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sabato 8 gennaio 2011

Facciamo DETOX? - Parte 4 - I BAMBINI

I loro corpi sono in pieno sviluppo, così i neonati ei bambini sono più vulnerabili agli inquinanti ambientali rispetto agli adulti; diventa indispensabile creare un rifugio sicuro, sano e non tossico, privo di pericoli che potrebbero ostacolare il loro sviluppo mentale e fisico.
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1. Abiti naturali. Come abbiamo già segnalato al capitolo del bucato, è importante che i corpi dei più piccoli siano avvolti da fibre naturali e quanto più possibile biologiche. Oggi è possibile trovare abbigliamento per bimbi di cotone non trattato anche a prezzi non proibitivi in alcune catene di abbigliamento tipo OVS o Decathlon o ai mercatini del biologico (se conoscete altre marche biologiche economiche segnalatemele, grazie!). Eviterei per gli stessi motivi, tutti quei capi che sono venduti per la peculiarità di non stropicciarsi, non rovinarsi e non macchiarsi: dubito dell’esistenza in natura di filati e tessuti del genere!!!

2. Giochi sicuri. Devono essere garantiti, di qualsiasi materiale siano fatti: senza vernici al piombo, colori tossici e plastiche velenose. I migliori sono quelli in legno con finiture a vernici ad acqua, ma non è sempre facilissimo (o economico) trovarle. Un buon posto è l’IKEA, un posto più caro il Centro del Gioco Educativo, un paradiso di scelta è internet (io ho acquistato tutti i regali di Natale in legno in rete risparmiando moltissimo). Valutate sempre la spesa: spesso un gioco in legno ha durata maggiore e, se si rompe, può essere facilmente aggiustato con viti o con colle, cosa che non si può affatto dire della maggior parte dei giochi in plastica. In ultimo, ricordiamoci che comprare giocattoli al mercato, dalle bancarelle improvvisate o ai grandi magazzini, può apparire una scelta furba per il risparmio di denaro, ma quasi sempre lo è pochissimo per la sicurezza: quante volte il marchio CE che dovremmo trovare impresso sul gioco è un semplice adesivo removibile (e probabilmente falso), quante volte non è presente il nome dell'importatore, del controllo e un recapito per eventuali domande? Quanto è utile vestire i bambini naturalmente, nutrirli biologico se poi gli si mette in mano un gioco pericolosissimo?
3. Materiali naturali. A maggior ragione nelle camere dei più piccoli, vale il discorso dei mobili fatti di materiali naturali, dei muri dipinti con colori sicuri, dei tappeti di fibra naturale. Mi permetto di consigliare i mercatini delle pulci per trovare mobili e accessori per bimbi in materiali naturali come i legni grezzi su cui si potrà passare un velo di finitura atossica e vernice ad acqua avendo la certezza del naturale.

4. Biberon senza BPA e tettarelle in silicone. Su questo ci siamo già soffermati abbondantemente qui.

5. Pannolini lavabili. Un bambino userà circa 6.000 pannolini prima di imparare l’uso del vasino e ognuno di questi impiegherà fino a 500 anni per decomporsi: quanta differenza fa il loro uso? Mamma C ne ha parlato a lungo qui ed io l’ho trovata illuminante!

6. Pulizia. Si dice che la pelle del bambino sia più simile ad una spugna che ad una barriera: i detergenti tradizionali rischiano di aggravare eventuali intolleranze, allergie e fastidi. Nei loro primi anni vale davvero la pena di lavare poco (la mania del bagnetto ogni sera tutta italiana è una sciocchezza assurda, specialmente nei primi 18 mesi in cui i bimbi camminano poco e si sporcano quasi esclusivamente col cibo) e con ingredienti naturali. Mi sento di consigliare tonnellate di amido di riso ogni volta e, una ogni tanto, un poco di sapone di Marsiglia purissimo. Dopo il bagno nessuna crema ai petrolati tanto pubblicizzata sui giornali per mamme rampanti: olio di mandorle. Volete il profumo che sa di poco? Qualche goccia di olio essenziale risolverà il problema. Per lo shampoo (mai più di una volta alla settimana nei primi 3 anni di vita) affidatevi al biodizionario prima della scelta!

E voi, avete altri consigli da dare per rendere DETOX la vita dei più piccoli?

sabato 1 gennaio 2011

Facciamo DETOX? - Parte 3 - IL BAGNO E LE ALTRE STANZE

Immagine tratta dal mio bagno dipinto a mano
IL BAGNO
Il bagno pulito, il sapone e lo shampoo: ecco i nostri eco-consigli.

1. Usare detergenti ecologici. In commercio ci sono detergenti per bagno dichiarati green e ecologici, quali Winni’s, LIDL eco, Almacabio e molti altri. E’ un grande passo avanti utilizzarli. Un passo ulteriore (o forse un passo indietro, visto che lo si faceva già 50 anni fa) è usare il semplice sapone di marsiglia per la pulizia e l’acido citrico (guardate qui l’esperienza di mamma C. che l’ha usato come anticalcare) per togliere residui, aloni e muffe in modo perfetto. Nello stesso modo andranno benissimo sia l’aceto diluito che il succo di limone, lasciati ad agire per mezz’ora.

2. Montare i serbatoi acqua del WC a doppia cassa, in modo da utilizzare due differenti quantità di acqua a seconda della necessità.

3. Utilizzare cosmetici e detergenti sicuri. Io ho eliminato quasi tutto, lo ammetto. Uso solo sapone di Marsiglia o di Aleppo, aceto o acido citrico per balsamo, olio di mandorle come crema, anche per il viso, cera d’api per le labbra, bicarbonato di sodio e oli essenziali per deodorante. Sembro pazza alla maggior parte delle persone, forse lo sono e mi garantirò rughe da 90enne a 50 anni e capelli da Maga Magò fin d’ora. Pace, a me piace così. Per il resto della famiglia, tento di scegliere prodotti eticamente buoni e esclusivamente vegetali e biologici, tramite il biodizionario e negozi selezionati (tranne le volte che papà Enrico se ne dimentica e arriva con qualche offerta speciale del supermercato presa al volo…). Nella sezione "Provati per Voi" ci sono gli esperimenti di Mamma C. sul deodorante (riuscitissimo!) e sul sapone di Marsiglia (soddisfacente) e sullo shampoo (poco convincente, urge altro esperimento mamma C.!!!).

4. Eliminare la microfibra. Lo so, va di moda un sacco in questo periodo, l’ho comprata pure io tempo fa. Ora l’ho messa via a favore del solo cotone purissimo di accappatoi, asciugamani e salviette. Spesso cerco e trovo cotone bio, a volte bambù ma è ancora carissimo e non me lo permetto quasi mai.

LE STANZE

Le nostre stanze sono davvero libere da veleni e tossine? Chi li fa entrare? L’inquinamento o il nostro comportamento? Ecco i nostri consigli per vivere verde nelle stanze di casa.

1. Aerare tutte le stanze per almeno 30 minuti al giorno. Aprire le finestre sembra un sacrilegio, specialmente se si vive in città o fa freddo d'inverno, pensando che l’aria di casa sia più sana di quella esterna: niente di più sbagliato. I mobili composti da elementi di sintesi e non naturali rilasciano sostanze nocive che vanno eliminate con l’aria nuova, i tappeti sono la casa degli acari (lasciarli all’aria e al sole è la cosa migliore!), le pareti potrebbero essere state imbiancate tempo fa con vernici a base di ingredienti impattanti per noi e per l’ambiente. Non è necessario buttare tappeti, cambiare l’arredamento e ridipingere casa (anche se progressivamente sarebbe bello andare in quella direzione..), basta e avanza migliorare la qualità dell’aria di casa, mantenendo gli spazi ventilati ed arieggiati a sufficienza.

2. Togliere le scarpe alla porta di casa permette un ulteriore pulizia degli ambienti interni senza uso di disinfettanti (nemmeno sempre utili ed efficaci, peraltro).

3. Lavare pavimenti e superfici con detersivi a basso impatto. Oltre ai detersivi eco-bio in commercio, vale la pena ricordare che un ottimo spruzzino è composto da alcool, acqua e bicarbonato, che un ottimo detersivo per pavimenti è composto da un secchio di acqua calda bollente del rubinetto, un poco di bicarbonato (un cucchiaino) e qualche goccia di detersivo per i piatti.

4. Evitare l’utilizzo dei profumatori per ambiente da supermercato, che contengono fissativi del profumo a base di ftalati (ma sempre BPA in giro???), che abituano noi e i nostri figli agli odori innaturali e irreali, che non restituiscono la stessa piacevolezza di un semplice pout pourri di petali, foglie e frutti secchi su cui abbiamo versato poche gocce di oli essenziali, tonificanti o rilassanti. Nello stesso modo sono da evitare le candele profumate a base di paraffina (derivato del petrolio) a favore della buona vecchia cera d’api. E che dire del profumo di un bel mazzo di fiori ogni tanto?

5. Mantenere umidità costante negli ambienti. Abbiamo case con aria spesso troppo secca, a causa dei riscaldamenti invernali; è d’obbligo un buon umidificatore che permetta una sana respirazione, che faccia posare la polvere, che regali un buon profumo all’ambiente con qualche goccia di olio essenziale. Per una persona adulta, in situazione di riposo, le temperature consigliate, con relativi tassi di umidità ideali, sono:
* con 18° di temperatura, un’umidità del 100%
* con 19° di temperatura, un’umidità dell’80%
* con 20° di temperatura un’umidità del 60%
* con 21,5° di temperatura, un’umidità del 40%
* con 23° di temperatura, un’umidità del 20%

6. Eliminare progressivamente le tappezzerie e le moquette; non vanno più di moda e meno male. Spero di moda non tornino mai, che son malsane e fonte inesauribile di muffe, batteri, acari della polvere e allergeni. Sarebbe bello sostituire progressivamente tali materiali con il legno e il sughero o la pietra. E per i giochi dei bambini, solo tappeti in materiale organico, lana, cotone, canapa e juta vero? Ma sulle stanze dei bambini, ci sarà presto un post dedicato!!!

E voi, avete altri consigli da dare per rendere DETOX le stanze?

Per chi se l'è perse, ecco le puntate precedenti:
Facciamo DETOX? Parte 2 – IL BUCATO


Immagine tratta dal mio bagno dipinto a mano



giovedì 23 dicembre 2010

Facciamo DETOX? Parte 2 – IL BUCATO

Fare il bucato è una cosa che adoro; sarà che negli anni ho sviluppato un mio modo personale di avere cura dei vestiti (i miei mica tanto, sono famigerata per quanto trascuro il mio abbigliamento, ma aver cura di quelli di papà Enrico e Simone lo considero uno dei miei gesti d’amore quotidiani). Non riuscirei a pensare a tale gesto gentile senza la certezza di non danneggiare il loro corpo inquinandolo di chimica e restituendo il resto delle schifezze dei detersivi commerciali nell’ambiente.

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Quindi ecco i consigli per un bucato che rende puliti i vestiti ma anche noi e l’ambiente.

1. Le nostre ricette per i detersivi lavatrice in polvere e liquido ormai le conoscete a memoria, come anche l’utilizzo dell’aceto (o dell’acido citrico) come ammorbidente. In questo modo il nostro corpo rimane semplicemente a contatto con stoffa “pura” e l’ambiente in cui immettiamo gli scarti del nostro ciclo di lavaggio non ne risente.


2. A questo proposito, sottolineo come sarebbero da preferire indumenti composti da filati vegetali o animali ma non di sintesi (cioè niente acrilico, niente pile, niente sintetico). Il potere calorico e la qualità del calore della lana, ad esempio, non sono paragonabili a null’altro. Ma se proprio non possiamo evitare l’acquisto di sintetici (i pile li usiamo anche noi d’inverno..) almeno impediamo al nostro corpo di venirne a contatto, indossando sotto canottiere, maglie e calzamaglie di cotone che coprano il busto, le braccia e le gambe.


3. Non usare candeggina; è vero, sbianca e smacchia e pure bene, ma il cloro e gli agenti dannosi che vengono liberati e, come nel caso dei piatti della puntata scorsa, non risciacquati mai completamente, rimangono a contatto con la nostra pelle. Oggi ci sono alternative non allergizzanti e non inquinanti come il percarbonato di sodio, che sono smacchianti già a 30° e conservano i bianchi molto bene.


4. Usare oli essenziali per profumare il bucato; spesso ci si lamenta che il profumo del sapone di Marsiglia non è abbastanza persistente sul bucato (anche se a me sembra più che abbondante). Noi consigliamo di evitare gli ammorbidenti e i profumatori da armadio, sostituendoli con poche gocce di oli essenziali all’ultimo risciacquo e qualche goccia degli stessi oli su una piccola pezzuola da tenere negli armadi (o divertirsi a raccogliere lavanda e petali per farli seccare e profumarli con gli oli per avere fragranze naturali tutto l’anno).


5. Evitare le lavanderie a secco. Tralasciando il fatto che la maggior parte dei capi di abbigliamento che riportano la dicitura “lavare a secco”, possa essere lavata a mano delicatamente senza problemi, sto notando che ormai la tendenza dell’abbigliamento è rivolta ad evitare tali generi di tessuti. Per il resto, è importante sapere che la maggior parte lavanderie a secco utilizza detersivi a base di percloroetilene, o "perc" in breve, sostanza dannosa, potenzialmente cancerogena e causa della riduzione della fertilità oltre a varie altre malattie.

6. In merito al potere lavante delle noci si è già espressa Mamma C: non ci hanno convinto. Potete andare a rileggervi perché.


7. Usare una lavatrice di nuova generazione; che non vuol dire comprata ieri. Dopo la classe A, ormai si aggiungono solo i +++ che di differente hanno un po’ di consumo d’acqua e velocità di lavaggio. Ovvio che meno acqua e più velocemente si lava meglio è, ma un elettrodomestico già di nuova generazione (classe A) è un regalo più che sufficiente all’ambiente.


8. Evitare le asciugatrici; inutile che scriva quanto consumano in termini di energia elettrica per ottenere lo stesso risultato del bucato steso all’aria, solo un poco più velocemente ed usurando più rapidamente gli indumenti vero?


9. Stirare il minimo indispensabile; lo so, sarebbe meglio non stirare affatto, per i consumi di energia elettrica e per evitare parte dell’usura dei vestiti, ma non sempre è possibile. Per il mio lavoro, ad esempio, se vado da un cliente a proporgli migliaia di euro di lavori di acustica, non posso proprio presentarmi stropicciata o mal messa perché l’occhio vuole la stessa parte della sostanza tecnica (poi però mi vesto stropicciatissima quando lavoro a casa). E credo questo valga per moltissime di noi che lavorano e non possono presentarsi sul posto di lavoro conciate malamente, ad esempio. Ma, come ho scritto, credo ci sia una grossa differenza tra avere pronto il “vestito da lavoro” e stirare anche canottiere, calze, mutande o strofinacci di cucina come faceva mia madre.


E voi, avete altri consigli da dare per rendere DETOX il bucato?


Per chi se l'è perse, ecco le puntate precedenti:



sabato 18 dicembre 2010

Facciamo DETOX? Parte 1 – LA CUCINA

Come ho già scritto qui, il Natale per noi è forse un poco differente da quello di molti altri.

Significa l’arrivo dell’inverno, di un momento più spiccatamente destinato alla riflessione su di sé e sugli altri, alla calma ed alla cura di ciò che ci circonda.

E per questo, quale momento è migliore per imparare come evitare tante piccole aggressioni quotidiane? Facciamo chiarezza? Facciamo DETOX?

Or dunque: alcune tossine sono inevitabili (lo smog in città, i fumi delle fabbriche se si abita accanto, etc..), ma molte, moltissime altre, soprattutto casalinghe possono essere controllate e eliminate.

Ecco così una piccola guida per detossinare la casa e migliorare la qualità della vita che ci accompagnerà per qualche settimana.
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Oggi iniziamo dalla cucina, molti suggerimenti saranno ovvi, altri forse un po’ meno, ma tutti insieme ne faranno un luogo detox.

1. Mangiare cibo biologico, solo di stagione e non conservato in frigo è il miglior modo di abbattere veleni e pesticidi contenuti negli alimenti; nel caso non fossero disponibili prodotti biologici, pelare e sbucciare sempre le verdure ed i frutti.

2. Bere dal rubinetto. L'acqua in bottiglia ha confezioni accattivanti e invitanti, la pubblicità ci racconta fesserie (“L’acqua che elimina l’acqua” tanto per dirne una che fa morir dar ridere qualsiasi medico) che ci illudono di poter far splendere reni e pelle esclusivamente con l’acqua che viaggia per centinaia di chilometri al sole, in bottiglie di plastica e ci aspetta giorni interi sugli scaffali dei supermercati. In verità, l’acqua del rubinetto ha spesso un cattivo sapore (di cloro) ma è sottoposta a controlli severi e di certo più accurati e meno “di parte” di quelli menzionati sulle etichette delle acque in bottiglia. Per correggerle il gusto e non le proprietà, basta filtrarla alla fonte (inserendo i nuovi filtri direttamente nei tubi dell’impianto di casa se si può) o più semplicemente quando la si sta per bere fresca con una banale caraffa come questa.

3. Eliminare le padelle antiaderenti contenenti teflon, la cui manutenzione deve essere perfetta e che non devono mai presentare graffi o scalfitture che possono rilasciare sostanze chimiche nocive, a favore della vecchia padella in inox o delle nuove generazioni un poco più costose (ma anche più durature) in ceramica.

4. Usare un detersivo per i piatti e per la lavastoviglie non aggressivo né inquinante e in nessun modo chimico. Ricordiamoci che la risciacquatura a mano o il lavastoviglie non è efficace al 100% e che in minima parte il detersivo di lavaggio viene ingerito mentre mangiamo e beviamo. Uno dei prossimi Provati per voi sarà proprio una “ricetta casalinga” per rispettare noi e l’ambiente quando ci occupiamo delle nostre stoviglie, non perdetela! Il brillantante, ormai lo sapete, non può che essere aceto o acido citrico.

5. Conservare gli alimenti in contenitori di vetro e pirex, mai nella plastica (tutta la plastica, dai vassoi in polistirolo per la carne tagliata ai fogli di plastica per conservazione di ortaggi, frutti e insalate prelavate). Del pericolo BPA ho già parlato qui, ma ci tengo a rimarcarlo. Fateci caso: comperiamo e conserviamo tantissimi alimenti nella plastica dei contenitori da frigo/congelatore/microonde (che, quasi nella loro totalità non sono ancora BPA free, visto che in commercio ci sono immense scorte ancora da smaltire di plastica vecchia che nessuno vuol cambiare). Vi rimando qui per convincervi ulteriormente del futuro del vetro sulla plastica negli alimenti. Aggiungo ancora che lo smaltimento del vetro e del pirex non crea danni all’ambiente (bottiglie del latte in uso quotidiano, yogurt se non autoprodotto, etc..) perché entrambi riconvertibili al 100%.

Ora non c'è che da provare!

domenica 12 dicembre 2010

Allergia agli sbiancanti ottici

Non ricordo se ho mai scritto come ho conosciuto il mondo dei blog; se l'ho già fatto saltate il possimo capoverso, sennò ecco qui.
Per l'ennesima volta, Simo, età di due anni, si ricopriva di piccole pustole su avambracci, gambe (soprattutto coscie) e guance. Queste pustole si arrossavano fortemente, diventavano tante e bollenti, andavano e venivano per 5-6 giorni, ovviamente quando riuscivo ad avere udienza dal pediatra erano quasi scomparse e parevano piccole morsicature di zanzara, che venivano puntualmente sottovalutate.
Ora ho visto la varicella e posso dire che è niente al confronto, come quantità e arrossamento, se proprio vogliamo avere un termine di paragone.
Visto che la soluzione dal pediatra non veniva, sarà che anche un altro pediatra si era pronunciato sparando boiate ("Sarà la bocca-mano-piede, signora", peccato che quella malattia l'abbiamo fatta quest'estate e abbiamo visto la differenza visto che, per l'appunto, le pustole stanno su bocca-mano-piede, mica su avambracci e coscie...), ma io ho iniziato a cercare in rete (visto che erano due anni che vedevo Simo diventare una fragola e mi ero stufata) una spiegazione e ho scoperto il mondo delle mamme blog di qui.

Devo dire però che la soluzione all'allergia di Simone l'ho capita a posteriori: ai detersivi e più nello specifico, probabilmente, agli sbiancanti ottici.
Sapete come ho fatto? Iniziando la decrescita felice della mia vita (qui, qui e qui ne potete leggere), ho cominciato ad autoprodurmi i detersivi per la lavatrice in polvere e liquidi, l'ammorbidente, l'anticalcare, il deodorante, lo spruzzino e "miracolosamente" l'allergia è scomparsa.
Ora, detto così non è una prova, al limite un indizio. Ma aggiungo una vicenda di conferma.
Agosto, dalla nonna 10 giorni. Che cosa sarà mai 10 giorni senza il mio adorato detersivo autoprodotto? E il mio ammorbidente? Adesso non esageriamo no?
Invece sì: tempo 3-4 giorni, ovvero l'intervallo in cui tutti i vestitini della vacanza sono stati lavati con un detersivo da lavatrice normale, ed eccoci di nuovo ricoperti di pustole! Pieni, pieni, pieni da scoppiare.
Basta? Se non bastasse, posso dire che non appena partiti da casa di nonna a Cuneo, abbiamo immediatamente sostituito i vestiti con altri lavati da me e... magia (si fa per dire)! Pustole scomparse in 24 ore.
Basta? Se non bastasse ancora, posso dire che, da agosto a oggi, non abbiamo avuto alcun episodio di allergia.

Adesso però mi domando: visto che mio figlio non ha nessun tipo di allergia specifica a nulla e lo comprova il fatto che sia sempre schifosamente lercio, zozzo e maiale senza patire, che mangi frutta e verdura staccata dalla pianta con mani indecorose, che non presenti intolleranze alimentari, che non abbia problemi di eritemi da sole, MA COSA CONTENGONO I DETERSIVI per essere così prepotentemente reattivi sulla nostra pelle?

Vi riporto quasi per intero un articolo che ho trovato su internet e che mi ha chiarito le idee un pochino.
"LO SPLENDORE AVVELENATO - Leggere l’etichetta del detersivo in verità non è complicato perché spesso non dice granché. I componenti sono indicati per categoria e mancano i nomi delle sostane vere e proprie. Di regola ci troviamo confrontati con le seguenti diciture: sbiancanti a base di ossigeno od ottici, tensioattivi anionici o non ionici, detergenti, sostanze coadiuvanti, profumi, agenti vari, enzimi, senza ulteriore specificazione. Fanno eccezione alcuni ingredienti con classe di tossicità, che sono segnalati al fine di informare il medico in caso di incidenti.
Per una lista esaustiva delle singole sostanze contenute è dunque necessario informarsi dal fabbricante, ma gli elementi in nostro possesso già bastano per farci un’idea del prodotto. Uno ingrediente assai interessante è il solfato di sodio; c’è chi dice sia un mero riempitivo, cioè un espediente per aumentare a basso costo il contenuto della confezione; chi un modo per evitare il formarsi di grumi nella polvere detergente; probabilmente è ambedue. Presente in elevata quantità nei detersivi, anche oltre il 30%, ha l’effetto indesiderato di rendere la biancheria ruvida – da qui la necessità dell’ammorbidente - e, disperso nell’ambiente, concorre a innalzare il livello di salinità delle acque. “Le industrie che producono residui di solfato di sodio hanno trovato nel mercato dei detergenti la gallina dalle uova d’oro. Invece di assumersi i costi di smaltimento vendono il solfato ai fabbricanti di detersivi, che lo utilizzano per aumentare il volume dei loro prosotti. In pratica si vendono scarti a basso costo a prezzo elevato” ci dice Erika Tonizzo, rappresentante per il Ticino della linea Ha-ra, un concetto di pulizia meccanico ideato dal tedesco Hans Raab, che ha come obbiettivo la riduzione ai minimi termini dell’utilizzo di sostanze detergenti.
Il corrispondente del riempitivo, nel detersivo liquido, è l’addensante; aggiunto al solo scopo di aumentare la viscosità del prodotto così da creare nel consumatore l’illusione di maggiore morbidezza ed efficacia. Una trappola psicologica a cui siamo oramai assuefatti è poi quella dei coloranti; sostanze prive di qualunque utilità - se non quella di attrarre il potenziale acquirente - che troviamo anche in detersivi e ammorbidenti.
Restando nell’ambito dei colori vi è poi il concetto instillato dalla pubblicità del “lavare più bianco del bianco”. A lavare innanzitutto è l’acqua, aiutata dai tensioattivi che ne riducono la tensione superficiale favorendone le proprietà detergenti. A questi troviamo spesso associati degli enzimi, rigorosamente OGM, che distruggono le macchie di sugo, cibi, sangue ecc. ma possono essere causa di allergie. Per un bucato “più bianco del bianco” occorrono poi i candeggianti chimici od ottici. I primi liberano ossigeno, che aggredisce lo sporco, e con esso i colori e i tessuti, causando logoramento e sbiadimento della biancheria. Essi sono contenuti in parecchi detersivi, quando converrebbe perlomeno limitarne l’uso al bucato bianco.
Gli sbiancanti ottici, o azzurranti, invece non lavano, ricoprono. Queste sostanze sono introdotte nei detersivi per puri motivi estetici. Esse si depositano sulle fibre del tessuto per rendere visibili ai nostri occhi le radiazioni ultraviolette, che di regola non percepiamo. In questo modo viene percepito bianchissimo ciò che in realtà non lo è. Oltre ad essere difficilmente biodegradabili gli sbiancanti ottici possono causare allergie in soggetti sensibili.
Per chi desiderasse lavare in modo più sobrio esistono sostanzialmente due strade: affidarsi a produttori di detersivi ecologici o riesumare il sapone di Marsiglia, quello originale, derivato dai vegetali e perfettamente biodegradabile. La prima soluzione è decisamente costosa e non sempre mette al riparo da sostanze indesiderate. Pochi sono ad esempio i produttori di detersivi cosiddetti ecologici che osano rinunciare agli enzimi. Qua e là in cercando internet abbiamo visto spuntare nelle loro formulazioni anche riempitivi e addensanti. Decisamente boicottati dal settore sono invece i candeggianti ottici. In conclusione la definizione “detersivo ecologico” è vaga e richiede la personale verifica delle formulazioni, senza contare le trappole semantiche e visive, con etichette che sovente mostrano paesaggi bucolici anche dai fustini dei prodotti più tossici".

Ma bisogna finire su un sito svizzero per leggere queste cose in dettaglio senza che, in cambio, provino a venderti l'ultimo detersivo fintamente ecologico?
Dopo quasi un anno di utilizzo di entrambe le formulazioni, in polvere e liquido, del detersivo fai-da-te e la sostituzione dell'ammorbidente con aceto o, meglio ancora, con acido citrico, posso dire che l'allergia è sconfitta e aver vinto sulla chimica in modo così semplice (la preparazione di due fustoni da 3 litri di detersivo mi richiede un'ora o poco più al mese, nulla rispetto al vantaggio per la salute che ne deriva indossando panni senza residui dannosi...) mi fa sentire strepitosamente bene!

PS:: Inutile dirvi che, se potessi tornare indietro, anche il culetto di Simo per i primi 2 anni di pannolino, lo pulirei con pezze di cotone lavate nel mio detersivo ed imbevute di solo olio di mandorle vero? Che sarebbe mai il lavoro di lavare (e non stirare, ovviamente) qualche pezzotta in più ogni tanto?

martedì 11 maggio 2010

Provati per voi: Sapone di Marsiglia

Sembrerà un'ovvietà, ma onestamente non lo conoscevo. Voglio dire: usavo il sapone di Marsiglia per lavare alcuni capi più delicati, ma leggere questo articolo di Veggie mi ha illuminato. Intanto pensavo che i saponi fossero tutti uguali, che cambiassero le marche o le fraganze e poco più.. E chi lo immaginava che dentro ci fossero tante schifezze? Faccio di tutto per evitare prodotti testati sugli animali e poi scopro che in moltissimi saponi c'è addirittura il sego di bue, indicato tra gli ingredienti come "Sodium tallowate" e ricavato dalla lavorazione degli scarti di macellazione di questo animale??? Beh, questo ingrediente è presente persino in quello che reputavo il sapone più semplice e naturale. Ovviamente dipende dalle marche. Non ho la percentuale sulle vendite, ma sbirciando sugli scaffali dei saponi per l'igiene personale ho avuto un'illuminazione: ho scoperto la linea dei Provenzali. Ho davvero "fatto le pulci" (deformazione professionale, essendo una veterinaria??) a tutte le marche presenti e questa mi ha soddisfatto. Intanto per gli ingredienti: giusto lo stretto necessario. Poi il saponificio che lo produce adotta energie rinnovabili (e sono in pochi, credetemi); inoltre leggo: "Questo saponificio è ad Impatto Zero. Le nostre emissioni di CO2 sono compensate grazie alla riforestazione e tutela di un'area boschiva in Costa Rica".. Ma che figata!!!! Non sono andata a controllare fin laggiù (magari!!!), ma già l'idea la trovo interessante. Inutile aggiungere che non testano sugli animali e che hanno il benestare del WWF. Non amo pubblicizzare marche, ma quando trovo qualcosa di interessante ed utile in cui credo, mi piace spargere la voce (completo l'opera dicendo che di questa linea ho trovato sempre al supermercato a prezzo bassissimo anche il burro di Karitè che uso per produrmi il deodorante).
Tornando al sapone di Marsiglia, Veggie ne indica diversi usi per la pulizia della casa e per l'igiene personale. Io mi sono limitata a trasformarlo in sapone liquido, seguendo un altro suo articolo e provarlo come bagnoschiuma e come sapone per le mani.


Seguendo le indicazioni, ho grattugiato grossolanamente 50 grammi della saponetta (un terzo preciso) e l'ho sciolta in un litro di acqua a fuoco molto basso, poi ho spento e l'ho lasciata raffreddare tutta la notte. All'indomani mi sono trovata un panozzo di gelatina, che ho spezzato col frullino ad immersione. Ho ottenuto un gel un pochino troppo denso, quindi ho versato ancora un po' d'acqua (circa 100 ml, meno d'un bicchiere). Ho aggiunto un cucchiaio abbondante d'olio di mandorle (sempre quello avanzato dalla gravidanza, ne avevo preso a vagonate!!!), ho aggiunto una trentina di gocce di essenza bouquet ed ho travasato in un flacone di recupero (ho ottenuto 1 litro e mezzo di sapone). Al prossimo giro magari divido in più flaconcini ed uso olii essenziali diversi, così vario un po' profumazione.

Pro: mi sto trovando benissimo, pulisce bene e lascia la pelle morbida e profumata.
Contro: non essendoci tensioattivi non fa schiuma ed è un po' viscido. Per me non rappresenta un problema, ma sicuramente siamo molto lontani dai saponi liquidi in commercio...

Visto che però è un sapone (relativamente) naturale ed ad impatto ambientale davvero quasi nullo, lo sto adottando senza riserve!

Promosso!

lunedì 26 aprile 2010

Provati per voi: Sapone Alga

Mi hanno troppo incuriosito gli articoli di vari blog, che decantano le doti di questo sapone. In una fase della mia vita in cui cerco il semplice, il naturale, l'essenziale ma sufficiente, ho deciso di provarlo anche io. Ho chiesto consigli alla fonte, la gentilissima Veggie di La Regina del sapone, che mi ha dato due dritte, poi mi sono buttata. Intanto lo si trova nei negozietti che vendono detersivi a poco, oppure in quei bugigattoli cinesi che vendono di tutto. In realtà anche l'Ipercoop lo tiene sui suoi scaffali (87 centesimi a panetto). La ricetta di Veggie parlava di 3 panetti in 600 ml d'acqua per ottenere 2 l di detersivo; io però ho dimezzato le dosi (avevo solo un flacone da un litro) e quindi ho usato:
  • 1 panetto e mezzo di Sapone Alga
  • 300 ml di acqua del rubinetto
Ho tagliato a tocchi il sapone, l'ho unito all'acqua in un pentolone ed ho portato ad ebollizione il tutto, mantenendo basso il fuoco. Dopo aver lasciato intiepidire, con l'aiuto di un becher ed un imbuto ho versato la soluzione nel flacone, ho portato ad un litro (erano 900 ml) aggiungendo altra acqua ed ho lasciato raffreddare.


Per il mio primo bucato (di bianchi, ottimi tester) ho utilizzato 200 ml della soluzione ottenuta e, come consiglia anche Veggie nel suo articolo, ho aggiunto un cucchiaio di percarbonato per sbiancare ed un cucchiaio di bicarbonato per potenziare il sapone liquido, togliere gli odori e proteggere dal calcare. Un bicchiere di aceto bianco e qualche goccia di essenza di lavanda al posto dell'ammorbidente ed ho avviato il mio bucato di bianchi a 30°C.
Il risultato è stato ottimo: niente macchie e niente aloni. L'unica pecca è che è rimasto un po' di odore di sapone, ma facilmente superabile, usando essenze più persistenti (al secondo bucato ho usato il tè verde ed è andata benissimo).
Mi fanno pensare solo due cose: la prima è che l'olio di cocco è un olio importato, già qui non è ad impatto ambientale zero; la seconda è la biodegradabilità al 100%. Sono un po' scettica sulla percentuale, ma sicuramente sarà meno inquinante dei soliti detersivi..
Forse ho trovato il detersivo da lavatrice che fa per me!

sabato 17 aprile 2010

Provati per voi - Aceto e Bicarbonato di Sodio (2 mesi dopo)

balsamo a base di aceto e 3 gocce di lavanda officinale di mamma F


Ho aspettato un po' a scrivere questo post, sebbene le idee le avessi chiare già qualche giorno dopo lo stravolgimento casalingo dovuto al mio tentativo di renderci ad impatto zero per quanto riguarda i detersivi e cosmetici casalinghi.

ACETO
Come ammorbidente - PROMOSSO! Riempio interamente la vaschetta in cui mettevo l'ammorbidente se ho il pieno carico, sennò la riempio solo a metà poi aggiungo un cucchiaino di ammorbidente (lo facevo quando dovevo finire quello rimasto, visto che odio gli sprechi...) oppure, come faccio ora, tre gocce di olio essenziale. Non sentivo le stoffe così "vere" da millenni. E poi, visto quante stoffe nuove ho comprato ultimamente per i miei quilt, quale prova migliore per testare la reale bontà del cotone? Nel caso di tessuti che richiedono un "plus" di morbidezza, metto la palla nel cestello piena a metà di aceto (oltre a quello che fa da ammorbidente) in modo che durante il lavaggio con il detersivo, la stoffa non perda di consistenza. Dimenticavo: anche senza olii essenziali o ammorbidente lascia pochissimo (ma proprio pochissimo) odore.
Come brillantante - PROMOSSO! Le stoviglie sono esattamente come con il brillantante normale (ma a costo inferiore, sia per l'ambiente che per il portafoglio), ovvero un po' meglio ma nemmeno il brillantante tradizionale, checchè ne dicano, fa miracoli. Io riempio interamente il vano del brillantante con l'aceto e basta.
Come balsamo - PROMOSSO! Ho riempito un vecchio contenitore di aceto e ho aggiunto tre gocce di olio essenziale di lavanda. Si conserva bene anche per più lavaggi. E' un poco più complicato da mettere in testa (sembra di farsi la tinta, se qualcuna se l'è mai fatta da sola...) perchè è liquido, la prima volta ne ho usato un sacco, poi son diventata "sgamata" e ho imparato ad usarne quanto basta. I capelli sono fantastici dopo il lavaggio, l'aceto fa l'effetto di un balsamo leggero, perfettamente districante (io ho i capelli lisci, non so se chi li ha tanto crespi e secchi possa ritenerlo sufficientemente curativo...) e lievemente purificante (ho i capelli che tendono ad ingrassarsi un po' e ho visto la differenza dopo un giorno di ufficio e una dormita: molto più vaporosi!).

BICARBONATO DI SODIO
Potenziatore di detersivo a mano per i piatti - PROMOSSO! La ricetta l'avevo già data in un post precedente (in origine è QUI ) e l'ho seguita pari pari con ottimi risultati.
Potenziatore di detersivo per lavastoviglie - PROMOSSO! Io lo associo alle tabs ecologiche (LIDL o COOP o dove le trovo, ma eco) riempiendo tutto lo spazio che rimane nella vaschetta dopo che ho messo la tab: il pulito è davvero migliore, le stoviglie sono sgrassate perfettamente anche con lavaggi brevissimi. La mia lavastoviglie, che è molto nuova, mi dà i tempi di lavaggio ed ho constatato che per ogni lavaggio economizzo 15-20 minuti di energia elettrica ottenendo lo stesso pulito.. Ahò, son ore energia in un mese, visto che almeno una volta al giorno la accendo!
Potenziatore di detersivo per lavatrice - PROMOSSO! Al posto del costoso e decantato CALFORT o simili, uso il bicarbonato che ha la stessa finalità (togliere il calcare) e, in più, anche qualità sgrassanti non aggressive per il bucato. Lo unisco nella vaschetta al detersivo in polvere o in una delle 2 palline (l'altra a volte contiene l'aceto, come vi ho già detto) con il detersivo liquido. Ha un ottimo effetto anti-puzza sulla lavatrice (a volte mi dimentico l'oblò chiuso e puzza un pochino, a voi no?).

Mi rimangono tre ultimi interrogativi, visto che tra detersivi bio e potenziatori aceto e bicarbonato sono diventata a impatto zero:
- il deodorante? sto per provare la ricetta di Silvia, poi vi dirò...ma ho letto anche dell'utilizzo del solo bicarbonato in polvere sotto le ascelle... chi ne sa nulla?
- la crema idratante? qualcuno usa qualcosa di completamente eco-bio?
- lo shampoo? mi dicono che il bicarbonato a lungo andare rovina i capelli...

sabato 20 marzo 2010

Provati per voi: Noci detergenti-Epilogo

Per chi si fosse perso la prima parte della prova, la trova qui.

Ho provato a lavare i "bianchi" con le noci detergenti: una Caporetto...

D'accordo che sono stata molto maliziosa e le macchie da testare erano di fragola e sugo untissimo, ma il risultato è stato da piangere: un alone giallo canarino sul luogo del delitto.. uno per ogni macchia (le avevo "mappate" sulla maglietta dello squatter più sporca). Non contenta, ripeto il lavaggio, aumentando le noci (4 mezzi gusci in più), ma mantenendo la stessa temperatura (40°C)..
Un disastro: le macchie sempre più tendenti all'arancione.. in preda alla depressione (per i capi, non per le noci) ho ri-lavato (terzo giro) con il solito detersivo. Devo ammettere che le più tenaci sono sopravvissute anche così.. Mi toccherà alzare la temperatura a 50°C, ma a questo giro userò il mio solito detersivo. Preferisco utilizzare le noci per bucati non troppo sporchi.

Mi rimane un dubbio: ma l'arancione delle macchie da dove salta fuori???

mercoledì 17 marzo 2010

Provati per voi: Noci detergenti


Ad inaugurare la nostra rubrica, ecco le famose noci detergenti!



Ebbene sì, l'ho fatto, le ho comprate anche io...

Ne avevo letto qualche commento qui e e mi aveva intrigato l'idea.. Sotto Natale sembra che siano "andate come il pane", che tutti le abbiano regalate a tutti.. Sotto il mio albero non le ho trovate, così ho provveduto da sola :)

Il principio secondo cui funzionano è che, essendo queste noci i frutti dell'albero del sapone (Sapindus mukorossi), contengono all'interno una sostanza, la saponina, che ha un elevato potere detergente e viene rilasciata già a 40 °C..

Il pacchetto che ho preso nella mia bottega di commercio equo-solidale di fiducia è di LiberoMondo, una cooperativa sociale del cuneese. Il formato in vendita è da 500 grammi, garantisce tra i 50 ed i 75 lavaggi (ovviamente il numero di noci da mettere in lavatrice è proporzionale allo sporco) e costa poco più di 7 euro.

Dalle istruzioni vedo che basta mettere una manciata di mezze noci (8-10) in uno dei sacchettini di cotone inclusi nella confezione, chiuderlo bene, infilarlo nella lavatrice ed attendere che il programma di lavaggio impostato faccia il suo dovere. A bucato ultimato, occorre aprire il sacchettino e far asciugare le noci su un pannocarta. Le stesse noci possono essere riusate per altri lavaggi, fin quando lo strato opaco visibile al loro interno non sarà completamente consumato. Fin qui mi sembra tutto chiaro e facile da riprodurre.

Allego qualche foto per documentare la mia esperienza.. Aggiungo che la confezione, una volta aperta, ha un odore acre, tipo aceto bianco, ma assolutamente non fastidioso.. Ho letto in giro che comunque volendo si può aggiungere qualche goccia dell'essenza che si preferisce.. Magari al prossimo bucato profumo tutto di lavanda.. Quella nella foto in basso a destra è la quantità di noci che ho utilizzato.



Adesso provo a lavare qualche capo medio-sporco e vediamo come si comportano le "ragazze" :)

Imposto un programma per bucato normale, cotone, lavaggio rapido, 40°C e centrifuga a 500 giri (così ne valuto la resistenza).

Mentre la lavatrice fa il suo dovere mi sento la coscienza un po' più pulita leggendo che la produzione, la raccolta ed il confezionamento di queste noci avvengono sotto la stretta sorveglianza di una ONG, l'ANSA, che opera al fine di salvaguardare la conservazione delle molteplici varietà di piante officinali originarie del'India, che i suoi 500 membri sono per lo più donne tra i 20 ed i 50 anni, che il ricavato viene equamente spartito tra i lavoratori e che questa ONG sostiene i suoi membri attraverso il microcredito (in parole povere, sono prestiti agevolati alle persone in condizioni di emarginazione e povertà). Grande questa ANSA!!! Indipendentemente dal risultato, un senso il mio acquisto l'ha avuto ;)

Ecco, il bucato è finito.. Apro l'oblò.. controllo la biancheria (nella fattispecie sono asciugamani blu e azzurri non sporchissimi, ma sicuramente usati) e mi sembra tutto a posto, quanto meno non noto danni.. Le macchie sembrano scomparse, ma aspetto che asciughi la biancheria per darne conferma. Il sacchetto con le noci non si è aperto ed i miei guscetti all'interno non sembrano aver subito traumi da centrifuga.


Questo post in progress termina confermandovi che anche a biancheria asciutta le macchie sono scomparse.. Fin qui direi che l'esperimento è perfettamente riuscito. Più avanti aggiungerò un post in cui vi dirò quanti bucati hanno sostenuto le noci che ho usato oggi.

PS: Trovate l'epilogo qui