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giovedì 14 febbraio 2013

:: 10 cose che mi fanno felice ora ::

 - i biglietti di mio marito che parafrasano i discorsi di Simo

- la mia torta di compleanno con due corvi 

 - una foto del 1978 in cui io bambina sono uguale a Simone e mio padre ha il mio stesso sorriso

 - la mia neve, quella esattamente qui

- Enrico che arrangia un pezzo scritto da Simone

- Simone dopo che arrangia la neve

 - la patata americana che ce l'ha fatta e ha messo radici e butti dopo 5 mesi

- Simone sui pattini da ghiaccio 

- i miei lavori mentre Simone va sui pattini da ghiaccio

- una mostra di Parisini con gli amici

lunedì 4 febbraio 2013

:: i sogni si avverano ::


Scrivevo qui, un poco di tempo fa, che i periodi di quiescenza non è affatto detto che siano improduttivi.
Spesso, anzi quasi sempre, per me sono stati preparatori agli eventi travolgenti della vita.

Così due anni tondi tondi di scrittura poetica mi hanno portato fin qui, a vedere la copertina del libro stampato da L'Arcolaio e commuovermi.
Perchè non c'è nulla al mondo di più delicato e sensibile della poesia: lì dentro ci sto senza pelle ed ora sono  pronta ad iniziare a girare tra le mani di chi ama le parole.

Per chi non l'ha ancora guardato su Facebook, ecco il cortometraggio che presenta il libro prodotto del genio della Prufrock Spa di Nicola Cavallaro e Luca Rizzatello.


Il libro sarà in vendita ufficialmente a fine febbraio ma è già possibile prenotarne una copia scrivendo a:

info@editricelarcolaio.it  

L'Editore così potrà inviarlo non appena disponibile e voi lo avrete subito, come me, tra le mani.

Roma :: Teatro dei Dioscuri :: Premio Internazione di Poesia Di Liegro :: 26 gennaio 2013

Grazie, grazie di cuore, a chi ha seguito fin qui le mie strade di poesia, a chi le seguirà anche in futuro, a chi acquisterà il libro e a chi vorrà avere la pazienza e la cura di scrivermi se ha amato questa parte di me.


venerdì 25 gennaio 2013

:: cambiare per restare se stessi ::


Questa è la nostra casa una quindicina di anni fa.
Diciamocelo, aveva il suo fascinaccio.
Quell'appeal demodè, quel vedo|non vedo l'orrore della carabattola.
L'ondulina in eternit che fa tanto boom economico anni '50.
Il fienile chiuso con gli assati, un personale albero degli zoccoli.


Era detta "Casa dei Patanè", dalla famiglia che ci abitò da fine '800 fino agli anni '60, la quale pare fosse così tirchia ma così tirchia che ancora oggi in paese dire che si condisce o si mesce come i Patanè, vuol dire micragnare mettendo una sola goccia di condimento o di vino.
Attorno c'eran solo vigne e deve essere stato un paradiso, un'isola perfetta di solitudine cent'anni fa.

Ma poi il tempo è passato e le cose son cambiate.
Quando abbiamo messo mano alla casa, tutto sembrava congiurare contro di noi, i guai ci comparivano tra le mani uno dopo l'altro.
E abbiamo rifatto praticamente tutto, anno dopo anno dopo anno dopo anno...



Ecco, visto coi lavori mollati a metà non è un bello spettacolo, vero?
Anzi, è squallido e deprimente se non impari a guardare oltre il presente.
Io con la casa e i lavori sono riuscita a farlo solo dopo anni, all'inizio mi disperavo di tutte le macerie e i materiali raccolti, piramidi di pavimento in cotto recuperato, mucchi di coppi, montagne di mattoni pieni.
Mi svegliavo di cattivo umore, mi veniva da piangere, guardavo in giardino i macchinari fermi perchè era inverno, o perchè eravamo senza soldi, o perchè non si riuscivano ad incastrare le persone giuste che posassero tubi, pavimenti o alzassero muri nei momenti giusti.
Ho fatto per anni lo stesso errore con le persone: non guardavo oltre il presente.
Pensavo che se non continuavano a rappresentare la stessa immagine per me non mi sarebbero più piaciute, non le avrei più amate. Intanto le persone cambiavano, facevano scelte differenti e a volte si avvicinavano a me, ma altrettante si allontanavano. Giustamente.

Giro intorno all'argomento.
A scuola dicevano: o la sai, o non la sai, non girarci intorno.

Ecco, alla fine a cambiare sono stata io.
Alla fine cambia anche questo spazio virtuale per me, il modo in cui lo gestisco e gli argomenti di cui scrivo.
In questi giorni, complice un'amicizia ritrovata che pare aver fatto molto gossip su FB (OMG!), facevo delle riflessioni.
Ho ricevuto una sfilza di messaggi che mi chiedevano come mai avevo cambiato parte delle barricate, che cosa era successo.
Perchè intrattenevo rapporti cordiali anche con il nemico, chi ha fatto della rete un mestiere? Ero diventata matta?

Matta?

Ci sono rimasta malissimo. Io non mi sento matta, mi sento benissimo. Non rivendico il diritto di cambiare idea perchè non è un diritto, come non rivendico il diritto a respirare, o a pensare, o a fare pipì. Sono azioni naturali.
Ieri mi ha colpito un'osservazione di Lucia in un commento su un altro blog, dove si spendevano un mucchio di critiche dirette ad un post sponsorizzato su un blog che si sa che pubblica post sponsorizzati.
Lucia, rivolta a chi si lamentava della pubblicità, diceva all'incirca così "che ne dici di pagare un abbonamento al blog? O ti va bene sempre gratis?". Ecco, le lamentele quando sono comode si spendono meglio degli spiccioli e io do ragione a Lucia.

La mia casa, dopo anni di lavori non è bellissima, ha un sacco di magagne, un mucchio di guai e siamo sempre in guerra con qualche pasticcio nuovo di zecca. Ma è nostra, l'abbiamo fatta a forma e misura di quanto ci amiamo. Abbiamo inventato e scelto tutto noi.


E così io. Mi faccio ogni giorno a misura del mio cuore, se cambio idea e se su questo blog non scrivo più di tettarelle e pannolini o terrible twos è perchè non c'è più nessun two in questa casa e io non sono più la mamma di un duenne.
Se non scrivo più di notti insonni è perchè ho cominciato a dormire quando mio figlio a 5 anni ha deciso di farlo pure lui.
Se invece scrivo del mio mondo attorno, della gioia delle scoperte musicali, poetiche, del Cuore di Maglia, delle mie amicizie vecchie e nuove, se magari passa un mese prima che parli di mio figlio, è solo perchè con lui ora condivido più anima che gesti, siamo cresciuti entrambi e, a volte, è un discorso troppo personale.

Non sarà mai sponsorizzato questo blog nè scriverò a comando niente di niente qui, amerò sempre i blog ADVfree che sono un delizioso hobby per chi un lavoro ce l'ha e non ha bisogno di mettere su la pagnotta, ma non chiedetemi più di schierarmi solo da una parte.
Mi piace pensare che ci schieriamo tutti dalla parte del buon senso e della buddhista via di mezzo.
Se avessi dato retta alle critiche sulla gestione di casa mia, forse vivrei dall'altra parte del mondo nel centro di una grande città e sarei infelice.
Se ora dessi retta a chi mi taccia di incoerenza solo perchè ho lasciato al palo l'intransigenza legata stretta all'acredine che ogni tanto mi distingueva, sarei altrettanto infelice.

La mia casa e il mio cuore sono in ristrutturazione perenne.


giovedì 24 gennaio 2013

:: il bianco perfetto ::


La neve era sospesa tra la notte e le strade
come il destino tra la mano e il fiore.




Questo è il nostro regno di Narnia, la perfezione del bianco, il silenzio sconosciuto alla città.
Qui siamo felici, perchè stiamo dentro al mondo, isolati dal mondo.
E non sappiamo più vivere diversamente.




mercoledì 23 gennaio 2013

:: versi e yarn along ::


Latito da un po' con lo yarn along, ma le faccende in cui sono affaccendata mi portano via tutto il tempo libero che ho.
Però, quando decido di riposarmi anche dagli hobby (che si stanno miracolosamente trasformando in una specie di lavoro), stacco e scappo in giardino con la cesta dei ferri e la compagnia di un puzzone, a 2 o a 4 zampe, chi c'è c'è.


Così, nelle giornate precedenti la nevicata dello scorso week end (di quella e della felicità nevosa vi parlo nel prossimo post dalle terre di Narnia, ah!) ho rubato qualche ora di sole al lavoro informatico, recuperato notte tempo davanti al camino - sic... - e ho terminato due progetti che stavano sui ferri a prendere polvere da quasi due mesi.
Il primo è il berretto "verde orribile" di Simo con la lana scelta da lui e che io avevo iniziato qui.


Il secondo è la maglia senza maniche top down ispirata al Caponcho di Emma Fassio che è diventata uno dei miei capi di punta per il calduccio casalingo.
Ve la ricordate in cammino qui e disfatta qui? Ebbene sono arrivata alla fine del mio progetto inventato e ne sono entusiasta!


Insieme allo "yarn" di solito va un libro: ieri mi è arrivata finalmente la raccolta di Einaudi di Bai Yuchan (1194-1227), un poeta cinese di ottocento anni fa, sotto consiglio di Q. E non avendo per le mani i ferri, a Porta Nuova di Torino, leggevo tra la gente "Con il braccio piegato a far da cuscino" in attesa del treno.

"I campi di gelso si trasformano in mare
e il mare diventa un campo.
Quando si usa questa frase come insegnamento
ai discepoli risulta difficile crederci.
Ne trovi a malapena uno
capace di liberarsi del proprio io;
un genere di libertà questa
che non è concessa neanche a principi e sovrani
".






Lo so, questo blog sta diventando sempre più assurdo, con poesie intecciate con i ferri, domande sulla scuola dei bambini e progetti incredibili raccontati qui come fossero sogni.
Non so quanto durerà ancora; di certo finchè sarà divertente, per ora continua ad essere un piccolo sogno assurdo e va bene così.

**********
"The Yarn Along began in early Fall 2010 as a way to share knitting projects and good reads; motivating ourselves, and inspiring each other.  Every week knitters, and a few crocheters as well, link up and share a photo (or two) of what they are knitting and what they are reading.  Knowing that Yarn Along Wednesday is coming up is a great way to stay motivated to finish those projects!  And I, for one, am always on the lookout for a great book recommendation as well."

lunedì 14 gennaio 2013

:: not angry birds ::


 
Da grande vuol fare il muratore di lavoro e il cuoco per hobby.
Ha chiaro che non gli piace scrivere, ma conta, somma e sottrae come un commerciante scaltro. Ama far andare le mani, la concentrazione verrà poi.
Mio figlio vola, non solo sulle giostre. E' svanito e distratto, un po' grossolano e tanto, tanto sentimentale.
Così sentimentale che la prima volta che ha avuto in mano un videogame (dove si guidava una macchina in un circuito) si è emozionato così tanto a giocare, si è agitato a tal punto che è andato a vomitare.
"Mamma, togli quel gioco dal cellulare, mi fa star male": maturità di un quindicenne in un corpo di cinquenne, come dice Anna Maria.
Poi son venuti gli angry birds, con la raccolta punti dei pelouche di un centro commerciale, quando nemmeno ci interessava altro che il fatto che fossero morbidi.
E alla fine il videogioco sul mio cellulare (che ho supervisionato prima, per capire se era eccessivamente ansiogeno e no, non lo era eccessivamente).


Inutile che vi dica che il tempo serale che c'ho messo io a capirne il funzionamento a lui è bastato per vincere e passare di livello più e più volte.
Si schioppano i maiali mediante degli uccelli incazzosi tirati a bomba con una fionda: poco animalista, comunque sempre qualcosa di distruttivo.
 
Leggevo il post di Giulia su sua figlia che fa roccia a 4 anni e a lei tremano le gambe.

Io vado in fissa con la tecnologia: continuo a pensare che le mani che imparano a fare, poi saranno le migliori su quei tastini tecnologici, mentre le mani che imparano lì le cose principali, non avranno esperienza del reale.

E che palle però! 
Mi annoio da me a dirla. Cioè, se me la dicesse qualcunaltro, esattamente così, cosa rispondere io?

Sfodererei il solito blaterone sul giusto mezzo buddhista.
Ecco, oggi lo uso con me e mi domando se sono stata capace di trovare la via di mezzo, di compensare il tempo passato a fiodare uccellini virtuali con un reale "davvero reale", un reale di qualità.

In questi giorni abbiamo fatto dei vasetti con la pasta di sale, li abbiamo cotti e dipinti.



Abbiamo preparato il pane come molte domeniche, impastando, impastando.


Abbiamo pestato cumino, cordiandolo, chiodi di garofano, cardamomo e cannella per la base del nostro cous-cous con il mortaio di pietra.



Abbiamo cucito insieme una nuova sacca per la Scuola con la stoffa scelta on line da Simone mettendoci quasi un pomeriggio.


E poi abbiamo camminato e corso col cane, colorato, scritto una lettera al nostro migliore amico, costruito un milione di torri coi lego...
Vabbè dai, vincono ancora le mani reali contro le fionde virtuali.
Eppoi dovreste sentirlo urlare: "Mamma sei ganza!!!" quando lo aiuto a bombardare i maiali verdi: ci divertiamo un sacco.

lunedì 7 gennaio 2013

:: i sogni silenziosi ::

 (il primo fiore di orchidea di quest'anno)

Questa volta la vacanza è stata davvero vacanza.
Ci siamo (e)straniati dal mondo per qualche giorno: le grand tour attorno al nostro casale, senza muoverci mai.
E abbiamo fatto esattamente quello che era necessario in vacanza: solo cose che ci piacevano.

 (il Twist per Cuore di Maglia in lavorazione) 

Ma, sopra tutto, il tempo libero mi ha permesso di fare il punto di questa meravigliosa situazione che sto vivendo.
Se faccio mezzo passo indietro nella mia vita, quello che vedevo come stallo e inerzia totale non è stato altro che un momento di sospensione dalle mie passioni. Il tempo passato a crearmi una professione, poi a vivere un rapporto di coppia sano e pieno, alla fine a crescere un figlio, quel tempo lì era necessario che scorresse esattamente così e prendesse tutte le mie energie.

In questi ultimi mesi, invece, si sono spanati gli equilibri: ho lavorato davvero troppo, ho faticato troppo, mi sono ammalata.
E mi sono fermata.

Era tutto troppo, non era la voce che cercavo: di casino, di vociare, ce n'era fin troppo.
Nemmeno mi rendevo conto che bastava una richiesta a me stessa:" Shhhhhhhh, per favore".
Perchè, nonostante io viva nel silenzio attorno a me ogni giorno (ok, a parte Simone, ovvio), non ho silenzio dentro, ho un chiacchiericcio di affanni, scadenze, richieste, proposte, contatti, ricerche, risposte. Tutto troppo, non fosse che a quel vociare di fondo ci si abitua e non lo si riconosce più come deleterio a lungo andare.


Ecco, il punto della meravigliosa situazione che vivo sta nel fare silenzio dentro e isolare una dall'altra le stanze di me, quelle in cui stanno la madre, la moglie, l'amica, la figlia e così via. E di chiudere gli sgabuzzini del chiacchiericcio che affastellano, mescolano e confondono le voci, facendo sembrare tutte le parti di me stessa grigie, senza personalità e infinitamente stanche (per inciso, i social sono stati i primi a cadere sotto la mannaia).

Ho sbagliato quest'estate, per troppo zelo, per eccessiva presunzione: ho pensato di poter fare tutto e bene.
Peccare di sovrastima è deprimente, capire i miei limiti esaltante.
Io fin qui arrivo, non ce la faccio a far di più, perchè voglio pensarmi la vita bene e la bontà richiede cura e tempo. In silenzio.  


Così il mio anno inizia senza nuovi propositi, perchè ho già troppi sogni che mi tengono occupata per poter trovare spazio ad altro.
Sogni da buona madre, progetti di musica e poesia (anche insieme!), cura di me.
Sssh. 
 
 

giovedì 27 dicembre 2012

:: when in Rome ::


Roma al volo, Roma tante facce.
La faccia della Stazione Tiburtina che pare l'Enterprise di Star Trek e quella degli amici poeti che ti vengono ad aspettare abbracciandoti, senza averti mai vista prima.


La faccia del lavoro in Giuria, dove, per ore e ore, aneddoti su poeti incredibili (da Bellezza a Sanguineti, dalla Morante a Pasolini... conosciuti e frequentati a lungo e personalmente da tanti dei giurati) si sono aggrovigliati alla lettura finale delle poesie in gara per decidere i vincitori.


La faccia della convivialità, dopo il lavoro - racconti e pensieri e storie e progetti.
Io ascoltavo ascoltavo ascoltavo.

La faccia della prima volta da più di 10 anni in una camera d'albergo da sola, coi miei libri preferiti.

 
Roma che mostra la faccia generosa: in una notte uno scrittore incredibile, candidato al Nobel per la Letteratura, legge il mio libro in bozza e mi scrive la prefazione (e me la fa trovare nella mail la mattina seguente - che miracolo di Natale, quello!).


Roma del Caffè Greco su via Condotti, dove si sorseggia qualcosa di caldo respirando la stessa aria di Brancati, Flaiano, della Mafai e della Padovani, di Penna, Levi e Palazzeschi.

Roma dei Fori Imperiali che tra un mese ci torno con Enrico, e avrà ancora un'altra faccia. L'unica che mancava.