Visualizzazione post con etichetta amicizia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta amicizia. Mostra tutti i post

venerdì 23 novembre 2012

:: le mie genti strane ::

Io non sono abituata ad avere delle amiche.
Non ne ho mai avuta più d'una per volta, due va', quando andava bene.
Sono orsa, mi faccio i fatti miei, spettegolo poco e scompaio di continuo. Sono difficilmente sopportabile e me ne rendo conto.
Ci sono ad intermittenza, tranne quando qualcuno ha bisogno di me: allora, nei limiti del consentito, cerco di prodigarmi a più non posso e subito. Non sempre mi viene bene, non sempre c'azzecco. A volte sono addirittura inopportuna.
Viceversa, in passato, quando ho avuto bisogno di qualcuno accanto, quelle poche volte dure, c'era il vuoto attorno.
Se mi è capitato qualche guaio, c'era Enrico e le balle di polvere che rotolavano, come nel Far West.
Quando ho partorito e mia madre faceva la chemio, per 6 mesi non si è fatto vivo nessuno: nes-su-no.
Non uno che mi abbia dato un colpo di telefono, come stai, come va, vuoi farti una doccia, tagliarti le unghie dei piedi, guardare fuori in giardino che tempo che fa.

Nulla. Eravamo solo io e Enrico anche lì.

Certo è che ci si abitua a vivere così e non si muore per questo.
Il rovescio della medaglia è che, quando poi conosci persone che hanno un cuore (o un Cuore), una rete a maglie fitte di "Genti Strane" dal "cuore farlocco di latta purissima", non sai più come comportarti.

In questi giorni in cui stavo molto più male che bene, ho trovato amiche che:

- "ho chiesto a mio marito che ha chiesto al dottore che ha consigliato di"

- "ma le hai prese le medicine, vero? guarda che te lo chiedo sempre"

- "appena stai meglio, vengo lì e noi due..."

- "ti ho trovato un'ospedale che ha posto prima per questo esame"

- "in mezz'ora sono lì e ti accompagno"

- "mi chiami appena esci dall'ospedale?"

- "ti ho scritto un sms, un messaggio su FB e una mail, è da stamattina che non mi dici niente"

- "hai ritirato gli esami???"

- "certe volte mi sei piu' amica delle mie amiche in carne e ossa" 

- "i pensieri positivi aiutano? credo che farò una preghierina per te"

- "ti penso da adesso fino all'ora in cui mi darai notizie! Ininterrottamente!"

Amiche tormentose su WhatsApp, FB, mail, voce: che i mezzi ci sono, se uno vuole far sentire la propria presenza, anche senza abitare nella casa accanto.
Mi sono sentita assediata, chiusa all'angolo, perseguitata.

E' stato bellissimo.

A tutte voi, che siate ad Alessandria, a Novara, a Fano, a Bologna, a Cuneo o a Torino, dall'altra parte del globo o qui vicino, sapete benissimo chi siete.
E cosa siete: amiche vere e genti strane.


PS. visto il numero esorbitante di messaggi via mail e su FB che mi sono arrivati dopo questo post, ci tengo a specificare che ora STO MEGLIO. Grazie a tutti!!

venerdì 23 marzo 2012

::(guest post) il verde è ancora il mio colore preferito ::

Stefania io ce l'ho avuta come compagna di classe per 5 anni al Liceo. Io ero volubile, irritante e esagerata, quindi a volte siamo state amiche, a volte no, e non ho dubbi che la responsabilità fosse mia e della mia personalità un po' debordante.
Lei invece era bionda e tranquilla, e buona. E stava spesso con "quelle buone", che i quaderni li trattavano bene, che le gonne le mettevano, che la sera uscivano ogni tanto a ballare (e non andavano a giocare a biliardo o a suonare come facevo io).
Poi black out, i telefonini e FB mica c'erano, era un addio vero fino a quando le coincidenze non riportavano nell'orbita di vita reciproca.

Io Stefi me la son persa, niente orbite, supponevo che avesse fatto l'Università (infatti), che si fosse laureata (infatti) e che avesse un bel lavoro (infatti); ignoravo i particolari, la Laurea in Lingue, i viaggi.
Poi, così come con Mamma C. , FB me l'ha riportata accanto e ho scoperto di essermi persa qualcosa in più della sua vita, qualcosa di grave, profondo e tremendo.
Qualcosa che tristemente ha accomunato lei alla mia famiglia.

Le ho chiesto di fare un "guest post" sul tumore al seno, lei che, alla mia età, è qui, sopravvissuta, scampata e salvata. Perchè su FB lei ogni tanto scrive e ricorda, conta gli anniversari ed è felice, di quella felicità nuova che si ha solo nelle seconde occasioni.

Vi lascio alla lettura delle splendide cose che ha scritto, con una preghiera: prendetevi tutte cura di voi, controllatevi, esaminatevi, tenete sempre la soglia di allarme alta e diffondete l'informazione sul tumore al seno.

Buona lettura e grazie Stefi.
************
Il verde è il mio colore preferito.
E per un crudele scherzo del destino (capace di crudeltà insuperabili) in quel momento mi ritrovai seduta su una sedia verde, una sedia fredda ed esteticamente brutta - quel design industriale che ci ritroviamo ovunque si debba spendere poco, o dovunque le priorità siano altre.

Ho sempre creduto che il potere delle parole fosse il più forte e pericoloso del mondo: la parola può designare, descrivere, evocare, ma non riesce assolutamente a rendere la sensazione di ciò che avviene in una donna all’ascolto di quelle 6 lettere: t u m o r e .

Al seno, per l’esattezza.

Attorno non vedi più nulla. Sei tu e basta. Tu unica cosa a fuoco in un universo sfuocato, ma troppo vicino all’obiettivo per capire che si tratta di te.

Tu incredula: no, non è vero, non sta succedendo a me.
Tu che ti osservi in un film.
Invece sei proprio tu.

Ne prendi atto.
Deglutisci.
Prendi il telefono e chiami. Chiami tutti quelli che ti vengono in mente e che, per le più svariate ragioni hanno bisogno di sapere che tu hai il cancro.

Chiami il lavoro. Non tornerai al lavoro quel giorno. Perché hai un cancro. Non hai filtri. Dici le cose come stanno, senza renderti conto di quale notizia devastante stai dando a chi ti ascolta. Ma in fondo chi è più devastata di te??.

E poi chiami casa. E ritrovi tutti i filtri necessari. Perché tu stai male, ma devi proteggere dal dolore chi ti vuole bene. Perché le donne sono fatte così, con l’istinto di protezione tipico delle madri, anche quando madri non sono, ma sono figlie, nipoti, cugine, sorelle, amiche…

Ed inizia la danza. Balli seguendo una musica che non ti piace ma balli, perché è l’unica maniera per non soccombere. Perché non hai ancora 34 anni e vuoi ballare ancora a lungo nuove canzoni e musiche, ma quelle che piacciono a te.
E balli tra medici, analisi, notti insonni passate a toccare quel bastardo che ti sta crescendo dentro e che vorresti strappare con le tue stesse unghie.

Balli al lavoro, cercando un po’ di normalità quando di normale non c’è più nulla.
Balli in ospedale, aspettando che ti vengano a chiamare per dare un taglio ad un pezzo di te ed a ciò che inconsapevolmente hai creato.

Ed al risveglio una forza inspiegabile che ti alza dal letto e ti fa sentire già guarita.

E poi riprendi a ballare vedendo i tuoi capelli che cadono, le tue ciglia, le tue sopracciglia.
Balli quando aspetti il conato, che non si farà attendere.
Balli quando fatichi a tenere gli occhi aperti ed a fare le scale.
Balli tra gli sguardi degli estranei con le loro somme tirate a casaccio e quella aria di pietà negli occhi.

E mentre balli, scopri.
Scopri l’umiltà dei grandi e l’arroganza dei piccoli.
Scopri affetto ed amicizia dove non ti aspettavi, ritrovi amici perduti, e capisci che chi ti vuol bene non te lo dice ma te lo dimostra.

E comprendi quanto poco coraggio ci sia in tanti e quanto tanto in pochi.

E ballando capisci che c’è un mondo di sofferenza che neanche credevi di immaginare, ma mai come in quel mondo hai sentito la speranza pulsare.

BALLI PERCHE’ UN GIORNO TORNERAI A DANZARE UNA NUOVA VITA.

Perché dopo nulla è più come prima.
Perché dopo molte cose sono meglio, altre sono sbiadite, le grandi cose perdono valore, i piccoli e brevi momenti ne acquistano in maniera esponenziale.
Perché dopo balli con una consapevolezza diversa, la consapevolezza che forse i tuoi passi non saranno così aggraziati, la musica che senti tu non la sente nessuno ed hai il coraggio di danzarla a modo tuo!!!

Soltanto una cosa non è cambiata: il verde è ancora il mio colore preferito.

martedì 31 gennaio 2012

:: liberiamo una ricetta: i biscotti di Simo ::


Se mi devo inventare una ricetta, vado in crisi. Non so cucinare, del tutto. Mi vengono papponi grigiastri deprimenti e mi sale l'angustia.
Allora la prendo per gioco: "se la cucina non ti sorride, falle il solletico" e paciocco con Simo.
Questi biscotti sono semplici semplici, assolutamente perfetti per sporcare una cucina, rendere appiccicoso un pavimento e felice un bambino per qualche ora.

Gli ingredienti sono:
  • Bambino 0-4 anni
  • Farina 250 g
  • Zucchero 50 g
  • Burro 150 g
  • Uova 3 tuorli
Accendere il forno a 160°, far fare al bambino la fontana con la farina, mettere al centro burro, tuorli e lo zucchero.

Far impastare per formare una palla omogenea, salvarne almeno metà (il resto verrà mangiata cruda dal bambino).

Stendere l’impasto fino a uno spessore di circa 1 cm, sparpagliare un velo uniforme per tutta la cucina, quindi anche sui biscotti, di pallini di zucchero colorati, mangiarne almeno 5 cucchiaiate dal barattolo e poi infornare i biscotti fino a che non si dorano.

Tenere il bambino lontano dal forno finchè cuociono e lontano dai biscotti finchè saranno freddi.

Le storie sono per chi le ascolta, le ricette per chi le mangia.
Questa ricetta la regalo a un'amica.

Non è di mia proprietà, è solo parte della mia quotidianità: per questo la lascio liberamente andare per il web.

mercoledì 11 gennaio 2012

:: Mommyblog and proud of it ::

Questo blog è nato come diario, mio e di Mamma C., per poterci tenere in contatto visto che le occasioni per vederci e stringerci strette eran poche durante l’anno (4, 5? Quando va bene…)
E parla di noi, come donne e come mamme.
Perché le due cose sono assolutamente imprescindibili, per lo meno nei primi anni di vita dei nostri figli.
Nonostante fossimo entrambe libere professioniste, che significa lavorare troppe ore senza rete, non solo avere orari flessibili, siamo state in questi 4 anni, prima di tutto mamme.
Ed è normale che i nostri racconti, le nostre gioie, siano state correlate primariamente con i piccoli fatti e avvenimenti che caratterizzavano la crescita dei nostri figli.

D’altro canto il lavoro lo avevamo già esplorato prima, entrambe avevamo esercitato la professione per anni e poi ci eravamo decise al grande passo (nel nostro caso fare figli).

Ecco perché l’epifania degli ultimi anni per noi è la mammità, non la carriera; nello stesso modo ecco perché lei sia riuscita a smarcarsi da un lavoro bellissimo, trovandone subito un altro altrettanto bello e impegnativo; nello stesso modo ecco perché io sono in stallo e mi permetto di starci e di rimanerci, godendomi la vacuità dell’indecisione, momento che mi avrebbe portato, in altri frangenti della mia vita qualche anno fa, a crisi e problematiche esistenziali.

Io ora me ne frego.
Non so e non voglio più sapere cosa farò e cosa sarò, so già che sono diventata.
Io sono la madre di Simone, il resto transit. E se non transit, che si accomodi, io non ho più fretta.

Come classificare i mille anni che ho già vissuto dentro di me? Le infinite storie di me che non han portato mai a niente? E quelle poche che invece mi han fatto fare balzi infiniti in pochi mesi?
Cinque giorni fa era il sedicesimo anniversario della morte di mio padre: non posso più dire che mi manca, sono andata troppo avanti per poter affermare un concetto del genere; posso dire che vorrei essere abbracciata, che vorrei prender rifugio in lui, che mi piacerebbe sapesse il mio ora. Ma non è dato e tutta la storia con lui mi sembra appartenere a mille vite fa, quelle di quando non ero sposa e non ero madre.

In questi anni di blog ho conosciuto mamme che a malapena ce la facevano a scrivere un post di due righe più simile ad uno stato di FB per mancanza di tempo e carenza di sonno, così come ho incontrato mamme trasversali a volte urtate dal concetto di mommyblogging e mamme sbrodolone come me, che scrivono mille parole per pochi concetti mammeschi semplicissimi.
Mamme nascoste e mamme palesi.
Salvo poi che tutte, indiscriminatamente, ci ritroviamo a fermarci e guardare: un attimo che i figli ce li poteva portar via come Mamma C, un attimo che i figli ce li si addormenta su un ingarbuglio di ferri circolari come Anna Maria, un attimo con un disegno particolarmente intenso come Mela Blu, l’attimo di una danza trascinante come Stima o di un casino come Penta, l’attimo di una bocca cioccolatosa come Barbara, l’attimo gelido fatto così come l’altra Barbara (e mille e mille altre ancora).
Un universo che declina il mommyblogging: palese e nascosto – ma in entrambi i casi orgoglioso.

Questo post è un grazie, perché mi trovo in accordo e in disaccordo con voi, e ogni volta che ci parliamo cresco, cambio idea, rivaluto e rimugino. Litigo con me e con l’idea che ho di voi.
Ma vi amo proprio tutte, perchè mi permettete di essere incoerente e di cambiare idea, ma mai persona.




sabato 7 gennaio 2012

:: le mille bolle rosa ::

AVVERTENZA: post a alto contenuto di brutte foto, dall'emozione ho dimenticato a casa la macchina fotografica!
_________________________

Giovedì sono andata in un posto magico.
Ho viaggiato quasi un'oretta, finendo in una metropolina; poi una viuzza e l'ingresso dalle "Cuoresse".

Ma andiamo con ordine.
Ricordate la mia consegna dei Sacchi? Mentre il quarto è in lavorazione, ho pensato di portare i tre fatti nelle vacanze di Natale alla sede di Cuore di Maglia di Alessandria, che sennò si faceva Pasqua.
Veramente dopo averci pensato e averlo scritto qui mi sono un po' pentita: io, in mezzo ad una marea di donne sferruzzanti very professional?
Io che ho seguito i primi schemi seriamente proprio per fare i loro Sacchi? Non ce la si fa.

Aveva bel dire la Laura, ero impietrita.

Ho addirittura pensato a cosa mettermi addosso quando su FB si iniziava a parlare di messa in piega per il primo incontro dell'anno, la cosa diventava sempre più raccapricciante.
Ho capitolato su un golf lungo regalatomi dalla mamma, il cui cartellino temo abbia sventolato sotto gli occhi delle "Cuoresse" per tutta la mia permanenza nella loro sede: dall'emozione mi ero dimenticata di toglierlo.
Vabbè, vado.
Entro. La prima mi ha dato il colpo di grazia all'ingresso: "Ma tu sei Nati per Delinquere vero? Io ti leggo!!".
Aiuto.

Invece no: tempo un minuto e stavo guardando una di loro cucire i bottoncini dei MiniBodyBù, un'altra impacchettare una tavolata sterminata di minuscole lane di bimbo (guardate qui che roba!), una terza accoglier altri pacchi, in mezzo a chi lavorava a maglia, chi chiacchierava, chi faceva un tè.
In poco meno di due ore il lavoro meraviglioso di una miriade di mani era pronto per partire di qui e di là dal Tanaro, verso piccoli cuori ancora senza maglia.
E si organizzavano gli oper day del sabato, si parlava del calendario, anzi del Cuorendario (siete ancora in tempo a fare una piccola donazione e portarvene una copia a casa direttamente da internet!) e delle iniziative del 2012.

Ok, io non ho parlato tanto. Però ho sorriso un sacco e sono corsa a casa piena di ottimismo, che la Laura e le sue moschettiere fan bene al cuore (non solo a quello di maglia, anche al mio).

E ho continuato a fare il mio nuovo sacco, questa volta con le bolle, tutto rosa, una bolla per ogni amica nuova. Hai voglia!


giovedì 24 novembre 2011

:: rispondersi (o almeno farsi le domande giuste) ::


Due mail da due amiche, due interrogativi: mi son fermata e ci ho pensato su.

"Leggere il tuo blog in questi giorni mi ha dato una strana impressione. E' come se stessi salutando tutti, come se iniziassi ad uscire dalla rete ed entrare nel mondo reale, come se volessi incontrare tutte le blogger per vederle come esseri umani, come se stessi preparando l'addio al mondo virtuale". (Anna)

"A qualcuno interesserà ancora leggere di me quando il contesto non sarà più di svago ma di competizione lavorativa?" (Anna Maria - Giorno per Giorno Blog)

A volte le persone care che mi leggono (Anna è mia amica da 25 anni all'incirca, se vi leggete il post sul quilt che ho fatto per lei, la potete conoscere) hanno più sensibilità di me verso i miei cambi di rotta, intuiscono le idee prima che io le metta in parole, nemmeno in opera.
La risposta è sì, ma anche no: sto davvero iniziando ad uscire dalla rete e volevo con tutta me stessa incontrare alcune blogger (alcune eh, che su FB siamo ad oltre 400 amici, non mi basterebbe una vita a conoscere e ringraziare tutte le persone che in qualche modo ci seguono!). Ma uscire dalla rete non vuol dire uscire dal blog, non ora e non oggi; il significato è diventato semplice per me, nel momento in cui Anna mi ha fatto la domanda giusta.

C'era una mamma incapace nel 2009, spaventata dall'importanza del suo compito educativo, atterrita dalla sua imbranataggine. C'era una Mamma F. che è nata col blog, e nelle pagine e nei post di Nati per Delinquere si è creato un mondo di consigli, idee e supporto a mille mani.
Una mamma a cui saltava il tappo come lo spumante per un nonnulla, che diventava irascibile e intrattabile appena qualcosa non funzionava a dovere nella routine di Simo (pressochè sempre, come con tutti i bimbi).
E c'è ancora Mamma F., ma dopo più di 2 anni di blog ed esercizi di mammità, è più esperta e audace, non indossa più un cilicio quando sbaglia con suo figlio, non si fa venire un magone pazzesco se parte un urlo, è orgogliosa che quegli urli escano, forse sempre uguali di numero, ma per cazzate (ed invece sugli argomenti importanti ci si fermi calmi, quasi - ho detto quasi - sempre).

Questo momento di serenità con me stessa purtroppo non coincide con la tranquillità lavorativa, nè con un periodo in cui le cose vanno per il verso giusto come sapete.
Ma, proprio per compensare questa involuzione della felicità dentro il mio mondo, io ho deciso di aprirmi ancora di più: conoscere nuove amiche blogger, fare, fare, fare.

Nel blog, attraverso questi ultimi mesi, è entrato molto di più Enrico, il mio lavoro, le domande che mi faccio e le risposte che, a volte, riesco a darmi.
Lentamente, il ruolo di Mamma F., una mamma qualsiasi, ha fatto pace con il resto di me, si è integrata nella mia vita vera, ha fatto ripartire con un nuovo motore anche alcuni vecchi sogni poetici; la voglia di confondere i ruoli e mischiare le carte in questo momento la fa da padrone, perchè mi sento io per prima padrona di me.
Ho voglia di uscire dalla rete sfruttandola per quello che di generoso può fare, essendone magari una piccola propaggine nel reale.

Che, a dirla tutta, questa autoreferenzialità della mia parte di blog è arrivata un po' ad imbarazzarmi: io per me, io su di me, io su Simo e per lui. E vabbè, ma fuori dalla crisalide mammesca c'è qualcosa, anche minuscola, infinitesima, che io posso fare? Io così stanziale e ciabattona?
Inizierò di qui, come recita il titolo del loro post: "Mai più senza". E poi qui da Fux, contemporaneamente o subito dopo (che sono sempre loro, il grande Cuore di Maglia).

E sono certa, cara Anna Maria, che nonostante noi cambiamo col tempo, cresciamo con e senza i nostri figli, a qualcuno continuerà ad interessare cosa diciamo, proprio perchè sempre genuino.
Quando scrivo continuo a farlo come i primi mesi, anche se magari la forma è cambiata un po', qualche foto campeggia disturbando chi non le ama, ma è sempre a me che mi rivolgo prima di tutti e quindi il tono è sempre lontano dalla piaggeria.
E sono certa anche di annoiare spesso chi legge: "a ridaje, il post con le foto, a ridaje er moment, a ridaje che ama sto marito, ebbbasta!". Me li immagino tutti i commenti non scritti, quello degli "a ridaje", però io sono così, quando qualcosa mi appassiona io batto e ribatto sopra.
Che sia mio figlio o mio marito.
Che sia l'amicizia.
Che siano quilt o lana.

Poi trovo chi è anche più appassionato di me, come Anna Maria, che faccio? La metto tra i preferiti e la leggo tutti i giorni, che parli di Letizia, della scuola, della lana, della bici.
Non mi importa di cosa parli, potrebbe anche commentare la guida del telefono, mi piace l'entusiasmo ("invasamento divino" riporta Wiki come spiegazione...) che ci mette.
E dire che, lo confesso pubblicamente, all'inizio non mi era nemmeno simpaticissima: è delizioso sbagliarsi!





martedì 22 novembre 2011

:: la ricerca e la felicità ::


Ci sono abbracci che non si dimenticano.

Io ne ho ricevuti due dalla stessa persona in due città diverse a pochi mesi di distanza: mi considero tanto fortunata.
Di lei chiunque dice tutto il bene del mondo, perchè è la felicità in persona; non si può fare diverso e mi unisco al coro.

Ma di lei ammiro la ricerca, sopra tutto, una sua peculiarità che ho scoperta di recente. La ricerca di sè, oltre sè, l'interpretazione dei meccanismi, la scoperta degli equilibri, la serenità delle sicurezze.
Sì, lo so, è una super crafter, una super blogger, una super mamma; ma per me è diventata, pian piano (e posso dire apertamente di essere partita assolutamente prevenuta) una delle tenerezze della vita, e il giorno che smettesse di impiastricciarsi di colla, intrecciarsi con l'uncinetto e si dimenticasse del blog, saprei che da qualche parte in zona Bologna abita una famiglia di pensieri belli, di momenti leggeri e di ricerca di pace.

Io credo che il tentativo sia la differenza tra chi ammicca alle tendenze, nei blog, e chi se ne sbatte le balle e va per conto suo. Come dicevamo insieme lei ed io, non c'è nulla che non sia già stato fatto in rete, non c'è idea sviluppata già mille volte meglio di come lo facciamo noi quando pensiamo di essere unici e originali, non c'è modo, non c'è maniera differente nel rapportarsi, nell'interpretare.

Tutto è già stato fatto e detto in rete, si arriva comunque e sempre penultime.

Ma nessun tentativo sufficiente è stato fatto ancora nelle nostre vite, o non abbastanza per poterci permettere il lusso di dichiararci felici.
Nell'azzardare nuovi percorsi dentro sè sta la felicità, poi se va male ci rimane la Barbera e il tramonto. Insieme, tutti e 6, qui.