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mercoledì 16 maggio 2012

:: nè retto nè netto ::


Tre esempi.

Esempio 1.

Io ogni mattina mi alzo e prendo un farmaco per la tiroide a base di levotiroxina: succede che la mia tiroide da anni abbia smesso di lavorare e ci voglia un aiuto esterno di ormoni tiroidei per farmi vivere bene. La levotiroxina è un risultato chimico di sintesi e ha soppiantato negli anni la polvere di tiroide essiccata (di mucca o di maiale) che forniva il T4. Orbene, fino a qualche anno fa, io sarei sopravvissuta solo assumendo quella polvere derivante dalla tiroide di animali uccisi (apposta o per finalità alimentari poco cambia).
Io o loro?
Anzi, cambio la domanda: immaginiamoci qualche anno fa, per dare un ulteriore pathos e calarci nella parte, e supponiamo che sia vostro figlio ad essere ipotiroideo come me e ad aver bisogno dell'ormone T4. La levotiroxina non c'è: che fate?

Esempio 2.

Andiamo sul generale, spostiamoci da casa.
Voi sapete chi è Dora Akunyili? La donna che vuole salvare la Nigeria dal traffico dei medicinali contraffati.
"La Nigeria è nota nel resto dell'Africa come patria dei farmaci contraffatti, pessima fama confermata da uno studio condotto proprio dal Nafdac nel 2001 dal quale risultava che più del 60 per cento dei campioni prelevati nei mercati non erano regolarmente registrati. Un problema che non riguarda tanto la questione dei brevetti - anche se forse è proprio l'appoggio dei grandi marchi internazionali a mantenere in vita la volitiva signora - quanto l'efficacia delle cure. Di farmaci contraffatti in Africa si muore: avvelenati da una partita contaminata, scaduta oppure semplicemente inefficace. Nel primo caso il fenomeno emerge - come quando, nel 2003, quattro bambini morirono in seguito a un trattamento ospedaliero con adrenalina diluita - nel secondo caso si muore senza nemmeno sapere di avere assunto acqua distillata al posto della cura".

Esempio 3.

Estraggo da Panorama on line con cognizione di causa: chi parla è stato uno dei miei capi quando ho svolto la tesi universitaria di Biofisica all'Istituto di Neoroscienze di Torino e quindi posso "vantare" una minima conoscenza dall'interno di quel mondo, per lo meno un poco superiore alla norma delle persone semplicemente lettrici della bagarre sulla sperimentazione animale.
"Se un cane da laboratorio ci turba, l’idea di usare una scimmia può apparire inaccettabile, visto che con uno scimpanzé condividiamo circa il 99 per cento dei nostri geni. Eppure, se oggi l’aids si è trasformato da condanna a malattia cronica, lo dobbiamo ai farmaci testati sulle scimmie. «Le ricerche sui primati hanno anche portato nuove terapie contro il Parkinson, che consistono nello stimolare direttamente con elettrodi una zona del cervello. Né dobbiamo dimenticare il ruolo degli animali nella ricerca di base, che mira a conoscere meglio il funzionamento degli esseri viventi» sostiene Piergiorgio Strata dell’Istituto nazionale di Neuroscienze all’Università di Torino".

Riporto questi tre esempi che vanno dal particolare, al generale, alla coscienza di ciascuno.
Vi dico cosa ne penso, in pillole di distillato un po' qualunquista, perchè quando si passa dal proprio figlio, all'Africa lontana, agli animali, il confine tra sensato e insensato (non tra bene e male, non tra giusto e ingiusto, perdonate il chiarimento ma mi sembra doveroso) non è sempre una linea nè retta nè netta.

Esempio 1. Mio figlio, o una persona cara: nessuna esitazione, se non ho alternative la tiroide la strappo  anche a mani nude da un animale per permettere a chi amo di sopravvivere.

Esempio 2. La volontà spiccatamente occidentale/capitalista di voler vivere una vita "senza ammalarsi mai, senza soffrire mai, senza star male manco un giorno, perchè così si produce, non ci si ferma finchè non si muore" diventa una vergogna per me davanti a questo dramma: "in Africa trovare un farmaco sicuro può diventare impossibile". Impossibile capite? La sorella della Akunyili è morta perchè dentro la sua dose di insulina c'era acqua, solo acqua senza medicina. Lì nessuna madre come me è così fortunata da permettersi il pensiero che ho formulato sull'Esempio 1: lì il confine è tra vita e morte, il sensato e l'insensato dentro una tiroide secca  vengono dopo.

Esempio 3. Io sono dalla parte di chi combatte Green Hill, ma non perchè la sperimentazione dei farmaci sugli animali sia immorale (se devo stilare una classifica, trovo ad esempio ben più aberrante testare un rimmel o un deodorante che un farmaco). Io trovo inumani e immorali i modi in cui viene svolta la sperimentazione: senza riguardo per la vita, senza l'accortezza dell'anestesia, senza la pietà e la dignità della morte (ricordo un macchinario amichevolmente chiamato "trita-topo" che faceva la gentilezza di eliminare le carcasse degli animaletti dopo l'uso e faceva sghignazzare i tirocinanti). Nello stesso modo trovo inumano l'abbattimento degli animali per l'alimentazione o per la ricerca dopo una vita tremenda di gabbie, di sofferenze, di innaturalezza. Certo fa più notizia un cucciolo di Green Hill che un maialino da porchetta, ma, se per una volta proviamo a mettere tutto sullo stesso piano, a me scappa la domanda: chi, come me ama gli animali, ne salva alcuni, ne alleva per compagnia altri, dove crede di prendere la carne con cui si cibano? Da dove pensa che arrivino le scatolette del supermercato? 

Ho fatto questi tre esempi per confrontare scenari assolutamente differenti, ma che hanno questo in comune secondo me: il tentativo di capire la sofferenza, di risolverla o di elaborarla.

E voi? Come vi ponete di fronte alla sofferenza?


venerdì 23 marzo 2012

::(guest post) il verde è ancora il mio colore preferito ::

Stefania io ce l'ho avuta come compagna di classe per 5 anni al Liceo. Io ero volubile, irritante e esagerata, quindi a volte siamo state amiche, a volte no, e non ho dubbi che la responsabilità fosse mia e della mia personalità un po' debordante.
Lei invece era bionda e tranquilla, e buona. E stava spesso con "quelle buone", che i quaderni li trattavano bene, che le gonne le mettevano, che la sera uscivano ogni tanto a ballare (e non andavano a giocare a biliardo o a suonare come facevo io).
Poi black out, i telefonini e FB mica c'erano, era un addio vero fino a quando le coincidenze non riportavano nell'orbita di vita reciproca.

Io Stefi me la son persa, niente orbite, supponevo che avesse fatto l'Università (infatti), che si fosse laureata (infatti) e che avesse un bel lavoro (infatti); ignoravo i particolari, la Laurea in Lingue, i viaggi.
Poi, così come con Mamma C. , FB me l'ha riportata accanto e ho scoperto di essermi persa qualcosa in più della sua vita, qualcosa di grave, profondo e tremendo.
Qualcosa che tristemente ha accomunato lei alla mia famiglia.

Le ho chiesto di fare un "guest post" sul tumore al seno, lei che, alla mia età, è qui, sopravvissuta, scampata e salvata. Perchè su FB lei ogni tanto scrive e ricorda, conta gli anniversari ed è felice, di quella felicità nuova che si ha solo nelle seconde occasioni.

Vi lascio alla lettura delle splendide cose che ha scritto, con una preghiera: prendetevi tutte cura di voi, controllatevi, esaminatevi, tenete sempre la soglia di allarme alta e diffondete l'informazione sul tumore al seno.

Buona lettura e grazie Stefi.
************
Il verde è il mio colore preferito.
E per un crudele scherzo del destino (capace di crudeltà insuperabili) in quel momento mi ritrovai seduta su una sedia verde, una sedia fredda ed esteticamente brutta - quel design industriale che ci ritroviamo ovunque si debba spendere poco, o dovunque le priorità siano altre.

Ho sempre creduto che il potere delle parole fosse il più forte e pericoloso del mondo: la parola può designare, descrivere, evocare, ma non riesce assolutamente a rendere la sensazione di ciò che avviene in una donna all’ascolto di quelle 6 lettere: t u m o r e .

Al seno, per l’esattezza.

Attorno non vedi più nulla. Sei tu e basta. Tu unica cosa a fuoco in un universo sfuocato, ma troppo vicino all’obiettivo per capire che si tratta di te.

Tu incredula: no, non è vero, non sta succedendo a me.
Tu che ti osservi in un film.
Invece sei proprio tu.

Ne prendi atto.
Deglutisci.
Prendi il telefono e chiami. Chiami tutti quelli che ti vengono in mente e che, per le più svariate ragioni hanno bisogno di sapere che tu hai il cancro.

Chiami il lavoro. Non tornerai al lavoro quel giorno. Perché hai un cancro. Non hai filtri. Dici le cose come stanno, senza renderti conto di quale notizia devastante stai dando a chi ti ascolta. Ma in fondo chi è più devastata di te??.

E poi chiami casa. E ritrovi tutti i filtri necessari. Perché tu stai male, ma devi proteggere dal dolore chi ti vuole bene. Perché le donne sono fatte così, con l’istinto di protezione tipico delle madri, anche quando madri non sono, ma sono figlie, nipoti, cugine, sorelle, amiche…

Ed inizia la danza. Balli seguendo una musica che non ti piace ma balli, perché è l’unica maniera per non soccombere. Perché non hai ancora 34 anni e vuoi ballare ancora a lungo nuove canzoni e musiche, ma quelle che piacciono a te.
E balli tra medici, analisi, notti insonni passate a toccare quel bastardo che ti sta crescendo dentro e che vorresti strappare con le tue stesse unghie.

Balli al lavoro, cercando un po’ di normalità quando di normale non c’è più nulla.
Balli in ospedale, aspettando che ti vengano a chiamare per dare un taglio ad un pezzo di te ed a ciò che inconsapevolmente hai creato.

Ed al risveglio una forza inspiegabile che ti alza dal letto e ti fa sentire già guarita.

E poi riprendi a ballare vedendo i tuoi capelli che cadono, le tue ciglia, le tue sopracciglia.
Balli quando aspetti il conato, che non si farà attendere.
Balli quando fatichi a tenere gli occhi aperti ed a fare le scale.
Balli tra gli sguardi degli estranei con le loro somme tirate a casaccio e quella aria di pietà negli occhi.

E mentre balli, scopri.
Scopri l’umiltà dei grandi e l’arroganza dei piccoli.
Scopri affetto ed amicizia dove non ti aspettavi, ritrovi amici perduti, e capisci che chi ti vuol bene non te lo dice ma te lo dimostra.

E comprendi quanto poco coraggio ci sia in tanti e quanto tanto in pochi.

E ballando capisci che c’è un mondo di sofferenza che neanche credevi di immaginare, ma mai come in quel mondo hai sentito la speranza pulsare.

BALLI PERCHE’ UN GIORNO TORNERAI A DANZARE UNA NUOVA VITA.

Perché dopo nulla è più come prima.
Perché dopo molte cose sono meglio, altre sono sbiadite, le grandi cose perdono valore, i piccoli e brevi momenti ne acquistano in maniera esponenziale.
Perché dopo balli con una consapevolezza diversa, la consapevolezza che forse i tuoi passi non saranno così aggraziati, la musica che senti tu non la sente nessuno ed hai il coraggio di danzarla a modo tuo!!!

Soltanto una cosa non è cambiata: il verde è ancora il mio colore preferito.

giovedì 23 giugno 2011

:: e voi: canotta? ::

Oggi, invece di sfinire tutti con le mie elucubrazioni mammesche un tanto al chilo, vi faccio una domanda che vincerà il premio per la più frivola (o idiota) dell'estate, ma devo farla.

Voi a vostro figlio la mettete la canotta?

A me da piccola la mettevano e la odiavo; raggiunta l'adolescenza me ne sono liberata e ancor oggi non la indosso mai, ci fossero anche 30 gradi sotto lo zero.
Ovviamente l'imprinting del "prende freddo al pancino" ha colpito anche me in fase neonatale e quindi Simo aveva il body anche con 40 gradi all'ombra e ora mette la canotta lana-fuori/cotone-sulla-pelle per tutto l'inverno, sostituendola con quella di cotone leggero per l'estate.

Però l'altro giorno mi è capitato di guardare questa foto scattata da poco e di chiedermi se non fosse ridicolo avere un figlio che sotto la canotta estiva ha un'altra canotta (le vedete nella foto? grigia quella di sopra e azzurra quella sotto).

Voi, quanti strati di canotte mettete ai vostri figli? Adottate il modo nord europeo della semplice t-shirt sotto per tutto l'inverno? Lasciate i pancini liberi d'estate?

giovedì 5 maggio 2011

Il mio nuovo amichetto

Succede. Succede che se giocano al lotto coi parametri entro cui la gravidanza è fisiologica oppure si diventa diabetiche gestazionali, può capitare che con una glicemia sempre perfetta mi venga cucita addosso la lettera scarlatta della peccatrice: cara mia, siamo diabetiche!

Uh? Cioè?

Cioè che da qui al parto mi sarà concessa sono erbetta da brucare (addio alle acacie in pastella che Mamma F mi ha fatto tornare in mente, addio gelato, tanto mica stiamo entrando in estate..) ed avrò un unico partner, che mi seguirà ovunque vada, notte e giorno, il signore della foto qui sotto:
Ebbene sì un glucometro, per misurarmi la glicemia sei-volte-dico-sei, al giorno. Goduria somma.

Oggi, cara Stima, ho scoperto come si può passare in un attimo da dottore a paziente, utilizzando lo stesso strumento per valutare un momento la glicemia dei miei pazienti pelosetti e due ore dopo controllare anche la mia..

sabato 27 novembre 2010

Giorno dopo giorno

Aspettiamo la neve, qui il cielo è già carico.
Mettiamo in casa una buona scorta di legna, un disco di Suite per Liuto di Bach e giochiamo.
Senza alcuna intenzione di fare altro fino a lunedì.
Avere la varicella a fine novembre ha lati decisamente positivi.

giovedì 25 novembre 2010

Varicella e quarantena: riflessioni

Ovviamente ce la siamo presa anche noi, mica fa specie, siamo degli abbonati alla certezza del contagio da quando siamo nati.
E così siamo in quarantena a casa, che il pediatra son due giorni che lo chiamiamo al cellulare per sapere se il naso fuori in giardino possiamo metterlo e non ci risponde nè richiama (meno male che non era un'emergenza) e io faccio un mucchio di scoperte.
La prima è che mio figlio ha imparato a scuola ad usare tempere ed acquarelli con grande maestria; mescola, colora, crea sfumature come un piccolo pittore scafato e io mi rendo conto ancora una volta che Simo non è più mio ma della vita, di quella vita che impara a scuola senza me.
Ora chiama i compagni con nome e cognome: anche questo fa bambino grande. Quando arriva a casa e mi dice: "Mario Rossi mi ha morsicato su una mano" o "Laura Bianchi mi ha sputato addosso" mi fa effetto: non per il morso o lo sputo (la mia reazione è sempre tu-che-cosa-gli/le-avevi-fatto-prima?), ma perchè la variazione tra figlio di mamma F e papà E ed individuo sociale passa proprio nell'iniziare ad indentificare chi lo circonda con nome e cognome. E a me fa proprio specie pensare che questo fagottone di bambino pretenda che io scriva il suo nome col cognome nell'albo degli orari di uscita di scuola sennò poi teme di essere confuso (con chi non lo so, visto che è l'unico Simone, ma questo richiede un ulteriore astrazione che ora non ha).
Così mi trovo a ringraziare la varicella per la possibilità di scoprire la sua pittura e di fermarmi a riflettere su questi primi mesi di scuola.
Quale migliore periodo di questo per fare la varicella? Non fa caldo, non si gira nudi, non siamo al mare, ma più di tutto siamo serenissimi. Come già scrivevo nel post precedente, questo stato di calma ci fa unire le forze e sentire costantemente più saldi, anche davanti a momenti di nervosismo dovuti a scarsità di sonno (sono due notti che chiudiamo un occhio a stento) e a pruriti incontenibili.
Continuo a seguire la strada di questa calma come prima scelta ed è straordinariamente vincente, trovo modi di comunicare di un'efficacia disarmante con Simone e con il mondo; ma più che altro, anche quando la serenità mi abbandona (o io abbandono lei), ormai ho fatto l'abitudine alla piacevolezza dell'evitare gli scontri e pacificare gli animi.
Così se m'infiammo, mi blocco quasi subito, torno indietro e spiego, mi chiarisco e respiro.
Funziona.

PS:: per chi mi ha domandato da cosa derivi questo stato di tranquillità rispondo che non lo so: forse dalla mia pratica buddhista, forse ancor di più dall'aver realizzato che mio figlio è diventato grande nonostante i miei errori oltre che grazie al mio amore. E questo mi basta per essere felice una vita intera.

domenica 14 novembre 2010

Una settimana a pois

E' stata una lunghissima settimana agli arresti domiciliari. Il brutto della varicella è aspettare che compaiano le crosticine per non essere più contagiosi. Il limite di sopportazione di un bimbo che sta bene ma è recluso in casa è molto basso, di conseguenza tende ad abbassarsi anche quello di chi gli sta vicino.
Invaghita della rassegna di lanterne che in questi giorni sfilava tra i blog, ho provato a lanciarmi anch'io, cercando di coinvolgere lo squatter in attività divertenti, come tagliare la carta velina, incollarla col pennello o con le mani.. Insomma ero piena di buone intenzioni, tanta teoria ma zero pratica..


Ho scoperto che la mia colla con amido di riso dev'essere rivista: appena asciuga non incolla, dà un pessimo aspetto al lavoretto e si sgretola rovinosamente, quindi il risultato è stato fallimentare.. Da cosa l'ho capito? Da questo:

Abbastanza eloquente, vero?

In compenso a San Martino ci siamo rifatti: complice il caldo sole sotto la nebbia, siamo scappati da nonna Lilla. Una maglia in più ed un cappellino ci hanno permesso di sfruttare il giardino..


..fornendoci l'occasione per rinnovare un'importante promessa d'amore..


Ai miei occhi il rapporto che si instaura tra un animale (soprattutto un cane) ed un bambino è preziosissimo, creando le basi per quel rispetto che gli animali si meritano, ma che ancora non hanno ottenuto. Vedere Matteo insieme a Paprika e percepire la complicità che si sta sviluppando mi fa una gran tenerezza.

Nel fine settimana una piacevole passeggiata nella nebbia tra i boschi (non frequentati, lo giuro!!), a farsi avvolgere dal silenzio e dal profumo di legna e muschio, ci ha messo una gran fame, così ci siamo messi all'opera, cucinando i nostri primi muffin..


.. e una calorica polenta taragna (bitto gentilmente offerto dalla cognatina valtellinese)..


Un art attack ha finalmente visto utilizzato un regalo di Mamma F di qualche tempo fa, che stiamo pazientemente facendo asciugare, per poi decorarci una parete..


Così lentamente è ritornato il sorriso sul suo viso "fragoloso", pronti per la settimana a venire..

Buona domenica!

venerdì 12 novembre 2010

Epidemiologia ed informazione nella scuola

Matt ha la varicella. Non è un problema, è un passaggio obbligato e meglio adesso che fa freddo ed è coperto, piuttosto che in estate, al mare o dove, senza poter fare il bagno e grattandosi come un forsennato. In più siamo stati fortunati: niente febbre e pochi puntini, una forma leggera insomma. Però..
Però sono furente! Come ho già scritto qualche giorno fa su fb, sono nera per come è stata gestita la cosa nella sua scuola materna. La sera in cui gli sono comparse le prime pustole, ho chiamato la mamma di un compagno, con cui so che Matt gioca moltissimo e l'ho avvertita. Una serie di telefonate a catena e scopro che:
  • la scuola è decimata: metà dei bambini l'hanno fatta o la stanno facendo, l'altra metà sta (probabilmente) incubando;
  • il concetto di "informazione" per la scuola è porre un foglietto 10x15 su una bacheca in un corridoio secondario e mal illuminato.

Non è per me o per Matt che sono furiosa, ma perché sono notizie da comunicare in modo diverso. Io domenica ho frequentato donne incinte non ancora immunizzate e bimbi piccoli. Magari sapendolo prima avrei evitato.. Non riesco a non sentirmi in colpa. E se succede qualcosa? Basterà un "Mi spiace"????

Mercoledì c'è stata (combinazione..) una riunione scolastica e, insieme ad altre madri altrettanto furiose, abbiamo sollevato la questione.

Adesso il quadro della Madonna che accoglieva i visitatori all'entrata è stato coperto da un tazebao informativo..

lunedì 18 ottobre 2010

Rosa rosae...

Perchè non capiti mai più a nessuna famiglia quello che è capitato alla mia (e non solo una volta).

Questo post partecipa alla Rivoluzione in Rosa di MammaFelice

PS:: una buona prevenzione inizia imparando l'autopalpazione (di cui abbiamo parlato qui)

*****

martedì 28 settembre 2010

Mammella mia, non ti conosco..

Tra tanti momenti spensierati, passati a parlare di pipì, cacche, fiocchi e fiocchetti, secondo me un attimo al giorno da dedicare a noi stesse ci vuole, anzi ci DEVE ESSERE. E' inutile che facciamo finta che certe cose capitano solo alle altre, non siamo immortali, ma se lavoriamo sulla prevenzione, qualcosa si PUO' fare. Qui trovate un articolo fatto benissimo, per altro lo scrive una collega, quindi un medico (veterinario, ma pur sempre medico), per cui la competenza non manca di certo.
Leggetelo, se necessario rileggetelo e metabolizzatelo. Io sto ancora chiedendomi perchè non l'ho fatto finora.. Pigrizia? Esorcizzazione della paura? Tattica dello struzzo? Forse. Ma è ora di iniziare. Per me. Per Matteo.
Pochi minuti al giorno, sotto la doccia o nella vasca, ce li possiamo permettere. Dobbiamo sconfiggere questo bastardo..

lunedì 30 agosto 2010

La diversità diversa..

So che con questo post solleverò un vespaio, ma ho una cosa lì e la devo tirar fuori.

Da tre anni vacanza nello stesso posto, nella stessa spiaggia, nello stesso periodo. Dopo un po' le facce degli abituè le riconosco. I bimbi crescono, i genitori cambiano (poco), qualche nonno che viene e che va. Tra questi volti conosciuti, con cui occasionalmente si è scambiata qualche parola, c'è L., un bimbo affetto da sindrome di Down, e lei, E., la sua mamma. Li osservo da lontano ogni anno, con estrema ammirazione. Sì, perché con loro non vedo mai nessun altro, mai un nonno, mai un papà, una zia, nessuno. E parlo di ammirazione a prescindere dalla malattia, perché portarsi ombrellone, asciugamani, sacca, giochi e pupo piccolo, tutto da sola, in quella spiaggia dall'accesso impervio, è davvero da creatura sovrumana. Ma lei, E., lo è.

Negli anni vedo L. crescere, fare progressi, prima imparare a camminare, poi a nutrirsi da solo, a giocare e relazionarsi con gli altri bimbi. Quest'anno c'è la grossa novità che sa nuotare: che stella, è bravissimo!!

Uno di questi giorni tutti uguali, Matt si avvicina ai giochi di L., interessato ad un camioncino, poi gli chiede il permesso di poterci giocare. Non so se percepisca il "differente" da sé, ma in classe al nido aveva una compagnuccia con la stessa sindrome, per cui per lui è quotidianità. Matt ha quasi tre anni, L. ne ha quattro, ma non si sa ancora esprimere, per cui interviene la mamma a sbloccare la situazione. Da lì iniziamo a parlarci anche E. ed io.
Ogni giorno cerchiamo di mettere gli ombrelloni vicini, in modo che i bimbi giochino insieme e noi ci si possa fare compagnia. All'inizio la conversazione è ovviamente molto superficiale, ma in poco tempo troviamo quel grado di confidenza che le permette di aprirsi un po'. Mi racconta di come la sua sia stata una scelta, di come il suo compagno sia scappato (ben l'80% dei padri lo fa) di fronte a questa scelta, che per altro lui non condivideva, di come anche la sua famiglia (intendiamoci: la nonna) non abbia ancora accettato L.. Mi racconta i problemi di salute di L., di come ogni giorno debba prendere una pastiglia per la tiroide, di quanto sia difficile aspettare mentre si è in lista per un trapianto di cuore, di come sia lungo lo svezzamento di un organismo che ha un metabolismo molto più lento di quello di un normodotato. Io ascolto, interessatissima a questo mondo a me sconosciuto. La sento forte, sempre sorridente, sempre disponibile. E' davvero una persona da cui imparare molto.



Poi però succede una cosa. Parlando di blog, le accenno che mi piacerebbe che nel mondo delle blogger ci fosse più voce per la diversità. Voglio dire: quanti blog leggete di mamme con bimbi autistici, down, ADHD e via dicendo, a meno che non li cerchiate apposta? Tra quelli che leggo io se ne parla pochissimo o nulla: abbiamo tutti bimbi belli, sani, sereni.. Domanda glaciale di L.: "E perchè?" Gelo. Rispondo che mi piacerebbe imparare a rapportarmi, ad insegnare a Matt il rispetto per il "diverso", ad accettare i tempi altrui.. Prendendo spunto da una nostra precedente conversazione, in cui mi raccontava che alle feste di compleanno lei porta la "sportina" per L., perché ha una dieta particolare, affermo che magari sapendo cosa possono mangiare questi bimbi (le persone Down sono ad alto rischio di diabete ed inoltre non possono mangiare cioccolato, perché ha effetti nocivi su un cuore già malato), magari faccio una torta con la panna e non al cioccolato, in modo che L. possa mangiare le stesse cose che mangiano gli altri bimbi. L'intento sarebbe chiaramente quello di farlo sentire meno diverso dagli altri: può non portarsi i biscotti da casa perché troverà tutti cibi che può mangiare. Risposta di E: "In questo modo TU sottolinei la differenza, sarebbe un gesto inopportuno e non gradito. IO sono la mamma ed IO so cosa mangia e cosa no."
Ora, non so se sia un atteggiamento di tutte le mamme di bimbi Down, ma giuro che mi ha spiazzato. M'è sembrato che a ghettizzare allora non fossimo noi, ma siano LORO a voler rimanere a parte. E con quella frase, sento che in me si è rotto qualcosa. Che possa esserci dolore, invidia, frustrazione lo capisco, sono sensazioni forti, ma aiutateci a venirvi incontro. Mi dice che le mamme di Down non amano frequentare altre mamme di Down, perchè in fondo si illudono che il loro figlio sia normale. Benissimo, ma con un atteggiamento così non allontani anche noi? Ecco, se sbaglio anche dove credo di far bene, vorrei una guida, qualcuno che mi illumini.

Aiutatemi a capire..

Ooops: per errore ho pubblicato col profilo congiunto.. Perdono!!

Mamma C

sabato 17 luglio 2010

TOTO-varicella

Sudamina, Varicella o Sudamina+ Varicella?

Si accettano scommesse.. entro lunedì mattina che ci visita la pediatra..

Nel frattempo.. stateci alla larga!!

mercoledì 14 luglio 2010

Sbotto un attimo e ritorno..

... E mentre lo spannolinamento è iniziato a gonfie vele (per fortuna sono gonfie solo quelle..), con solo due incidenti di percorso e tanta grinta, oggi all'entrata dell'asilo mi aspettava un terribile cartello:

"E' stato segnalato in questo asilo un caso di varicella.

NB: L'incubazione è di 15 giorni"


Scommettiamo che se la prende anche Matt???


Facciamo due conti.. allora: oggi è il 14, 14+15= 29.. iQué suerte!! Già prevedo lo scenario apocalittico delle mie due settimane di ferie, che saranno splendidamente passate:
  1. in solitudine (ma chi è che oserà avvicinare l'untore??)
  2. a passare talco mentolato ogni due minuti (quando non sta bene è particolarmente pieva.. [trad. dal piemontese = lagnoso])
  3. a subirmi i piagnistei di un esserino in preda al prurito (povero, per carità, però..)
  4. a "benedire" il bimbo che c'ha ammorbato (..tacci sua..)
FANTASTICO, non vedo l'ora..

sabato 5 giugno 2010

Ledum palustre vs. Zanzare: 1-0

D'accordo, la mia formazione scientifica mi porta ad essere critica nei confronti dell'omeopatia, per cui in caso d'infezione batterica ricorro agli antibiotici, ma ci sono altri mille casi in cui senza perplessità ricorro ai famosi granuli. Una di queste situazioni riguarda la mia personale lotta alle zanzare. E' pazzesco, sono un catalizzatore: se siamo dieci ad un tavolo, indubbiamente si scateneranno su di me. Inutile dire che papà D. è l'esatto opposto, deve fare davvero schifo a questi malefici insetti. Visto che non posso pensare ad una trasfusione da lui a me e non intendendo cospargermi di sostanze tossiche repellenti, ho scoperto il LEDUM PALUSTRE 30CH.
Il principio di questa sostanza è cambiare l'odore del sudore, rendendolo sgradito agli insetti (ma non all'Uomo), evitando quindi di essere punti. Sono anni che ne faccio uso: 3 granuli da prendere tre-quattro volte al giorno, facendoli sciogliere sotto la lingua (ovviamente in concomitanza non devo bere il caffè, che limiterebbe l'assorbimento visto che causa vasocostrizione). Per chi non avesse dimestichezza con l'omeopatia, ricordo che non bisogna toccare i granuli con le mani (le confezioni in genere hanno un tappino in cui far cadere la dose prescritta, che si può assumere direttamente da lì). Inizio a prenderli con l'arrivo del caldo (quest'anno a metà maggio) e smetto verso settembre. Tra l'altro si possono usare anche sui bambini dopo i due anni (ma chiedete prima conferma al pediatra) e quest'anno ho iniziato anche con lo squatter che lo prende come un gioco ed essendo i granuli di zucchero, non oppone resistenza!! Persino una scettica come me deve ammettere che effettivamente la frequenza di puntura è decisamente diminuita: non che non mi pungano, ma sicuramente molto, ma molto meno. Me l'aveva consigliato l'omeopata in occasione di un mio viaggio nel Sud-Est asiatico. Ovviamente per le località esotiche, dove il rischio della malaria è alto, ho assunto anche il Lariam, anche se devo dire che sono stata punta molto di rado anche lì. Ma qui da noi questo rischio non esiste, così anziché cospargermi di prodotti repellenti ben noti, mi affido in toto all'omeopatia. Alla faccia del mio scetticismo!

martedì 18 maggio 2010

Anche noi..

...per non farci mancare nulla, siamo alla seconda notte insonne.. Lui adesso riposa sul divano, io invece approfitto della mattinata di non lavoro per pulire, stirare, cucinare e -spero- svenire vicino a lui un quarto d'ora..


Però fa proprio tenerezza quando non sta bene, lo vedo così vulnerabile.. Per fortuna sono solo stupidate di stagione, entro qualche giorno Matt delinquerà di nuovo in giro..

Un augurio a Simo che si rimetta in fretta anche lui!

martedì 12 gennaio 2010

Niente è troppo hard per il nostro blog

Nel titolo c'è la risposta di Mamma F quando le ho chiesto se potevo trattare questo tema!!! :))
Argomento per me spinoso, spinosissimo..
Quando all'eco mi hanno comunicato che avrei avuto un maschietto, il mio pensiero è stato: "E adesso dove trovo il manuale delle istruzioni?"
Parliamoci chiaro: se ho avuto un bimbo è perchè non sono proprio a digiuno di esperienza, eh! Però come madre di figlio "masculo", una delle principali preoccupazioni è che la mia inadeguatezza nella gestione di alcune "pratiche" possa ripercuotersi su un aspetto così importante di quella che sarà la vita ...sociale..di mio figlio.
Ai primi controlli dalla pediatra, mi fu detto, durante il bagnetto, di iniziare a tirar giù piano piano il prepuzio, in modo da allargare il buchetto, onde evitare fimosi o parafimosi varie.. Panico: ma come? Ma non gli faccio male? E se poi sanguina? Ma dentro l'acqua del bagnetto come riesco? Se poi lo faccio troppo? O troppo poco?
Papàààààààà Davide, dove sei????? Ma in quei momenti alcuni papà sembrano dotati del potere dell'invisibilità.. puff... si volatilizzano!!!

Poi iniziano i paragoni coi bimbi delle altre mamme.. "Il tuo ce l'ha più grande ( il buchetto, eh!)", "Il tuo manco si vede", "Ma come fai? Fammi vedere mentre lo fai". Che ansia...

Col mio bagaglio di punti interrogativi, sono andata dalla pediatra per il bilancio della salute.. Le sarò sembrata una maniaca, perchè l'unica mia preoccupazione è che lo controllasse ..lì!!! E dopo una visita generale che mi è sembrata durare un'eternità, finalmente si decide a valutare il mio operato..
Verdetto: va bene, però magari l'aiutiamo con una crema..
Oddio.. ecco che la mia ansia aumenta.. Ma che cosa avrà voluto dire????