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lunedì 14 gennaio 2013

:: not angry birds ::


 
Da grande vuol fare il muratore di lavoro e il cuoco per hobby.
Ha chiaro che non gli piace scrivere, ma conta, somma e sottrae come un commerciante scaltro. Ama far andare le mani, la concentrazione verrà poi.
Mio figlio vola, non solo sulle giostre. E' svanito e distratto, un po' grossolano e tanto, tanto sentimentale.
Così sentimentale che la prima volta che ha avuto in mano un videogame (dove si guidava una macchina in un circuito) si è emozionato così tanto a giocare, si è agitato a tal punto che è andato a vomitare.
"Mamma, togli quel gioco dal cellulare, mi fa star male": maturità di un quindicenne in un corpo di cinquenne, come dice Anna Maria.
Poi son venuti gli angry birds, con la raccolta punti dei pelouche di un centro commerciale, quando nemmeno ci interessava altro che il fatto che fossero morbidi.
E alla fine il videogioco sul mio cellulare (che ho supervisionato prima, per capire se era eccessivamente ansiogeno e no, non lo era eccessivamente).


Inutile che vi dica che il tempo serale che c'ho messo io a capirne il funzionamento a lui è bastato per vincere e passare di livello più e più volte.
Si schioppano i maiali mediante degli uccelli incazzosi tirati a bomba con una fionda: poco animalista, comunque sempre qualcosa di distruttivo.
 
Leggevo il post di Giulia su sua figlia che fa roccia a 4 anni e a lei tremano le gambe.

Io vado in fissa con la tecnologia: continuo a pensare che le mani che imparano a fare, poi saranno le migliori su quei tastini tecnologici, mentre le mani che imparano lì le cose principali, non avranno esperienza del reale.

E che palle però! 
Mi annoio da me a dirla. Cioè, se me la dicesse qualcunaltro, esattamente così, cosa rispondere io?

Sfodererei il solito blaterone sul giusto mezzo buddhista.
Ecco, oggi lo uso con me e mi domando se sono stata capace di trovare la via di mezzo, di compensare il tempo passato a fiodare uccellini virtuali con un reale "davvero reale", un reale di qualità.

In questi giorni abbiamo fatto dei vasetti con la pasta di sale, li abbiamo cotti e dipinti.



Abbiamo preparato il pane come molte domeniche, impastando, impastando.


Abbiamo pestato cumino, cordiandolo, chiodi di garofano, cardamomo e cannella per la base del nostro cous-cous con il mortaio di pietra.



Abbiamo cucito insieme una nuova sacca per la Scuola con la stoffa scelta on line da Simone mettendoci quasi un pomeriggio.


E poi abbiamo camminato e corso col cane, colorato, scritto una lettera al nostro migliore amico, costruito un milione di torri coi lego...
Vabbè dai, vincono ancora le mani reali contro le fionde virtuali.
Eppoi dovreste sentirlo urlare: "Mamma sei ganza!!!" quando lo aiuto a bombardare i maiali verdi: ci divertiamo un sacco.

lunedì 15 ottobre 2012

:: Tenere lo sguardo alto ::


In questo periodo sarei tentata di lamentarmi un po' per la mia quotidianità: la preparazione per l'inverno c'ha preso più impreparati del solito.
E' arrivato l'omino delle pulizie dei camini ad inizio settembre e ha detto:"Tutto ok, ci sono solo un paio di ventole e motorini da cambiare, ci vediamo lunedì". 
Non si è ancora presentato con cotante ventole e motorini, nonostante le telefonate sempre più minacciose, e inventa scuse sfuggendo come una biscia.
Ottobre per fortuna ci grazia con le temperature e finora non abbiamo avuto un reale bisogno di scaldare, ma da ieri la temperatura è scesa e l'umido è salito; mi piacerebbe vestirmi alle 6 di mattina con qualcosa in più di 16-17 gradi, almeno prima che inizino a crescermi i funghi nel pianoforte.
Tanto per coronare questo scenario da piccola fiammiferaia, anche l'altro omino, quello delle stufe a pellet, si è dileguato dopo 3 interventi estivi e 0 comprensione del perchè una nostra stufa anarchica si accenda solo quando le va e mai quando serve a noi.
Guardandola sotto il profilo buddhista, che importa? Tanto ci hanno sversato le solite tonnellate di legna in giardino e son rimaste lì senza che nessuno le impilasse nella legnaia. Eggià, perchè i muratori che, insieme ad Enrico dovevano inclinare il tetto della legnaia, han tardato a iniziare i lavori ed ora siamo solo alla pittura dei travi lunghi, senza nemmeno un coppo posato. 

Vi confesso che il mio metodo personale per scaldarmi, in questo periodo, è stato incazzarmi. E molto.
Mi è arrivato un controllo fiscale sull'anno 2009 e fin qui niente di strano. Capita e, visto che di tasse ne pago a valanghe come molti, mi capita di andare a credito e scaricare i lavori della ristrutturazione della casa.
Meno frequentemente capita che, nel cambio di commercialista proprio quell'anno, si sia persa tutta (e intendo proprio tutta) la mia documentazione fiscale e che i due commercialisti giochino a scaricabarile sulle mie spalle. Mi sono rimasti meno di 15 giorni per racimolare la documentazione persa, visto che i primi 15 li ho passati a litigare a destra e manca senza ottenere alcuna spiegazione reale.


Poi, una volta di più mi fermo, penso e guardo.
Penso alle sfortune reali che ho avuto nella vita, quelle che ti prendono per la gola e ti buttano in un pozzo nero, la malattia e la morte di mio padre, la malattia di mia madre contemporanea alla nascita di Simo, i momenti in cui non ti puoi permettere di alzare lo sguardo perchè manca non solo la forza, ma proprio l'oggetto da mettere a fuoco, l'idea che il dolore possa finire, la prospettiva di uscire dal pozzo.



Spio il mio bimbo felice alle prese coi primi problemi morali: "Ho colpito forte Ettore con una castagna  perchè voleva uccidere un ragno", coi successi alla scuola di nuoto, con l'inizio dell'amore per la musica;  porta in giro un'idea di mondo che mi piace e sono immensamente orgogliosa di lui.
E guardo l'autunno attorno a me, che se lo osservo vuol dire che lo sguardo lo tengo alto e gli inconvenienti della vita attuale sono sciocchezze; se trovo ancora il tempo di fotografare, significa che non c'è dolore e posso mettere a fuoco la felicità davanti a me.

giovedì 12 aprile 2012

:: festa dell'acqua ::



Ad aprile cade il capodanno buddhista per molte scuole orientali.
Noi non lo festeggiamo, all'incirca come quello occidentale.
Ma se devo esprimere preferenze, mi piace di più questo capodanno primaverile dove si festeggia con l'acqua, la si regala come preziosa, la si spruzza alla gente letteralmente (un po' come facciamo noi coi coriandoli a carnevale), si fa pulizia.

Alla fine a casa nostra, quello che non manca una ricorrenza è lui: siano coriandoli e stelle filanti o pompate d'acqua e scrosci, festeggia e santifica sempre.
Con buona pace del suo raffreddore perenne.

giovedì 8 dicembre 2011

:: la leggerezza delle difficoltà ::

Ci sono settimane che proprio non pare andare avanti nulla.
Anzi, se si risolve un guaio, se ne creano altri dieci.
Questa volta il medico è toccato a me, anzi più d'uno, e tutti insieme mi hanno obbligato a prendermi cura di me stessa, almeno un po' di più dell'ultimo periodo.
Lo scrivevo proprio l'altro giorno ad un'amica del cuore: io mi affanno anche nel mio tempo libero, manco ci fosse un premio per chi raggiunge la perfezione isterica in questa vita.

E corri, corri, corri, hop! Cadi.

Adesso mi devo fermare, perchè non sto al massimo della mia salute; niente di che, solo una sopraffina gastrite da stress che con la sua spietatezza si diverte a infiammarmi addirittura la gola. Quindi riposo, teoricamente.

O almeno distacco, visto che il riposo in questo periodo è proprio complicato.

Ecco, io il distacco lo so praticare proprio poco da me stessa; dalle cose sì, una vera affezione agli oggetti ce l'ho raramente, da me proprio no. Non riesco a non farmi coinvolgere sentimentalmente a dismisura da tutte le vicende e le passioni della mia vita, siano importanti come un figlio e una famiglia o un lavoro, siano leggere e a volte insulse come i ferri, la lana, le poesie o il blog.
E così, visto che mi piace tutto, cerco di far tutto molto più che bene e mi sfinisco (spesso) per essere orgogliosa anche un po' di me.

Allora mi sono autoprescritta una cura:

- circondarmi di tanti amici stupendi per riempirmi le giornate di cose leggerissime (e di quelle giornate ne ha parlato lei qui meravigliosamente)


- fare tanti giochi scemi come portar legna e legnetti, fare fuochi improvvisati in giardino e ridere

(notare il meraviglioso cappellino da drago che ci ha confezionato e regalato proprio lei)

- spegnermi, ogni tanto. Imparare da Rugna, il gatto più buddhista della casa, che ci si può sedere su una paletta stringendo le chiappe e stare lì immersi in se stessi, con il muso rivolto all'ultimo sole. Disinteressandosi di tutto, fosse anche solo per 2 minuti.

E voi? Qual è la vostra ricetta personale?



martedì 7 giugno 2011

:: a volte non è facile ::

Bisognerebbe essere vitali a giugno, pieni di forze e di propositi. Uno sfavillio di idee, la luce che accompagna fino a sera, le energie al massimo, le vacanze in avvicinamento.

Invece no, troppo facile. Qui al contrario siamo tutti malaticci, immersi nel lavoro e nei lavori, a mollo in un mare di pioggia.
Voler portare a termine mille progetti in una volta sola ha questo di brutto: se qualcosa va storto, crea un effetto domino sulle attività successive e sulle persone accanto, travolgendo e incasinando ulteriormente situazioni che già normalmente sono un po' al limite della pazienza umana.
Così capita di chiedersi perchè diamine ci si debba sempre tuffare a testa prima in progetti immensi, quando poi ci si ritrova ad arrancare verso metà, con la febbre e la stanchezza ai massimi storici e la caparbietà ai minimi.

Ci sono momenti in cui mi sembra tutto molto più grande di me, in cui l'unico tentativo che faccio è quello di tener testa ai guai e far arrivare la sera.
Momenti in cui è come se le lacrime aleggiassero sul bordo degli occhi per tutto il giorno, pronte all'arrembaggio non appena il gioco si fa duro.
In cui mi viene anche la rabbia, perchè il tempo per me non esiste mai e non mi sento affatto generosa a spendere per gli altri tutte le 24 ore.
In cui fermarsi per un po' non basterebbe comunque, che son troppe le idee che mi frullano in testa.
Ma so già che quando guarderò indietro a questo inizio d'estate, tra qualche mese, mi sembrerà di esser stata brava e di non aver mollato, perchè alla fine arrivare sani e salvi fino a sera, con un bambino, un lavoro, una casa, mille operai e per di più malata è già una vittoria.
Un detto indiano, ripreso anche dal cinema occidentale, recita: "Vuoi far ridere un Buddha? Raccontagli i tuoi progetti". Sì, perchè nella vita, nella mia almeno, gli stravolgimenti piccoli e grandi sono spesso tali che se mi propongo qualcosa, ormai lo so, non taglierò nessun traguardo, anzi arriverò proprio da un'altra parte.
E' il motivo per cui non mi metto a dieta, non mi propongo un'attività fisica costante (tranne quella di correre dietro a Simo, che di per sè basterebbe e avanzerebbe) e non prego con regolarità; perchè succede sempre qualcosa che scombina tutto e mi fa sentire, lì per lì, come un'incapace.
Invecchiando, ho capito che se imparo ad aspettare, poi ogni cosa acquista un significato (che spesse volte non è il mio), e quasi sempre è anche molto più bello.

Forse invecchiare vuol dire proprio questo: trovare in anticipo la felicità dove vediamo solo frustrazione.
Certo che a volte non è facile.

martedì 19 aprile 2011

Mamma, sono felice

Uno dei motivi per cui è nato questo blog è permettermi di guardare indietro e non dimenticare troppo, nè i momenti di difficoltà, nè quelli di leggerezza.
Così a volte mi diverto a guardare indietro cosa accadeva un anno fa, quando scrivevo di essere fortunata nella vita, e quando scoprivo che togliere nella vita è meglio che aggiungere (non era ancora di moda la parola "decluttering" un anno fa o, almeno, io non conoscevo questo termine).
Quando imparavo a cucire le prime cose da sola, quando scoprivo il mondo della rete e qualche bella e nuova amicizia.

Poi c'è stato il casino del nido. Gli incubi, il pavor, il digiuno, tutte le mie paure decuplicate: il timore di essere una mamma incapace, di non saper gestire altro che i momenti buoni, di non essere in grado di far fronte alle emergenze di Simone.
La mia estate è stata difficilissima, piena di pianti e di domande (come ben sa Mamma C. a cui mi confidavo ogni giorno quando Simo urlava di terrore ad ogni singolo risveglio pomeridiano, senza saltar mai un giorno, senza permetterci di capire cosa succedesse): ricordo di me che tento di abbracciare Simo in preda agli incubi, mentre lui manco mi riconosce.

Poi ho cercato di scavare dentro di me, ancora più nel profondo di prima, di far uscire almeno le domande giuste per la mia vita, in modo da darmi una possibilità per trovare le risposte.
Per me, ma per Simo ancor prima, che doveva essere inserito alla Scuola Materna reduce da chissà che e tutto stava andando malissimo, i fantasmi dei mesi precedenti non lo mollavano e io ero impotente come sempre.

Mi avete scritto in tantissimi, a commento di ciascuno dei post a cui rimando qui, in privato via mail, via FB, con alcuni ci siamo scambiati consigli, a volte utilissimi. E forse anche questo mi ha dato coraggio, insieme alla mia fede e ad un po' di fortuna (quella, nella vita, non deve mancar mai).

Piano, piano abbiamo vinto, Simo e io, che fosse pavor, che fossero traumi, che fosse solo un brutto momento che non ero stata in grado di interpretare: abbiamo deciso di non saperlo e vincere lo stesso.

E domenica, per la prima volta, dopo avermi detto che mi vuole bene, dopo un pomeriggio passato a fare la cartapesta, ha aggiunto: "Mamma, sono felice".

Io questa felicità la dedico a voi che leggete cosa scrivo, chi da poco, chi dall'inizio del blog, che mi avete sostenuta e che, per come è possibile attraverso internet, mi volete bene.
E vi auguro un momento di felicità perfetta come quella che è stata regalata a me.

domenica 10 aprile 2011

Alla fine di una settimana

Felicità è:

:: il post di un'amica cara che mi ha riempito di gioia (e a cui ho riservato questa sorpresa per tutti i sabati del mese)

:: un'amica nuova che mi piace tanto e i suoi mille progetti (tra cui il nuovo MOMMIT)


:: il pranzo fisso del lunedì a Torino preparato dalle mani amorevoli della mia segretaria per non farmi perdere tempo a cercare un panino e farmi andare a casa ad un'ora decente


:: i fiori di Enrico raccolti per noi e lasciati lì senza dirlo in modo che ce li scopriamo da soli


:: la pazienza di Enrico quando Simo la sfida per ore (e io avrei già urlato almeno 200 volte)


:: il rabarbaro che cresce (qui sotto un mese fa, 15 giorni fa e oggi)


:: gli esperimenti con la freezer paper


:: i profumi in giardino, tutti, nessuno escluso

martedì 29 marzo 2011

Avevo un sogno...

E nemmeno sapevo di averlo.
Quando son venuta a vivere qui è stato per amore di Enrico, per capire il suo sogno.
Il mio non mi era affatto chiaro.
Arrivavo da tutta una vita di città, mi metteva ansietà lo spazio senza limiti, lo sguardo che girollava in tutto quel cielo, questo vai e vieni di colline.
Non c'erano freni nè ostacoli.

Mi atterriva il silenzio della notte. Cani. Upupe. Civette. Un silenzio popolato.

Poi ho trascorso qui la prima primavera. E altre 6 dopo quella.

Ho vissuto i piccoli momenti di transizione, quando si aprono i narcisi, si spengono le stufe.


Viviamo ancora circondati di legna, ma l'accompagnamo alla forsizia ormai.

Tutto il sotterraneo mondo di radici ricomincia a vivere, è un continuo germogliare, sprizzar vita e buttar foglie e fiori.

Non sapevo di sognare questa vita, me l'ha spiegato Enrico.
Tante, tantissime volte.