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sabato 8 gennaio 2011

Facciamo DETOX? - Parte 4 - I BAMBINI

I loro corpi sono in pieno sviluppo, così i neonati ei bambini sono più vulnerabili agli inquinanti ambientali rispetto agli adulti; diventa indispensabile creare un rifugio sicuro, sano e non tossico, privo di pericoli che potrebbero ostacolare il loro sviluppo mentale e fisico.
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1. Abiti naturali. Come abbiamo già segnalato al capitolo del bucato, è importante che i corpi dei più piccoli siano avvolti da fibre naturali e quanto più possibile biologiche. Oggi è possibile trovare abbigliamento per bimbi di cotone non trattato anche a prezzi non proibitivi in alcune catene di abbigliamento tipo OVS o Decathlon o ai mercatini del biologico (se conoscete altre marche biologiche economiche segnalatemele, grazie!). Eviterei per gli stessi motivi, tutti quei capi che sono venduti per la peculiarità di non stropicciarsi, non rovinarsi e non macchiarsi: dubito dell’esistenza in natura di filati e tessuti del genere!!!

2. Giochi sicuri. Devono essere garantiti, di qualsiasi materiale siano fatti: senza vernici al piombo, colori tossici e plastiche velenose. I migliori sono quelli in legno con finiture a vernici ad acqua, ma non è sempre facilissimo (o economico) trovarle. Un buon posto è l’IKEA, un posto più caro il Centro del Gioco Educativo, un paradiso di scelta è internet (io ho acquistato tutti i regali di Natale in legno in rete risparmiando moltissimo). Valutate sempre la spesa: spesso un gioco in legno ha durata maggiore e, se si rompe, può essere facilmente aggiustato con viti o con colle, cosa che non si può affatto dire della maggior parte dei giochi in plastica. In ultimo, ricordiamoci che comprare giocattoli al mercato, dalle bancarelle improvvisate o ai grandi magazzini, può apparire una scelta furba per il risparmio di denaro, ma quasi sempre lo è pochissimo per la sicurezza: quante volte il marchio CE che dovremmo trovare impresso sul gioco è un semplice adesivo removibile (e probabilmente falso), quante volte non è presente il nome dell'importatore, del controllo e un recapito per eventuali domande? Quanto è utile vestire i bambini naturalmente, nutrirli biologico se poi gli si mette in mano un gioco pericolosissimo?
3. Materiali naturali. A maggior ragione nelle camere dei più piccoli, vale il discorso dei mobili fatti di materiali naturali, dei muri dipinti con colori sicuri, dei tappeti di fibra naturale. Mi permetto di consigliare i mercatini delle pulci per trovare mobili e accessori per bimbi in materiali naturali come i legni grezzi su cui si potrà passare un velo di finitura atossica e vernice ad acqua avendo la certezza del naturale.

4. Biberon senza BPA e tettarelle in silicone. Su questo ci siamo già soffermati abbondantemente qui.

5. Pannolini lavabili. Un bambino userà circa 6.000 pannolini prima di imparare l’uso del vasino e ognuno di questi impiegherà fino a 500 anni per decomporsi: quanta differenza fa il loro uso? Mamma C ne ha parlato a lungo qui ed io l’ho trovata illuminante!

6. Pulizia. Si dice che la pelle del bambino sia più simile ad una spugna che ad una barriera: i detergenti tradizionali rischiano di aggravare eventuali intolleranze, allergie e fastidi. Nei loro primi anni vale davvero la pena di lavare poco (la mania del bagnetto ogni sera tutta italiana è una sciocchezza assurda, specialmente nei primi 18 mesi in cui i bimbi camminano poco e si sporcano quasi esclusivamente col cibo) e con ingredienti naturali. Mi sento di consigliare tonnellate di amido di riso ogni volta e, una ogni tanto, un poco di sapone di Marsiglia purissimo. Dopo il bagno nessuna crema ai petrolati tanto pubblicizzata sui giornali per mamme rampanti: olio di mandorle. Volete il profumo che sa di poco? Qualche goccia di olio essenziale risolverà il problema. Per lo shampoo (mai più di una volta alla settimana nei primi 3 anni di vita) affidatevi al biodizionario prima della scelta!

E voi, avete altri consigli da dare per rendere DETOX la vita dei più piccoli?

sabato 18 dicembre 2010

Facciamo DETOX? Parte 1 – LA CUCINA

Come ho già scritto qui, il Natale per noi è forse un poco differente da quello di molti altri.

Significa l’arrivo dell’inverno, di un momento più spiccatamente destinato alla riflessione su di sé e sugli altri, alla calma ed alla cura di ciò che ci circonda.

E per questo, quale momento è migliore per imparare come evitare tante piccole aggressioni quotidiane? Facciamo chiarezza? Facciamo DETOX?

Or dunque: alcune tossine sono inevitabili (lo smog in città, i fumi delle fabbriche se si abita accanto, etc..), ma molte, moltissime altre, soprattutto casalinghe possono essere controllate e eliminate.

Ecco così una piccola guida per detossinare la casa e migliorare la qualità della vita che ci accompagnerà per qualche settimana.
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Oggi iniziamo dalla cucina, molti suggerimenti saranno ovvi, altri forse un po’ meno, ma tutti insieme ne faranno un luogo detox.

1. Mangiare cibo biologico, solo di stagione e non conservato in frigo è il miglior modo di abbattere veleni e pesticidi contenuti negli alimenti; nel caso non fossero disponibili prodotti biologici, pelare e sbucciare sempre le verdure ed i frutti.

2. Bere dal rubinetto. L'acqua in bottiglia ha confezioni accattivanti e invitanti, la pubblicità ci racconta fesserie (“L’acqua che elimina l’acqua” tanto per dirne una che fa morir dar ridere qualsiasi medico) che ci illudono di poter far splendere reni e pelle esclusivamente con l’acqua che viaggia per centinaia di chilometri al sole, in bottiglie di plastica e ci aspetta giorni interi sugli scaffali dei supermercati. In verità, l’acqua del rubinetto ha spesso un cattivo sapore (di cloro) ma è sottoposta a controlli severi e di certo più accurati e meno “di parte” di quelli menzionati sulle etichette delle acque in bottiglia. Per correggerle il gusto e non le proprietà, basta filtrarla alla fonte (inserendo i nuovi filtri direttamente nei tubi dell’impianto di casa se si può) o più semplicemente quando la si sta per bere fresca con una banale caraffa come questa.

3. Eliminare le padelle antiaderenti contenenti teflon, la cui manutenzione deve essere perfetta e che non devono mai presentare graffi o scalfitture che possono rilasciare sostanze chimiche nocive, a favore della vecchia padella in inox o delle nuove generazioni un poco più costose (ma anche più durature) in ceramica.

4. Usare un detersivo per i piatti e per la lavastoviglie non aggressivo né inquinante e in nessun modo chimico. Ricordiamoci che la risciacquatura a mano o il lavastoviglie non è efficace al 100% e che in minima parte il detersivo di lavaggio viene ingerito mentre mangiamo e beviamo. Uno dei prossimi Provati per voi sarà proprio una “ricetta casalinga” per rispettare noi e l’ambiente quando ci occupiamo delle nostre stoviglie, non perdetela! Il brillantante, ormai lo sapete, non può che essere aceto o acido citrico.

5. Conservare gli alimenti in contenitori di vetro e pirex, mai nella plastica (tutta la plastica, dai vassoi in polistirolo per la carne tagliata ai fogli di plastica per conservazione di ortaggi, frutti e insalate prelavate). Del pericolo BPA ho già parlato qui, ma ci tengo a rimarcarlo. Fateci caso: comperiamo e conserviamo tantissimi alimenti nella plastica dei contenitori da frigo/congelatore/microonde (che, quasi nella loro totalità non sono ancora BPA free, visto che in commercio ci sono immense scorte ancora da smaltire di plastica vecchia che nessuno vuol cambiare). Vi rimando qui per convincervi ulteriormente del futuro del vetro sulla plastica negli alimenti. Aggiungo ancora che lo smaltimento del vetro e del pirex non crea danni all’ambiente (bottiglie del latte in uso quotidiano, yogurt se non autoprodotto, etc..) perché entrambi riconvertibili al 100%.

Ora non c'è che da provare!

sabato 17 luglio 2010

Provo a vivere senza BPA (o quasi)

Il bisfenolo A (o BPA) viene usato, insieme ad altre sostanze chimiche, per produrre il policarbonato, una plastica rigida con cui si fabbricano biberon, piatti, tazze, caraffe, stoviglie per il microonde e recipienti vari ad uso alimentare. Il bisfenolo viene utilizzato anche per produrre materiale plastico adatto al rivestimento interno di lattine, serbatoi per acqua, ecc... Per questi suoi impieghi è presente nell'elenco delle sostanze idonee al contatto con gli alimenti ed è stato più volte oggetto di studi per poterne valutare l'effettiva sicurezza.
La possibilità che venga ingerito dipende dal fatto che dai contenitori e dai rivestimenti interni il bisfenolo può migrare in piccole quantità nei cibi e nelle bevande.

Le informazioni dettagliate si trovano qui su Wiki.

Verrà rilasciato a settembre il parere finale dell'Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) sulla problematica del BPA; lo ha annunciato in una nota la Commissione dell'Autorità sul BPA, che si è riunita per valutare gli effetti della sostanza in alcuni tipi di biberon e in altri contenitori per alimenti. Ma c'è da fidarsi? Se leggete qui, capite che anche in questa Commissione di valutazione c'è chi è stato pagato dai produttori di BPA per dire che non ci sono problemi nè pericoli: peccato che gli studi recenti dicano il contrario e che, se il BPA non creasse guai, forse non ci sarebbe la necessità di corrompere uno scienziato valutatore per avere pareri favorevoli.

Sempre citando da vari studi presenti in rete, leggo che il Parlamento francese ha approvato definitivamente il 23 giugno 2010 un provvedimento che vieta la produzione e la commercializzazione di biberon che contengono Bisfenolo A in Francia. L’entrata in vigore della nuova norma potrebbe scattare solo dal 1 gennaio 2011, per dare la possibilità alle imprese di smaltire le scorte; inoltre, il dibattito sulla proposta di vietare il Bisfenolo A in tutti gli oggetti a contatto con il cibo è stato rimandato all’anno prossimo, quando la documentazione scientifica sarà più completa.

Per dovere di cronaca va detto che provvedimenti simili sono già stati adottati nei mesi scorsi in Canada e Danimarca, mentre negli Usa si vendono solo biberon senza Bisfenolo A.

In Francia la Lega contro il cancro ha iniziato a raccogliere le firme per chiedere alle autorità sanitarie di rendere obbligatoria una dicitura sulle etichette dei prodotti dove si evidenzia la presenza di Bisfenolo A.

La Lega contro il cancro sostiene che il policarbonato (plastica usata per i biberon e molti altri contenitori per alimenti ricavata da catene di molecole di Bisfenolo A) quando viene sottoposto a calore cede BPA e per questo motivo si sconsiglia alle mamme di riscaldare il latte nei biberon. La cessione di molecole nocive ai prodotti alimentari si pone anche quando si riscalda a bagno maria una scatola di piselli in scatola o di carote o altri ortaggi. Le lattine di metallo infatti sono ricoperte all’interno di una sottile strato di Bisfenolo per evitare che il metallo trasferisca sapori e odori al cibo.

Io non so dove ho vissuto fino ad oggi, ma confesso che non lo sapevo. Ho sempre riscaldato i contenitori da microonde nel microonde (per l'appunto non si comprano apposta??), compresi i biberon di Simo (4 giri a 800 Watt e via), ho scongelato, cotto a vapore, sciolto... Insomma ho fatto tantissimo con il microonde, spesso evitando i fornelli, che si sporcano di più, che sporcano le pentole, che richiedono più tempo e attenzione. Perchè poi alla fine il motivo è sempre il tempo da risparmiare, no?

O no?

Leggendo nei giorni scorsi gli studi sul BPA ho capito che il rischio per me e mio marito, ma soprattutto per mio figlio, è risparmiare tempo ora per poterlo spendere a curare i danni che fa il BPA.
E quindi sto provando a sostituire tutto quello che è di plastica e sta a contatto con il calore degli alimenti: NON E' AFFATTO FACILE, proprio no.
Fare piazza pulita di tutti i contenitori da frigo che poi passano nel microonde, eliminare le vaporiere da microonde, sostituire il frullatore grande col bicchiere in plastica (ci frullo le minestre bollenti) con uno col bicchiere in vetro, frullare col frullatore piccolo ad immersione che ha il gambo di plastica solo alimenti raffreddati, cambiare tutti i piatti e le posate e i bicchieri di Simone, sostituendoli con vetro, coccio, acciaio e ceramica: NON E' EVIDENTE ma si fa.

E i biberon?

Buttati quelli vecchi, li ho cercati garantiti senza BPA (ci sono alcune marche che li vendono da un po', sorpresa!!!) per poter continuare ad usarli nel microonde (quando Simo si sveglia nel cuore della notte io proprio non ce la faccio a far bollire il latte nel pentolino e azzeccare la temperatura).

E così ha tutto più senso: comprare biologico al nostro farmer market preferito dai produttori locali, cucinare vecchia maniera, mangiare in piatti "normali" e lavarli con detersivo home-made per evitare residui chimici significa solamente chiudere un cerchio virtuoso di salute. E non richiede poi così tanto tempo in più, richiede solamente di cambiare abitudini (ed è una cosa forse più difficile!).
Così oggi (il sabato mattina è dedicato alla spesa al farmer market a km zero qui) abbiamo comprato, trale altre cose, le zucchine trombette, le abbiamo cucinate a vapore in pentola con la griglia d'acciaio old fashion, le abbiamo mangiate subito in parte ed in parte congelate nei contenitori di vetro. E mentre cuocevano le trombette, accanto bollivano i limoni per il detersivo per i piatti. Che basti ogni tanto rubare un po' di tempo ad internet per non vivere alla rincorsa (al posto di rubarlo alla salute?).

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