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lunedì 17 gennaio 2011

Decluttering STEINER (ovvero il marketing pedagogico)

Mamma F. - correva l'anno 1975


Decluttering = Clearing the Clutter = Eliminare il disordine (superfluo)
Steiner = Rudolf Steiner

Ho la fortuna (immensa) di essere figlia di una donna che per quasi tutta la vita si è occupata di bambini e ragazzi come insegnante dopo una laurea in pedagogia.
Se una volta questa fortuna la sfruttavo poco che, si sa, i consigli delle mamme spesso sono gli ultimi ad essere presi in considerazione, ora invece sto imparando ad ascoltarli tra i primi, insieme a quelli di mio marito.
Ed entrambi mi domandano:

Si può far giocare un bimbo col legno senza sentir parlare di Steiner?
Si possono ordinare le cose ad altezza bimbi nei contenitori per renderli indipendenti senza che si citi la Montessori?
Si può giocare a travestirsi e fare la tenda senza citare le stoffe Waldorf?
Altri pedadogisti niente, van di moda solo questi due ora?

All'inizio, quando è nato questo nostro blog diario che raccoglie i nostri ragionamenti ed i nostri traguardi, mi irritavano queste domande, che dal nulla cosmico della mia incapacità materna (o che supponevo tale), mi sembrava di riemergere con qualcosa in mano; qualcosa di facile intendo e che, in ultima analisi, faceva pure "alternativo".
Vedi i figli dei tuoi amici che affogano nella plastica e proponi legno: alternativo e bello.
Vedi i bimbi amichetti di Simo con la camera che è un delirio e il resto della casa immacolata e proponi spazi riservati per Simo ovunque: alternativo e bello.
Giochi a travestirti con lui usando le stoffe della macchina da cucire, le sciarpe e i vestiti vecchi di mamma e papà: economico e divertente.
Potrei andare avanti un bel po', ma mi fermo e penso a mia nonna Liana, che mi faceva giocare con i suoi vestiti, che mi permetteva di creare un caravanserraglio in ogni stanza ogni giorno (vivevo da lei alcuni giorni a settimana quando i miei lavoravano lontano e io ero piccola), mi faceva dipingere liberamente senza schema e la casa era piena di oggetti interessanti alla mia altezza.
E così era anche casa mia, nonostante mia madre conoscesse assai bene Steiner, la Montessori e molti altri (e non gliene fregasse nulla di uno o dell'altro in particolare). Con mio padre andavo in montagna e in campagna, parlavo per ore e facevo "la raccolta" che non era nulla di diverso dalle cose che ci sono sul nature table di Simo: pezzi di stagioni.

Poi mi son detta prendo il buono da tutto quello che si propone in rete e sono incappata in una ragnatela acchiappa gonzi: i giocattoli, lo stile di vita, i libri "orientati", impostati, finalizzati (ne ho letti e pure recensito uno nel venerdì del libro ed allora ne ero entusiasta).

So che è probabilmente impopolare quello che dico, specialmente per una buona fetta di internet femminile con figli a carico, ma è proprio lì che va a cadere la cosa: una buona fetta di internet è un ottimo mercato quindi è nato un fiorire e rifiorire di giocattoli carissimi se paragonati al costo di produzione ed alla materia prima stessa (trovo alluncinante spendere cento-duecento euro per un gioco in legno, seppur bello) perchè la cosa che conta è la marca. O meglio il marchio. La derivazione.

Così il medesimo gioco che al Lidl ciclicamente viene messo in vendita a 15-20 euro (e su quello ci sto come spesa ogni tanto per un singolo gioco) lo si trova caricato di costi e fascino su altri siti a 3-4 volte tanto. Senza un perchè che non sia marketing.

E il perchè mi ha fatto meditare: perchè li compravo? Perchè leggevo libri di ispirazione steineriana?
Perchè, diciamolo, non avevo voglia di leggere Steiner, che è una pizza pazzesca per la maggior parte. Un po' come la Montessori che va presa a piccole dosi, un po' perchè a volte è noiosa un po' perchè a volte è ovvia.
Come non avevo voglia di leggere gli altri e fare sul serio: Piaget per esempio (che ho solo studiato di sfuggita in un corso di didattica della Fisica all'Università) o Ferrante Aporti (a cui penso solo quando si parla di carceri minorili) o le Agazzi.

Insomma, alla fine non ho letto Steiner in originale, ma solo interpretazioni americanizzate, ho letto un po' di Montessori e ho visto che le idee correnti che circolano in rete, specialmente quelle americane che hanno tanto successo, non sono propriamente fedeli alla linea tracciata in origine (grazie ad Anna di Ordine Fantasioso per avermelo fatto comprendere fino in fondo). Gli altri non li ho nemmeno presi in considerazione perchè nulla mi portava mai a loro, men che meno internet, nonostante cose furbe ne abbiano dette a palate.
Ho capito che per comprendere che la plastica si rompe facilmente e il legno è meglio bastano il buon senso e l'IKEA o il Lidl, che per sporcarsi, giocare liberamente all'aria aperta, celebrare le stagioni nel loro fascino misterioso bastano un po' di buona volontà genitoriale e la stessa medesima passeggiata che facevo con mio padre per raccogliere tesori.
Che le persone semplici e di bassa cultura (ma immenso buon senso) educano spesso ottimamente i figli (e magari a loro dedicano più tempo di noi mamme 2.0 che gironzoliamo per l'universo blog a volte togliendo tempo proprio a chi vogliamo educare in modo corretto), mentre al contrario prendo atto della confusione che regna sovente tra chi pensa di parlare di approcci pedagogici e invece parla di una nuova tendenza.

Per questo cercherò trasformare il tempo che utilizzavo per documentarmi (e sentirmi una mamma migliore) in un tempo in cui cercherò semplicemente di diventarlo, col buon senso: quello che internet ha sostituito a volte in questo ultimo anno.
Faccio pubblica ammenda e vado a recuperare il tempo (e il raziocinio) perduto, ammesso che si possa.
A poi.


AGGIORNAMENTO


Nota. Grazie a Mamma C. (alla sua ironia e alla sua sagacia di sempre) e a Silvia (le cui mail private sono sempre fonte di riflessione su questi temi e da cui spesso scaturiscono i post).

Nota. Questo post non vuole essere offensivo nei confronti di tutti i genitori che mandano i figli alle scuole steineriane (in cui di certo gli insegnanti conoscono in modo approfondito la pedagogia, o almeno così si spera).

Nota. In merito all'utilizzo della TV così drammaticamente demonizzato da alcune pedagogie (o meglio, da interpretazioni di quelle pedagogie, visto che la TV non c'era), penso che un paio di cartoni animati al giorno ben scelti e guardati insieme ad un genitore permettano un momento per tirare il fiato; io sono molto più rilassata se sferruzzo davanti a Zigby per 20 minuti, Simo non sembra esserne segnato a vita.

Nota. Il pedagogista Rousseau abbandonò i suoi numerosi figli all'orfanotrofio senza mai più curarsene e quando per questo fu criticato (visto che era impegnato a scrivere proprio trattati di pedagogia in quel periodo) rispose che non aveva soldi per mantenerli: peccato che fosse segretario dell'Ambasciatore di Francia e poi consigliere a Parigi. Dopo aver letto in merito mi sono sentita sollevata per i miei errori di prospettiva frequenti con Simo.


mercoledì 20 ottobre 2010

Per favore lasciateci le fiabe!

Questo è uno di quei post "di protesta" che ogni tanto scrivo, quindi chi ha voglia di deliziose notizie mammesche può leggere da domani.
Oggi no.
Perchè questa parata di mamme blogger contro le fiabe (e le favole, vi prego fate la distinzione e se non la sapete leggetevela almeno su Wiki, se proprio non volete aprire l'enciclopedia...), sostenitrici del fatto che diano modelli sbagliati per la crescita, che siano sessiste e che insegnino solo ruoli mi ha veramente fatto montare il nervoso.

E per molti motivi, ma il primo, il più semplice è: pensiamo che i nostri figli siano scemi o siamo insicure dei modelli che noi mamme forniamo? Perchè non c'è altra spiegazione a temere Raperonzolo o La Piccola Guardiana d'Oche, Pollicino o Il Serpe Bianco.
Se crediamo che il messaggio che passa attraverso le fiabe serali sia il concetto del ruolo della Principessa-velina o del Principe-riccone, non sarà perchè siamo noi mamme ad essere un po' troppo coinvolte (o inconsciamente invidiose...) di quei ruoli?
Io non so i vostri figli, ma il mio è appassionato di fiabe (quelle vere, non le porcherie "addolcite" per i bimbi di oggi, manco avessero bisogno di non conoscere la paura...), quelle orrorifiche, tremende, in cui succede di tutto, in cui ci si spaventa, in cui si trema e ci si nasconde sotto le coperte ma anche quelle in cui alla fine si ha così voglia del lieto fine (non si chiama fine benpensante, notate? si chiama lieto fine e basta) che Simo me lo anticipa e piuttosto accorcia e se lo inventa da solo per arrivare a "purificarsi" della storia e con la storia.
No, perchè mica crediamo che le paure di oggi siano gli orchi e le streghe delle fiabe? Sfido la maggior parte di noi (io con voi in questo periodo cuneese in cui dalla nonna la tv sta accesa a volte sui tg o sull'inizio di un telefilm) a sostenere che quello che passa comunemente davanti agli occhi dei nostri figli (e se non a casa nostra, ci sono mille altri posti purtroppo) sia meno terrorizzante.

Altro motivo: quante mamme sanno ancora raccontar fiabe? O leggerle bene ed appassionare i figli? Tenerli incantati ad ascoltare per mezz'ora? Tante, tra di noi blogger di certo, visto che ci poniamo spesso domande sulle nostre capacità, ma non credo di esser l'unica ad avere amiche che non hanno mai raccontato una sola storia in 4-5 anni della vita dei loro bimbi.

Sopra tutte queste osservazioni possiamo disquisire all'infinito, sia sulla qualità di ciò che guardano i nostri figli (perdonate, ma associare quella porcheria americana da serata pop corn come i film di Shrek a centinaia d'anni di letteratura fantastica, da Rodari a Yeats, da Perrault a Andersen tanto per girare un po' l'Europa degli ultimi 100 anni mi crea davvero un disagio interiore), sia su ciò che leggono, ma i cartoni animati e i film, a mio parere, non sono in grado di sostituire l’incanto e lo stupore della fiaba narrata da una madre.
Quella fiaba che scava prima di tutto dentro le madri, che trovano il modo più fantasioso e metafisico di comunicare il sogno, l'assurdo e il fantastico ai loro figli.
Scriveva Tolkien: "La caratteristica della buona fiaba, del tipo elevato ovvero completo, è che per quanto terribili siano gli avvenimenti, per quanto spaventose o fantastiche le avventure, essa è in grado di provocare nel bambino o nell’adulto che ascolta, nel momento in cui si verifica il “capovolgimento”, un’interruzione del respiro, un sobbalzo del cuore".
Le fiabe raccontano del nostro passato, della durezza del mondo, dei soprusi, del terrore di non essere amati, dell'orrore della solitudine e dell'abbandono, della tragicità della morte; non di gioia e tristezza, sentimenti sfuocati e sbiaditi a cui è più comodo abituare i figli piantandoli davanti alla tv o leggendo libelli per bimbetti che hanno come unica selezione quella di parlare dell'ultimo personaggio del cartone animato.
Ecco, quel sobbalzo di Tolkien, quel rimanere senza fiato, ma anche la capacità di dormire sognando la paura, elaborando informazioni anche dure, sebbene fantastiche fanno sì che si cresca e che non si riduca il sonno al momento in cui l'ormone della crescita fa il suo lavoro biologico.
Uno scrittore a me tra i più cari, Rodari, diceva nella sua "Grammatica della Fantasia" (Einaudi, 1973) che "mentre il fiume tranquillo della storia scorre tra i due, il bambino può finalmente godersi la madre a suo agio, osservare il suo viso in tutti i particolari, studiarne gli occhi, la bocca, la pelle… Per ascoltare, ascolta; ma si permette volentieri di distrarsi dall’ascolto – per esempio se conosce già la fiaba - e quindi deve solo controllare che essa si svolga regolarmente".
Questa è a mio parere la comunione di spirito che si raggiunge nella fiaba.
Conoscete Emma Perodi? Scommetto di no, nonostante sia stata una delle maggiori scrittrici di fiabe italine, ma la gente dimentica. A favore dei Waybuloo, purtroppo (li ho visti in tv l'altro giorno e mi son cadute le braccia); prima di dire che hanno pure un ruolo formativo perchè insegnano le posizioni dello yoga, cerchiamo di trovare il vero ruolo formativo delle cose: imparare ad ascoltare, sognare e immaginare.

In merito all'interpretazione nei secoli delle fiabe e del loro valore, se avete voglia di approfondire e credo ne valga la pena, vi consiglio di leggere qui anche solo una breve analisi che va da Biancaneve allo sterminio degli ebrei, dalle streghe alla selezione cinese del sesso, io l'ho trovata per caso girovagando in rete e la ritengo piena di spunti di riflessione.

martedì 4 maggio 2010

Delle Soulemama, degli Steiner e "de no' artri"

Innanzitutto ringrazio davvero tantissimo Daniela del Coltello di Banjas per aver stimolato, se non LA discussione per eccellenza che va di moda ora tra noi mamme blogger, almeno una delle più "trendy", ovvero: Soulemama (e le altre) ci è o ci fa? Eppoi: vivere Steiner 100% è per tutti o è più diffusamente proletario il "downshifting" (io lo traduco con "risparmiare e prenderla bassa", ma downshifting fa fico e lo sdogano anche alle amiche)?

Per il dibattito interessantissimo che ne è uscito fuori, vi rimando qui, ma vorrei citare tre estratti di tre commenti che mi hanno particolarmente illuminato:

da una blogger U.S.A.: "Chi scrive e descrive la propria vita in "downshifting" e si permette tutti i lussi che millanta, almeno qui, comprese le scuole private e il tempo libero per ricamare e scrivere un blog, senza compromessi di sorta, mangiando solo biologico, mantendo una casa in qualche posto alberato, portando i bambini al museo (per una famiglia di 4 persone spendere circa 80$ per visita non e' insolito), non e' di sicuro qualcuno che ha bisogno di lavorare per vivere, ecco perche' puo' permettersi di stare a casa e vivere con certi standard"

da un'altra blogger U.S.A. "Il fatto e' che tutta questa moda del vivere bio, child-friendly, ecc. ecc. e' esattamente quello che sembra, cioe' uno stile di vita elitario, che solo pochi riescono a realizzare davvero, e solo con una solida base economica alle spalle.
Ma davvero si crede che altrimenti sarebbe possibile passare le giornate in una fattoria a ritagliare formine di panno lenci e riciclare contenitori del latte per creare giochi ecologici ed insegnare ai bambini il rispetto dell'ambiente? Poi quando ti arriva la retta della Scuola Steineriana, devi riparare il tetto e magari ti devi far operare di appendicite paghi i conti con un cesto di pomodori (bio naturalmente)? "

e su Soulemama un'ideaccia me la son fatta.

Idem per Steiner, citando Kosenrufumama: "non abbiamo famiglie benestanti alle spalle, in più le famiglie di origine sono lontane, quindi nel quotidiano siamo soli. Mandando i figli alla scuola stein è come avessimo acceso un altro mutuo. il discorso è che abbiamo preferito investire sul loro futuro".

Come ho già scritto nel commento al post di Daniela e in mille occasioni qui nel nostro blog, non ritengo indispensabile la scuola Steiner, specialmente se poi si impongono altre rinunce alla famiglia che toccano anche i figli (perchè dovrei rinunciare a farli viaggiare, a farli leggere tanto, a fargli imparare uno strumento musicale o uno sport se non ho i soldi per un viaggio verso altre culture, un libro, un violino, una mazza da baseball? Perchè iscrivendo i bambini alle scuole private giustifichiamo una volta di più la classificazione pubblico=pessimo, privato=pago+pretendo+ottimo?)

Grazie ancora Daniela.

giovedì 4 febbraio 2010

Delle radici cristiane e del cuore di Luca


Rieccomi qui, anche se con 38° di febbre e Simo reduce da 10 giorni di influenza intestinale micidiale (ancora ora vomita un po' e ha una diarrea da terzo mondo...)

Il post di oggi è un estratto che reputo bellissimo da una mail che ho ricevuto da Luca, la cui capacità di andare al cuore del problema con il cuore (proprio così), mi è di guida e stimolo per infinite riflessioni sempre.
Questa volta era sull'educazione cristiana o morale di Simo:

"... Nel caso specifico dell’asilo, tenendo conto che una delle radici culturali indiscusse dell’Europa è quella cristiana, a me (ripeto, a me) sembra assurdo cercare di evitare che questa matrice entri naturalmente nel processo educativo di Simone. Se pensi al paesaggio europeo, tanto quello delle campagne che quello urbano, o alla nostra toponomastica, o anche solo alla nostra fraseologia, ti rendi conto che hai bisogno dei rudimenti dell’educazione cristiana per decifrarne il senso di secondo grado. Mi chiedo a cosa potrebbe portare un’educazione accuratamente depurata da ogni traccia di questa matrice. Probabilmente ad un senso di straniamento dal mondo in cui si vive, ad un tardivo recupero di quelle parti mancanti, magari in età adolescenziale, magari (come si addice all’età in questione) secondo modalità oltranziste. In questo senso credo che cercherei di rispettare quanto possibile, nel processo educativo, ogni normalità acquisita, che cercherei di evitare qualsiasi scelta potrebbe “disadattare”, come tu dici. Credo che i bambini abbiano sete di normalità, perché hanno già tantissimo da imparare, perché l’informazione proviene da fonti ormai molto eterogenee, perché nella normalità possono mettere solide basi da cui partire più tardi da soli a cercare la loro particolarità, che non è la nostra unica e irripetibile, che non sarà né migliore né peggiore della nostra.
E occhio alla scuola steineriana; i bambini che provengono da quella scuola poi fanno fatica a rientrare nella vita normale, a quanto posso osservare qui con i miei ragazzi
."

Inutile dirvi che Luca insegna.

Un augurio che ognuna di noi, per i propri figli, incontri nel cammino didattico un maestro/professore con il suo equilibrio e la sua dolcezza.

Buon febbraio a tutti e grazie Luca.

martedì 1 dicembre 2009

Colpa del blog

Un brevissimo post notturno, perchè occupatissima a de-suinizzare Simone.
Tutta colpa del blog, che mi ha fatto conoscere altri blog di mamme e, peggio, di mamme "crafters" che realizzano meravigliosi oggetti con le loro mani, uno più affascinante dell'altro.
Ecco, per colpa vostra a Natale no (che non ci facciamo regali con Enrico), ma per il compleanno io ho chiesto UNA MACCHINA DA CUCIRE.

No, dico: io.

La quintessenza dell'imbranato cronico nell'arte del fare.
Lasciatemi pensare, speculare e valutare - robe fisiche, matematiche o ingegneristiche. Ma nemmeno un bottone sono in grado di attaccare se non con uno sforzo di volontà che mi prostra.
Invece ora ce la faccio.
Non so quando (Simo mi assorbe tantissimo in questo periodo, suino o meno), non so nemmeno come, ma io ci provo!

PS. il colpo di grazia me l'ha dato Silvia che con Orlando piccolo riesce a fare cose stupende.