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giovedì 20 settembre 2012

:: la segale delle vacanze ::


Avevo promesso di non tediarvi con le nostre vacanze, ma una cosa la voglio tracciare qui per non dimenticarla.

A fine agosto, la terza domenica, a Sant'Anna di Valdieri (CN) c'è la festa della battitura della segale.

E' una rievocazione in costume tradizionale, nella quale vengono riproposte antiche tradizioni (quali la battitura a mano della segale), dedicando la festa ad un cereale che ha rappresentato per decenni l'indispensabile fonte di sostentamento per la popolazione montana.
La battitura era l'operazione svolta per recuperare i chicchi di segale, che veniva battuta con il "correggiato", un attrezzo composto da due bastoni in cui uno funziona da pestello e l'altro da manico, uniti al centro da uno snodo (correggia, una specie di laccio) di cuoio. 

Abbiamo visto anche quest'anno uomini di più di 80 anni battere a mano la segale per farci vedere tutto il processo (lunghissimo e faticosissimo), poi abbiamo curiosato tra le macchine che attualmente fanno il lavoro al posto delle persone.


Alla fine, estratti i chicchi e separati i gambi (che servono per fare i tetti di paglia, ma solo se sono perfettamente privi di semini, sennò diventano case per i topi!) si procede alla macina a pietra.
Potevamo forse lasciare tutta quella farina in montagna?


Ovviamente no. 
Seguendo le indicazioni dei farinari, ovvero metà segale e metà grano per il miglior pane del mondo, appena arrivati a casa abbiamo provveduto ad impastare, far lievitare e.... assaggiare!


Per Simone, ma anche per noi (disabituati a seguire un processo alimentare dall'inizio alla fine), è stata un'esperienza indimenticabile.


martedì 31 gennaio 2012

:: liberiamo una ricetta: i biscotti di Simo ::


Se mi devo inventare una ricetta, vado in crisi. Non so cucinare, del tutto. Mi vengono papponi grigiastri deprimenti e mi sale l'angustia.
Allora la prendo per gioco: "se la cucina non ti sorride, falle il solletico" e paciocco con Simo.
Questi biscotti sono semplici semplici, assolutamente perfetti per sporcare una cucina, rendere appiccicoso un pavimento e felice un bambino per qualche ora.

Gli ingredienti sono:
  • Bambino 0-4 anni
  • Farina 250 g
  • Zucchero 50 g
  • Burro 150 g
  • Uova 3 tuorli
Accendere il forno a 160°, far fare al bambino la fontana con la farina, mettere al centro burro, tuorli e lo zucchero.

Far impastare per formare una palla omogenea, salvarne almeno metà (il resto verrà mangiata cruda dal bambino).

Stendere l’impasto fino a uno spessore di circa 1 cm, sparpagliare un velo uniforme per tutta la cucina, quindi anche sui biscotti, di pallini di zucchero colorati, mangiarne almeno 5 cucchiaiate dal barattolo e poi infornare i biscotti fino a che non si dorano.

Tenere il bambino lontano dal forno finchè cuociono e lontano dai biscotti finchè saranno freddi.

Le storie sono per chi le ascolta, le ricette per chi le mangia.
Questa ricetta la regalo a un'amica.

Non è di mia proprietà, è solo parte della mia quotidianità: per questo la lascio liberamente andare per il web.

mercoledì 10 agosto 2011

"Delizioso, mamma!"

Fa parte dei miei ricordi di bambina: la preparazione dei ghiaccioli, rigorosamente al limone, era un rito da  non perdere (anche per controllare che non si lesinasse sulla quantità di zucchero). 

Unico neo: la presenza degli stecchini di legno. C'è chi patisce le unghie sulla lavagna, chi le posate che stridono sul piatto.. A me il legno sulla lingua fa accaponare la pelle, mi fa proprio senso!! Per cui quando mi avvicinavo allo stecchino, inventavo assurde acrobazie facciali (e manuali) per evitarne il contatto con la lingua.
Adesso che la tecnologia mi viene incontro, non c'è freno al consumo (smodato, lo ammetto) di ghiaccioli, con un pizzico di inventiva in più per la scelta dei gusti..

Qualche giorno fa avevo un po' di frutta da "far andare": banane, prugne e pesche nettarine (queste ultime arrivate direttamente da amici romagnoli che non mettono NULLA nelle coltivazioni "se vengono bene, altrimenti pazienza, tanto non le dobbiamo vendere, le mangiamo solo noi"), che erano appena toccate, per cui rischiavano di essere abbandonate nel cesto della frutta dai miei schizzinosi maschietti. E allora.. li ho fregati io!
Pochissimo latte, NIENTE zucchero e via nel mixer!




Freschi, naturali ed ottimi, una tentazione irresistibile!! Provare per credere!!

PS: la faccina depressa di Matt era successiva al divieto per il secondo ghiacciolo di seguito..


giovedì 3 marzo 2011

Germoglio..

.. m'hai provocato e mo' me te magno!

La paziente attesa di questa settimana abbondante ha portato i suoi frutti: da qualche semino di erba medica, ecco che poco per volta è cresciuta la vita. Giorno dopo giorno queste piantine si alzavano di qualche millimetro, amorevolmente bagnate ed accudite (incredibile, è la prima cosa verde che curo e che non mi muore tra le braccia). Ieri finalmente è stato decretato che erano pronti, i miei germoglietti erano arrivati al capolinea. E così oggi li ho degnamente onorati: salmone affumicato, pane casalingo ed insalatina di germoglietti (come nelle migliori tradizioni svedesi, suggerisce Stima dalla regia).


Manca un bicchiere di vino per brindare a questo momento, ma devo stare attenta, perché l'erba medica non è l'unica cosa che germoglia da queste parti:


Eh sì, in effetti un piccolo germoglio da accudire lo custodisco anche io.. Spero di essere altrettanto premurosa!

domenica 28 novembre 2010

Käsespätzli de no' artri

Col passaggio del testimone in cucina, oggi mi è venuta voglia di cimentarmi in un piatto, che un post degli Antuche mi ha fatto tornare in mente e che andava per la maggiore durante il mio soggiorno in Svizzera: i Käsespätzli. Per come li cucino io, sono un piatto svuota-frigo, perché utilizzo tutti quegli avanzi di formaggio che messi in tavola non avrebbero dignità, ma che fusi riacquistano un senso.

Ingredienti per 4 persone:

3 etti farina 00
2 etti farina di semola
3 uova
sale
300 ml latte
100 g pancetta affumicata
avanzi di formaggi a volontà
1 etto burro
olio

Unire le due farine le uova ed il sale e lentamente unire il latte mescolando, finché il composto non risulti perfettamente omogeneo. La consistenza dev'essere quella dell'impasto delle torte, tanto per intenderci: fluida ma non liquida. Far bollire una pentola d'acqua salata e versare via via il composto nell'apposito strumento posto sulla pentola. Dicesi "apposito strumento" questo:


E' una sorta di spremi-agrumi, però il filtro ha fori molto larghi. In commercio si trova anche qui in Italia, per altro con tre diverse trame, utile anche per fare il purée. Credo possa andare benissimo uno scolapasta di quelli a fori larghi.
Quando gli Spätzli salgono a galla, li si raccoglie con un colino e li si versa in una teglia in cui si sia già messo il burro, la pancetta fatta rosolare nell'olio ed i formaggi a tocchetti. Io ho usato fontal, castelmagno e parmigiano grattugiato. Mescolare e riporre in forno, già in temperatura, a 180° C, fin quando il formaggio non si fonde (direi una ventina di minuti). Servire ustionante.

lunedì 1 novembre 2010

Fondue au chocolat vs. dieta: 10 a 1

So quale sarà il mio girone all'Inferno: quello dei golosi. Oggi non ho saputo resistere ed ho abusato di uno dei dolci che più amo: la fondue au chocolat.


In realtà non sono molti i dolci che mi piacciono, ma verso quei pochi ho delle crisi compulsive, che terminano con lo stesso identico copione: lacrime di coccodrillo, per i chili che si accumulano sulle cosce e che non riuscirò mai ad abbattere..

Pazienza, intanto oggi pomeriggio ho goduto!

Ingredienti (per 4 persone):

400 g cioccolato fondente
150 ml panna liquida
250 ml latte fresco
frutta fresca
biscotti vari


Preparazione:

Tagliare a pezzetti il cioccolato e versarlo in una pentolina, versarci il latte e la panna e scaldare a fuoco basso, fino a che il cioccolato non sia completamente sciolto. L'alternativa è scaldare tutto al microonde, ma occhio a non esagerare coi watt, altrimenti il cioccolato si carbonizza!!
Versare in una tazza capiente (o nell'apposita terrina con la fiammella sotto, se la si possiede) e darsi da fare con le forchettine!


Come frutta, ho usato le mele e le banane (che secondo me nella cioccolata trovano una morte degna); come biscotti ho preferito canestrelli, tegoline e melighe, ma va a gusti (dicono che le meringhe si sposino benissimo). A piacere si possono usare peperoncino o cannella per aromatizzare la cioccolata.

Una fetta di torta di polenta smorzava il gusto amaro del cioccolato (e soprattutto avendo come ospiti anche bimbi piccoli, mi è sembrata una merenda più adatta).

Credetemi, la battaglia all'ultima forchettata è stata dura, durissima, ma ne è valsa davvero la pena!

domenica 31 ottobre 2010

Bagna caoda tuti ansema

La Bagna caoda (si pronuncia càuda) è una specialità piemontese tipicamente autunnale. Una salsina di acciughe, olio ed aglio, molto aglio, in cui immergere verdure cotte o crude, come cardi, lattuga, peperoni o tapinambour.. Viene servita in particolari terrine, i fujòt, che hanno una candelina accesa, per tenerla sempre calda. Qualcuno aggiunge a questa salsa anche della panna liquida, per smorzare l'aglio forse, ma è una devianza. E' un piatto semplice, che trae origine dalla campagna e va gustato sorseggiando del corposo vino rosso.
Domenica scorsa abbiamo reso onore a questo piatto della nostra terra, partecipando ad una Bagna caoda in piazza in un paesino sopra Torino. Sotto un'enorme tettoia erano dislocate numerose tavolate ed a turno ci si andava a servire. E' stata l'occasione per rivedere due care amiche che abitano lontano, con le quali abbiamo passato l'intero fine settimana e direi che hanno conosciuto la parte più "vera" della mia regione: l'umidità, la semplicità e la cucina povera.
Un abbraccio a Max, che è stato davvero carino nei confronti di Papà D, una coccola alla piccola Giulia, che ha accettato l'esuberanza ed i bacini di Matt, ed un super mega grazie alle mie amiche Silvia ed Alessandra, che mi hanno sopportato due giorni. E non è poco.

giovedì 14 ottobre 2010

Vellutata di zucca for dummies

Dopo tre giorni passati con lo squatter malaticcio ed appiccicato addosso come un francobollo, ho deciso di "sacrificare" un giovedì ed anziché passarlo con lui , ho preferito mandarlo all'asilo, tanto ormai è guarito e mi sono presa la mattinata per fare qualcosa che mi piaccia. Dipingere? No. Shopping? Non sono proprio il tipo. Due chiacchiere con le amiche? Quelle le faccio costantemente on line. In effetti la risposta è: non fare proprio NULLA. Ebbene sì, adesso mi svacco (rende l'idea, eh?) sul divano e fisso il vuoto.
[...] Tempo tre minuti e mi sono già scocciata. Meglio che mi metta a far qualcosa. Magari cucino, ma qualcosa di semplice e poco impegnativo. Una di quelle ricette archiviate sotto la voce: "Cooking for dummies". Tanto, di più non sono capace.

Vellutata di zucca

Ingredienti:
Una fetta di zucca
Latte (una tazza)
1 cipolla
pepe
sale
parmigiano (crosta di)
olio
pentola a pressione



Preparazione
Pulire la zucca. Non so voi, ma io con le mani ci lavoro, quindi visto che la scorza è durissima uso il pela-patate. Non sarà un lavoro da operatore del settore, ma viene bene lo stesso e non devo correre al pronto soccorso ad ogni 2x3. Tagliarla a tocchi grossolani, da riporre in pentola a pressione. Aggiungere la crosta di formaggio (per la serie: non si butta via nulla), una spruzzatina di sale, un dito d'acqua e lasciar cuocere un quarto d'ora dal fischio. A cottura ultimata riversare il tutto in una pentola in cui si è fatta dorare con l'olio la cipolla e frullare col mixer ad immersione.

Aggiungere latte finché la vellutata raggiunge la consistenza desiderata. A me piace bella spessotta, per cui ne ho usato solo una tazza. Aggiustare di sale e chi vuole può pepare. Servire con amaretti spezzettati o crostini di pane.

Tempo richiesto: 10 minuti di preparazione + 15 di cottura.

domenica 3 ottobre 2010

La salsa Ajvar

Cucinare è la mia valvola di sfogo. Non posso dire che mi rilassi, perché ai fornelli i tempi s'accorciano mostruosamente, ma se ho qualche pensiero per la testa o, meglio ancora, se mi sento particolarmente spensierata, è un attimo indossare il faudalin (dal piemontese, trad. grembiule) e mettermi all'opera. Non sono un Gualtiero Marchesi, sia chiaro, anzi la mia cucina è parecchio terra terra, ma con qualcosa mi salvo.
Giovedì ero nera, nerissima ed ho sublimato le mie voglie di fare a fette qualcuno ripetendomi che era un buon giorno per produrre l'ajvar in scala industriale. Qui ne ho già parlato, quella era la ricetta del cuore.. quella che propongo oggi, invece, è la ricetta che amo con lo stomaco. Quella era una salsa da consumare in poco tempo, questa si conserva a lungo.

Ingredienti:
1 kg peperoni rossi, gialli e verdi
1 melanzana
1 cipolla
5 spicchi d'aglio
sale
olio
1 tazza di aceto
1 cucchiaio di zucchero
(2 peperoncini secchi)

Preparazione:
Dopo aver lavato i peperoni e sbucciato le melanzane, tagliare in pezzi grossolani le verdure e metterle in una grossa pentola, insieme alla cipolla affettata e l'aglio schiacciato (qui c'ha dato dentro lo squatter, allenato col didò). Aggiungere olio, zucchero, aceto e sale e cuocere a fuoco vivace.
Appena si asciugano un po' le verdure, aggiungere acqua q.b. e continuare a stufare per una ventina di minuti. Se si vuole, si può aggiungere il peperoncino, sbriciolandolo con le mani. La cottura termina quando le verdure sono belle morbide (io mi regolo sulla melanzana).
A cottura ultimata, utilizzare il frullatore ad immersione (o il mixer) e frullare sommariamente (non deve essere una purea). Riempire i vasetti sterili fino all'orlo, sigillare con foglio di alluminio e tappo e rovesciare il vasetto per qualche minuto. Una volta raffreddati, i vasetti si conservano a lungo (non necessitano del frigo).
Utilizzo
E' alla fin fine una salsa di peperoni, per cui si può utilizzare con la carne, in sostituzione di maionese o ketchup, si può spalmare sul pane o sui crostini, oppure si può usare come condimento per la pasta.

Buon appetito!

lunedì 27 settembre 2010

Il Cariton

E' iniziato l'autunno, una stagione che adoro davvero tanto, così ricca di colori, di profumi e di tanti prodotti della terra, che inonderanno le nostre tavole. Tra questi prediligo l'uva fragola: schiacciare i suoi acini con la lingua contro il palato mi provoca una scarica di endorfine non da poco!
Grazie ad un generoso cesto di uva fragola, dato a mio marito in cambio dei servigi offerti al giardino di conoscenti (qui in provincia vige una consuetudine, molto simile al baratto: tu fai una cosa a me, ma se non ti fai pagare stai pur tranquillo che mi sdebito a modo mio..), mi sono prodigata con un dolce tipicamente delle mie parti: il Cariton (si pronuncia caritùn).
Il nome pare che derivi da "carità", perché era un pane molto semplice, ma nutriente, che veniva dato in elemosina dalle Chiese ai meno abbienti.. Gli ingredienti in effetti sono elementari: farina, burro, lievito e zucchero (che un tempo non veniva usato, già l'uva fungeva da dolcificante naturale). La versione più contadina ancora predilige l'uso di pane vecchio fatto rinvenire in acqua, il che presuppone di non dover aggiungere il lievito poi all'impasto. Visto che pane secco in casa mia non ce n'è quasi mai e quel poco lo uso per altro, ho preferito seguire la ricetta più golosa.
Si presenta come una focaccia, ma all'interno è coloratissima e ripiena di uva fragola, vi assicuro, davvero buona. Esiste la versione con le mele cotogne al posto dell'uva, ma personalmente amo le tradizioni..

Che sia una buona settimana per tutti voi!

giovedì 1 luglio 2010

Yogurt perenne

Sono un po' confusa.

Facendo pulizia nel frigo dell'ambulatorio, nascosto in un cassettino che non apro mai, ho trovato uno yogurt, probabilmente messo lì per evitare che la me famelica lo divorasse in tempi troppo brevi rispetto all'acquisto. Fatto sta che scadeva a giugno '09. Un anno fa abbondante. Per curiosità lo voglio aprire e vedere come si presenta. Sono pronta ad assistere al peggiore spettacolo possa venire in mente ad un'amante come me dei film di Dario Argento. Orge di muffe, battaglie tra batteri, tête-à-tête tra larve di mosche rosicchiatrici di barattoli di plastica.
Bene, niente di tutto questo: lo yogurt si presenta intatto, invogliante come fosse appena stato preso al banco frigo.

Come un lampo, m'è tornato in mente un video che ho trovato sul tubo qualche tempo fa:


Ora mi chiedo: come fa? Merito di un'attenta procedura di chiusura o dentro lo yogurt c'è l'intero elenco dei conservanti conosciuti? E nel caso: mi devo complimentare con la marca che lo produce e continuare ad averne la grande stima che fino ad oggi nutrivo, o avvertire il nucleo antisofisticazione? Datemi un consiglio, come mi devo comportare?

Nel frattempo, continuo a mangiare solo quello che produco io. Come si dice qui: a sa nen, non si sa mai..

martedì 22 giugno 2010

I Cevapcici di Zina

E stasera... si mangia croato: cevapcici con ajvar!

Amo la Croazia, adoro le sue scogliere e le sue spiagge, i suoi laghi, la sua gente a tratti dura, a tratti oltremodo ospitale.
L'estate in cui ero incinta abbiamo affittato un appartamento, i cui proprietari vivevano di fianco a noi. Gran persone: lui, un professore universitario di scienze navali che nel tempo libero gestiva il coro del paese; lei un'ex professoressa alle scuole -se ricordo bene- medie. Appena abbiamo spiegato che c'era Matteo in arrivo (ero al quinto mese, non era ancora molto evidente), tutte le sere, ma proprio tutte, la moglie arrivava con una pietanza calda per me, "per pancia": una volta era il brodo, un'altra la carne.. Grazie a lei, ho imparato ad amare la cucina croata, quella semplice, genuina, non quella da turista. Ad ogni piatto, offerto con timidezza e, direi, anche un po' d'emozione, Zina allegava un sorriso ed una veloce spiegazione. Mi sono sentita accolta come da una mamma, con lo stesso calore.
E' un ricordo dolcissimo che ho di quel periodo. Li chiamavamo i "nonni croati". Abbiamo continuato a sentirci anche al nostro rientro in Italia, poi, come tutte le cose belle ed effimere, i rapporti si sono allentati ed adesso è un po' che non abbiamo loro notizie.
Ricordo i loro racconti sulla guerra, sui mesi passati senza luce nell'isola di fronte per mettere al sicuro i figli. Ricordo le lacrime, trattenute per dignità, di chi ha perso tutto ed ha dovuto ricostruirsi una vita, una famiglia. Ed ho l'immagine del loro pergolato, sotto la cui ombra passavamo i caldi pomeriggi d'agosto, gustando fichi e crostini con l'olio, un olio molto simile al nostro meridionale, corposo, saporito.

Quando stasera mangeremo i cevapcici alla maniera di Zina, un pensiero a loro arriverà sicuramente e quasi quasi adesso mi metto a cercare il loro indirizzo e-mail..


Ingredienti per i cevapcici:
  • 500 gr trita di bovino
  • 1 spicchio d'aglio
  • 1 cipolla piccola
  • una tazzina di vino rosso
  • paprika
  • noce moscata
  • maggiorana
  • cumino
  • sale
Preparazione:

Tritare cipolla e aglio, poi unire alla carne, lavorando con le mani. Ad una ad una unire le spezie, il sale ed il vino. Formare dei salamini e lasciare in frigo un'oretta (così la carne assorbe i profumi delle spezie). Cuocere o alla griglia o su una bistecchiera. Un consiglio: vanno molto cotti, deve formarsi una crosticina sopra, è la loro bontà. Volendo, si può aggiungere un po' di vino durante la cottura.

Ingredienti per la salsa ajvar:
  • 2 peperoni rossi
  • 200 gr passata di pomodori
  • 1 peperoncino
  • sale
  • 1 spicchio d'aglio
  • aceto
  • olio
  • sale

Preparazione:

Arrostire i peperoni, poi spelarli. Scaldare l'olio in padella. Nel frattempo frullare peperoni, peperoncino ed aglio. Versare il tutto nella padella a fuoco vivo, aggiungere aceto e sale e cuocere facendo addensare. Servire freddo.

Dobar tek!

lunedì 21 giugno 2010

Cannella über alles!

Ne sono dipendente. La metterei ovunque. Impazzisco per quei dolcetti natalizi tipici dei Paesi nordici. La cannella è fantastica: oltre ad avere un aroma stupendo, ha qualità mediche impensate: abbassa il colesterolo ed i trigliceridi, ha effetto riscaldante sul corpo, decongestionante nei raffreddori (provate a farvi l'olio essenziale ed ha metterlo nel diffusore..) e leggo adesso che nella medicina ayurvedica viene impiegata anche contro i dolori mestruali..

So che è una spezia più adatta ai periodi freddi, l'autunno, l'inverno.. ma vista la temperatura di questi giorni, mi ha fatto solo piacere essere scaldata da queste magiche bacchette. E' la mia droga in tutti i sensi ed ho cercato di renderle onore, a mio modo, preparando il Cannellino. Per chi non lo conoscesse, è un vino sublime (chevelodicoafare?), ma io l'ho reso un liquore, che si può sorseggiare nei dopo-pasto (per i più viziosi), oppure si può usare in cucina per la preparazione dei dolci (per i più golosi).


Ingredienti:
  • 300 ml alcool
  • 300 ml acqua
  • 500 gr zucchero
  • 20 gr di cannella in bastoncini

Preparazione:

Sminuzzare la cannella in un barattolo ed aggiungere 200 ml di alcool. Lasciare macerare per 10 pazienti giorni, mescolando una volta al giorno. Filtrare e versare in una bottiglia, aggiungendo i restanti 100 ml d'alcool. Preparare uno sciroppo con l'acqua e lo zucchero, lasciare raffreddare, poi unire all'alcool e cannella. Dopo un paio di giorni filtrare e consumare (magno cum gaudio!!).

Sperando di non fare di voi i prossimi soci dell'Anonima Alcoolisti, ve lo consiglio. E' davvero sfiziosissimo!

mercoledì 9 giugno 2010

Maratona casalinga del gelato

Per sentirmi vicina a chi domani parteciperà, con tutta la mia invidia, alla Maratona del gelato, ho finalmente comprato una macchina del gelato. La desideravo da anni, ho sublimato questa mia voglia regalandone a iosa tra amici, parenti e benefattori, ma stupidamente non ho mai ritenuto necessario prenderla per me. "Cosa me ne faccio, starà lì a prendere polvere..". Hahahahahha, seeee, sarà l'entusiasmo della novità, sarà che della prova bikini non me ne frega nulla, ma da sabato che l'ho comprata sono già alla terza produzione e sto covando la quarta.. Il marito disfattista, osservando l'acquisto, ha alzato il sopracciglio destro ed ha sentenziato: "Tanto lo sai che a me i gelati non piacciono". Ed infatti la lista delle ordinazioni è sua: "Il prossimo me lo fai al caffè? E poi provi al cioccolato bianco?". Oh, non sarò Gualtiero Marchesi, ma devo ammettere che viene proprio buono!


Vi passo la ricetta che finora ha riscosso maggior gradimento.

Gelato alle fragole

Ingredienti:
  • 400 g fragole pulite
  • 1 dl di panna
  • 100 g zucchero
  • 1 albume
Preparazione: (Ricordarsi di porre in freezer la gelatiera 24 ore prima)
Sciogliere lo zucchero in metà panna, scaldando appena sul fuoco, poi togliere dal fuoco e aggiungere la restante panna e l'albume. A parte frullare le fragole, poi passarle con un colino, in modo da trattenere i semini. Unire la passata alla panna e albume e versare nella gelatiera già accesa. Lasciare in funzione un paio d'ore.

Osservazioni:
Io ho usato una gelatiera che funziona fuori dal freezer ma presuppone il congelamento della celletta 24 ore prima della preparazione. Non tutte le gelatiere sono uguali, altre vanno messe direttamente in freezer e collegate alla spina.

Cheat:
Nella preparazione io in realtà ho usato solo 80 g di zucchero ed ho sostituito la panna col latte ("sennò poi ingrasso!!").

E voi come lo fate?

PS: Mammamichi, tutta colpa tua che mi fai venire le voglie!! ^__^

martedì 8 giugno 2010

Provati per voi: Formaggio Philadelphia home-made

Adoro il formaggio, non mangerei altro. Vado in brodo di giuggiole per una fetta di fontina e mi commuovo di fronte ad un gorgonzola e mascarpone. Nel mulino che vorrei, ci sarebbero mucche, bufale, caprette e pecore (oltre a tanti altri animali), che mi terrebbero compagnia e mi aiuterebbero a fare quintali di formaggio. Ma siccome abito al secondo piano di un condominio di un paesino nella cintura di una metropoli (vedo la Mole gongolare a questa definizione), devo fare un po' come posso. E quando ho letto questo articolo, mi si è aperto un mondo. Philadelphia casalingo???? Ci provo subitissimoooooooo! Ho afferrato la bottiglia dello yogurt (preparato il giorno prima, quindi freschissimo), ho cercato uno strofinaccio a trama non tanto spessa, un dosatore, sale, dello spago, un cucchiaio, un contenitore adatto all'uopo ed ovviamente macchina fotografica per documentare tutto. Ho versato lo yogurt nel dosatore, ho aggiunto il sale ed ho mescolato bene. Ho riposto lo strofinaccio nella vaschetta delle carote (le tengo sempre, perché tra i miei esperimenti e quelli dello squatter tornano sempre utili), ho versato lo yogurt salato, ho chiuso lo strofinaccio con lo spago e l'ho abilmente (hihihi!) appeso al dosatore precedentemente risciacquato. Visti i 34°C degli ultimi giorni, ho preferito riporre tutto in frigo.


Ho aspettato 22 ore, controllando che il livello del siero non toccasse mai lo straccio (col dosatore è facile comunque eliminare il liquido in eccesso, qualora ce ne fosse bisogno), poi ho controllato il frutto della mia fatica e.... stupore!!! Ho un Philadelphia assolutamente DI-VI-NO al palato e senza tante porcherie! Questo esperimento del Provati per voi è stato una piacevole scoperta! Grazie, Depuriamo!

Ingredienti:
  • 500 g di yogurt buono
  • due cucchiaini di sale
  • spago
  • uno strofinaccio
  • due contenitori (se avete un dosatore, lo consiglio)
  • un bastoncino o una posata
Tempo di preparazione: 5 minuti + 22 ore d'attesa

Cheat dell'ultimo minuto: al prossimo giro voglio provare ad aromatizzare con uno spicchio d'aglio e del prezzemolo..

venerdì 9 aprile 2010

Provati per voi: il rooibos

Vi piace fermarvi e bere una tazza di tè fumante, magari la sera, quando in casa tutto (finalmente!!) tace, ma tra teina e tannini avete paura di compromettere il vostro sonno? Allora il Provati per voi di questa settimana è quello che fa per voi. Chiamato anche Red Bush o tè rosso africano, l'Aspalathus linearis (in afrikaans si chiama rooibos) è una leguminosa, presente esclusivamente in Sud Africa, le cui foglie vengono impiegate per preparare un'infusione. Le sue qualità parlano da sole: oltre a non contenere caffeina ed a presentare solo tracce di tannini, il rooibos ha un elevata quantità di sostanze antiossidanti (i polifenoli, tra cui i flavonoidi) e di minerali, quali magnesio, calcio, fosforo e alte quantità di vitamina C. In fitoterapia si usa per calmare disturbi digestivi, spasmi intestinali e le coliche (anche nei bimbi) e favorisce il sonno. E' inoltre un antivirale naturale, quindi indicato in caso di influenze e raffreddori.


Si prepara come fosse tè, con tempi d'infusione leggermente più lunghi. C'è chi ci aggiunge latte e zucchero, a me piace gustarne il sapore (sa vagamente di nocciola) senza aggiungere nulla. Se non lo avete mai provato, allora un avvicinamento graduale è quello che fa per voi.. Potete iniziare da quello puro, da solo o con un cucchiaino di miele, anche se il gusto è già dolce di suo. Una volta che vi avrà conquistato, sarete pronti per inoltrarvi nelle qualità aromatizzate: dalle più semplici come vaniglia o caramello, alle più sofisticate cannella ed arancia, frutti di bosco o masala (del masala credo parlerà prossimamente Mamma F). Qui troverete un articolo che vi stuzzicherà non poco. Prosit!

mercoledì 30 dicembre 2009

Biscotti con Simo

Altro giorno di vacanza, altro giorno di pasticci. Grazie a Silvia della ricetta e dell'idea (che abbiamo "colorato" di zuccherini!