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martedì 6 settembre 2011

:: dalla soffitta (restauro minimale) - parte 2 ::


Di cosa contiene la nostra soffitta e di ciò che abbiamo deciso di tentare di riutilizzare ho già parlato qui.
Nei ritagli del nostro tempo il lavoro è andato avanti, con un po' di rosso "indiano".

Con l'aiuto (poco richiesto) della Signorina e (tanto richiesto) di Enrico.
Lei ci ha messo un po' di zampe qui e là, lui due piedini restaurati e dei ripiani nuovi.


Le singole parti del mobile sono state issate con le corde sul terrazzo, perchè doveva entrare proprio qui (e c'è solo la scala a chiocciola che va su, quindi il terrazzo e le corde erano l'unico rimedio).



Eccolo appena arrivato al suo posto. Indovinate di cosa l'ho riempito?



Di stoffe ovviamente! Avevo davvero bisogno di un posto in cui riordinare colori, tipi di stoffe e tagli.



Quindi ecco un "nuovo" armadio che entra a pieno titolo nella mia craft room.



Lo so, non ha le ante; e le stoffe si stingono e sbiadiscono al sole. Ma uno dei progetti previsti per le prossime settimane è proprio un paio di tendine. Già, perchè il mio marito restauratore mi ha fissato una barretta coi ganci proprio apposta per ospitare una tenda (o un paio, devo decidermi) che mi piaccia.
Voi di che colore la fareste?
E che ne dite del nostro restauro "minimale" completato?


sabato 3 settembre 2011

:: dalla soffitta (restauro minimale) - parte 1 ::

Avere una soffitta quasi irraggiungibile e gigante fa sì che non ci si vada quasi mai, e che, in segreto, essa contenga un mucchio di carabattole e ciarpame, insieme a piccoli tesori del passato.
Questo fatto, assommato alle mie uscite entusiaste da "giorno di vacanza" fa sì che Enrico si rassegni a darmi retta in un nuovo progetto di recupero campagnolo.
Il "tesoro del passato" questa volta è un armadio di fine '800 senza più ante, cui abbiamo deciso di dare una nuova vita e una differente destinazione.
Enrico è un esperto in queste cose, costruisce violini da tavole di legno che io userei al massimo per non far traballare una scrivania, immaginate cosa può fare con un vecchio mobile.

A rischio della vita, e non in senso metaforico, abbiamo trasportato l'armadio in due tempi fino al giardino, perdendo ragnatele e sporco a montagne nel tragitto. Eccolo qui, come si presentava appena spolverato: una patina opaca marrone scuro, anche lei d'epoca, alquanto disgustosa e un po' puzzolente, un cassetto imbarcato, i piedi zoppicanti.

Poi abbiamo iniziato a pulire, grattare, lavare, sciacquare e da capo, da capo, da capo... Stavolta abbiamo scelto di non essere aggressivi e di non usare la soda caustica, immaginatevi un po'!

Enrico ci ha messo una pazienza immensa (per caso ho già toccato questo argomento?), io ci ho messo molti caffè e parecchie foto. Rossini ha quasi sempre dormito.


[end of part 1 - to be continued...]




martedì 17 maggio 2011

:: essere minimi indirettamente ::

I nostri lavori continuano alacremente, siamo davvero tutti impegnatissimi in questi giorni di primavera.Ogni attimo libero dal lavoro lo occupiamo per lavorare con pazienza ai nostri progetti, che spero di mostrarvi finiti tra qualche settimana.

E intorno a noi vediamo diventare "minimi", decrescere e rallentare tante persone.

Riflettevo su una cosa che può apparire banale, ma che, alla lunga porta con sè ragionamenti interessanti: il risparmio "indiretto" dell'autoproduzione.

Quello "diretto" è ovvio; noi ci autoproduciamo dallo yoghurt al pane, dal burro al detersivo, dal deodorante ai succhi di frutta ed alcuni tipi di formaggio (trovate tutto nelle nostre pagine dei Provati per Voi): quindi il costo è ridotto alla materia prima, a volte ad un poco di elettricità o di gas. Ed è già un gran risparmio.

Ma da quando, un anno fa, ho iniziato ad andare a comprare settimanalmente la verdura, la frutta, il latte, il vino, le uova al mercato locale dei contadini, ho visto un risparmio molto maggiore di quanto realmente mi aspettassi.
Lì è tutto biologico ma venduto a poco prezzo, un contatto diretto ed umano tra chi produce e chi acquista, senza intermediari che ricarichino i prezzi, senza spostamenti, davvero a km zero.
Visto che "faccio il pieno" per tutta la settimana (prima o poi, Anna, prometto che ti scrivo quel post sul nostro menu settimanale stagionale, promesso...), poi al supermercato ci vado di rado: qualcosa per cani e gatti, alcuni ingredienti per l'autoproduzione, olio, sale, qualche affettato per i carnivori di casa e poco di più.
E non entrare al supermercato per me significa una cosa sola: smettere di star dietro alle inutilità, ai cestoni con le offerte e agli sconti che ci accolgono all'entrata quando il carrello è vuoto e il portafoglio pieno (ma quanto tonno in svendita, quanti preparati per budini 3x2, quanta pasta inutile ho comprato in vita mia così????).

A distanza di un anno, io ho visto una differenza abissale, etica e economica: ho capito, una volta di più se necessario, quanto penso di essere scaltra e invece sono un pesce pronto ad abboccare dentro i supermercati. Hai voglia a fare la lista della spesa ed ordinarti di attenerti stringentemente a quanto hai scritto: e quella saponetta? un dentifricio in svendita? uno scottex sottocosto? non vorrei mai che non ricapitasse più: ma dove???
L'unica vera alternativa per risparmiare è evitare di andarci il più possibile al supermercato.
O voi siete tutti degli eroi e passate indenni tra le corsie e vi dirigete con due cosine nel carrello fino alle casse?

AGGIORNAMENTO: Oggi, quando il postino ha bussato alla mia finestra (non abbiamo ancora una buca delle lettere dopo 10 anni, lo so... ma se è per quello nemmeno il campanello!!!) e mi ha consegnato un pacchetto, ho capito che un altro piccolo capitolo dell'autoproduzione continuava: sono arrivati dei semini in regalo che han viaggiato dall'Inghilterra fin qui per diventare fiori collinari. Grazie Silvia che, anche quando sei lontana, ti ricordi di noi...

martedì 10 maggio 2011

:: lavori in corso ::

In questi giorni ci stiamo imbarcando in nuovi progetti che ci coinvolgeranno completamente nel nostro tentativo di vivere sempre più semplice.
Downshifting? Beh, sicuramente molto down-to-the-ground.

Tanti pensieri, tanto lavoro e tanto entusiamo che mi terranno per un po' lontana dal blog (anche se qualche post programmato qui e là apparirà).
Anche un po' di stanchezza, per la verità, ma quella è la prima di cui ci scordiamo quando arriviamo al fondo dei nostri progetti, no?
Vi lascio con la mia rosa inglese preferita, che, spero, si salverà in tutto questo fermento.
A presto.

martedì 29 marzo 2011

Avevo un sogno...

E nemmeno sapevo di averlo.
Quando son venuta a vivere qui è stato per amore di Enrico, per capire il suo sogno.
Il mio non mi era affatto chiaro.
Arrivavo da tutta una vita di città, mi metteva ansietà lo spazio senza limiti, lo sguardo che girollava in tutto quel cielo, questo vai e vieni di colline.
Non c'erano freni nè ostacoli.

Mi atterriva il silenzio della notte. Cani. Upupe. Civette. Un silenzio popolato.

Poi ho trascorso qui la prima primavera. E altre 6 dopo quella.

Ho vissuto i piccoli momenti di transizione, quando si aprono i narcisi, si spengono le stufe.


Viviamo ancora circondati di legna, ma l'accompagnamo alla forsizia ormai.

Tutto il sotterraneo mondo di radici ricomincia a vivere, è un continuo germogliare, sprizzar vita e buttar foglie e fiori.

Non sapevo di sognare questa vita, me l'ha spiegato Enrico.
Tante, tantissime volte.





mercoledì 12 gennaio 2011

Essere una mamma GREEN


Sono onoratissima di essere l'ospite e, di conseguenza, la mamma GREEN della settimana del bellissimo blog BabyGreen.
E' stato un piacere parlare un po' di me e delle mie idee nel suo spazio, che vi consiglio di andare a vedere per trovare ottimi spunti davvero "eco" e realmente "green": leggetevi le idee sul vivere semplice e naturale che lì si possono trovare!
Grazie Baby Green, ora aspettiamo l'intervista di Mamma C. vero?

PS. Colgo l'occasione per ringraziare tutti quelli che ci stanno votando su wikio da qualche mese: non ci era mai capitato di avere due post in prima pagina!


martedì 21 dicembre 2010

La libertà anche a Natale


La comunità delle mamme blogger è autoreferenziale; ciò nonostante ha al suo interno un mucchio di correnti di pensiero diverso.
Mi diverte la cosa, perchè mi immagino un mondo in cui tutte le mamme siano così impegnate (sbagliando, rifacendo, riprovando e trovando) a capire i loro figli e il ruolo familiare e sociale che si sono beccate tra capo e collo come accade nella rete.
Sarebbe bellissimo.
Non so se ci pensate mai, ma non è che fuori dal web se ci si incontra al parco e si dice:"io preferisco il lettino montessori" ci si sente rispondere "io invece preferisco il co-sleeping fino ai 3 anni".
No, al parco (lo eleggo luogo simbolo, ma vale anche un parrucchiere, un posto di lavoro nella pausa pranzo, un viaggio in treno, etc..) ti si guarda come un marziano.
Osi dire che la tv la accendi di rado? Non dico averla strappata con le pinze dalla parete, dico centellinata: ti becchi le occhiate da micragnosa alternativa.
Dici che a tuo figlio a Natale hai comprato solo (poche) cose in legno e i regali li hai confezionati tu o acquistati in giro per l'Europa e te li sei fatti spedire a casa perchè non hai tempo di andare a comprarli? Ma cosa c'avranno di particolare che non c'è al supermercatino sotto casa, al Toy's o all'Iperbimbo? E' quella la domanda che aleggia no?
In rete invece si discute su tutto, anche sui regali di Natale: quanti e come farli ai bambini, chi ricorda le delusioni dell'infanzia quando spacchettava regali non richiesti, chi rimpiange i doni di cuore fatti a mano alla faccia del supertecno.
Io sono felice di un paio di cose, per il Natale di Simo: la prima è che lui, più di tutto, vuole che passi Babbo Natale e gli lasci un regalo, ma non ha mai chiesto qualcosa in particolare. Lui è proprio l'evento che vuole, e la cosa mi rende soddisfatta perchè non potrei avere conferma migliore della nostra decrescita felice. La seconda è che non saprebbe cosa chiedere, visto con quanta difficoltà passa il concetto voglio-compro a casa nostra; spesso è voglio-costruisco.

Questo per quanto riguarda noi, il nostro Natale, il nostro Babbo Natale e la nostra festa.

Poi inizia la girandola dei parenti, noi ne abbiamo tanti e tutti generosi, che però regalano cose scelte col criterio di chi non ha figli, di chi vive ben radicato nell'oggi, nella moda e nella tendenza; il risultato è che subito dopo il nostro Natale, ci arriva un fiume in piena di plastica, oggetti roboanti, colorati e fiammeggianti, saltellanti, sparacchianti che non si sa cosa farne.
I primi due Natali seri di Simo (il primo lo tralascio che aveva 4 mesi) me ne preoccupavo, temevo che i miei sforzi di insegnare ad amare i materiali naturali e le cose fatte con cura fossero vanificati da quell'orda di consumismo tutta insieme.
Balle.
Abbiamo un robot di plastica sparacchiante che sta a languire sul portico da un anno (ogni tanto rientra, sparacchia un pomeriggio e poi viene rimesso via per mesi), un cane che abbaia e lecca con una disgustosa lingua in silicone su un sedile della macchina da altrettanto tempo senza che nessuno l'abbia mai considerato, una macchina telecomandata dell'uomo ragno che fa normalissime corse con le altre macchine e non gode di preferenze.
Insomma, quello che si sceglie per i figli tutto l'anno il segno lo lascia, anche a Natale.
O almeno a 3 anni va così. Dopo non lo so, ma ne dubito (le scuole elementari pare siano un ottimo terreno di confronto tra brand, marchi e marche a più non posso...).
Certa di questo, lascio la libertà a tutti di regalarci qualsiasi cosa, non ho più cuore di raccomandare le mie preferenze per l'ennesimo anno: come la penso ormai lo sanno tutti, non c'è uno che non conosca la mia crociata a favore dei giochi naturali.
Frega niente? Pace. Regalate cosa volete.
Quello che ci piace lo terremo, il resto finirà, come già accaduto, nelle case di bimbi più poveri e che hanno mamme così occupate a sopravvivere da non aver tempo di farsi le pippe mentali su legno e marchi come faccio io.

PS. Buon inverno a tutti!
*************

martedì 4 maggio 2010

Delle Soulemama, degli Steiner e "de no' artri"

Innanzitutto ringrazio davvero tantissimo Daniela del Coltello di Banjas per aver stimolato, se non LA discussione per eccellenza che va di moda ora tra noi mamme blogger, almeno una delle più "trendy", ovvero: Soulemama (e le altre) ci è o ci fa? Eppoi: vivere Steiner 100% è per tutti o è più diffusamente proletario il "downshifting" (io lo traduco con "risparmiare e prenderla bassa", ma downshifting fa fico e lo sdogano anche alle amiche)?

Per il dibattito interessantissimo che ne è uscito fuori, vi rimando qui, ma vorrei citare tre estratti di tre commenti che mi hanno particolarmente illuminato:

da una blogger U.S.A.: "Chi scrive e descrive la propria vita in "downshifting" e si permette tutti i lussi che millanta, almeno qui, comprese le scuole private e il tempo libero per ricamare e scrivere un blog, senza compromessi di sorta, mangiando solo biologico, mantendo una casa in qualche posto alberato, portando i bambini al museo (per una famiglia di 4 persone spendere circa 80$ per visita non e' insolito), non e' di sicuro qualcuno che ha bisogno di lavorare per vivere, ecco perche' puo' permettersi di stare a casa e vivere con certi standard"

da un'altra blogger U.S.A. "Il fatto e' che tutta questa moda del vivere bio, child-friendly, ecc. ecc. e' esattamente quello che sembra, cioe' uno stile di vita elitario, che solo pochi riescono a realizzare davvero, e solo con una solida base economica alle spalle.
Ma davvero si crede che altrimenti sarebbe possibile passare le giornate in una fattoria a ritagliare formine di panno lenci e riciclare contenitori del latte per creare giochi ecologici ed insegnare ai bambini il rispetto dell'ambiente? Poi quando ti arriva la retta della Scuola Steineriana, devi riparare il tetto e magari ti devi far operare di appendicite paghi i conti con un cesto di pomodori (bio naturalmente)? "

e su Soulemama un'ideaccia me la son fatta.

Idem per Steiner, citando Kosenrufumama: "non abbiamo famiglie benestanti alle spalle, in più le famiglie di origine sono lontane, quindi nel quotidiano siamo soli. Mandando i figli alla scuola stein è come avessimo acceso un altro mutuo. il discorso è che abbiamo preferito investire sul loro futuro".

Come ho già scritto nel commento al post di Daniela e in mille occasioni qui nel nostro blog, non ritengo indispensabile la scuola Steiner, specialmente se poi si impongono altre rinunce alla famiglia che toccano anche i figli (perchè dovrei rinunciare a farli viaggiare, a farli leggere tanto, a fargli imparare uno strumento musicale o uno sport se non ho i soldi per un viaggio verso altre culture, un libro, un violino, una mazza da baseball? Perchè iscrivendo i bambini alle scuole private giustifichiamo una volta di più la classificazione pubblico=pessimo, privato=pago+pretendo+ottimo?)

Grazie ancora Daniela.

sabato 24 aprile 2010

Ragionamenti sul vivere a basso regime


In questo periodo sto "togliendo" dalla mia vita anzichè aggiungere da forsennata come vedo spesso fare attorno a me. L'ho già scritto lo so, ma voglio fermarmi nella testa quanto ciò sia bello, tenere da parte un post in cui me lo ricorderò ogni volta che la tentazione di rendere più confusa la mia vita sarà grande; e sì, perchè più aggiungo più confondo e le cose profonde, su cui sarebbe degno fermarsi a riflettere ogni giorno, finiscono centrifugate nel mucchio di pensieri e di fretta che avvolge i miei giorni.
Quindi riduco le cose che faccio, che vorrei fare, che è essenziale fare. E quel che resta lo cambio, nel piccolo magari, ma lo rendo, magari anche più scomodo, ma più simile a me.
Come cucirmi le lenzuola di Simo al posto di girovagare con la fretta per negozi finendo per comprare compulsivamente anche cose che nemmeno mi piacciono poi tanto, come farmi i biscotti o il pane se li finisco, come stravolgere le librerie per far posto alle mie stoffe ordinate per colore che non campeggiano più buttate qui e là per le stanze, come mille altre cose.
Ma questa riduzione in scala della confusione faccio in modo che tocchi tutti (anche se papà E. ne ha poco bisogno, il suo ordine confuso fa parte della sua arte..): ieri ho sistemato insieme a papà E. la stanza di Simo; sciocchezze, mica lavoroni, ma gli appendiabiti con coccodrilli e conigli erano lì da mesi che aspettavano un tassello, le ceste con i giochi poco guardati sono finite tutte sul portico e più nulla in camera, si son lasciati solo colori, puzzle e costruzioni, tutto legno e poca, pochissima plastica.

Così oggi sono felice e tra una frullata di zucchini (ebbene sì, Simo mangia ancora la verdura frullata, gli piace da matti!) e una valanga di ceste di panni da riordinare almeno un po', mi prenderò del tempo per giocare con Simo e nonna e, magari, per cucire qualche nuovo progetto.
Ecco, questo voglio.

venerdì 26 marzo 2010

Vento di primavera

Sono giorni che non esco di casa se non per prendere Simo all'asilo e portarlo a giocare in salotto o in giardino. Lui è nervosissimo, chiaramente perchè sono insofferente io: niente transfert, non mi incolpo ingiustificatamente, è proprio che sono insopportabile in questi giorni. Tanto lavoro in studio con tanti guai e tanti affanni, tante cose da fare per papà E., il suo disco nuovo e la sua attività (che ha bisogno spesso di una mia mano), una gestione ormai ai limiti dell'anarchia della casa.
Insomma, lui (Simo) è disubbidiente su tutta la linea, io mi arrabbio in un attimo, si passa al litigio lampo e poi ci si punzecchia e ci si fa i musi per la restante parte del giorno. Ovvero: mi sono messa sul piano di un bambino di 2 anni e mezzo in merito all'argomento peggiore: litigi e dispetti. Poi sto col magone la sera, leggo libri steineriani per penitenza e mi deprimo.

Stamattina Simo va all'asilo e io mi pianto davanti al pc.
Piano piano mi raggiunge papà E., mi prende per mano con la dolcezza e l'amore che riesce a riservarmi anche quando sono una vera spina nel fianco e mi porta in giardino, un passo per volta, facendomi vedere i fiori, le gemme, il frutteto sotto una tempesta di vento.
Sereno e leggero come sa essere lui.
E a me viene da piangere, che mi si sciolgono un po' i groppi di questi giorni di clausura e mi apro all'aria e ai colori.
Vivere accanto ad un uomo così, pieno solo di poesia e dolcezza, è un'onore che la vita mi ha regalato senza chiedermi altro in cambio che essere me stessa. Fino in fondo e sempre. Con coerenza, perchè quello lui ama di me e quello lo rende felice.
E io ogni tanto mi distraggo dal mondo profondo e vivo in superficie dove permetto alle beghe e agli affanni di intaccarmi il cuore inutilmente.
Così poi corro fuori e faccio mille foto per tenere qui, oltre che dentro, questo momento speciale di fioritura del cuore.

venerdì 5 marzo 2010

Festa della donna o della mamma?????


Se un giorno decidi di non andare a lavorare per andare a prendere il tuo bimbo all'asilo per fargli una sorpresa e proprio QUEL giorno lui esce dall'aula sventolando questo foglio in mano, allora ti rendi conto che la vita ti ha dato veramente molto...


lunedì 15 febbraio 2010

Dell'inverno, dell'imperfezione e dell'inventarsi un personaggio.

Mentre fotografavo Simone mascherato non sapevo che quello sarebbe stato l'unico giorno da quasi un mese in cui avrebbe goduto di buona salute. Già, perchè, dopo l'influenza normale e quella intestinale, visto che non ci piace farci mancare nulla, da sabato Simone ha 39°C di febbre e un raffreddore che lo ha steso cotto bollito.
Dispiacere per la sua salute a parte, è ovviamente ricominciato il calvario a casa dall'asilo e delle ovvie difficoltà a lavorare con un bimbo malato che decuplica la sua presenza devastante ed i danni conseguenti in ogni angolo della casa. Oggi ad esempio sono in studio a Torino (questo post è scritto sul treno...) in quella che ormai ho definito "la mia giornata libera" perchè devo SOLO lavorare senza altri pensieri, visto che Enrico starà tutto il giorno con Simo rinchiuso in casa e immerso in una tignosa nebbiolina che non ti fa vedere oltre i 20 m e un delizioso clima a -8°C (ore 8 di stamane) che invoglia ad impiccarsi al boiler o a suicidarsi mangiando bugie e chiacchiere carnevalesche.
La mia giornata libera, dicevo, visto che è l'unica in cui riesco ad avere rapporti umani con qualcuno (i colleghi e collaboratori che, avendoli assunti io, sono anche miei carissimi amici da tempo), un po' di scambio e discussione professionale, qualche ciaccola (chiacchiera) da mamma con la mia collega B.; insomma: una vita mediamente normale.
Poi rientro di corsa nella routine cacca/pappa/pc per il resto della settimana.
Ecco, a volte sono un po' stufa.
Stufa che:
  • il massimo della conversazione settimanale l'ho raggiunto con il salumiere in merito al mio vicino norvegese che fa il regista (o lo sceneggiatore, non l'ho ancora capito) di cui non me ne puo' fregar di meno
  • la neve mi tolga tutto il tempo che mi rimane per tirare il fiato (spala, sghiaccia, accumula legna per le stufe, pulisci il porcaio rimasto per terra dopo il trasporto della legna in tutta la casa...)
  • i virus mi rubino la salute di mio figlio a cui non riesco a dedicarmi come vorrei vista la mole disumana di lavoro che mi sta attanagliando da ogni parte.
E visto che sto di nuovo entrando nel vortice della moglie perfettina, che, se deve scegliere, preferisce un pavimento pulito a mezz'ora di relax e chiacchiere col marito, ora mi impongo il downshifting anche a casa.
Che poi sta vita l'ho scelta io, non me l'hanno imposta: acustica non è lavorare in fonderia, poter stare a casa e seguire uno studio con internet è cosa da pochi, godermi 8 mesi l'anno un luogo paradisiaco come casa è da paraculi (si puo' scrivere sul blog paraculi?).
Sono sti altri 4 mesi d'inverno che mi buttano un po' giù, tanto freddo poca luce, infinita stanchezza che sembra insanabile...

[post interruptus per cause lavorative]

Ed eccomi sul treno di ritorno, dopo una giornata di lavoro e umanità soddisfacente, sapendo che Simo è stato un poco meglio di ier.
Ed allora mi propongo di rimaneggiare un poco l'elenco presente nel post delle mamme bis-polari e mi do appuntamento tra un mese per tirar le somme (intanto sarà anche tornato il sole e finita la neve - forse):
  • Espormi il piú possibile alla luce del giorno (non passare la pausa pranzo davanti al pc - il venerdí e il sabato chiusa in casa perché c’è da fare e rimettere a posto)
  • Ricominciare a fare un po' di attività fisica.
  • Non fare diete, mangiare sempre ai pasti. Cose buone.
  • Chiedere aiuto quando serve e accettare sempre l’aiuto che viene proposto (ecco, se qualcuno me lo proponesse è meglio...)
  • Occuparmi della mia anima e tornare a meditare una volta al giorno (senza addormentarmi mentre lo faccio)
  • Inserire nelle mie giornate delle routine stabilite. E se le routine saltano chiedere aiuto per risolvere quello che rimane insoluto.
  • Non fare paragoni con le altre mamme.
Ecco, in merito all'ultimo punto: leggo di mamme
  1. ambientaliste (tutte riciclo e naturale, dai pannolini alla moon cup)
  2. bio-food (tutto biologico e/o integrale)
  3. animaliste (tutto vegetariano e/o no animal testing)
  4. steineriane convinte (tutto legno e steiner, homeschooling ove possibile)
  5. anti TV al massimo
  6. e comunque sempre piene di tempo libero per organizzare feste con amici da almeno 20 persone (con prole), cucinando tutti i pasti con ricette impagabili, tenendosi in forma smagliante, curando i figli secondo metodi preziosissimi e antropologicamente impeccabili, dedicandosi al proprio sviluppo interiore più di un monaco tibetano, svolazzando di qui e di là ogni week end. E hanno almeno 2 figli. Dimenticavo: come minimo la sera e la notte cuciono vestiti e coperte così belle da finire almeno in un museo, ma non ho dubbi che dopo una certa ora indossino completini sexy e divengano anche le migliori amanti dei loro mariti.

Unico indizio che ho notato: hanno figli con età maggiori o uguali a 4 anni... E nonni, tanti nonni. Vorrà dire qualcosa???

giovedì 17 dicembre 2009

IKEA come trasgressione

Ieri sera ho lavorato fino a tardissimo per finire tutto quello che c'era di urgente. E per avere una mattina libera da trascorrere facendo una delle cose più trasgressive degli ultimi tempi (2 anni): andare all'IKEA con mamma C.

In questo periodo della mia vita ho non solo voglia ma bisogno di lei come amica: è un po' come avere una parte bella di sè davanti, un po' come sapere che la splendida persona che ti sta accanto abita anche dentro di te.
Insomma, in questo dicembre difficile, con Simone al top dell'affermazione dell' io (li chiamano così ora i capricci per ogni cosa), il lavoro che mi sta sotterrando di impegni (ma io il downshifting lo sto continuando a praticare, forse per quello che il lavoro mi sta sotterrando, lentamente accumulandosi in montagne che difficilmente smaltirò in questa vita) e una carenza cronica di soldi, mi trovo i brividi di gioia davanti ad un caffè alle 10 di mattina all'IKEA con mamma C quando ci diciamo "anch'io!! anche noi!!!" su ogni racconto di figli.

E mi sembra di volare con 20 anni di meno quando si organizza una gita in 6 a Bergamo o Ferrara o Ravenna o...

Che poi magari non si farà, ma il bello della vita è che non lo sappiamo. E che poi magari invece si fa.

E si va qui.
Grazie di starmi nel cuore, in un posto tutto tuo da tanti anni, mamma C.

venerdì 30 ottobre 2009

Mamma interrotta - Poco downshifting svizzero

Ieri era una giornata iperlavorativa (ogni tanto ho messo in conto anche quello... s'ha da campa' o no?).
Sveglia alle 5.40, partenza per la Svizzera (dal Monferrato son 10 ore di macchina senza contar la nebbia tra andata e ritorno in giornata) e il mio lavoretto di fisica acustica sul lago in zona Campione.
Simo affidato a papà che lo portava all'asilo nido un po' raffreddato ma tranquillo.
In Svizzera ci tornavo dopo poco meno di 2 anni e mi faceva tenerezza: ero andata lì a fare la parte preliminare del lavoro acustico una settimana prima di scoprire di essere incinta e avevo pure osato dire che era stancante.

Ora:
- sono influenzata e raffreddata da 4 giorni
- non dormo più di 3 ore di seguito e mai più di 6 ore per notte da una settimana, visto che anche Simo è malato e ci tiene tutti svegli
- peggio che mai: NON FACCIO IN TEMPO AD ARRIVAR SUL POSTO CHE MI CHIAMA L'ASILO NIDO DICENDO: "Simone ha 38.5°, vieni a prenderlo?"

Ci sono volte che il lavoro di Enrico (insegna al Conservatorio) mi pesa un pochino, perchè non abbiamo un sabato per noi 9 mesi all'anno (insegna tutto il giorno), perchè poi ci sono le prove con i musicisti che ci invadono la casa a orde come barbari quando magari sono stanca morta, perchè a volte temiamo ancora che il suo inserimento in ruolo tardi ad arrivare, perchè poi ci sono i concerti in giro per il mondo che ce lo tengono lontano.

Beh, ieri lui era a casa. In pochi minuti era a prendere Simo e se l'è coccolato fino al mio arrivo la sera.

E io non ho mai amato tanto il lavoro che fa. MAI. Mai così tanto.

Qui sotto: Simo con jazzisti famosi