, ma non riesce assolutamente a rendere la sensazione di ciò che avviene in una donna all’ascolto di quelle 6 lettere: t u m o r e .

Al seno, per l’esattezza.

Attorno non vedi più nulla. Sei tu e basta. Tu unica cosa a fuoco in un universo sfuocato, ma troppo vicino all’obiettivo per capire che si tratta di te.

Tu incredula: no, non è vero, non sta succedendo a me.
Tu che ti osservi in un film.
Invece sei proprio tu.

Ne prendi atto.
Deglutisci.
Prendi il telefono e chiami. Chiami tutti quelli che ti vengono in mente e che, per le più svariate ragioni hanno bisogno di sapere che tu hai il cancro.

Chiami il lavoro. Non tornerai al lavoro quel giorno. Perché hai un cancro. Non hai filtri. Dici le cose come stanno, senza renderti conto di quale notizia devastante stai dando a chi ti ascolta. Ma in fondo chi è più devastata di te??.

E poi chiami casa. E ritrovi tutti i filtri necessari. Perché tu stai male, ma devi proteggere dal dolore chi ti vuole bene. Perché le donne sono fatte così, con l’istinto di protezione tipico delle madri, anche quando madri non sono, ma sono figlie, nipoti, cugine, sorelle, amiche…

Ed inizia la danza. Balli seguendo una musica che non ti piace ma balli, perché è l’unica maniera per non soccombere. Perché non hai ancora 34 anni e vuoi ballare ancora a lungo nuove canzoni e musiche, ma quelle che piacciono a te.
E balli tra medici, analisi, notti insonni passate a toccare quel bastardo che ti sta crescendo dentro e che vorresti strappare con le tue stesse unghie.

Balli al lavoro, cercando un po’ di normalità quando di normale non c’è più nulla.
Balli in ospedale, aspettando che ti vengano a chiamare per dare un taglio ad un pezzo di te ed a ciò che inconsapevolmente hai creato.

Ed al risveglio una forza inspiegabile che ti alza dal letto e ti fa sentire già guarita.

E poi riprendi a ballare vedendo i tuoi capelli che cadono, le tue ciglia, le tue sopracciglia.
Balli quando aspetti il conato, che non si farà attendere.
Balli quando fatichi a tenere gli occhi aperti ed a fare le scale.
Balli tra gli sguardi degli estranei con le loro somme tirate a casaccio e quella aria di pietà negli occhi.

E mentre balli, scopri.
Scopri l’umiltà dei grandi e l’arroganza dei piccoli.
Scopri affetto ed amicizia dove non ti aspettavi, ritrovi amici perduti, e capisci che chi ti vuol bene non te lo dice ma te lo dimostra.

E comprendi quanto poco coraggio ci sia in tanti e quanto tanto in pochi.

E ballando capisci che c’è un mondo di sofferenza che neanche credevi di immaginare, ma mai come in quel mondo hai sentito la speranza pulsare.

BALLI PERCHE’ UN GIORNO TORNERAI A DANZARE UNA NUOVA VITA.

Perché dopo nulla è più come prima.
Perché dopo molte cose sono meglio, altre sono sbiadite, le grandi cose perdono valore, i piccoli e brevi momenti ne acquistano in maniera esponenziale.
Perché dopo balli con una consapevolezza diversa, la consapevolezza che forse i tuoi passi non saranno così aggraziati, la musica che senti tu non la sente nessuno ed hai il coraggio di danzarla a modo tuo!!!

Soltanto una cosa non è cambiata: il verde è ancora il mio colore preferito.

giovedì 22 marzo 2012

:: in & out ::

Svegliarsi la mattina con i fiori sbranati via dalla terra dalle manine di Simo e amorevolmente messi in acqua.

Scoprire il timbro a forma di albero di Natale in prossimità di Pasqua e timbrare giorni interi e km di carta.

Raccogliere broccoli, cavoli, germogli, l'in & out alimentare della nostra casa (e mettere nel germogliatore i semi delle piante dell'orto, per produrre tutto noi, dall'inizio, quest'anno).

Andare a dormire lasciando di vedetta un mandorlo così bianco che i suoi fiori sono luminosi anche di notte.

 
Fuori e dentro, qui.
E la primavera inizia.



martedì 20 marzo 2012

:: ma chi è stato? ::

Avevo promesso di non postare (anche quest'anno - quasi una condanna), le foto dei crochi e dei narcisi che punzecchiano qui e là a casaccio nel prato.
Però la primavera è arrivata ed è davvero difficile fotografare qualcosa che non contenga questa gioia potenziale.
Così mi tengo a mente i progressi dell'orto, che di fiori e di potenzialità ne è pieno, anche se sembra desertico.
Ed io imparo cosa succede dopo che è stato a riposo il primo inverno intero (visto che, per ora, non abbiamo ancora la serra): l'insalata di ottobre è rispuntata - poi che gusto avrà ve lo dico quando la mangio - cipolle, cipollotti e porri godono di discreta salute nonostante i -24°C del mese scorso e la mostruosità di neve scesa quest'inverno.
E in fiore ci stanno quasi i broccoli, che anche loro è meglio tagliarli ora o mai più, prima che si aprano i petali gialli, rendendoli ancora più puzzoni.

Addirittura il rabarbaro in vaso sta buttando fuori un numero di foglie quadruplo rispetto all'anno passato, comincio a sperare in qualche vasetto di marmellata a breve.

Cosa ci faccia un tulipano in mezzo all'orto, invece, non è dato sapere.
Qualcuno deve aver smosso i bulbi piantati in autunno, deve averli trasportati, che so, con una carriola e piantati nell'orto come fossero cipolle.

Mmmmh, non mi viene proprio in mente chi potrebbe essere...


domenica 18 marzo 2012

Galoppando

Sono affascinata dalla rapidità con cui tutto succede. Viola ha guadagnato la posizione seduta in un lampo, in pochissimo tempo ha imparato a deglutire mangiando dal cucchiaino, ha tirato fuori un dente (forse due, sto aspettando che si svegli per appurarlo), parlotta, dà segni di voler appoggiare ginocchia e mani, forse a breve la vedremo gattonare. Sono conquiste enormi, fantastiche, che lasciano a bocca aperta. 
Alla scoperta del formaggio

Ma c'è anche il rovescio della medaglia: presto diremo addio all'allattamento al seno. Lo so, ho una bimba sana, allegra e che cresce bene e mi sto a fare seghe mentali sul latte. Beh, è un momento di così intima condivisione, di silenzi, sguardi e complicità, che mi mancherà non poco. E poi sapere che è l'ultima volta mette malinconia.. Quando è successo con Matt l'ho presa malissimo, ma avevo la speranza che avrei allattato un altro figlio. Ora invece so per certo che è l'ultima carta, quella che mi sto giocando e questo rende tutto ancora più difficile.. 

Poi penso che sono già stata fortunata a riuscire ad allattare ben oltre i sette mesi, che nonostante le condizioni non sempre facili a volte la testardaggine premia. In effetti poteva andare ben peggio, ho rischiato un paio di volte di perdere il latte, ma tutto si è risolto. No, non ho scuse per lamentarmi. 

Insomma, bisogna arrendersi all'idea che loro crescono e quel dentino che adesso punge me lo ricorda ogni volta che Viola ciuccia. Devo entrare nell'ottica del pasto anche serale. Occhi chiusi, testa bassa ed alta velocità!

(Deciso: stasera bagna caoda e soma d'aj! Quello che non uccide, fortifica!)

giovedì 15 marzo 2012

:: rovinarsi crescendo day ::


1976, direi Artesina (CN) a sciare ed io che ero il centro dell'universo di tutti.
Non potevo che "rovinarmi" crescendo (e scoprire che il centro è un passo in là).
Rovinando si impara.

(grazie a MiV per questa iniziativa buffissima, mi sto scorrendo le vostre foto seventy e sono splendide!)