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lunedì 16 gennaio 2012

Ruggito e zampata

No, non è difficile la vita in quattro. Non trovo impossibile il barcamenarsi tra un pannolino da cambiare, un disegno da ammirare o il calzino bucato del marito. Ne' trovo difficile l'organizzare la gestione della pupa coi nonni, incastrando le varie disponibilità con le necessità del lavoro. Tutto questo è stimolante, va a stuzzicare la mia passione per il tetris. A volte possono esserci momenti di crisi, tipo scoprire di dover prendere un bus entro dieci minuti, con la poppata a metà e l'altro figlio ancora da vestire, ma a rendere possibile tutto questo ci sono dei veri amici che sanno come aiutarmi.

Quello che trovo davvero difficile è accettare di perdere Matt. Si sta staccando, anzi: s'è già staccato. Ormai cerca direttamente il papà, vuole che sia lui a metterlo a letto, è a lui che mostra i progressi in una costruzione o il lavoretto fatto a scuola. Ed io ci sto male come un cane. Quattro anni vissuti in simbiosi, così, gettati nel cesso. Sì, lo so che "vuole ancora bene alla sua mamma", lo so. Ma non mi basta. Ho proprio bisogno di lui e non è questione di gelosie o cordoni ombelicali da tagliare. Mi rendo conto che il tempo che passiamo insieme non è più di "qualità", ho sempre qualcosa da fare che mi impedisce di stare con lui o comunque starci come vorrei. Ho aperto gli occhi qualche giorno fa, ho capito cosa mi faceva male, così poco per volta sto correndo ai ripari. Complice un'influenza del papà (avete notato come i 37°C per un uomo siano assimilabili ad uno stato agonico? anche da voi si richiede la presenza di prete e notaio al primo starnuto?), all'Immacolata ci siamo programmati una gita fuori porta lui ed io (c'era anche Viola, ma è una presenza davvero discreta). Camminare mano nella mano, percorrendo una strada che non porta all'asilo, ci ha in parte riavvicinati. Coi visi pizzicati dal freddo della montagna, ma le mani ed il cuore caldissimi, ci siamo raccontati le nostre vite. Era tanto che non lo sentivo parlare dei suoi amici a scuola, della sua quotidianità, di quel mondo a me sconosciuto ed è stato bello vederlo sereno. Di contro, come mi consiglia una donna saggia, ho potuto spiegargli che è un periodo in cui sono stanca, che ci sono tante cose da fare e che, anche se non stiamo insieme come prima, lui è il mio amore. Sicuramente erano cose che già sapeva, ma potergliele spiegare guardandolo negli occhi mi (e spero gli) ha fatto un gran bene.

Prove di campeggio in cameretta..

E poi di nuovo in queste settimane. Durante le ferie ne ho approfittato per portarlo al lavoro con me. Ci siamo ricavati i nostri spazi, parlando in macchina, correndo al parchetto tra una visita e l'altra o mangiando, complici, con le mani crocchette di pollo e patatine fritte. E nei giorni di festa, grazie ad un papà che ha saputo fare un passo indietro spupazzandosi lui Viola, ci siamo immersi tra pennelli e plastilina, pasticciando con le sfumature dei colori sia con gli uni che con gli altri (imparando che le cose sono fatte per essere usate, ma questa è un'altra storia, che mette a nudo altre mie psicosi).

E quindi? Quindi qualcosa sembra si stia muovendo, ora è importante non perdere il terreno guadagnato. Ecco il mio primo proposito per l'anno nuovo.

PS: Auguri tesoro mio (21.12.11), i quattro anni sono una grossa sfida: non si è più piccoli e non si è ancora grandi (anche se lo scorso anno grande lo sei dovuto diventare in fretta..).

giovedì 13 ottobre 2011

E quindi uscimmo a riveder le stelle

Da piccola volevo fare l'astronoma. Sognavo un futuro dietro ad un telescopio ed ho iniziato a farmi le basi con un atlante stellare, bottino conquistato a fatica, dopo una dura lotta con una zia che voleva regalarmi l'ennesimo libro da donnina. Ho abitato poco sotto la collina dell'osservatorio per così tanto tempo, che quando mi sono trasferita in città mi ha fatto davvero strano non vedere più le sue cupole dalla finestra, eppure non ero mai andata a vederlo, rinviando la visita ad un tempo in cui avessi le conoscenze per assaporarlo in tutte le sue sfaccettature, pregustandomelo come si fa con le decorazioni di cioccolato sul bordo delle torte. Poi con l'età le idee si chiariscono e sono passata dalle stelle alle stalle, ma questa è un'altra storia.
Ho rivelato questo mio sogno infantil-adolescenziale per far capire con che timore reverenziale sono entrata domenica scorsa nel Museo dell'Astronomia e dello Spazio di Pino Torinese (Mamma F, ti abbiamo pensato tantissimo, dobbiamo assolutamente tornarci insieme!!).

Veniamo accolti da personale molto carino e disponibile, che ci guida all'interno della struttura: quattro piani di viaggio nello spazio, organizzati didatticamente in senso cronologico, dalle prime scoperte dell'Uomo, alle ultime foto arrivate dai satelliti.




Abbiamo optato per la visita guidata ed è stata una scelta azzeccata: una futura Margherita Hack ci ha illustrato passo dopo passo le varie zone del museo, intrattenendoci tra telescopi ed esperimenti sulla gravità.




Molte aree sono interattive ed è stata una manna per Matt, cui non pareva vero di poter schiacciare qualche bottone..




Il planetarium all'interno del museo è fantastico: anzichè avere quegli immensi macchinari che si spostano per tutto il soffitto, questo è digitale, il che significa che sei proiettori permettono la formazione di immagini spettacolari..


Ci siamo poi iscritti ad un laboratorio per bambini (target d'età: 3-7 anni)


un po' troppo complesso, forse, per cui a metà dell'opera abbiamo ringraziato e salutato, per scappare nuovamente alle postazioni interattive ("Mamma, ci sono le palline che girano girano e poi vanno giù nel buco!", la forza di gravità secondo un treenne)



Grazie ad un ascensore comodissimo, anche Viola ci ha seguito per tutto il percorso (gradendo in particolar modo il planetario: buio e musica soffusa l'hanno intrattenuta benissimo)

Splendida giornata, anche se avremmo voluto sbirciare un po' di più attraverso i telescopi, ma ci conviene tenere d'occhio il programma del museo, che organizza serate di sola osservazione.


giovedì 21 luglio 2011

Di cicogne, cavoli, api e fiori..

Antefatto
Durante una passeggiata con amici, il piccolo L., della stessa età di Matt, mi guarda la pancia incuriosito. La madre spiega: "C'è una bimba lì dentro". Ancora più incuriosito, L. solleva la mia maglietta ed inizia ad incalzare con le domande: "Ma dove?", "Ma non la vedo", "Ma sotto la maglia non c'è!!!".. Leggo nei suoi occhi un'estrema curiosità e la tentazione di appagare la sua fame di conoscenza è forte, ma non è figlio mio e cautamente taccio. Mi aspetterei che fosse sua madre a parlare, ma silenzio anche da lì. Scena un po' imbarazzante, con L. che continua ad alzare ed abbassare la mia maglietta, cercando di scovare la bimba, che -carogna!- non vuole farsi vedere..
Fortunatamente Matt è più distante e non assiste alla scena, altrimenti avrebbe attaccato col discorso che qualche anno addietro i miei hanno fatto a me: "Ma no, è il papà che ha messo un semino nella mamma ed adesso sta crescendo Viola.."

Sarò impopolare, ma proprio non riesco a tacere..
Lungi da me il voler insegnare come gestire le cose in casa altrui, ma mi sono sentita davvero in imbarazzo. Possibile che questa mamma non abbia colto la palla al balzo (c'eravamo solo noi tre) per spiegare due cosine a suo figlio? O meglio: possibile che insieme al marito non abbiano pensato a come introdurre certi argomenti? Per altro è una coppia che sta cercando il secondo figlio, prima o poi dovranno rispondere a domande ben più pese..
Ora, care mammine, stiamo all'occhio, perché i nostri figli sono svegli, grandi osservatori e molto meno inibiti di quanto lo siamo noi ed a spiegare certe cose con naturalezza, le si rende belle e prive di stupidi tabù. Il discorso del semino, giusto o sbagliato che sia aver affrontato l'argomento così,  Matt l'ha perfettamente metabolizzato, forse anche perché il papà è giardiniere, ma ognuno di noi ha almeno una piantina in casa o sul balcone. O se non l'avesse, il classico germinatore di ovatta umida col fagiolo o col seme di mela potrebbe essere un buono spunto da cui partire.. Io mi sono ripromessa di non parlargli MAI e poi MAI di cavoli o cicogne o, peggio ancora, del supermercato dei bambini (da noi in Piemonte si usa chiedere alla futura madre: "Quando compra?"). Il mio impegno -anzi, il nostro impegno- di genitori è sempre stato quello di dirgli la verità, magari smussandone alcuni aspetti, ma di non prendere in giro la sua intelligenza.
Meglio che certe cose così delicate le spieghino i genitori, piuttosto che lo faccia qualcun altro in un modo che non condividiamo e che potrebbe lasciare brutti strascichi..

PS: Mi perdonerai, cara Stima, ma oggi la liason con il tuo Yin & Yang è prettamente visiva: osservando il Tao non ti viene in mente una gravidanza gemellare???

giovedì 14 aprile 2011

Liberi di leggere!!

Io ho trovato questa iniziativa della straordinaria Mamma in Verde STREPITOSA! Geniale nella sua semplicità, invidiabile nella sua grandezza.

Occorre la collaborazione di molti, di tutti. Però invogliare i nostri figli alla lettura, in una fascia d'età davvero a rischio, mi pare un'ottima cosa. Nel piccolo paese dove abito, in realtà c'è una biblioteca molto fornita, con una sezione per bambini davvero interessante. Come tutte le biblioteche di paese, però, ha orari molto ristretti e l'idea di un posticino sempre aperto di giorno, magari nel parco pubblico, mi stuzzica un sacco. Come mi stuzzica che questi ragazzi, se vogliono, possono tenerselo, il libro scelto, a patto però di cederne uno dei propri. Una spinta anche verso il decluttering, sicuramente.
Ora, non so se quest'anno avrò le forze e la grinta necessaria: tra trasloco e gravidanza ho già le mie. Però vorrei contribuire diffondendo questo progetto. Perché chi ci crede abbia uno stimolo in più, una carica e le giuste premesse per provarci.
Perché a volte i sogni diventano realtà.

sabato 12 marzo 2011

Mela divoro!!!

Ho vinto! La mia battaglia contro le caramelle all'asilo ha sortito effetto. Intendiamoci: non sono un'integralista, se qualche volta capita la caramella, ben venga. E' che al'asilo stava diventando un'abitudine: una al mattino ed una al pomeriggio. "Per condividere un momento piacevole" è stata una giustificazione offerta dalle maestre. Ma che il piacere debba passare attraverso la bocca, soprattutto a quell'età, è un concetto che proprio non voglio che passi. Un palloncino, una matita, un adesivo e questi bimbi (dai due e mezzo ai quasi sei) sono contentissimi lo stesso. E poi la cadenza così ritmata. "Per spezzare la fame del mattino", altra giustificazione addotta. Ma allora proprio perché ci sono bambini che entrano alle 7.30 e fino alle 12 non pranzano, che senso ha la caramella???
Alla prima assemblea dell'anno, credo fosse ottobre, sono stata l'unica a parlare. Forse è un sentire solo mio, per carità, ma non si potrebbe dare un frutto? Al nido a metà mattina arrivava la mela tagliata a fettine, un piatto da cui tutta la classe attingeva con molto gusto. Educarli alla frutta, poi, mi sembra fondamentale. Sono rimasta inorridita da una puntata di Jamie Oliver, in cui si dimostrava che nelle scuole elementari americane non sanno distinguere una melanzana da una pera.. Una pera! Era l'immagine collegata alla lettera P quando frequentavo la prima elementare, per la M c'era la mela, per la U l'uva.. E quei bimbi non l'hanno mai vista. La dice lunga sullo stile di vita transoceano. Ma da noi, fortunatamente, è impensabile.
Un grazie al modello, che s'è decisamente prestato senza opporre resistenza..

Morale: qualche giorno fa c'è stata la seconda assemblea. Ho di nuovo mostrato il mio disappunto (sì, datemi della rompigliona, ma quando credo in qualcosa, non mi ferma nulla!), e con gran stupore qualche mamma si è unita. Piano piano il discorso s'è fatto più fluido, con molti interventi, si è intravista qualche soluzione (ci siamo perfino offerte per portare noi mamme le casse di frutta a turno), ma alla fine ci si è trovati (più o meno) tutti d'accordo: la frutta fresca che veniva data a fine pasto (e che molti bambini buttavano, che spreco!!), sarebbe stata servita a metà mattinata! Non sono mancati lamentele e disappunti, ma tant'è: alla fine il partito della frutta l'ha spuntata!
A distanza di qualche giorno posso già dirvi che il feed-back è stato positivo: budget della scuola rispettato, niente più frutta buttata, bimbi sfamati e nessun trauma per quella caramella mancante!!


venerdì 3 dicembre 2010

La Regola del Quinonsitocca

Ieri ho letto in un post che il Consiglio d'Europa ha lanciato in Italia la Regola del Quinonsitocca. Un bimbo su cinque è vittima di varie forma di abuso o di violenza sessuale. Può succedere a bambini di entrambe i sessi, di ogni età, indipendentemente dal colore della pelle, della classe sociale e dalla religione.
La regola è semplice: insegnare al proprio bimbo di non lasciarsi toccare quelle parti del corpo che normalmente sono ricoperte da biancheria intima e che allo stesso modo non deve toccare gli altri nelle stesse parti.


Vorrei, nel mio piccolo, contribuire a far in modo che questa agghiacciante statistica possa un giorno diminuire, pertanto ricopio (ed in parte rielaboro) quanto riportato sul sito.

La regola del Quinonsitocca comprende 5 aspetti fondamentali:
  • Il tuo corpo ti appartiene. Ogni bimbo deve capire che il proprio corpo gli appartiene e nessuno deve toccarlo senza il suo permesso. Bisogna parlare in modo schietto, utilizzando vocaboli corretti per indicare le parti intime, in modo da aiutarli a capire. E' loro diritto rifiutare un'effusione, anche se proviene da un loro caro. Occorre insegnare loro a dire un "No!" fermo, deciso, ad allontanarsi dalle situazioni a rischio ed a confidarsi con un adulto fidato.
  • Modo di toccare buono - modo di toccare cattivo. Va spiegato il limite tra palpeggiamento appropriato e non. La regola del Quinonsitocca aiuta a riconoscere un limite da ricordare: la biancheria intima. Accertarsi che i bambini sappiano chiedere aiuto alle persone giuste.
  • I segreti buoni - i segreti cattivi. La segretezza è la tattica che gli autori di abuso utilizzano per farla franca. Instaurare con i proprio figli un clima di fiducia, insegnando loro la differenza tra segreti buoni e segreti cattivi: quelli che incutono timore, mettono ansia o li rendono tristi sono cattivi e vanno confidati ad un adulto fidato (genitore, insegnante, poliziotto, medico).
  • La responsabilità della prevenzione e della protezione spetta ad un adulto. I bambini vittime di abuso provano vergogna, senso di colpa e paura. Gli adulti devono cercare di evitare di creare tabù intorno alla sessualità e accertarsi che i bambini sappiano a chi rivolgersi se sono preoccupati, ansiosi o tristi. I bambini possono avere la sensazione che ci sia qualcosa di sbagliato. Spetta agli adulti essere attenti e comprendere i loro sentimenti e i loro comportamenti. Ci possono essere delle ragioni perché un bambino rifiuta un contatto con un altro adulto o un altro bambino. Tale desiderio dovrebbe essere rispettato. I bambini dovrebbero sempre avere la sensazione che possono parlare liberamente con i loro genitori di questo argomento.
  • Altri suggerimenti utili per corredare la Regola del Quinonsitocca:
  1. Segnalare e rivelare: Si deve indicare ai bambini che certi adulti possono fare parte del loro circolo di persone fidate che creano una rete di sicurezza per proteggerli. Dovremmo incoraggiarli a scegliere degli adulti che hanno la capacità di ispirare fiducia, sono disponibili ad ascoltarli e ad aiutarli. Soltanto un membro della rete di sicurezza dovrebbe vivere con il bambino; l’altro dovrebbe vivere al di fuori della stretta cerchia familiare. I bambini devono sapere come chiedere aiuto a questa rete di affetti e di fiducia.
  2. Abusi attuati da persone conosciute: Nella maggior parte dei casi, l’autore degli abusi è una persona conosciuta dal bambino. È particolarmente difficile per dei bambini piccoli capire come sia possibile che qualcuno che li conosce possa abusare di loro. Non dimentichiamo il “grooming”, l’adescamento in rete utilizzato dagli abusanti potenziali per conquistare la fiducia dei bambini. Tra le regole stabilite in famiglia, deve esserci quella di informare regolarmente i genitori se c’è qualcuno che offre dei regali, chiede di mantenere dei segreti o cerca di passare del tempo da solo con un bambino.
  3. Chiedere aiuto: I bambini devono essere informati che esistono figure professionali che possono assisterli (insegnanti, assistenti sociali, difensori civici, dottori, psicologi scolastici, polizia) e che ci sono linee telefoniche speciali a cui i bambini possono chiedere consulenze ed aiuto.
Altro aspetto spinoso: Che cosa fare se si sospetta un abuso?

Se hai il sospetto che il tuo bambino sia stato vittima di un abuso, è molto importante non essere in collera con il bambino. Non dargli la sensazione di avere commesso qualcosa di male.

Non interrogare il bambino. Puoi chiedergli cosa è successo, dove, e con chi, ma non chiedergli perché è successo.

Cerca di non mostrare al bambino che sei turbato. I bambini possono facilmente sentirsi in colpa e non rivelare delle informazioni.

Cerca di non trarre conclusioni affrettate basate su informazioni scarse o poco chiare. Rassicura tuo figlio dicendogli che può contare su di te e che te ne occuperai, e contatta qualcuno in grado di aiutarti, per esempio uno psicologo, uno specialista in assistenza pediatrica, un medico, un assistente sociale, o la polizia.

In alcuni Paesi esistono linee telefoniche e centri speciali per assistere i bambini vittime di violenza sessuale. Possono fornire consulenze anche a te e dovrebbero essere contattati se si ritiene che un bambino sia stato vittima di violenza sessuale.

Qui è disponibile una versione PDF scaricabile, in modo da appuntarsi non solo metaforicamente queste regole. Un libretto sfogliabile da figli e genitori accompagna un possibile dialogo, con un simpatico protagonista, Kiko, che attua dei comportamenti da imparare.


La cosa mi ha scosso davvero molto, non perché non fossi a conoscenza del problema, ma perché pensavo che fosse presto per affrontare certi argomenti con mio figlio ed invece sbagliavo alla grande. Recita infatti la prima pagina:

Non è mai troppo presto per insegnare a un bambino la Regola del Quinonsitocca, perché un abuso può avvenire a qualsiasi età.

L'ho letto e riletto, cercando di pensare a come far arrivare il messaggio ad un bimbo di tre anni, senza traumatizzarlo o renderlo ombroso, ma in modo da essere sufficientemente incisiva.

Se ti senti a disagio nel parlare di questo argomento con il tuo bambino, non dimenticare che è probabilmente più difficile per te in quanto adulto, che per un bambino.

Vero, verissimo, devo superare le mie perplessità.. Così stamattina, mentre facevamo pipì, ho iniziato ad accennargli qualcosa. Mi ascoltava interessato, per nulla turbato ed è uscito dal bagno ripetendo sorridente: "Qui non si tocca!"



Un doveroso ringraziamento a Stima di danno, senza la cui segnalazione non avrei mai scoperto informazioni così utili.

giovedì 2 dicembre 2010

Avvento laico ed apprendimento

Ormai avete capito che mi è più facile credere nel Grande Cocomero che in Dio e che il fervido credente (ma non altrettanto fervido praticante) è Papà D. Ho profondo rispetto ed ammiro (a tratti invidio) chi crede, perchè sicuramente ha una marcia in più, una forza sicuramente di grande aiuto in mille occasioni. Ma per il momento non sento la necessità di pormi domande o di cercare la mia via. Del perché si sia scelto per Matteo un percorso diverso dai miei credo è già stato affrontato altrove (che poi io pensi che a  bambini di neanche tre anni sia ancora presto per parlare di simboli e mi urti un po' vederlo abbozzare un segno della croce, è uno sconto da pagare). Ma la magia che circonda la figura di Babbo Natale, l'entusiasmo nell'addobbare l'albero o nell'allestire il presepe, la soddisfazione nell'ammirare poi l'opera compiuta, quella luce particolare nei suoi occhi, quella, io non voglio perdermela.  Il Natale in casa nostra è un'occasione di festa, uno spunto per riflettere e sicuramente un momento per stringersi stretti stretti i propri cari (amici, perché dei parenti non mi fate parlare..). Questo per inquadrare la mia posizione.
Ho visto tra le mamme blogger una parata di calendari dell'Avvento: nuovi, vecchi, riciclati, creativi, improvvisati o preparati in mesi.. Ed in rete non è passato inosservato: ho letto alcuni pareri su quale sia il significato, se lo si senta o meno e sul se abbia senso da noi in Italia. A casa mia non si è mai fatto, ma da bambina invidiavo follemente la mia amica storica S. che ogni giorno aveva il cioccolatino da mangiarsi. Inoltre devo dire che li trovo graziosi, anche svuotati di ogni significato alcuni sono vere e proprie opere di creatività. Fino all'anno scorso non ho organizzato nulla, ma quest'anno c'ho riflettuto ed ho deciso che sì, ce ne sarebbe stato uno anche per Matt.  Le motivazioni:  non ha ancora la percezione del tempo ed ogni giorno rimane malissimo quando scopre che Babbo Natale non è ancora passato. E' triste vederlo così abbattuto e frustrante non riuscire a fargli capire che deve passare ancora un po' di tempo. Come per i pallini sul calendario, che a seconda del colore significano che va all'asilo  o sta a casa, mi è sembrata una piacevole maniera di aiutarlo in questo difficile apprendimento  (caspita, ma il concetto di "tempo" è difficilissimo.. io non avrei neanche le parole per definirlo..).  Ho optato per una cosa sobria, estremamente semplice, così semplice che il calendario è quello del discount e per i regalini sono andata a tirar fuori la mia cassetta dei tesori di quando ero piccola: gomme di ogni forma e colore, timbrini, figurine, che da piccola avevo gelosamente custodito. Per le gomme è ancora un po' presto, vediamo l'anno prossimo, ma i timbrini di Pinocchio, uniti a qualche palloncino ed alle stelle filanti avanzate dallo scorso carnevale, si sono rivelati utilissimi. Avevo un poster con l'arca di Noè e tutti gli animaletti. L'ho tagliato in tasselli, così altri sei giorni sono stati riempiti. Il problema è stato trovare un posto in cui attaccarlo e per di più ad altezza squatter, in 60 mq non è che ci sia tutto questo spazio, così poverino è stato relegato dietro la porta d'ingresso. 


Non è un capolavoro, ma l'ho fatto col cuore e devo dire che lui l'ha gradito moltissimo. Il rituale (che stiamo perfezionando di giorno in giorno) prevede appena alzati una corsa in bagno (ed è qui che stiamo migliorando) e poi la lettura del numero del giorno sul libro dei numeri. Poi ci si dirige al calendario, si cerca il numero uguale a quello appena imparato e si trova la sorpresa. E' sufficientemente gratificante per lui ed a me dà la sensazione che poco per volta acquisti familiarità con i numeri (per le lettere stiamo lavorando coi magnetini della lavagna). E forse anche col tempo, visto che ogni giorno ripetiamo che al Natale mancano ancora tutti quei giorni la cui sorpresa non abbiamo ancora scoperto..
Non sarà intriso di tutto quello splendido significato che gli danno al Nord Europa, ma ce ne siamo fatti un perché.

martedì 30 novembre 2010

Mani (e coscienza) sporche

Rimango di sale. Nel leggere che il diritto a sporcarsi è addirittura sancito dal Manifesto dei diritti dell'infanzia. Rimango di sale, pensando ai suoi primi mesi, in cui mi preoccupavo che fosse sempre ben vestito, pulito, a "puntino" insomma. E' stato l'unico periodo, quello, in cui spendevo un po' di più per l'abbigliamento, stando attenta al completino, ai colori, alle nuances..

Ma quando ha iniziato a gattonare.. orrore!!! Il mio mondo perfettino si è sgretolato..
Matt ha iniziato a gattonare ad agosto, ma eravamo al mare, quindi è stato naturale e senza traumi per me lasciarlo fare. Noi abitiamo al secondo piano, per cui anche al rientro a casa non ci sono stati problemi. Il vero battesimo col fuoco è stato a casa di un'amica col giardino.
Era settembre, giardino esposto a nord, quindi umido. Due amiche, conosciute al corso pre-parto, con relativi bimbi della stessa età di Matt, -sono nati a pochi giorni l'uno dall'altro, quando hanno dimesso una di loro, stavano ricoverando me, ci siamo incrociate in accettazione-. Stavamo mangiando in terrazza, autobloccanti come pavimento. Ad un certo punto il bimbo di casa inizia a gattonare verso il giardino. Tutti ad ammirarne i progressi, io impietrita. A ruota lo segue il secondo bimbo, bello sculettante, con le manine sull'erba umida ed i pantaloni che iniziavano a pataccarsi di terra. Una dose di complimenti anche per lui. Io ancora impietrita osservo la scena, sudando freddo. Matt, che è un animale sociale, si stava accodando, ma due mani hanno interrotto la sua corsa, sollevandolo e prendendolo in braccio, fingendo una voglia di coccole improvvisa. Dovevo depistare. Però non l'ho data a bere a nessuno. Ero tra due fuochi. Da una parte la mia voglia di lasciarlo libero di fare le sue esperienze. Dall'altra l'educazione rigida di mia madre, che per ogni macchia sui vestiti a fine giornata erano guai.. La libertà, il rigore. La libertà, il rigore. Poi ho chiuso gli occhi, ho inspirato ed ho fatto il gesto più ribelle che potessi fare nei confronti di mia madre, più ribelle della fughe ai concerti, dei giri in moto o di una bugia: l'ho poggiato a terra e l'ho lasciato andare.

Una foto di quel giorno

Sembra banale, ma vi assicuro che per me non lo è. Quello è stato il primo passo, poi ce ne sono stati altri, ma alla fine Matt è riuscito a scalfire quelle (inutili) rigidità che mi erano state inculcate.. Adesso riesco a sorridere di un pantalone macchiato o una scarpa infangata, ho optato per un abbigliamento pratico e assolutamente lavabile (tengo un paio di vestiti un po' più presentabili per le grandi occasioni) e mi sento molto più libera. E questo Matt lo avverte.


Per questo rimango di sale a leggere che è un diritto di ogni bambino. E' mancato poco che fossi io per prima a non rispettarlo. A volte si cade proprio sulle basi.

PS: Una precisazione: non vorrei aver dato un'impressione distorta di me, io sono l'esatto contrario di quel modello cui anelava mia madre, proprio l'esatto contrario. Non immaginatemi elegante e coi tacchi, perché la mia divisa è jeans ed anfibio. Io, la mia rivoluzione l'ho già fatta durante l'adolescenza.

mercoledì 20 ottobre 2010

Per favore lasciateci le fiabe!

Questo è uno di quei post "di protesta" che ogni tanto scrivo, quindi chi ha voglia di deliziose notizie mammesche può leggere da domani.
Oggi no.
Perchè questa parata di mamme blogger contro le fiabe (e le favole, vi prego fate la distinzione e se non la sapete leggetevela almeno su Wiki, se proprio non volete aprire l'enciclopedia...), sostenitrici del fatto che diano modelli sbagliati per la crescita, che siano sessiste e che insegnino solo ruoli mi ha veramente fatto montare il nervoso.

E per molti motivi, ma il primo, il più semplice è: pensiamo che i nostri figli siano scemi o siamo insicure dei modelli che noi mamme forniamo? Perchè non c'è altra spiegazione a temere Raperonzolo o La Piccola Guardiana d'Oche, Pollicino o Il Serpe Bianco.
Se crediamo che il messaggio che passa attraverso le fiabe serali sia il concetto del ruolo della Principessa-velina o del Principe-riccone, non sarà perchè siamo noi mamme ad essere un po' troppo coinvolte (o inconsciamente invidiose...) di quei ruoli?
Io non so i vostri figli, ma il mio è appassionato di fiabe (quelle vere, non le porcherie "addolcite" per i bimbi di oggi, manco avessero bisogno di non conoscere la paura...), quelle orrorifiche, tremende, in cui succede di tutto, in cui ci si spaventa, in cui si trema e ci si nasconde sotto le coperte ma anche quelle in cui alla fine si ha così voglia del lieto fine (non si chiama fine benpensante, notate? si chiama lieto fine e basta) che Simo me lo anticipa e piuttosto accorcia e se lo inventa da solo per arrivare a "purificarsi" della storia e con la storia.
No, perchè mica crediamo che le paure di oggi siano gli orchi e le streghe delle fiabe? Sfido la maggior parte di noi (io con voi in questo periodo cuneese in cui dalla nonna la tv sta accesa a volte sui tg o sull'inizio di un telefilm) a sostenere che quello che passa comunemente davanti agli occhi dei nostri figli (e se non a casa nostra, ci sono mille altri posti purtroppo) sia meno terrorizzante.

Altro motivo: quante mamme sanno ancora raccontar fiabe? O leggerle bene ed appassionare i figli? Tenerli incantati ad ascoltare per mezz'ora? Tante, tra di noi blogger di certo, visto che ci poniamo spesso domande sulle nostre capacità, ma non credo di esser l'unica ad avere amiche che non hanno mai raccontato una sola storia in 4-5 anni della vita dei loro bimbi.

Sopra tutte queste osservazioni possiamo disquisire all'infinito, sia sulla qualità di ciò che guardano i nostri figli (perdonate, ma associare quella porcheria americana da serata pop corn come i film di Shrek a centinaia d'anni di letteratura fantastica, da Rodari a Yeats, da Perrault a Andersen tanto per girare un po' l'Europa degli ultimi 100 anni mi crea davvero un disagio interiore), sia su ciò che leggono, ma i cartoni animati e i film, a mio parere, non sono in grado di sostituire l’incanto e lo stupore della fiaba narrata da una madre.
Quella fiaba che scava prima di tutto dentro le madri, che trovano il modo più fantasioso e metafisico di comunicare il sogno, l'assurdo e il fantastico ai loro figli.
Scriveva Tolkien: "La caratteristica della buona fiaba, del tipo elevato ovvero completo, è che per quanto terribili siano gli avvenimenti, per quanto spaventose o fantastiche le avventure, essa è in grado di provocare nel bambino o nell’adulto che ascolta, nel momento in cui si verifica il “capovolgimento”, un’interruzione del respiro, un sobbalzo del cuore".
Le fiabe raccontano del nostro passato, della durezza del mondo, dei soprusi, del terrore di non essere amati, dell'orrore della solitudine e dell'abbandono, della tragicità della morte; non di gioia e tristezza, sentimenti sfuocati e sbiaditi a cui è più comodo abituare i figli piantandoli davanti alla tv o leggendo libelli per bimbetti che hanno come unica selezione quella di parlare dell'ultimo personaggio del cartone animato.
Ecco, quel sobbalzo di Tolkien, quel rimanere senza fiato, ma anche la capacità di dormire sognando la paura, elaborando informazioni anche dure, sebbene fantastiche fanno sì che si cresca e che non si riduca il sonno al momento in cui l'ormone della crescita fa il suo lavoro biologico.
Uno scrittore a me tra i più cari, Rodari, diceva nella sua "Grammatica della Fantasia" (Einaudi, 1973) che "mentre il fiume tranquillo della storia scorre tra i due, il bambino può finalmente godersi la madre a suo agio, osservare il suo viso in tutti i particolari, studiarne gli occhi, la bocca, la pelle… Per ascoltare, ascolta; ma si permette volentieri di distrarsi dall’ascolto – per esempio se conosce già la fiaba - e quindi deve solo controllare che essa si svolga regolarmente".
Questa è a mio parere la comunione di spirito che si raggiunge nella fiaba.
Conoscete Emma Perodi? Scommetto di no, nonostante sia stata una delle maggiori scrittrici di fiabe italine, ma la gente dimentica. A favore dei Waybuloo, purtroppo (li ho visti in tv l'altro giorno e mi son cadute le braccia); prima di dire che hanno pure un ruolo formativo perchè insegnano le posizioni dello yoga, cerchiamo di trovare il vero ruolo formativo delle cose: imparare ad ascoltare, sognare e immaginare.

In merito all'interpretazione nei secoli delle fiabe e del loro valore, se avete voglia di approfondire e credo ne valga la pena, vi consiglio di leggere qui anche solo una breve analisi che va da Biancaneve allo sterminio degli ebrei, dalle streghe alla selezione cinese del sesso, io l'ho trovata per caso girovagando in rete e la ritengo piena di spunti di riflessione.

lunedì 18 ottobre 2010

Cosleeping attempato

Simo a 2 mesi

Non ho mai permesso a Simo di dormire nel letto con me in tre anni.
O forse dovrei dire che non mi sono mai permessa di dormire con lui, ma è uguale a questo punto.
Quando era piccolissimo si svegliava ogni ora e mezza /due al massimo per mangiare e temevo che se l'avessi tenuto nel mio letto poi avrebbe sofferto quando fosse arrivato il momento di avere una camera tutta sua.
Che è successo a 10 mesi: lui dormiva (o non dormiva, dipende dai punti di vista, diciamo) nel suo lettino in cameretta ed io, quando si svegliava, quando era malato, quando gli veniva il pavor o qualsiasi altra magagna, ero lì sdraiata accanto a lui (io per terra, mai nel letto) in giacigli improvvisati.
In tre anni ha fatto pochissime notti intere di sonno, se dovessi esprimere una cifra, direi non più del 20% e credo di ragionare per eccesso.

Poi d'un tratto lui cresce, o lo vedo cresciuto io; si cambia il letto, non più sbarre, non più gabbie, solo un bimbo che ogni tanto rotola giù, si sveglia e viene a cercar conforto tra mamma e papà.
Un bimbo che si inventa mille scuse:
- ho dimenticato il pennarello blu ma non lo trovo più - ore 5 del mattino al buio davanti al lettone di papà e mamma
- volevo augurarvi ancora buona notte - ore 6 del mattino sempre davanti al lettone.
Vabbè.
Che si fa in questi casi?
Io dopo tre anni la forza di riportare nel suo letto 17 kg di bambino non ce l'ho più di notte, quindi tiro su la coperta, gli intimo "Ficcati in mezzo e russa" e continuiamo beati in tre fino al mattino. Tanto dov'è il suo letto e qual è il mio ormai lo sa, come conosce i ritmi sonno-veglia: solo che non gliene frega niente.

Ora, da 4 giorni, siamo a Cuneo dalla nonna, che a casa un nugolo di muratori impazziti mi ha macellato tutti i muri (e con tutti intendo tutti) che possiedono canne fumarie per sostituirle perchè non a norma. Avete presente quante canne fumarie ci sono in 600 mq di casa? E quanta polvere e macerie si fanno a scavarli tutti da terra al tetto?
Così la scelta era: albergo o nonna e, visto che i muratori si prosciugheranno le nostre finanze, la scelta più piacevole, oltre che economica, è stata la nonna cuneese, da cui possiamo piombare anche a tradimento, mentendo sul numero di giorni di soggiorno ("giuro, solo 4 o 5"... ) e fermarci a farci coccolare.

Per tirare le fila del discorso: a casa di nonna io e Simo abbiamo deciso di dormire insieme nel lettone matrimoniale, perchè, giustamente, il lettino con le sbarre non è più "adeguato" alla sua età; ovvero, stiamo provando per la prima volta il cosleeping a 3 anni.
Devo dirlo? E' bellissimo.
Addormentarsi abbracciati dopo essersi riempiti di coccole e parole dolci ("mamma sei così bella che ti profumano le ciglia" è la migliore fino ad oggi...), cercandosi tutta la notte nel letto per stare appiccicati da capo a piedi, magari trovando ancora una manina da stringere o una guancia da baciare. Svegliarsi soffiandosi in faccia leggeri leggeri, far finta di dormire ancora un po', cambiare posizione insieme come ad un comando...

(trovarsi un tallone sul mento, tirare i capelli durante un sogno, farsi spingere fuori dal letto, dormire trasversali usando i cuscini come materasso... ogni medaglia ha il suo rovescio)

Ora so perchè non ho mai permesso a Simo di dormire con me: inconsciamente di certo sapevo che l'avrei tenuto stretto nel letto a giocare e far carezze fino ai 18 anni.

Foto scattata da Lorenzo, 3 anni e migliore amico di Scuola di Simo (bravo eh?)

mercoledì 8 settembre 2010

Tanto per sfatare un "mito"

Visto che ormai sembro appartenere all'empireo degli dei con una veste di santità che mi insegue, è forse il caso di ricordarmi in futuro che esistono giorni disgustosi come ieri.
C'è che siamo in un periodo di transizione, che a volte va in modo beato come qui e altre volte proprio no; ci si mette un autunno lavorativo particolarmente intricato per papà E. e per me (oltre ai normali nostri lavori, già di loro impegnativi, abbiamo gli operai in casa, lo studio di registrazione che deve iniziare a produrre e mille altre incombenze), un momento di crescita e di attesa verso l'ignoto per Simo (che parla tanto di scuola materna ma non sa cos'è e quindi temo che a volte assuma l'immagine di un gran buco nero ed interrogativo più che di un parco giochi).
Insomma, in meno di 10 giorni lavorativi siamo già incasinati, s-programmati e nervosi quanto basta per far scoppiare gli incidenti, come ieri appunto.
Giornata in cui eravamo carichi come molle per l'incapacità di portare alla fine le nostre urgenze lavorative (ahò, i clienti son clienti e loro fanno il mio stipendio a fine mese, anche se si cerca di prendere il mondo con calma "downshiftando"), in cui Simo era capriccioso ed attaccabrighe più del solito.
Chi ha figli già la sa, a un certo punto il tappo salta. Hai voglia a respirare profondo, a sublimare, a cercare metodi alternativi, distrazioni, interpretazioni, comprensioni e compassioni: la Montessori e Steiner mi han salutato dal menzionato empireo e poi si sono voltati dall'altra parte.
Così è finita con due ceffoni, a letto senza cena e senza (!!!) Matisse, urla da figlio dell'esorcista e poi il sonno a digiuno fino a stamane.

Quando va così io mi sento dissociata, metà aguzzino e metà disgustosa: sulle prime aguzzina, poi solo e semplicemente disgustosa per ore, in cui mi racconto che a volte ci vuole.

Ma ci vuole?

Un bambino con il carattere di Simo, assolutamente poco malleabile, testardissimo e, sic..., un po' viziato da figlio unico necessita davvero del "ceffone igienico" quando deve essere messo un limite assoluto e invalicabile oltre il quale non si transige in nessun modo?

Ah, se avesse preso il carattere da suo padre e non da me...

domenica 15 agosto 2010

Ama il prossimo tuo

Sono buddhista e l'ho già detto.
Ma questa estate è stata vissuta seguendo una regola riassunta meglio dalla religione cristiana: "Ama il prossimo tuo come te stesso".
Che il buddhismo dice esattamente lo stesso, solo lo chiama "compassione" e ci mette qualche frase in più per chiarire il concetto.
Ma la base è la stessa.
E così ho cercato di distillare la mia vita, che a forza di darmi regole del buon vivere (figli, famiglia, ambiente, natura e tanto altro ancora), il bambino gioca con cose naturali, l'aria aperta, il riciclo, l'inquinamento, il DIY, etc..etc... poi finisce che mi impastoio in un gorgo che più che farmi fare meglio, mi immobilizza in una ragnatela di incombenze per esser perfetta.
E il risultato non è quello atteso, a volte mi demoralizza pure.

Quando poi quello che conta e il motivo ultimo per cui si fa tutto è amare; che il prossimo sia mio figlio, il collega o l'ambiente che mi circonda.

Amare. E' pure facile tra l'altro, una ginnastica mentale di virtù.
E la "regola" non è nemmeno difficile da richiamare a mente: sono 7 parole - come il numero della perfezione buddhista, ma guarda un po'.

Ohm.

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domenica 18 luglio 2010

10 motivi per cui i bambini dovrebbero stare all'aria fresca

10 motivi per cui i bambini dovrebbero stare all'aria fresca tratto dal “National Wildlife Federation” (traduzione mia, quindi pietà..):
  1. Ossa più forti e più basso rischio di cancro fin d’ora: i bambini che stanno al chiuso non ricevono abbastanza sole e sono sempre carenti di vitamina D
  2. Bambini più sani e curati: un'ora di gioco al giorno è quello che i medici chiamano strumento fondamentale per combattere l'obesità infantile e il diabete.
  3. Miglioramento della vista: recenti studi riportano che i bambini che passano il tempo all'aperto hanno meno miopia e meno necessità di occhiali.
  4. Meno depressione e iperattività: il tempo all'aperto in ambiente naturale (anche solo le strade alberate) rasserena i bambini e riduce il loro bisogno di farmaci.
  5. Tempi di attenzione più lunghi: i bambini che guardano televisione e video giochi per tutta la giornata hanno meno pazienza e capacità di attenzione più breve.
  6. Migliori a farsi degli amici: i bambini che giocano insieme all'aria aperta si relazionano l’un l’altro direttamente, creano giochi insieme, migliorano la loro capacità di comprendersi a vicenda.
  7. Più creativi: i bambini che giocano all'aperto sono più propensi a usare la lro immaginazione, le invenzioni e la creatività durante il gioco.
  8. Meno comportamenti violenti a casa e scuola: i bambini non soggetti alla violenza in TV e nei videogiochi capiscono più facilmente che i comportamenti violenti non sempre risolvono i problemi.
  9. Rendimento scolastico migliore: i corpi e le menti che si sviluppano in modo sano con giochi all'aperto sono migliori anche in ambito scolastico.
  10. Un’aspettativa di vita maggiore ed una vita adulta più sana: i medici stimano che i bambini obesi e sedentari perdono da tre a cinque anni dalla loro aspettativa di vita.

venerdì 16 luglio 2010

Stelle sulla Terra

Finalmente in RAI propongono qualcosa di decente: ho visto che domani sera programmano TAARE ZAMEEN PAR, un film meraviglioso sulla dislessia. Premetto che sono un'accanita fan di Bollywood, ma questa pellicola ha poco a che fare con quei balletti naive tutti colorati, classici dei film indiani. Se riuscite, guardatelo o, meglio ancora, registratelo: non si trova in distribuzione (quanto meno fino a poco fa); non mi pronuncio sulle scelte commerciali cinematografiche di questi tempi sennò divento volgare.. Sul tubo c'è tutto, ma è in hindi..

Ecco il trailer..


STELLE SULLA TERRA

Per una volta che in TV passano qualcosa di valido, vale davvero la pena non farsela sfuggire..

martedì 29 giugno 2010

Ël Cit Prinsi

Ma che bello il logo di Google oggi!!! Carino da parte sua ricordarsi dell'anniversario della nascita di Saint-Exupéry!


Qui trovate il testo de Il Piccolo Principe in ben 160 lingue. A voi scegliere quella che preferite (io mi sono rifatta gli occhi a leggerlo in Catalano e in Piemontese, ma trovate l'Occitano, il Punjabi, l'Yiddish e persino il Napoletano!!)

Qualsiasi sia la lingua, il senso è uno: va letto e riletto. A qualsiasi età.

mercoledì 27 gennaio 2010

Giorno della Memoria

Oggi è il giorno della memoria della Shoah..mi sembra doveroso almeno un piccolo tributo. Questa canzone viene usata come ninna nanna, ma in realtà è un versetto della Bibbia.. Il testo in ebraico credo sia questo:

Gam Kiy-ëlëkh' B'gëy tzal'mäwet lo-iyrä rä Kiy-aTäh iMädiy
shiv'†'khä ûmish'an'Tekhä hëMäh y'nachámuniy


che tradotto dovrebbe essere:

"Anche se dovessi andare nella valle dell'ombra della morte non temerò alcun male perchè tu sei con me. Il tuo bastone e il tuo appoggio mi daranno conforto" (Salmi 23.4)


La potete trovare in un film fantastico: Jona che visse nella balena.. Sempre sullo stesso agomento, mi sento di consigliare altri tre film: Black book, il Pianista e Train de vie, di cui riporto uno straordinaria sequenza: l'incontro-scontro tra musica gitana e musica kletzmer.


Shalom aleichem, che la pace sia con voi.

venerdì 8 gennaio 2010

Babies

Sta per uscire al cinema un documentario sullo spaccato del primo anno di vita di quattro bimbi, in Mongolia, in Namibia, a Tokyo ed a san Francisco.. Il trailer già è divertente..aspetterò l'uscita con piacere.. Una delle scarse occasioni in cui dico sì al grande schermo..