Sempre in merito ai lunghissimi giri che fa la vita, scopro attraverso un amico poeta il disco di una cantante che già sta nell'aria da un pezzo.
Una di quelle che fatichi a fissare perchè devi proprio fermarti ed ascoltare, che di veloce ha solo la capacità accattivante di tirarti nella canzone, poi la leggerezza e la profondità dei suoi testi arrivano piano piano, ogni volta di più.
Lei è Maria Pierantoni Giua, 30 anni appena ma mille attività artistiche alle spalle, e ho avuto il privilegio di intervistarla per curiosare un poco nella sua vita musicale e privata. D'altronde, leggendo strofe come:
Si dice che
è un folle turbamento
che ti scompiglia e piglia
e poi ti lascia in un battito di ciglia. [da ascoltare qui ]
è un folle turbamento
che ti scompiglia e piglia
e poi ti lascia in un battito di ciglia. [da ascoltare qui ]
oppure
E sogno l'onda alta che mi sommerge,
e sogno senza respirare,
tu non mi avevi detto proprio niente,
non mi avevi detto
che so nuotare. [da ascoltare qui ]
e sogno senza respirare,
tu non mi avevi detto proprio niente,
non mi avevi detto
che so nuotare. [da ascoltare qui ]
non viene anche a voi la curiosità di sapere chi sta dietro a questa scrittura e a questa musica?
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Maria Pierantoni Giua: cantante, compositrice, scrittrice, artista, performer. Quando ti chiedono che lavoro fai, cosa rispondi e perché?
Faccio sempre un po' fatica a rispondere a questa domanda. Di solito me la cavo con un “faccio la musicista”, perché in fondo penso che questo termine racchiuda un po' tutto: è una parola complessa, come la parola architettura.
Musica, parole, disegni, Maria tu fai tutto e, visti i consensi di pubblico e di critica, lo fai pure bene. Ma come fai? Ci racconti una tua giornata e dove vivi?
Cerco di fare bene quello che mi piace perché mi piace, e in questo “mi piace” sono racchiusa io, ma anche il posto che preparo per l'altro, per chi ascolterà, per chi verrà. Seguo un'idea, un'intuizione, fino a quando mi sembra conclusa.
Le mie giornate sono spesso diverse tra loro, scandite da appuntamenti o scadenze da rispettare, dai concerti o da quello che ho voglia di fare. Vivo in una città bellissima, Genova, coi suoi caruggi, il porto, il mare, e uscire anche solo a fare due passi può riempirmi la giornata.
Mi piace molto leggere, andare a teatro, al cinema; mi piace camminare, e ho iniziato un corso di Yoga e uno di Qi Gong, due discipline molto interessanti ed arricchenti.
E poi scrivo, suono, mi occupo della promozione dei miei concerti, discuto col mio compagno su tutto e di tutto e invito gli amici a cena.
Ci sono giorni bellissimi, che arrivano a sera che neppure me ne accorgo; altri più difficili e scoraggianti. In tutto questo però, mi sento molto fortunata ad aver trasformato una passione in un lavoro.
E all’interno delle tue giornate, comporre, scrivere, quanto ha di casuale e quanto di studiato? Ti prendi del tempo e “una stanza tutta per te”?
Scrivo e compongo in modo “studiato” solo quando è su commissione, per il Teatro ad esempio. Ma di studiato c'è soltanto il fatto che ho un tempo da rispettare entro il quale far precipitare le idee. Altrimenti annoto, scrivo, abbozzo melodie quando si presentano, e poi rielaboro. Per questo mi prendo tempo e spazio, ma è anche vero che succede un po' quando succede, nei momenti più diversi e meno “appropriati”, da cogliere al volo!
Hai iniziato da bambina a scrivere e suonare, difficile quindi immaginarti in altre vesti. Ma se non avessi scelto l’arte, cosa avresti fatto?
Da piccola volevo fare la biologa marina, perché mi ha sempre affascinato il mondo subacqueo, i pesci, le meduse, le conchiglie. Trascorrevo le mie estati in acqua, con maschera e boccaglio, tra gli scogli a curiosare, e ancora oggi, quando ho un po' di tempo, mi piace andare al mare.
Ci sono altre due, tre passioni che avrei potuto sviluppare e magari trasformare in un lavoro: la filosofia, la liuteria e l'architettura, ma la facilità con cui sono andata dietro alla musica ha scelto per me.
Nel CD recita una filastrocca tua nonna Anita Macchiavello, da te definita “donna di lettere e scrittrice di novelle”. Ma com’è nonna Anita con te? E quanta parte ha avuto nella tua arte?
Anita è una donna meravigliosa, una delle poche donne dei suoi tempi ad aver fatto l'Università: andava da Rapallo a Genova in bicicletta perché c'era la guerra e non funzionavano né treni né macchine.
E' una donna raffinata e leggera, fiduciosa e allegra, con una fede e uno sguardo sulla vita da cui imparo ogni volta. Mi vuole molto bene, è sempre stata dalla mia parte, e io le sono grata e ricambio il suo amore con il mio. Alla mia arte ha contribuito così, seguendomi, stando con me, regalandomi libri, dandomi ripetizioni di latino (ero davvero una capra!), parlandomi dell'opera lirica che tanto ama. Ma soprattutto ha contribuito alla mia vita facendomi sentire sulla strada, né giusta né sbagliata: sulla mia strada.
Il tuo nuovo CD con Armando Corsi è davvero interessantissimo. Ho fatto in tempo a condividere qualche video su Facebook che tutti mi scrivevano: dimmi chi è, dimmi dove posso trovare il CD. Ma per realizzarlo, quanto tempo ci è voluto? Raccontaci qualcosa della registrazione.
La realizzazione di un disco inizia ben prima di quando si entra in studio, ma sorprendentemente “accade” in studio.
Per me e Armando è andata così. Parlavamo da tempo di registrare insieme, e dopo tanti anni di concerti e viaggi abbiamo pensato fosse arrivato il momento giusto. Abbiamo deciso di passare dieci giorni in studio registrando in diretta come se stessimo suonando dal vivo. Abbiamo fissato quasi una quarantina di brani, tra canzoni mie, pezzi strumentali suoi e alcune cose nate lì per lì. Poi abbiamo riascoltato, abbiamo iniziato a scegliere e a sovrincidere altri strumenti. Tra pause, ripensamenti, ascolti, tagli, interventi degli ospiti e ideazione della parte grafica, abbiamo impiegato otto mesi. E' stato bellissimo seguire tutto e andare a cercare quello che volevamo fino a dire “ecco: così!”. E poi, per me, fare questo disco ha significato fare il punto della situazione, della mia evoluzione artistica e personale, e segnare una svolta nel rapporto con Armando che è stato dapprima il mio maestro e poi un grande amico e un compagno musicale.
Ora sei alle prese con la promozione del disco in Italia (e all’estero?) e porti in giro il tuo spettacolo con moltissime serate. Ma poi? Qual è il passo successivo?
Il passo è sempre successivo! Anche il nostro concerto è in continua evoluzione: abbiamo coinvolto il poeta e musicista Pier Mario Giovannone dando una veste nuova e più ricca al nostro spettacolo. Stiamo lavorando assieme a un progetto di filastrocche musicate pensate per i bambini con dei compagni di avventura speciali, la Banda Osiris. E poi bollono in pentola canzoni nuove, una mostra per la prossima primavera, un disco che definirei “di ricerca” su cui ancora non voglio sbilanciarmi... Insomma, le idee non mancano!
E raccontami dei suoni
e di come si fa il vetro
e sussurrami ti prego
anche l'ultimo segreto
che ti conto dei miei viaggi
di corbezzoli e miraggi
e dei sassi sulla spiaggia
come fossero gioielli. [da ascoltare qui ]
e di come si fa il vetro
e sussurrami ti prego
anche l'ultimo segreto
che ti conto dei miei viaggi
di corbezzoli e miraggi
e dei sassi sulla spiaggia
come fossero gioielli. [da ascoltare qui ]
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Inutile che vi dica che il poeta che ci ha messe in contatto era proprio Pier Mario Giovannone e che non vedo l'ora di incontrarli quando verranno qui sulle colline! Intanto metto su il CD e ricomincio a ballarlo con Simo.


