mercoledì 8 settembre 2010

Tanto per sfatare un "mito"

Visto che ormai sembro appartenere all'empireo degli dei con una veste di santità che mi insegue, è forse il caso di ricordarmi in futuro che esistono giorni disgustosi come ieri.
C'è che siamo in un periodo di transizione, che a volte va in modo beato come qui e altre volte proprio no; ci si mette un autunno lavorativo particolarmente intricato per papà E. e per me (oltre ai normali nostri lavori, già di loro impegnativi, abbiamo gli operai in casa, lo studio di registrazione che deve iniziare a produrre e mille altre incombenze), un momento di crescita e di attesa verso l'ignoto per Simo (che parla tanto di scuola materna ma non sa cos'è e quindi temo che a volte assuma l'immagine di un gran buco nero ed interrogativo più che di un parco giochi).
Insomma, in meno di 10 giorni lavorativi siamo già incasinati, s-programmati e nervosi quanto basta per far scoppiare gli incidenti, come ieri appunto.
Giornata in cui eravamo carichi come molle per l'incapacità di portare alla fine le nostre urgenze lavorative (ahò, i clienti son clienti e loro fanno il mio stipendio a fine mese, anche se si cerca di prendere il mondo con calma "downshiftando"), in cui Simo era capriccioso ed attaccabrighe più del solito.
Chi ha figli già la sa, a un certo punto il tappo salta. Hai voglia a respirare profondo, a sublimare, a cercare metodi alternativi, distrazioni, interpretazioni, comprensioni e compassioni: la Montessori e Steiner mi han salutato dal menzionato empireo e poi si sono voltati dall'altra parte.
Così è finita con due ceffoni, a letto senza cena e senza (!!!) Matisse, urla da figlio dell'esorcista e poi il sonno a digiuno fino a stamane.

Quando va così io mi sento dissociata, metà aguzzino e metà disgustosa: sulle prime aguzzina, poi solo e semplicemente disgustosa per ore, in cui mi racconto che a volte ci vuole.

Ma ci vuole?

Un bambino con il carattere di Simo, assolutamente poco malleabile, testardissimo e, sic..., un po' viziato da figlio unico necessita davvero del "ceffone igienico" quando deve essere messo un limite assoluto e invalicabile oltre il quale non si transige in nessun modo?

Ah, se avesse preso il carattere da suo padre e non da me...

7 commenti:

  1. 'sta cosa del brutto carattere ereditato proprio non me la bevo (forse non ti conoscessi..), però sono assolutamente d'accordo col ceffone random nelle occasioni più ingestibili (forse per nostra incapacità, forse per l'effettiva difficoltà). Nessun genitore nasce imparato e forse impariamo anche noi ad ogni ceffone mollato. Forse.

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  2. Al ceffone resisto ma alla sculacciata NO.
    Quando ce vo' ce vo'.
    Sarà che Belvetta è uguale uguale a Simo...

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  3. Caspiterina, tu e Natalia (http://www.tempodicottura.it/) vi leggete nel pensiero? Anche lei parla di sculacciate sfuggite al controllo.
    Come ho scritto da lei, siamo mamme ma siamo esseri umani, certe volte la pazienza finisce. Non è bello ma succede. E il tuo bimbo è unico e speciale con il suo carattere, soprattutto ti vuole bene anche se lo hai mandato a letto senza cena e senza Matisse!

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  4. Sarà la luna che ne so, ma ieri sera anche Edo era nella fase poco sir e tanto invece rompi... non so come ho fatto ma ho resistito, praticamente da quando sono tornato a casa fino alla nanna è stato un continuo urlare e piangere, piangere e urlare: un incubo di serata!
    AlLa tua domanda filosofica invece non ho una risposta, magrai l'avessi..

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  5. Invece per Mattia la giornata no è oggi: abbiamo fatto una litigata clamorosa all'ora di pranzo e la sculacciata è partita sonoramente. A volte purtroppo quel tappo salta via, a volte non basta chiedere di smetterla e alzare la voce. Anch'io ho a che fare con un ometto dal carattere molto forte e difficile da gestire, quindi dico che a volte, davvero, ci vuole!

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  6. eccomi qua, ho letto tutto. anche elisa è una bimba testarda , non molla nemmeno se la minacci di tirarle le orecchie come quelle di ih oh ( il somarello di winnie the pooh per intenderci), e non è che non sa cosa si prova, ho già fatto anche questo!!!!in effetti è l'unica in famiglia che si tira le sculacciate, le altre tre si fermavano prima e non mi sfidavano più di tanto, poi magari le hanno prese anche loro ma raramente
    ecco perchè a volte mi trove un po' sconcertata.
    però sto meglio, le voglio un bene dell'animo e spero che mi capisca.
    che piacere avere condiviso con voi questo argomento così Pesante... a presto e alla prossima!!

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  7. Ahi, mi sa che qui invece di un commento mi vien fuori un trattatello! ;) Abbiate pazienza!
    Prima cosa, si siamo umani, e fallibili. Si impara facendo, solo quando si devono insegnare, si capiscono quali regole sono importanti e come sia difficile trasmetterle nel modo giusto
    Seconda cosa, si legge ovunque ma lo si dimentica quando lo si vive: i 2-3 anni sono "l'adolescenza dell'infanzia", insomma tosti tosti. Prendiamoli con filosofia..
    Terza cosa, siamo i modelli dei nostri bimbi: tutto quel che facciamo vale molto di più come insegnamento di tante parole. Se non voglio che si alzino le mani non le devo alzare neanche io.
    Per ciò (ed anche perchè con l'aggressività siamo a disagio) io e mio marito abbiamo deciso di non lasciarci scappare manco una sculacciata col Pulce, e non è che sia un bimbo facile.
    Non siamo comportamentisti ma abbiamo applicato il sistema del castigo (bambino seduto in un angolo ma non isolato, per tanti minuti quanti i suoi anni, e alla fine se non dimostra di aver capito si ricomincia a contare i minuti). La stagione delle regole è dura, ma per noi è stato un sistema utile, che ci ha mantenuti sufficientemente sereni, ha fatto sentire a lui che avevamo la situazione sotto controllo e in un certo senso "lo proteggevamo". Dopo poche esperienze di castigo non è più servito e nella casa nuova non c'è stato bisogno di stabilirne il luogo.
    Ecco, lo sapevo, son stata lunga.. sorry! ;)

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