martedì 26 giugno 2012

:: jelly jam ::

Isabel, in un commento al post precedente, mi scrive: "Devo confessare un minimo di senso di invidia verso la vulcanica serenità e totale appagamento che traspaiono dai tuoi post".

Se devo essere sincera, in questo periodo sono tutt'altro che serena, ma colgo l'occasione di rasserenarmi scrivendo qui. Uso la blog-therapy: mi fermo e penso che vorrei comunicare qualcosa di bello, scelgo uno spunto o due in settimana e ci scrivo su.
Ciò significa, a volte, esattamente il contrario: che molta parte della settimana va in pensieri lavorativi pesanti, in gestione del tempo difficoltosa, in ore e giorni pieni di stress e stanchezza.
Siamo tutti fiacchi qui; quest'anno, l'inverno, i mille progetti e impegni ci han messo alla prova parecchio.
Ma tutto quello che ci cresce attorno, ogni giorno ci regala qualcosa di indimenticabile; lì, anche se non sempre e nemmeno con facilità, troviamo pace e ricarica.

Non voglio dare l'idea di una che passa dai ferri alla macchina fotografica, dalle poesie alla musica, veleggiando in un mondo parallelo. Non ho niente di parallelo. Al più ho un lato bello che mi piace condividere, ma il resto della mia vita è difficile e pesante, spesse volte, come quella di tutti.
Chi mi conosce più profondamente, Mamma C., Anna Maria, Penta, lo sa bene che non ho nulla del personaggio; a volte sono così stanca che stento a dire di essere una persona.

Ciò nonostante, mi accompagna una famiglia vulcanica, piena di amore, di idee meravigliose e di grande ispirazione, quello per me è l'appagamento totale, come scrive Isabel.
A casa nostra, con lo stesso entusiasmo, nasce un disco, una poesia o... una gelatina di frutta.


Qualche settimana fa i gelsi stavano sugli alberi e maturavano. Bianchi, arancio e poi neri.

Poi ne abbiamo raccolti a centinaia, tingendo di tutto, dalle tovaglie alle mani.


Ed eccoli qui, i due "ispirati" cuochi di casa: dopo aver centrifugato (grazie Mamma C. per il meraviglioso regalo della centrifuga!) i gelsi per poterne ricavare solo il succo, senza i gambi e il corpo, hanno cotto e gelificato.


E alla fine han travasato nel vetro.
Poi, visto che avanzavano tempo e voglia, hanno preparato anche 5 barattoli di marmellata di albicocche.
 

Questo è quello che io chiamo ispirazione familiare.

venerdì 22 giugno 2012

:: 11 cose (che mi fanno felice ora) ::

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Il post ne avrebbe avute 10 come sempre, ma io ne ho trovate 11 in questi giorni e non avevo alcuna intenzione di dimenticarne anche solo una.
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  :: il mio Multnomah terminato 

 :: il tempo a letto malata ma produttiva per il Cuore

 :: il "sunday country knitting" con Anna Maria 

 :: il patteggiamento con il mio disordine (che vede le palle di Natale appese alla buganvillea in fiore davanti a casa)


 :: il caldo, quello dei ghiaccioli fatti in casa, della pelle appiccicosa, della pompa dell'acqua

 :: i momenti di quiete dopo le tempeste quotidiane (miei)

 :: i momenti di quiete dopo le tempeste quotidiane (altrui)

 :: la scoperta di Simo della musica in movimento

 :: ma anche del gioco dell'oca

:: e dei numeri in colore

:: la nostra riscoperta dell'estate con loro


mercoledì 20 giugno 2012

:: il posto delle cipolle ::

 

Il mondo dei blog e dei social network è diventato eccessivamente ammiccante, troppo smart.
Almeno per me.
Richiede una quantità di tempo tecnicamente indolente che non riesco ad avere sempre. Che voglio avere sempre meno, per dirla tutta.
Così sperimento su di me la quantità di esperienze e di progetti che esulano completamente dall'interazione "net" e che risiedono stabilmente nel reale.
Mi impongo astinenze settimanali dai social network, mi perdo con criterio il main stream del momento.
Aggiorno le poesie e i progetti, poi un po' svicolo.

Ma non mi perdo le albicocche, nè tantomeno le ciliegie. O le cipolle, l'aglio e l'insalata.
I germogli di senape e broccoli.
Gli amici.
Proprio quegli amici lì, che mi facevano notare domenica come staccare le albicocche tiepide dal ramo e addentarle è roba da farci un post, volendo.
Che mica lo fan tutti mangiar dall'albero, di solito.
Io sono abbruttita di libertà, oramai, nemmeno ci faccio più caso; ho una felicità latente e permanente  generata da queste attività.


Torno sui social per poche conoscenze, periodicamente ne cancello alcune stazionarie da mesi o che non interagiscono in modo diretto con me: le condivisioni compulsive di tutto ciò che è di tendenza mi paiono una specie di "spam ad personam".
Finirò per trovare non più di una decina di amici tra le mie mani "social", quelli che già normalmente sentivo per telefono o con cui ci si scambiava email già prima.
Probabilmente sarà allora che ricomincerò a telefonare o a scrivere email.

E tra un pensiero e un'immagine, tra un'azione e un evento, una scoperta e il suo significato, passerà di nuovo del tempo. Quel tempo "vecchia maniera", quei periodi vuoti e indolenti non occupati da nulla, in cui tutto sedimentava sul fondo della mia vita, assumeva un significato e, non necessariamente (tantomeno immediatamente), veniva vomitato fuori (per tutti, indiscriminatamente).

I significati che ne scaturiranno io non voglio condividerli con tutti, vorrei ritrovarmi a scegliere di nuovo con chi farlo, creandomi liste ed eccezioni dentro di me, non in una barra laterale dello schermo.
La mia evoluzione in rete non può che essere un'involuzione.


sabato 16 giugno 2012

:: finalmente! ::

 

Finalmente il caldo.
Il piacere di moltiplicare lo spazio della casa con lo spazio di fuori.
Terrazze, legnaie, acqua, fango, fiori.
Tornare selvaggi anche questa estate, questo io vorrei che Simone ricordasse della sua infanzia.
E questo vorrei ricordare io del mio tempo presente.

Buon weekend!


  

 


mercoledì 13 giugno 2012

:: ho partorito a 5 anni ::


Sì, ho partorito me stessa. Come mamma.

Finalmente.

Ci ho messo esattamente 4 anni e 9 mesi dal cesareo reale.
Ho vissuto alla rincorsa stressata tutti questi anni, con la mannaia dell'inadeguatezza sempre sospesa sulla testa.
Nella vita sono sempre stata la prima, la migliore, l'outsider, da che mi ricordo. In tutto quello che ho fatto ero la più brillante, oppure l'unica donna.

Poi sono diventata mamma: quella cosa che, anche in questo momento, stanno facendo migliaia di donne contemporaneamente.
Una di tante e pure male.

E' che ho iniziato male: troppo presto, con un cesareo d'urgenza alla 36esima settimana.
Ho continuato peggio, non allattando se non per due mesi, reduce dall'indottrinamento dei corsi preparto e dei libri capziosi per future mamme: quando mio figlio aveva 60 giorni e io ricominciavo a lavorare, già mi sentivo una fallita.
E non è mica facile se è la prima volta, seriamente, a 35 anni.

Poi si è innescato il blog-mondo con le sue contraddizioni: una mano dà, una toglie.
Leggi alcuni blog patinati e ti senti peggio, scopri altre soluzioni e ti senti normale.
Ho oscillato così, tra le mie scelte di vita trasversali (il qui della collina, il noi senza sosta sempre insieme) e l'analisi della quotidianità altrui.

Ho vagliato chi scrive e crea, ho scartato chi millanta e annoia.

E ho sceverato tra tante la mia via come persona; la ricerca dell'equilibrio, la scoperta dei passatempi, il ritrovamento delle passioni. Solo come madre lo iato è stato ancora sensibile a lungo.

Ignoro cosa sia successo, poi. So soltanto che la serenità e il piacere assoluto di mio figlio, di me, di noi insieme senza interferenza di sorta, senza pensieri bui, senza preoccupazioni sull'esempio che do, sulle parole che misuro, sulla severità che tengo in serbo, ecco, quel piacere lo provo solo da qualche settimana. 
Ora mio figlio lo cerco, trovo meraviglioso stare con lui, non doveroso prima di tutto. Adesso ridiamo insieme e non lo faccio ridere delle cose giuste; giochiamo insieme e non cerco di far passare continuamente idee.
Il mondo di fuori è diventato altro da noi; e noi siamo il nostro universo a parte, creato pian piano in questi anni, in cui mettevamo mattoni con la benda sugli occhi, sperando che il posto fosse quello giusto, senza saperne il disegno, senza intuirne lo scopo, senza trovarne spesso il motivo immediato.
 
E questo universo a parte è un'altra storia di vita, quella in cui mio figlio insegna a me; e io, cretina, che pensavo alla rovescia.
Una storia che non so se racconterò qui, ma continua così, con una felicità come nota costante.
Con un raccolto di questi 5 anni di errori e tentativi, che probabilmente tanto errori e tanto tentativi non erano, o non sarei qui a scrivere così felice.



lunedì 11 giugno 2012

:: home recording #2 ::

 

...e poi si comincia a suonare.

Loro son professionisti di alto, altissimo livello, in assoluto tra i migliori del panorama jazz italiano da anni; ciò significa che si chi, come me, li vede al lavoro, non capisce bene come la magia (di cui parlavo nel post precedente sulla registrazione) in un attimo si crei.


Basta che uno dica: "Proviamo dalla 78 alla 132", si sente contare "..due, tre, quattro" e tutto esplode.
Un frammento, uno solo, magari complicato da verificare insieme, quelle 54 battute. Le si prova qualche volta.


Poi arriva la voce per me: "Sei pronta?" e quando di nuovo il batterista stacca "...due, tre, quattro" la registrazione parte su tutto il pezzo.


Lo si suona alcune volte. Mai, mai uguale - i jazzisti non ce la fanno, il loro "bello" è quello.

E poi si passa ad un altro pezzo. Le ore volano: ci si trova a pranzare a metà pomeriggio, a cenare tardissimo, a volte.


La nostra vita sintonizzata sulle esigenze di Simone, fatta di risvegli al primo mattino e di morti apparenti nel letto con le galline, viene rovesciata di brutto (almeno la mia, Enrico ha 30 anni di vita da musicista alle spalle, non fa una piega).

In due giorni si registrano versioni buone per fare 5-6 pezzi, una fortuna. E' andato quasi tutto nel verso giusto.


Poi i musicisti partono: chi sarà di nuovo in tournèe con Zucchero, chi con l'Orchestra del Teatro Regio, chi girerà i principali festival mondiali d'estate.

Ci rivedremo che sarà autunno, ricavando un altro weekend per gli ultimi pezzi.

Per chi si domanda se poi il disco sia pronto, la risposta è no: da ottobre, se tutto sarà andato come deve, inizierà il mixaggio del disco, poi la creazione della copertina, la supervisione della casa discografica, la stampa, la distribuzione. 

Lungo fare un disco eh?

venerdì 8 giugno 2012

{this moment n.83}


Mamma F.

"A Friday ritual. A single photo - no words - capturing a moment from the week. A simple, special, extraordinary moment. 
A moment I want to pause, savor and remember."

Words and Inspiration By Amanda and many others...

Mamma C.

mercoledì 6 giugno 2012

:: home recording #1 ::


La registrazione di un disco inizia tanto, tantissimo tempo prima, nulla incomincia suonando insieme.

Ci sono mesi e anni (davvero anni!) di gestazione di tutte quelle lunghissime parti scritte per ogni strumento (8 strumenti per 10 pezzi fa...80 spartiti!), ascoltandole sul computer con il software di scrittura musicale per capire se "stanno insieme", giorni e notti, correggendo, stampando, cancellando e ricominciando.
Sentire quel suono da papera degli strumenti sintetici nel pc che fa sembrare tutto un concerto scricchiolante, immaginare che siano omini veri ad esibirsi.
Ho imparato dai dischi precedenti che quella specie di musichetta querula diventa una magia, poi.


Ma prima bisogna studiarsele le parti, leggio davanti e strumento in mano. Vale per tutti.

E poi allestire la sala di registrazione, ottimizzare il pc, provare canali, cavi e cuffie per tutti.
Bisogna scribacchiare sul mixer le abbreviazioni e impararle anche un po' (per le emergenze al volo).


Si deve risolvere un'infinità di guai e rogne quando qualcosa smette all'improvviso di funzionare e magari bisognerebbe ricomprarla (facendosela mandare dall'altra parte del mondo e avendo i soldi, per di più!).

E poi montare 19 microfoni, che per me son tanti, e fare i suoni, microfono per microfono, strumento per strumento.
Far suonare, riascoltare, far suonare e riascoltare, finchè il suono esce bello. Il più bello possibile, il più bello che so (e che riesco).

Alla fine si è pronti.
Quando i musicisti sono tutti insieme nella sala, è ora di cominciare.

[to be continued]