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lunedì 17 dicembre 2012

:: Maria Pierantoni Giua - quando la musica è poesia ::

Sempre in merito ai lunghissimi giri che fa la vita, scopro attraverso un amico poeta il disco di una cantante che già sta nell'aria da un pezzo.
Una di quelle che fatichi a fissare perchè devi proprio fermarti ed ascoltare, che di veloce ha solo la capacità accattivante di tirarti nella canzone, poi la leggerezza e la profondità dei suoi testi arrivano piano piano, ogni volta di più.


Lei è Maria Pierantoni Giua, 30 anni appena ma mille attività artistiche alle spalle, e ho avuto il privilegio di intervistarla per curiosare un poco nella sua vita musicale e privata. D'altronde, leggendo strofe come:



Si dice che
è un folle turbamento
che ti scompiglia e piglia
e poi ti lascia in un battito di ciglia
. [da ascoltare qui ]

oppure 


E sogno l'onda alta che mi sommerge,
e sogno senza respirare,
tu non mi avevi detto proprio niente,
non mi avevi detto
che so nuotare.
[da ascoltare qui ]



non viene anche a voi la curiosità di sapere chi sta dietro a questa scrittura e a questa musica?


********

Maria Pierantoni Giua: cantante, compositrice, scrittrice, artista, performer. Quando ti chiedono che lavoro fai, cosa rispondi e perché?

Faccio sempre un po' fatica a rispondere a questa domanda. Di solito me la cavo con un “faccio la musicista”, perché in fondo penso che questo termine racchiuda un po' tutto: è una parola complessa, come la parola architettura.

Musica, parole, disegni, Maria tu fai tutto e, visti i consensi di pubblico e di critica, lo fai pure bene. Ma come fai? Ci racconti una tua giornata e dove vivi?

Cerco di fare bene quello che mi piace perché mi piace, e in questo “mi piace” sono racchiusa io, ma anche il posto che preparo per l'altro, per chi ascolterà, per chi verrà. Seguo un'idea, un'intuizione, fino a quando mi sembra conclusa.
Le mie giornate sono spesso diverse tra loro, scandite da appuntamenti o scadenze da rispettare, dai concerti o da quello che ho voglia di fare. Vivo in una città bellissima, Genova, coi suoi caruggi, il porto, il mare, e uscire anche solo a fare due passi può riempirmi la giornata.
Mi piace molto leggere, andare a teatro, al cinema; mi piace camminare, e ho iniziato un corso di Yoga e uno di Qi Gong, due discipline molto interessanti ed arricchenti.
E poi scrivo, suono, mi occupo della promozione dei miei concerti, discuto col mio compagno su tutto e di tutto e invito gli amici a cena.
Ci sono giorni bellissimi, che arrivano a sera che neppure me ne accorgo; altri più difficili e scoraggianti. In tutto questo però, mi sento molto fortunata ad aver trasformato una passione in un lavoro.
 
E all’interno delle tue giornate, comporre, scrivere, quanto ha di casuale e quanto di studiato? Ti prendi del tempo e “una stanza tutta per te”?

Scrivo e compongo in modo “studiato” solo quando è su commissione, per il Teatro ad esempio. Ma di studiato c'è soltanto il fatto che ho un tempo da rispettare entro il quale far precipitare le idee. Altrimenti annoto, scrivo, abbozzo melodie quando si presentano, e poi rielaboro. Per questo mi prendo tempo e spazio, ma è anche vero che succede un po' quando succede, nei momenti più diversi e meno “appropriati”, da cogliere al volo!

Hai iniziato da bambina a scrivere e suonare, difficile quindi immaginarti in altre vesti. Ma se non avessi scelto l’arte, cosa avresti fatto?

Da piccola volevo fare la biologa marina, perché mi ha sempre affascinato il mondo subacqueo, i pesci, le meduse, le conchiglie. Trascorrevo le mie estati in acqua, con maschera e boccaglio, tra gli scogli a curiosare, e ancora oggi, quando ho un po' di tempo, mi piace andare al mare.
Ci sono altre due, tre passioni che avrei potuto sviluppare e magari trasformare in un lavoro: la filosofia, la liuteria e l'architettura, ma la facilità con cui sono andata dietro alla musica ha scelto per me.
 
Nel CD recita una filastrocca tua nonna Anita Macchiavello, da te definita “donna di lettere e scrittrice di novelle”. Ma com’è nonna Anita con te? E quanta parte ha avuto nella tua arte?

Anita è una donna meravigliosa, una delle poche donne dei suoi tempi ad aver fatto l'Università: andava da Rapallo a Genova in bicicletta perché c'era la guerra e non funzionavano né treni né macchine.
E' una donna raffinata e leggera, fiduciosa e allegra, con una fede e uno sguardo sulla vita da cui imparo ogni volta. Mi vuole molto bene, è sempre stata dalla mia parte, e io le sono grata e ricambio il suo amore con il mio. Alla mia arte ha contribuito così, seguendomi, stando con me, regalandomi libri, dandomi ripetizioni di latino (ero davvero una capra!), parlandomi dell'opera lirica che tanto ama. Ma soprattutto ha contribuito alla mia vita facendomi sentire sulla strada, né giusta né sbagliata: sulla mia strada.
 

Il tuo nuovo CD con Armando Corsi è davvero interessantissimo. Ho fatto in tempo a condividere qualche video su Facebook che tutti mi scrivevano: dimmi chi è, dimmi dove posso trovare il CD. Ma per realizzarlo, quanto tempo ci è voluto? Raccontaci qualcosa della registrazione.

La realizzazione di un disco inizia ben prima di quando si entra in studio, ma sorprendentemente “accade” in studio.
Per me e Armando è andata così. Parlavamo da tempo di registrare insieme, e dopo tanti anni di concerti e viaggi abbiamo pensato fosse arrivato il momento giusto. Abbiamo deciso di passare dieci giorni in studio registrando in diretta come se stessimo suonando dal vivo. Abbiamo fissato quasi una quarantina di brani, tra canzoni mie, pezzi strumentali suoi e alcune cose nate lì per lì. Poi abbiamo riascoltato, abbiamo iniziato a scegliere e a sovrincidere altri strumenti. Tra pause, ripensamenti, ascolti, tagli, interventi degli ospiti e ideazione della parte grafica, abbiamo impiegato otto mesi. E' stato bellissimo seguire tutto e andare a cercare quello che volevamo fino a dire “ecco: così!”. E poi, per me, fare questo disco ha significato fare il punto della situazione, della mia evoluzione artistica e personale, e segnare una svolta nel rapporto con Armando che è stato dapprima il mio maestro e poi un grande amico e un compagno musicale.

Ora sei alle prese con la promozione del disco in Italia (e all’estero?) e porti in giro il tuo spettacolo con moltissime serate. Ma poi? Qual è il passo successivo?

Il passo è sempre successivo! Anche il nostro concerto è in continua evoluzione: abbiamo coinvolto il poeta e musicista Pier Mario Giovannone dando una veste nuova e più ricca al nostro spettacolo. Stiamo lavorando assieme a un progetto di filastrocche musicate pensate per i bambini con dei compagni di avventura speciali, la Banda Osiris. E poi bollono in pentola canzoni nuove, una mostra per la prossima primavera, un disco che definirei “di ricerca” su cui ancora non voglio sbilanciarmi... Insomma, le idee non mancano!




E raccontami dei suoni
e di come si fa il vetro
e sussurrami ti prego
anche l'ultimo segreto

che ti conto dei miei viaggi
di corbezzoli e miraggi
e dei sassi sulla spiaggia
come fossero gioielli.  
[da ascoltare qui ]
 

 ********

Inutile che vi dica che il poeta che ci ha messe in contatto era proprio Pier Mario Giovannone e che non vedo l'ora di incontrarli quando verranno qui sulle colline! Intanto metto su il CD e ricomincio a ballarlo con Simo.

lunedì 11 giugno 2012

:: home recording #2 ::

 

...e poi si comincia a suonare.

Loro son professionisti di alto, altissimo livello, in assoluto tra i migliori del panorama jazz italiano da anni; ciò significa che si chi, come me, li vede al lavoro, non capisce bene come la magia (di cui parlavo nel post precedente sulla registrazione) in un attimo si crei.


Basta che uno dica: "Proviamo dalla 78 alla 132", si sente contare "..due, tre, quattro" e tutto esplode.
Un frammento, uno solo, magari complicato da verificare insieme, quelle 54 battute. Le si prova qualche volta.


Poi arriva la voce per me: "Sei pronta?" e quando di nuovo il batterista stacca "...due, tre, quattro" la registrazione parte su tutto il pezzo.


Lo si suona alcune volte. Mai, mai uguale - i jazzisti non ce la fanno, il loro "bello" è quello.

E poi si passa ad un altro pezzo. Le ore volano: ci si trova a pranzare a metà pomeriggio, a cenare tardissimo, a volte.


La nostra vita sintonizzata sulle esigenze di Simone, fatta di risvegli al primo mattino e di morti apparenti nel letto con le galline, viene rovesciata di brutto (almeno la mia, Enrico ha 30 anni di vita da musicista alle spalle, non fa una piega).

In due giorni si registrano versioni buone per fare 5-6 pezzi, una fortuna. E' andato quasi tutto nel verso giusto.


Poi i musicisti partono: chi sarà di nuovo in tournèe con Zucchero, chi con l'Orchestra del Teatro Regio, chi girerà i principali festival mondiali d'estate.

Ci rivedremo che sarà autunno, ricavando un altro weekend per gli ultimi pezzi.

Per chi si domanda se poi il disco sia pronto, la risposta è no: da ottobre, se tutto sarà andato come deve, inizierà il mixaggio del disco, poi la creazione della copertina, la supervisione della casa discografica, la stampa, la distribuzione. 

Lungo fare un disco eh?

mercoledì 6 giugno 2012

:: home recording #1 ::


La registrazione di un disco inizia tanto, tantissimo tempo prima, nulla incomincia suonando insieme.

Ci sono mesi e anni (davvero anni!) di gestazione di tutte quelle lunghissime parti scritte per ogni strumento (8 strumenti per 10 pezzi fa...80 spartiti!), ascoltandole sul computer con il software di scrittura musicale per capire se "stanno insieme", giorni e notti, correggendo, stampando, cancellando e ricominciando.
Sentire quel suono da papera degli strumenti sintetici nel pc che fa sembrare tutto un concerto scricchiolante, immaginare che siano omini veri ad esibirsi.
Ho imparato dai dischi precedenti che quella specie di musichetta querula diventa una magia, poi.


Ma prima bisogna studiarsele le parti, leggio davanti e strumento in mano. Vale per tutti.

E poi allestire la sala di registrazione, ottimizzare il pc, provare canali, cavi e cuffie per tutti.
Bisogna scribacchiare sul mixer le abbreviazioni e impararle anche un po' (per le emergenze al volo).


Si deve risolvere un'infinità di guai e rogne quando qualcosa smette all'improvviso di funzionare e magari bisognerebbe ricomprarla (facendosela mandare dall'altra parte del mondo e avendo i soldi, per di più!).

E poi montare 19 microfoni, che per me son tanti, e fare i suoni, microfono per microfono, strumento per strumento.
Far suonare, riascoltare, far suonare e riascoltare, finchè il suono esce bello. Il più bello possibile, il più bello che so (e che riesco).

Alla fine si è pronti.
Quando i musicisti sono tutti insieme nella sala, è ora di cominciare.

[to be continued]

lunedì 14 marzo 2011

Singing In The Car - Mamma F's Choice

Ovvero: "Chi di voi non canta in macchina?" come recita la nuova iniziativa di Pentapata.

Potevo cominciare con qualcosa di diverso dalla canzone preferita da Simo? E non per altro, ma perchè, oltre a piacere tanto anche a me, è inserita come n.1 in tutte le chiavette USB di ogni autoradio di tutte le macchine.
In modo che "The Road to Mandalay" versione Robbie Williams (non vers. Frank Sinatra per carità, quella a Simo proprio non piace) parta quasi in automatico all'accensione del motore e tutti insieme si canti BOMBOMBOMBORO BOMBOM BO'...

:: The Road to Mandalay ::

Save me from drowning in the sea
Beat me up on the beach
What a lovely holiday
Theres nothing funny left to say

This sombre song would drain the sun
But it won't shine until its sung

No water running in the stream
The saddest place we've ever seen

Everything I touched was golden
Everything I loved got broken
On the Road to Mandalay
Every mistake I've ever made
Has been rehashed and then replayed
As I got lost along the way

[Refrain]

There's nothing left for you to give
The truth is all that you're left with
Twenty paces then at dawn
We will die and be reborn

I like to sleep beneath the trees
Have the universe at one with me
Look down the barrel of a gun
And feel the Moon replace the Sun

Everything we've ever stolen
Has been lost returned or broken
No more dragons left to slay
Every mistake I've ever made
Has been rehashed and then replayed
As I got lost along the way

[Refrain]

Save me from drowning in the sea
Beat me up on the beach
What a lovely holiday
Theres nothing funny left to say.


lunedì 31 gennaio 2011

Week end coi musicisti

Sabato la vista dalla finestra era questa, un piccolo paradiso candido isolato dal mondo.
In questo scenario completamente silenzioso, sono arrivati con un po' di fatica i musicisti dell'Art Studio per un'altro set di prove e registrazioni di 2 giorni.

Il bello di questi musicisti che suonano insieme da 30 anni è che quando arrivano si sentono subito parte di una grande famiglia, ridono e scherzano, cucinano e preparano letti, fanno diventare la casa una piccola comune pacifica.

Poi ovviamente la musica, che lentamente prende forma, che si prova e si riprova, pezzi parti e variazioni.
Ma di questo avevo già parlato qui.

Ieri invece ho fatto attenzione agli aspetti giocosi di chi per lavoro inventa il jazz; e così ho trovato:

:: papà E. che prende appunti con una matita di Tigro mentre prova
:: Cecco che fa le pulizie del dopopranzo

:: Fiorenzo e il suo pupazzo di neve
:: Simone che prova a suonare come Irene

:: e un piccolo cavallo a dondolo, frutto di un artigiano ceramista valdostano di Villeneuve, che ora dondola sul camino (il cavallo non il ceramista), regalo di questi splendidi ospiti.

giovedì 6 gennaio 2011

E allora...musica!

Che splendido regalo questi giorni di musica! Arricchita, felice e piena di gratitudine, condivido con voi qualcuno dei momenti più belli... Grazie, grazie, grazie a questi splendidi musicisti che hanno creato, provato e riprovato, riso, scherzato, mangiato e dormito come un'immensa comune sonora.

sabato 1 gennaio 2011

Benvenuti nella nostra sala di registrazione

Ce l'abbiamo fatta e possiamo dire: benvenuti.
Ci è voluto il lavoro di anni, tanta fatica, tanto lavoro da parte di tutti noi.
Chi ha progettato, chi ha studiato, chi ha inventato, chi ha bucato e avvitato.
Chi ha suonato. Chi ha risparmiato.
Ora la sala è pronta ad accogliere i musicisti per la prima registrazione e il primo disco; ed io sono emozionatissima.
Loro faranno quello che fanno da 30 anni, perchè sono dei professionisti.
Lui, lui, lui, lei e, ovviamente, lui.
Io farò il tecnico del suono e mi tremano le gambe, visto che il mio mestiere di acustica è del tutto differente e questo nuovo lavoro me lo studio solo da un paio d'anni (nottetempo).
Mi rasserena che tutti i musicisti si fermeranno qualche giorno a mangiare, dormire, ridere e scherzare: il modo migliore per iniziare a lavorare in scioltezza...