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mercoledì 23 maggio 2012

:: il nostro "vegetannual" ::


Navigando in rete scopro che da tempo esiste Vegetannual un progetto nato per far conoscere ai bambini (ma io aggiungere anche agli adulti, spesse volte!) l'evoluzione armoniosa di ciò che ci nutre attraverso le stagioni.
Lasciando da parte il fatto che mi pare assurda l'ignoranza di bambini e adulti relativamente al ciclo delle verdure e dei frutti, (pensando che l'offerta globale di fragole a Natale e di pomodori a Pasqua sia assolutamente normale), mi piace tanto l'idea di spiegare "evolutivamente" il processo di raccolta.

Mi sono permessa di tradurre liberamente il riassunto delle varie fasi da qui:
  • Prima spuntano le foglie come spinaci, cavolo verde, lattuga e bietole. Ciò si verifica di solito in primavera verso aprile e maggio.
  • Nel secondo periodo crescono le “teste di foglie e fiori” come il cavolo, lattuga romana, broccoli e cavolfiori. Ciò si verifica di solito a maggio e all'inizio dell'estate a giugno.
  • Il terzo periodo è l’allegagione (= la fase iniziale dello sviluppo dei frutti successiva alla fioritura NdT) e si trovano  piselli, zucche, cetrioli baby nel mese di giugno.
  • Il quarto periodo è quello dei fagiolini, peperoni verdi, pomodorini nel mese di luglio.
  • Il quinto è quello dei frutti più maturi e colorati come pomodori, melanzane, peperoni rossi e gialli a fine luglio e agosto.
  • Il sesto comprende i grandi frutti a guscio duro con semi all'interno come meloni, angurie, zucche, le zucche tra agosto ed ottobre.
  • Per ultimo arrivano i tuberi come le patate e le cipolle prima dell'inverno.
E quando si seminano e piantano?
Io vi dico cosa abbiamo fatto noi quest'anno.
Nei mesi scorsi alcuni semi li abbiamo fatti germogliare nel germogliatore, poi piantati in piccoli quadrati di terra (avete presente i contenitori di plastica a 6 o 8 buchi che vi danno quando comprate le piantine da orto? Li abbiamo tenuti dall'anno scorso e riciclati) e infine messi nell'orto.
Molte altre piantine le abbiamo semplicemente comprate al mercato agricolo.
Ora aspettiamo che crescano (e tra qualche settimana completeremo gli spazi dell'orto con zucchine, peperoni e melanzane).

 







martedì 22 marzo 2011

Giornata mondiale dell'acqua

Non ho tante parole, ma vorrei condividere con voi i dati offerti dall'Istat (direi che parlano da soli..) ed un filmato divertente:


"Bevi l'acqua, non bere cazzate"

PS: A distanza di un anno, rinnovo qui la mia soddisfazione per la caraffa filtrante..



giovedì 3 marzo 2011

Germoglio..

.. m'hai provocato e mo' me te magno!

La paziente attesa di questa settimana abbondante ha portato i suoi frutti: da qualche semino di erba medica, ecco che poco per volta è cresciuta la vita. Giorno dopo giorno queste piantine si alzavano di qualche millimetro, amorevolmente bagnate ed accudite (incredibile, è la prima cosa verde che curo e che non mi muore tra le braccia). Ieri finalmente è stato decretato che erano pronti, i miei germoglietti erano arrivati al capolinea. E così oggi li ho degnamente onorati: salmone affumicato, pane casalingo ed insalatina di germoglietti (come nelle migliori tradizioni svedesi, suggerisce Stima dalla regia).


Manca un bicchiere di vino per brindare a questo momento, ma devo stare attenta, perché l'erba medica non è l'unica cosa che germoglia da queste parti:


Eh sì, in effetti un piccolo germoglio da accudire lo custodisco anche io.. Spero di essere altrettanto premurosa!

mercoledì 12 gennaio 2011

Essere una mamma GREEN


Sono onoratissima di essere l'ospite e, di conseguenza, la mamma GREEN della settimana del bellissimo blog BabyGreen.
E' stato un piacere parlare un po' di me e delle mie idee nel suo spazio, che vi consiglio di andare a vedere per trovare ottimi spunti davvero "eco" e realmente "green": leggetevi le idee sul vivere semplice e naturale che lì si possono trovare!
Grazie Baby Green, ora aspettiamo l'intervista di Mamma C. vero?

PS. Colgo l'occasione per ringraziare tutti quelli che ci stanno votando su wikio da qualche mese: non ci era mai capitato di avere due post in prima pagina!


sabato 8 gennaio 2011

Facciamo DETOX? - Parte 4 - I BAMBINI

I loro corpi sono in pieno sviluppo, così i neonati ei bambini sono più vulnerabili agli inquinanti ambientali rispetto agli adulti; diventa indispensabile creare un rifugio sicuro, sano e non tossico, privo di pericoli che potrebbero ostacolare il loro sviluppo mentale e fisico.
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1. Abiti naturali. Come abbiamo già segnalato al capitolo del bucato, è importante che i corpi dei più piccoli siano avvolti da fibre naturali e quanto più possibile biologiche. Oggi è possibile trovare abbigliamento per bimbi di cotone non trattato anche a prezzi non proibitivi in alcune catene di abbigliamento tipo OVS o Decathlon o ai mercatini del biologico (se conoscete altre marche biologiche economiche segnalatemele, grazie!). Eviterei per gli stessi motivi, tutti quei capi che sono venduti per la peculiarità di non stropicciarsi, non rovinarsi e non macchiarsi: dubito dell’esistenza in natura di filati e tessuti del genere!!!

2. Giochi sicuri. Devono essere garantiti, di qualsiasi materiale siano fatti: senza vernici al piombo, colori tossici e plastiche velenose. I migliori sono quelli in legno con finiture a vernici ad acqua, ma non è sempre facilissimo (o economico) trovarle. Un buon posto è l’IKEA, un posto più caro il Centro del Gioco Educativo, un paradiso di scelta è internet (io ho acquistato tutti i regali di Natale in legno in rete risparmiando moltissimo). Valutate sempre la spesa: spesso un gioco in legno ha durata maggiore e, se si rompe, può essere facilmente aggiustato con viti o con colle, cosa che non si può affatto dire della maggior parte dei giochi in plastica. In ultimo, ricordiamoci che comprare giocattoli al mercato, dalle bancarelle improvvisate o ai grandi magazzini, può apparire una scelta furba per il risparmio di denaro, ma quasi sempre lo è pochissimo per la sicurezza: quante volte il marchio CE che dovremmo trovare impresso sul gioco è un semplice adesivo removibile (e probabilmente falso), quante volte non è presente il nome dell'importatore, del controllo e un recapito per eventuali domande? Quanto è utile vestire i bambini naturalmente, nutrirli biologico se poi gli si mette in mano un gioco pericolosissimo?
3. Materiali naturali. A maggior ragione nelle camere dei più piccoli, vale il discorso dei mobili fatti di materiali naturali, dei muri dipinti con colori sicuri, dei tappeti di fibra naturale. Mi permetto di consigliare i mercatini delle pulci per trovare mobili e accessori per bimbi in materiali naturali come i legni grezzi su cui si potrà passare un velo di finitura atossica e vernice ad acqua avendo la certezza del naturale.

4. Biberon senza BPA e tettarelle in silicone. Su questo ci siamo già soffermati abbondantemente qui.

5. Pannolini lavabili. Un bambino userà circa 6.000 pannolini prima di imparare l’uso del vasino e ognuno di questi impiegherà fino a 500 anni per decomporsi: quanta differenza fa il loro uso? Mamma C ne ha parlato a lungo qui ed io l’ho trovata illuminante!

6. Pulizia. Si dice che la pelle del bambino sia più simile ad una spugna che ad una barriera: i detergenti tradizionali rischiano di aggravare eventuali intolleranze, allergie e fastidi. Nei loro primi anni vale davvero la pena di lavare poco (la mania del bagnetto ogni sera tutta italiana è una sciocchezza assurda, specialmente nei primi 18 mesi in cui i bimbi camminano poco e si sporcano quasi esclusivamente col cibo) e con ingredienti naturali. Mi sento di consigliare tonnellate di amido di riso ogni volta e, una ogni tanto, un poco di sapone di Marsiglia purissimo. Dopo il bagno nessuna crema ai petrolati tanto pubblicizzata sui giornali per mamme rampanti: olio di mandorle. Volete il profumo che sa di poco? Qualche goccia di olio essenziale risolverà il problema. Per lo shampoo (mai più di una volta alla settimana nei primi 3 anni di vita) affidatevi al biodizionario prima della scelta!

E voi, avete altri consigli da dare per rendere DETOX la vita dei più piccoli?

sabato 1 gennaio 2011

Facciamo DETOX? - Parte 3 - IL BAGNO E LE ALTRE STANZE

Immagine tratta dal mio bagno dipinto a mano
IL BAGNO
Il bagno pulito, il sapone e lo shampoo: ecco i nostri eco-consigli.

1. Usare detergenti ecologici. In commercio ci sono detergenti per bagno dichiarati green e ecologici, quali Winni’s, LIDL eco, Almacabio e molti altri. E’ un grande passo avanti utilizzarli. Un passo ulteriore (o forse un passo indietro, visto che lo si faceva già 50 anni fa) è usare il semplice sapone di marsiglia per la pulizia e l’acido citrico (guardate qui l’esperienza di mamma C. che l’ha usato come anticalcare) per togliere residui, aloni e muffe in modo perfetto. Nello stesso modo andranno benissimo sia l’aceto diluito che il succo di limone, lasciati ad agire per mezz’ora.

2. Montare i serbatoi acqua del WC a doppia cassa, in modo da utilizzare due differenti quantità di acqua a seconda della necessità.

3. Utilizzare cosmetici e detergenti sicuri. Io ho eliminato quasi tutto, lo ammetto. Uso solo sapone di Marsiglia o di Aleppo, aceto o acido citrico per balsamo, olio di mandorle come crema, anche per il viso, cera d’api per le labbra, bicarbonato di sodio e oli essenziali per deodorante. Sembro pazza alla maggior parte delle persone, forse lo sono e mi garantirò rughe da 90enne a 50 anni e capelli da Maga Magò fin d’ora. Pace, a me piace così. Per il resto della famiglia, tento di scegliere prodotti eticamente buoni e esclusivamente vegetali e biologici, tramite il biodizionario e negozi selezionati (tranne le volte che papà Enrico se ne dimentica e arriva con qualche offerta speciale del supermercato presa al volo…). Nella sezione "Provati per Voi" ci sono gli esperimenti di Mamma C. sul deodorante (riuscitissimo!) e sul sapone di Marsiglia (soddisfacente) e sullo shampoo (poco convincente, urge altro esperimento mamma C.!!!).

4. Eliminare la microfibra. Lo so, va di moda un sacco in questo periodo, l’ho comprata pure io tempo fa. Ora l’ho messa via a favore del solo cotone purissimo di accappatoi, asciugamani e salviette. Spesso cerco e trovo cotone bio, a volte bambù ma è ancora carissimo e non me lo permetto quasi mai.

LE STANZE

Le nostre stanze sono davvero libere da veleni e tossine? Chi li fa entrare? L’inquinamento o il nostro comportamento? Ecco i nostri consigli per vivere verde nelle stanze di casa.

1. Aerare tutte le stanze per almeno 30 minuti al giorno. Aprire le finestre sembra un sacrilegio, specialmente se si vive in città o fa freddo d'inverno, pensando che l’aria di casa sia più sana di quella esterna: niente di più sbagliato. I mobili composti da elementi di sintesi e non naturali rilasciano sostanze nocive che vanno eliminate con l’aria nuova, i tappeti sono la casa degli acari (lasciarli all’aria e al sole è la cosa migliore!), le pareti potrebbero essere state imbiancate tempo fa con vernici a base di ingredienti impattanti per noi e per l’ambiente. Non è necessario buttare tappeti, cambiare l’arredamento e ridipingere casa (anche se progressivamente sarebbe bello andare in quella direzione..), basta e avanza migliorare la qualità dell’aria di casa, mantenendo gli spazi ventilati ed arieggiati a sufficienza.

2. Togliere le scarpe alla porta di casa permette un ulteriore pulizia degli ambienti interni senza uso di disinfettanti (nemmeno sempre utili ed efficaci, peraltro).

3. Lavare pavimenti e superfici con detersivi a basso impatto. Oltre ai detersivi eco-bio in commercio, vale la pena ricordare che un ottimo spruzzino è composto da alcool, acqua e bicarbonato, che un ottimo detersivo per pavimenti è composto da un secchio di acqua calda bollente del rubinetto, un poco di bicarbonato (un cucchiaino) e qualche goccia di detersivo per i piatti.

4. Evitare l’utilizzo dei profumatori per ambiente da supermercato, che contengono fissativi del profumo a base di ftalati (ma sempre BPA in giro???), che abituano noi e i nostri figli agli odori innaturali e irreali, che non restituiscono la stessa piacevolezza di un semplice pout pourri di petali, foglie e frutti secchi su cui abbiamo versato poche gocce di oli essenziali, tonificanti o rilassanti. Nello stesso modo sono da evitare le candele profumate a base di paraffina (derivato del petrolio) a favore della buona vecchia cera d’api. E che dire del profumo di un bel mazzo di fiori ogni tanto?

5. Mantenere umidità costante negli ambienti. Abbiamo case con aria spesso troppo secca, a causa dei riscaldamenti invernali; è d’obbligo un buon umidificatore che permetta una sana respirazione, che faccia posare la polvere, che regali un buon profumo all’ambiente con qualche goccia di olio essenziale. Per una persona adulta, in situazione di riposo, le temperature consigliate, con relativi tassi di umidità ideali, sono:
* con 18° di temperatura, un’umidità del 100%
* con 19° di temperatura, un’umidità dell’80%
* con 20° di temperatura un’umidità del 60%
* con 21,5° di temperatura, un’umidità del 40%
* con 23° di temperatura, un’umidità del 20%

6. Eliminare progressivamente le tappezzerie e le moquette; non vanno più di moda e meno male. Spero di moda non tornino mai, che son malsane e fonte inesauribile di muffe, batteri, acari della polvere e allergeni. Sarebbe bello sostituire progressivamente tali materiali con il legno e il sughero o la pietra. E per i giochi dei bambini, solo tappeti in materiale organico, lana, cotone, canapa e juta vero? Ma sulle stanze dei bambini, ci sarà presto un post dedicato!!!

E voi, avete altri consigli da dare per rendere DETOX le stanze?

Per chi se l'è perse, ecco le puntate precedenti:
Facciamo DETOX? Parte 2 – IL BUCATO


Immagine tratta dal mio bagno dipinto a mano



giovedì 23 dicembre 2010

Facciamo DETOX? Parte 2 – IL BUCATO

Fare il bucato è una cosa che adoro; sarà che negli anni ho sviluppato un mio modo personale di avere cura dei vestiti (i miei mica tanto, sono famigerata per quanto trascuro il mio abbigliamento, ma aver cura di quelli di papà Enrico e Simone lo considero uno dei miei gesti d’amore quotidiani). Non riuscirei a pensare a tale gesto gentile senza la certezza di non danneggiare il loro corpo inquinandolo di chimica e restituendo il resto delle schifezze dei detersivi commerciali nell’ambiente.

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Quindi ecco i consigli per un bucato che rende puliti i vestiti ma anche noi e l’ambiente.

1. Le nostre ricette per i detersivi lavatrice in polvere e liquido ormai le conoscete a memoria, come anche l’utilizzo dell’aceto (o dell’acido citrico) come ammorbidente. In questo modo il nostro corpo rimane semplicemente a contatto con stoffa “pura” e l’ambiente in cui immettiamo gli scarti del nostro ciclo di lavaggio non ne risente.


2. A questo proposito, sottolineo come sarebbero da preferire indumenti composti da filati vegetali o animali ma non di sintesi (cioè niente acrilico, niente pile, niente sintetico). Il potere calorico e la qualità del calore della lana, ad esempio, non sono paragonabili a null’altro. Ma se proprio non possiamo evitare l’acquisto di sintetici (i pile li usiamo anche noi d’inverno..) almeno impediamo al nostro corpo di venirne a contatto, indossando sotto canottiere, maglie e calzamaglie di cotone che coprano il busto, le braccia e le gambe.


3. Non usare candeggina; è vero, sbianca e smacchia e pure bene, ma il cloro e gli agenti dannosi che vengono liberati e, come nel caso dei piatti della puntata scorsa, non risciacquati mai completamente, rimangono a contatto con la nostra pelle. Oggi ci sono alternative non allergizzanti e non inquinanti come il percarbonato di sodio, che sono smacchianti già a 30° e conservano i bianchi molto bene.


4. Usare oli essenziali per profumare il bucato; spesso ci si lamenta che il profumo del sapone di Marsiglia non è abbastanza persistente sul bucato (anche se a me sembra più che abbondante). Noi consigliamo di evitare gli ammorbidenti e i profumatori da armadio, sostituendoli con poche gocce di oli essenziali all’ultimo risciacquo e qualche goccia degli stessi oli su una piccola pezzuola da tenere negli armadi (o divertirsi a raccogliere lavanda e petali per farli seccare e profumarli con gli oli per avere fragranze naturali tutto l’anno).


5. Evitare le lavanderie a secco. Tralasciando il fatto che la maggior parte dei capi di abbigliamento che riportano la dicitura “lavare a secco”, possa essere lavata a mano delicatamente senza problemi, sto notando che ormai la tendenza dell’abbigliamento è rivolta ad evitare tali generi di tessuti. Per il resto, è importante sapere che la maggior parte lavanderie a secco utilizza detersivi a base di percloroetilene, o "perc" in breve, sostanza dannosa, potenzialmente cancerogena e causa della riduzione della fertilità oltre a varie altre malattie.

6. In merito al potere lavante delle noci si è già espressa Mamma C: non ci hanno convinto. Potete andare a rileggervi perché.


7. Usare una lavatrice di nuova generazione; che non vuol dire comprata ieri. Dopo la classe A, ormai si aggiungono solo i +++ che di differente hanno un po’ di consumo d’acqua e velocità di lavaggio. Ovvio che meno acqua e più velocemente si lava meglio è, ma un elettrodomestico già di nuova generazione (classe A) è un regalo più che sufficiente all’ambiente.


8. Evitare le asciugatrici; inutile che scriva quanto consumano in termini di energia elettrica per ottenere lo stesso risultato del bucato steso all’aria, solo un poco più velocemente ed usurando più rapidamente gli indumenti vero?


9. Stirare il minimo indispensabile; lo so, sarebbe meglio non stirare affatto, per i consumi di energia elettrica e per evitare parte dell’usura dei vestiti, ma non sempre è possibile. Per il mio lavoro, ad esempio, se vado da un cliente a proporgli migliaia di euro di lavori di acustica, non posso proprio presentarmi stropicciata o mal messa perché l’occhio vuole la stessa parte della sostanza tecnica (poi però mi vesto stropicciatissima quando lavoro a casa). E credo questo valga per moltissime di noi che lavorano e non possono presentarsi sul posto di lavoro conciate malamente, ad esempio. Ma, come ho scritto, credo ci sia una grossa differenza tra avere pronto il “vestito da lavoro” e stirare anche canottiere, calze, mutande o strofinacci di cucina come faceva mia madre.


E voi, avete altri consigli da dare per rendere DETOX il bucato?


Per chi se l'è perse, ecco le puntate precedenti:



sabato 18 dicembre 2010

Facciamo DETOX? Parte 1 – LA CUCINA

Come ho già scritto qui, il Natale per noi è forse un poco differente da quello di molti altri.

Significa l’arrivo dell’inverno, di un momento più spiccatamente destinato alla riflessione su di sé e sugli altri, alla calma ed alla cura di ciò che ci circonda.

E per questo, quale momento è migliore per imparare come evitare tante piccole aggressioni quotidiane? Facciamo chiarezza? Facciamo DETOX?

Or dunque: alcune tossine sono inevitabili (lo smog in città, i fumi delle fabbriche se si abita accanto, etc..), ma molte, moltissime altre, soprattutto casalinghe possono essere controllate e eliminate.

Ecco così una piccola guida per detossinare la casa e migliorare la qualità della vita che ci accompagnerà per qualche settimana.
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Oggi iniziamo dalla cucina, molti suggerimenti saranno ovvi, altri forse un po’ meno, ma tutti insieme ne faranno un luogo detox.

1. Mangiare cibo biologico, solo di stagione e non conservato in frigo è il miglior modo di abbattere veleni e pesticidi contenuti negli alimenti; nel caso non fossero disponibili prodotti biologici, pelare e sbucciare sempre le verdure ed i frutti.

2. Bere dal rubinetto. L'acqua in bottiglia ha confezioni accattivanti e invitanti, la pubblicità ci racconta fesserie (“L’acqua che elimina l’acqua” tanto per dirne una che fa morir dar ridere qualsiasi medico) che ci illudono di poter far splendere reni e pelle esclusivamente con l’acqua che viaggia per centinaia di chilometri al sole, in bottiglie di plastica e ci aspetta giorni interi sugli scaffali dei supermercati. In verità, l’acqua del rubinetto ha spesso un cattivo sapore (di cloro) ma è sottoposta a controlli severi e di certo più accurati e meno “di parte” di quelli menzionati sulle etichette delle acque in bottiglia. Per correggerle il gusto e non le proprietà, basta filtrarla alla fonte (inserendo i nuovi filtri direttamente nei tubi dell’impianto di casa se si può) o più semplicemente quando la si sta per bere fresca con una banale caraffa come questa.

3. Eliminare le padelle antiaderenti contenenti teflon, la cui manutenzione deve essere perfetta e che non devono mai presentare graffi o scalfitture che possono rilasciare sostanze chimiche nocive, a favore della vecchia padella in inox o delle nuove generazioni un poco più costose (ma anche più durature) in ceramica.

4. Usare un detersivo per i piatti e per la lavastoviglie non aggressivo né inquinante e in nessun modo chimico. Ricordiamoci che la risciacquatura a mano o il lavastoviglie non è efficace al 100% e che in minima parte il detersivo di lavaggio viene ingerito mentre mangiamo e beviamo. Uno dei prossimi Provati per voi sarà proprio una “ricetta casalinga” per rispettare noi e l’ambiente quando ci occupiamo delle nostre stoviglie, non perdetela! Il brillantante, ormai lo sapete, non può che essere aceto o acido citrico.

5. Conservare gli alimenti in contenitori di vetro e pirex, mai nella plastica (tutta la plastica, dai vassoi in polistirolo per la carne tagliata ai fogli di plastica per conservazione di ortaggi, frutti e insalate prelavate). Del pericolo BPA ho già parlato qui, ma ci tengo a rimarcarlo. Fateci caso: comperiamo e conserviamo tantissimi alimenti nella plastica dei contenitori da frigo/congelatore/microonde (che, quasi nella loro totalità non sono ancora BPA free, visto che in commercio ci sono immense scorte ancora da smaltire di plastica vecchia che nessuno vuol cambiare). Vi rimando qui per convincervi ulteriormente del futuro del vetro sulla plastica negli alimenti. Aggiungo ancora che lo smaltimento del vetro e del pirex non crea danni all’ambiente (bottiglie del latte in uso quotidiano, yogurt se non autoprodotto, etc..) perché entrambi riconvertibili al 100%.

Ora non c'è che da provare!

sabato 11 settembre 2010

Andiamo al mercato del contadino!

Fa fico chiamarli farmers' market, ma confesso che a me piace la traduzione Mercato del Contadino, che fa più terra terra (e non solo astrattamente).
Ormai per noi è diventata un'abitudine irrinunciabile, fin dall'apertura del primo sabato di luglio, come dissi qui.
Noi andiamo a Calamandrana (AT) a comprar verdure raccolte il mattino nei dintorni dalle aziende bio, ma così bio, che se non ce la fai il sabato, puoi andare direttamente da loro e raccoglierti la roba da solo nei campi. Quindi niente bufale, niente finto mercato con la roba che arriva da chissà dove: se nei dintorni ha fatto freddo o è piovuto in settimana, la verdura sarà meno bella (ma non meno buona), se il sole è stato abbondante sarà più matura, se non ci si affretta il sabato mattina si rimane senza il latte appena munto nella bottiglia di vetro.

E poi, mentre i contadini rimpinzano sempre Simo di piccoli regali gratuiti che lo fanno uscire a pancia piena di frutta dolcissima, io mi godo i due banchi di stoffe e lavori a maglia che sono semplice arte senza tempo.

Se siete in zona, venite e alimentate questa iniziativa che si basa solo ed esclusivamente sul passaparola e sulla buona volontà dell'acquisto responsabile.

sabato 17 luglio 2010

Provo a vivere senza BPA (o quasi)

Il bisfenolo A (o BPA) viene usato, insieme ad altre sostanze chimiche, per produrre il policarbonato, una plastica rigida con cui si fabbricano biberon, piatti, tazze, caraffe, stoviglie per il microonde e recipienti vari ad uso alimentare. Il bisfenolo viene utilizzato anche per produrre materiale plastico adatto al rivestimento interno di lattine, serbatoi per acqua, ecc... Per questi suoi impieghi è presente nell'elenco delle sostanze idonee al contatto con gli alimenti ed è stato più volte oggetto di studi per poterne valutare l'effettiva sicurezza.
La possibilità che venga ingerito dipende dal fatto che dai contenitori e dai rivestimenti interni il bisfenolo può migrare in piccole quantità nei cibi e nelle bevande.

Le informazioni dettagliate si trovano qui su Wiki.

Verrà rilasciato a settembre il parere finale dell'Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) sulla problematica del BPA; lo ha annunciato in una nota la Commissione dell'Autorità sul BPA, che si è riunita per valutare gli effetti della sostanza in alcuni tipi di biberon e in altri contenitori per alimenti. Ma c'è da fidarsi? Se leggete qui, capite che anche in questa Commissione di valutazione c'è chi è stato pagato dai produttori di BPA per dire che non ci sono problemi nè pericoli: peccato che gli studi recenti dicano il contrario e che, se il BPA non creasse guai, forse non ci sarebbe la necessità di corrompere uno scienziato valutatore per avere pareri favorevoli.

Sempre citando da vari studi presenti in rete, leggo che il Parlamento francese ha approvato definitivamente il 23 giugno 2010 un provvedimento che vieta la produzione e la commercializzazione di biberon che contengono Bisfenolo A in Francia. L’entrata in vigore della nuova norma potrebbe scattare solo dal 1 gennaio 2011, per dare la possibilità alle imprese di smaltire le scorte; inoltre, il dibattito sulla proposta di vietare il Bisfenolo A in tutti gli oggetti a contatto con il cibo è stato rimandato all’anno prossimo, quando la documentazione scientifica sarà più completa.

Per dovere di cronaca va detto che provvedimenti simili sono già stati adottati nei mesi scorsi in Canada e Danimarca, mentre negli Usa si vendono solo biberon senza Bisfenolo A.

In Francia la Lega contro il cancro ha iniziato a raccogliere le firme per chiedere alle autorità sanitarie di rendere obbligatoria una dicitura sulle etichette dei prodotti dove si evidenzia la presenza di Bisfenolo A.

La Lega contro il cancro sostiene che il policarbonato (plastica usata per i biberon e molti altri contenitori per alimenti ricavata da catene di molecole di Bisfenolo A) quando viene sottoposto a calore cede BPA e per questo motivo si sconsiglia alle mamme di riscaldare il latte nei biberon. La cessione di molecole nocive ai prodotti alimentari si pone anche quando si riscalda a bagno maria una scatola di piselli in scatola o di carote o altri ortaggi. Le lattine di metallo infatti sono ricoperte all’interno di una sottile strato di Bisfenolo per evitare che il metallo trasferisca sapori e odori al cibo.

Io non so dove ho vissuto fino ad oggi, ma confesso che non lo sapevo. Ho sempre riscaldato i contenitori da microonde nel microonde (per l'appunto non si comprano apposta??), compresi i biberon di Simo (4 giri a 800 Watt e via), ho scongelato, cotto a vapore, sciolto... Insomma ho fatto tantissimo con il microonde, spesso evitando i fornelli, che si sporcano di più, che sporcano le pentole, che richiedono più tempo e attenzione. Perchè poi alla fine il motivo è sempre il tempo da risparmiare, no?

O no?

Leggendo nei giorni scorsi gli studi sul BPA ho capito che il rischio per me e mio marito, ma soprattutto per mio figlio, è risparmiare tempo ora per poterlo spendere a curare i danni che fa il BPA.
E quindi sto provando a sostituire tutto quello che è di plastica e sta a contatto con il calore degli alimenti: NON E' AFFATTO FACILE, proprio no.
Fare piazza pulita di tutti i contenitori da frigo che poi passano nel microonde, eliminare le vaporiere da microonde, sostituire il frullatore grande col bicchiere in plastica (ci frullo le minestre bollenti) con uno col bicchiere in vetro, frullare col frullatore piccolo ad immersione che ha il gambo di plastica solo alimenti raffreddati, cambiare tutti i piatti e le posate e i bicchieri di Simone, sostituendoli con vetro, coccio, acciaio e ceramica: NON E' EVIDENTE ma si fa.

E i biberon?

Buttati quelli vecchi, li ho cercati garantiti senza BPA (ci sono alcune marche che li vendono da un po', sorpresa!!!) per poter continuare ad usarli nel microonde (quando Simo si sveglia nel cuore della notte io proprio non ce la faccio a far bollire il latte nel pentolino e azzeccare la temperatura).

E così ha tutto più senso: comprare biologico al nostro farmer market preferito dai produttori locali, cucinare vecchia maniera, mangiare in piatti "normali" e lavarli con detersivo home-made per evitare residui chimici significa solamente chiudere un cerchio virtuoso di salute. E non richiede poi così tanto tempo in più, richiede solamente di cambiare abitudini (ed è una cosa forse più difficile!).
Così oggi (il sabato mattina è dedicato alla spesa al farmer market a km zero qui) abbiamo comprato, trale altre cose, le zucchine trombette, le abbiamo cucinate a vapore in pentola con la griglia d'acciaio old fashion, le abbiamo mangiate subito in parte ed in parte congelate nei contenitori di vetro. E mentre cuocevano le trombette, accanto bollivano i limoni per il detersivo per i piatti. Che basti ogni tanto rubare un po' di tempo ad internet per non vivere alla rincorsa (al posto di rubarlo alla salute?).

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venerdì 25 giugno 2010

Laura e il deodorante naturale

L'ho aspettata per mesi questa "ricetta" (Laura era impegnata in cose MOLTO più importanti!!!), ma ora che so che al posto del deodorante il bicarbonato di sodio è più efficace, naturale e, più che altro, meno intossicante, non lo abbandonerò mai più!
Che dite, proviamo?
Per tutti i particolari su questo deodorante (solo e semplicissimo bicarbonato!) andate nel post di Laura che è dettagliatissimo. E poi raccontiamole com'è andata se lo facciamo anche noi.
Grazie ancora Laura.

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sabato 5 giugno 2010

Ledum palustre vs. Zanzare: 1-0

D'accordo, la mia formazione scientifica mi porta ad essere critica nei confronti dell'omeopatia, per cui in caso d'infezione batterica ricorro agli antibiotici, ma ci sono altri mille casi in cui senza perplessità ricorro ai famosi granuli. Una di queste situazioni riguarda la mia personale lotta alle zanzare. E' pazzesco, sono un catalizzatore: se siamo dieci ad un tavolo, indubbiamente si scateneranno su di me. Inutile dire che papà D. è l'esatto opposto, deve fare davvero schifo a questi malefici insetti. Visto che non posso pensare ad una trasfusione da lui a me e non intendendo cospargermi di sostanze tossiche repellenti, ho scoperto il LEDUM PALUSTRE 30CH.
Il principio di questa sostanza è cambiare l'odore del sudore, rendendolo sgradito agli insetti (ma non all'Uomo), evitando quindi di essere punti. Sono anni che ne faccio uso: 3 granuli da prendere tre-quattro volte al giorno, facendoli sciogliere sotto la lingua (ovviamente in concomitanza non devo bere il caffè, che limiterebbe l'assorbimento visto che causa vasocostrizione). Per chi non avesse dimestichezza con l'omeopatia, ricordo che non bisogna toccare i granuli con le mani (le confezioni in genere hanno un tappino in cui far cadere la dose prescritta, che si può assumere direttamente da lì). Inizio a prenderli con l'arrivo del caldo (quest'anno a metà maggio) e smetto verso settembre. Tra l'altro si possono usare anche sui bambini dopo i due anni (ma chiedete prima conferma al pediatra) e quest'anno ho iniziato anche con lo squatter che lo prende come un gioco ed essendo i granuli di zucchero, non oppone resistenza!! Persino una scettica come me deve ammettere che effettivamente la frequenza di puntura è decisamente diminuita: non che non mi pungano, ma sicuramente molto, ma molto meno. Me l'aveva consigliato l'omeopata in occasione di un mio viaggio nel Sud-Est asiatico. Ovviamente per le località esotiche, dove il rischio della malaria è alto, ho assunto anche il Lariam, anche se devo dire che sono stata punta molto di rado anche lì. Ma qui da noi questo rischio non esiste, così anziché cospargermi di prodotti repellenti ben noti, mi affido in toto all'omeopatia. Alla faccia del mio scetticismo!

martedì 11 maggio 2010

Provati per voi: Sapone di Marsiglia

Sembrerà un'ovvietà, ma onestamente non lo conoscevo. Voglio dire: usavo il sapone di Marsiglia per lavare alcuni capi più delicati, ma leggere questo articolo di Veggie mi ha illuminato. Intanto pensavo che i saponi fossero tutti uguali, che cambiassero le marche o le fraganze e poco più.. E chi lo immaginava che dentro ci fossero tante schifezze? Faccio di tutto per evitare prodotti testati sugli animali e poi scopro che in moltissimi saponi c'è addirittura il sego di bue, indicato tra gli ingredienti come "Sodium tallowate" e ricavato dalla lavorazione degli scarti di macellazione di questo animale??? Beh, questo ingrediente è presente persino in quello che reputavo il sapone più semplice e naturale. Ovviamente dipende dalle marche. Non ho la percentuale sulle vendite, ma sbirciando sugli scaffali dei saponi per l'igiene personale ho avuto un'illuminazione: ho scoperto la linea dei Provenzali. Ho davvero "fatto le pulci" (deformazione professionale, essendo una veterinaria??) a tutte le marche presenti e questa mi ha soddisfatto. Intanto per gli ingredienti: giusto lo stretto necessario. Poi il saponificio che lo produce adotta energie rinnovabili (e sono in pochi, credetemi); inoltre leggo: "Questo saponificio è ad Impatto Zero. Le nostre emissioni di CO2 sono compensate grazie alla riforestazione e tutela di un'area boschiva in Costa Rica".. Ma che figata!!!! Non sono andata a controllare fin laggiù (magari!!!), ma già l'idea la trovo interessante. Inutile aggiungere che non testano sugli animali e che hanno il benestare del WWF. Non amo pubblicizzare marche, ma quando trovo qualcosa di interessante ed utile in cui credo, mi piace spargere la voce (completo l'opera dicendo che di questa linea ho trovato sempre al supermercato a prezzo bassissimo anche il burro di Karitè che uso per produrmi il deodorante).
Tornando al sapone di Marsiglia, Veggie ne indica diversi usi per la pulizia della casa e per l'igiene personale. Io mi sono limitata a trasformarlo in sapone liquido, seguendo un altro suo articolo e provarlo come bagnoschiuma e come sapone per le mani.


Seguendo le indicazioni, ho grattugiato grossolanamente 50 grammi della saponetta (un terzo preciso) e l'ho sciolta in un litro di acqua a fuoco molto basso, poi ho spento e l'ho lasciata raffreddare tutta la notte. All'indomani mi sono trovata un panozzo di gelatina, che ho spezzato col frullino ad immersione. Ho ottenuto un gel un pochino troppo denso, quindi ho versato ancora un po' d'acqua (circa 100 ml, meno d'un bicchiere). Ho aggiunto un cucchiaio abbondante d'olio di mandorle (sempre quello avanzato dalla gravidanza, ne avevo preso a vagonate!!!), ho aggiunto una trentina di gocce di essenza bouquet ed ho travasato in un flacone di recupero (ho ottenuto 1 litro e mezzo di sapone). Al prossimo giro magari divido in più flaconcini ed uso olii essenziali diversi, così vario un po' profumazione.

Pro: mi sto trovando benissimo, pulisce bene e lascia la pelle morbida e profumata.
Contro: non essendoci tensioattivi non fa schiuma ed è un po' viscido. Per me non rappresenta un problema, ma sicuramente siamo molto lontani dai saponi liquidi in commercio...

Visto che però è un sapone (relativamente) naturale ed ad impatto ambientale davvero quasi nullo, lo sto adottando senza riserve!

Promosso!

lunedì 26 aprile 2010

Provati per voi: Sapone Alga

Mi hanno troppo incuriosito gli articoli di vari blog, che decantano le doti di questo sapone. In una fase della mia vita in cui cerco il semplice, il naturale, l'essenziale ma sufficiente, ho deciso di provarlo anche io. Ho chiesto consigli alla fonte, la gentilissima Veggie di La Regina del sapone, che mi ha dato due dritte, poi mi sono buttata. Intanto lo si trova nei negozietti che vendono detersivi a poco, oppure in quei bugigattoli cinesi che vendono di tutto. In realtà anche l'Ipercoop lo tiene sui suoi scaffali (87 centesimi a panetto). La ricetta di Veggie parlava di 3 panetti in 600 ml d'acqua per ottenere 2 l di detersivo; io però ho dimezzato le dosi (avevo solo un flacone da un litro) e quindi ho usato:
  • 1 panetto e mezzo di Sapone Alga
  • 300 ml di acqua del rubinetto
Ho tagliato a tocchi il sapone, l'ho unito all'acqua in un pentolone ed ho portato ad ebollizione il tutto, mantenendo basso il fuoco. Dopo aver lasciato intiepidire, con l'aiuto di un becher ed un imbuto ho versato la soluzione nel flacone, ho portato ad un litro (erano 900 ml) aggiungendo altra acqua ed ho lasciato raffreddare.


Per il mio primo bucato (di bianchi, ottimi tester) ho utilizzato 200 ml della soluzione ottenuta e, come consiglia anche Veggie nel suo articolo, ho aggiunto un cucchiaio di percarbonato per sbiancare ed un cucchiaio di bicarbonato per potenziare il sapone liquido, togliere gli odori e proteggere dal calcare. Un bicchiere di aceto bianco e qualche goccia di essenza di lavanda al posto dell'ammorbidente ed ho avviato il mio bucato di bianchi a 30°C.
Il risultato è stato ottimo: niente macchie e niente aloni. L'unica pecca è che è rimasto un po' di odore di sapone, ma facilmente superabile, usando essenze più persistenti (al secondo bucato ho usato il tè verde ed è andata benissimo).
Mi fanno pensare solo due cose: la prima è che l'olio di cocco è un olio importato, già qui non è ad impatto ambientale zero; la seconda è la biodegradabilità al 100%. Sono un po' scettica sulla percentuale, ma sicuramente sarà meno inquinante dei soliti detersivi..
Forse ho trovato il detersivo da lavatrice che fa per me!

martedì 20 aprile 2010

Provati per voi: deodorante home-made

Sarà la primavera, sarà il sole.. ma stamattina mi sentivo creativa e così ho deciso di darmi alla produzione del deodorante home-made. Di base ho preso la ricetta di Ester di Kosenrufu Mama, ma l'ho riveduta e corretta. Sull'onda del riciclaggio come stile di vita, volevo consumare quello che avevo in casa, per cui al posto dell'olio di jojoba ho utilizzato dell'olio di mandorle avanzato dalla gravidanza, che, essendo molto ricco in vitamina E, dovrebbe fungere da conservante e prevenire l'irrancidimento. Per l'essenza ho utilizzato un olio al frangipani (il mio fiore preferito), preso in Indonesia durante il viaggio di nozze qualche annetto fa. Era nato come olio da massaggio, ma visto che ormai i massaggi di papà D sono solo un ricordo, ho cercato di "riciclarlo" adattandolo alla ricetta.

Ingredienti:
  • 2 cucchiai di burro di karitè
  • 2 cucchiai di bicarbonato di sodio
  • 2 cucchiai di maizena
  • 2 cucchiai di olio di mandorle
  • 1 cucchiaio di olio al frangipani
Esecuzione:
  • unire tutto tranne gli olii e passare al microonde (20 secondi alla massima potenza)
  • aggiungere gli olii e mescolare accuratamente.

A composto tiepido, utilizzando una siringa ed un ago rosa (18G, lo si trova in farmacia), ho riempito il contenitore del mio precedente deodorante (terzo riciclo della ricetta), in modo da poterlo successivamente ben dosare..
Con l'entusiasmo di una bambina con il giochino appena ricevuto, l'ho subito provato: intanto non ha macchiato i vestiti (e questo è fondamentale), poi devo dire che l'effetto dura da stamattina (infilando il naso nella maglietta, sento ancora adesso profumo e devo dire che oggi ho messo veramente a dura prova la sua tenuta). Se effettivamente non irrancidisce in qualche giorno, ho trovato finalmente il deodorante per me!

domenica 18 aprile 2010

Buoni propositi


E' qualche giorno che sono pensierosa. Uno dei miei difetti (ce ne sono di peggiori, ma per ora taccio!) è l'incostanza. Onoro le feste e le giornate dedicate a, ma alla fin fine poco cambia nella mia vita. Vorrei, almeno in questa occasione, cogliere sfida di Mammafelice e portarla avanti sempre, non solo un giorno.


Mi sembra tutto assolutamente fattibile. Ammetto di essere andata a vedere cosa siano i rompigetto e con mio sollievo ho scoperto di esserne già fornita. Alcuni punti sono già attivi, quindi mi concentrerò sull'eliminiazione di un detersivo industriale (e Mamma F mi dà un ottimo spunto) e sull'istituzione sul balconcino di un vasetto di aromi per la cucina.
Intanto abbiamo pensato a come riciclare qualcosa. Abbiamo optato per il riuso di bottiglie di bibite gassate come timbri per i nostri disegni. Era il nostro primo giorno con i colori (peraltro a mano), per cui siamo già molto soddisfatti dei risultati, ma miglioreremo con l'esperienza :)))


sabato 17 aprile 2010

Provati per voi - Aceto e Bicarbonato di Sodio (2 mesi dopo)

balsamo a base di aceto e 3 gocce di lavanda officinale di mamma F


Ho aspettato un po' a scrivere questo post, sebbene le idee le avessi chiare già qualche giorno dopo lo stravolgimento casalingo dovuto al mio tentativo di renderci ad impatto zero per quanto riguarda i detersivi e cosmetici casalinghi.

ACETO
Come ammorbidente - PROMOSSO! Riempio interamente la vaschetta in cui mettevo l'ammorbidente se ho il pieno carico, sennò la riempio solo a metà poi aggiungo un cucchiaino di ammorbidente (lo facevo quando dovevo finire quello rimasto, visto che odio gli sprechi...) oppure, come faccio ora, tre gocce di olio essenziale. Non sentivo le stoffe così "vere" da millenni. E poi, visto quante stoffe nuove ho comprato ultimamente per i miei quilt, quale prova migliore per testare la reale bontà del cotone? Nel caso di tessuti che richiedono un "plus" di morbidezza, metto la palla nel cestello piena a metà di aceto (oltre a quello che fa da ammorbidente) in modo che durante il lavaggio con il detersivo, la stoffa non perda di consistenza. Dimenticavo: anche senza olii essenziali o ammorbidente lascia pochissimo (ma proprio pochissimo) odore.
Come brillantante - PROMOSSO! Le stoviglie sono esattamente come con il brillantante normale (ma a costo inferiore, sia per l'ambiente che per il portafoglio), ovvero un po' meglio ma nemmeno il brillantante tradizionale, checchè ne dicano, fa miracoli. Io riempio interamente il vano del brillantante con l'aceto e basta.
Come balsamo - PROMOSSO! Ho riempito un vecchio contenitore di aceto e ho aggiunto tre gocce di olio essenziale di lavanda. Si conserva bene anche per più lavaggi. E' un poco più complicato da mettere in testa (sembra di farsi la tinta, se qualcuna se l'è mai fatta da sola...) perchè è liquido, la prima volta ne ho usato un sacco, poi son diventata "sgamata" e ho imparato ad usarne quanto basta. I capelli sono fantastici dopo il lavaggio, l'aceto fa l'effetto di un balsamo leggero, perfettamente districante (io ho i capelli lisci, non so se chi li ha tanto crespi e secchi possa ritenerlo sufficientemente curativo...) e lievemente purificante (ho i capelli che tendono ad ingrassarsi un po' e ho visto la differenza dopo un giorno di ufficio e una dormita: molto più vaporosi!).

BICARBONATO DI SODIO
Potenziatore di detersivo a mano per i piatti - PROMOSSO! La ricetta l'avevo già data in un post precedente (in origine è QUI ) e l'ho seguita pari pari con ottimi risultati.
Potenziatore di detersivo per lavastoviglie - PROMOSSO! Io lo associo alle tabs ecologiche (LIDL o COOP o dove le trovo, ma eco) riempiendo tutto lo spazio che rimane nella vaschetta dopo che ho messo la tab: il pulito è davvero migliore, le stoviglie sono sgrassate perfettamente anche con lavaggi brevissimi. La mia lavastoviglie, che è molto nuova, mi dà i tempi di lavaggio ed ho constatato che per ogni lavaggio economizzo 15-20 minuti di energia elettrica ottenendo lo stesso pulito.. Ahò, son ore energia in un mese, visto che almeno una volta al giorno la accendo!
Potenziatore di detersivo per lavatrice - PROMOSSO! Al posto del costoso e decantato CALFORT o simili, uso il bicarbonato che ha la stessa finalità (togliere il calcare) e, in più, anche qualità sgrassanti non aggressive per il bucato. Lo unisco nella vaschetta al detersivo in polvere o in una delle 2 palline (l'altra a volte contiene l'aceto, come vi ho già detto) con il detersivo liquido. Ha un ottimo effetto anti-puzza sulla lavatrice (a volte mi dimentico l'oblò chiuso e puzza un pochino, a voi no?).

Mi rimangono tre ultimi interrogativi, visto che tra detersivi bio e potenziatori aceto e bicarbonato sono diventata a impatto zero:
- il deodorante? sto per provare la ricetta di Silvia, poi vi dirò...ma ho letto anche dell'utilizzo del solo bicarbonato in polvere sotto le ascelle... chi ne sa nulla?
- la crema idratante? qualcuno usa qualcosa di completamente eco-bio?
- lo shampoo? mi dicono che il bicarbonato a lungo andare rovina i capelli...

venerdì 26 marzo 2010

Provati per voi: Pannolini lavabili

Per la nostra rubrica, questa settimana ho pensato di condividere la mia esperienza con i pannolini lavabili. Vorrei limitarmi alle mie impressioni, non ho intezione di redigere un articolo tecnico, maggiori informazioni si possono trovare qui. Introduco brevemente solo quella che a me sembra la differenza sostanziale: pannolini con mutandina separata e pannolini tutto in uno. I pannolini con mutandina separata hanno una prima mutandina esterna impermeabile ed una seconda interna assorbente; i pannolini tutto-in-uno sono formati da una mutandina che internamente ha una linguetta assorbente cucita insieme (o infilabile in una taschina). Dal momento che ho iniziato ad usare questi pannolini quando lo squatter aveva otto mesi (sconsiglio assolutamente di iniziare tanto prima: il numero di cambi necessari sarebbe davvero elevato) e sul fasciatoio si agitava come un'anguilla (non che adesso che ha superato i due anni stia tanto più fermo, ma allora ne avevo la speranza), ho pensato che meno tempo avrei impiegato a cambiarlo, meglio sarebbe stato per me e per lui, pertanto ho optato per i pannolini all-in-one e ne ho presi di due marche: La Kushies e la Popolini.


Kushies e Popolini a confronto



Intanto dove li ho comprati: ho trovato i Kushies ad un ottimo prezzo qui, peccato che poi mi siano arrivate delle botte di tasse doganali, ma l'errore è stato mio: avevo esagerato un po' con gli acquisti e lo scatolone consegnatomi era enorme .. :)) Sono divisi per taglia: 4-10 Kg e 10-20 Kg, la confezione da 5 pannolini (due tinta unita colorati e 3 con fantasie). La linguetta assorbente e l'interno mutandina sono in cotone, esternamente sono di gore-tex la chiusura è col velcro, per cui estremamente regolabile. I Popolini invece li ho presi in un negozio bio, ma sul sito sono elencati i negozi che trattano questa marca. A differenza della Kushies, il Popolini (modello easy-fix) è diviso in 3 taglie, ha la chiusura mediante due clips per lato, la linguetta assorbente interna (di cotone) è staccata dalla mutandina e (dettaglio per gli esteti) ahimè è solo bianco. Per entrambe le marche, occorrono ancora i telini raccogli-cacca, da posizionare sopra la linguetta, comodi in quanto una volta usati si possono buttare nel wc.



Pratici, no? :)

Io mi regolo così: di giorno uso pannolini lavabili, da cambiare ogni 3 ore circa (è per questo che ne consiglio un numero non inferiore a 12-15, in modo da poter fare il bucato 2-3 volte alla settimana), mentre la notte gli metto pannolini usa e getta (per altro quelli della Coop o del Carrefour funzionano benissimo e costano molto meno di Pampers o Huggies). I pannolini usati vengono raccolti in una busta sul balcone ed ogni 2-3 giorni li lavo. Ammollo notturno, in tinozza, con sapone di marsiglia liquido e bicarbonato; poi rapido giro di centrifuga e successivo lavaggio con altra marsiglia in lavatrice a 40°C. L'etichetta dei pannolini dice di non usare ammorbidenti.. io ne uso pochissimo oppure lo sostituisco con mezzo bicchiere di aceto bianco; in entrambe i casi aggiungo una goccia di essenza di lavanda (o limone). Il risultato è ottimo.
Pro e contro. Pro: indubbiamente dopo l'investimento iniziale (costano dagli 11 ai 15 € l'uno), adesso spendo molto meno per i pannolini (non sono intransigente: oltre alla notte, gli usa-e-getta mi servono anche quando andiamo via o all'asilo); non danno tutto questo lavoro, in fondo lava la lavatrice!!; lo squatter non è perennemente in contatto con sostanze chimiche; in ultimo mi gratifica sapere di fare nel mio piccolo qualcosa anche io per "l'ambiente" (ho provato a prendere anche pannolini usa-e-getta ecologici, ma al di là della spesa che per me è davvero insostenibile visto che costano il doppio di quelli normali, devo ammettere che sono stati una delusione, assorbono pochissimo!!). Contro: assorbono meno degli usa-e-getta, quindi bisogna cambiarli con maggiore frequenza; se non si cambia prontamente quando fanno la cacca, ovviamente la capacità di assorbimento diminuisce; negli asili non sempre li accettano e la gestione fuori casa è un po' complessa, ma organizzandosi c'è chi ci riesce. Inoltre dopo quasi due anni di utilizzo, il cotone è meno morbido, ma adesso che siamo ad un passo dallo spannolinamento di sicuro non mi metto a rifargli il corredino :))
A somme fatte, credo che comunque valga la pena provarci.