Oggi no.
Perchè questa parata di mamme blogger contro le fiabe (e le favole, vi prego fate la distinzione e se non la sapete leggetevela almeno su Wiki, se proprio non volete aprire l'enciclopedia...), sostenitrici del fatto che diano modelli sbagliati per la crescita, che siano sessiste e che insegnino solo ruoli mi ha veramente fatto montare il nervoso.
E per molti motivi, ma il primo, il più semplice è: pensiamo che i nostri figli siano scemi o siamo insicure dei modelli che noi mamme forniamo? Perchè non c'è altra spiegazione a temere Raperonzolo o La Piccola Guardiana d'Oche, Pollicino o Il Serpe Bianco.
Se crediamo che il messaggio che passa attraverso le fiabe serali sia il concetto del ruolo della Principessa-velina o del Principe-riccone, non sarà perchè siamo noi mamme ad essere un po' troppo coinvolte (o inconsciamente invidiose...) di quei ruoli?
Io non so i vostri figli, ma il mio è appassionato di fiabe (quelle vere, non le porcherie "addolcite" per i bimbi di oggi, manco avessero bisogno di non conoscere la paura...), quelle orrorifiche, tremende, in cui succede di tutto, in cui ci si spaventa, in cui si trema e ci si nasconde sotto le coperte ma anche quelle in cui alla fine si ha così voglia del lieto fine (non si chiama fine benpensante, notate? si chiama lieto fine e basta) che Simo me lo anticipa e piuttosto accorcia e se lo inventa da solo per arrivare a "purificarsi" della storia e con la storia.
No, perchè mica crediamo che le paure di oggi siano gli orchi e le streghe delle fiabe? Sfido la maggior parte di noi (io con voi in questo periodo cuneese in cui dalla nonna la tv sta accesa a volte sui tg o sull'inizio di un telefilm) a sostenere che quello che passa comunemente davanti agli occhi dei nostri figli (e se non a casa nostra, ci sono mille altri posti purtroppo) sia meno terrorizzante.
Altro motivo: quante mamme sanno ancora raccontar fiabe? O leggerle bene ed appassionare i figli? Tenerli incantati ad ascoltare per mezz'ora? Tante, tra di noi blogger di certo, visto che ci poniamo spesso domande sulle nostre capacità, ma non credo di esser l'unica ad avere amiche che non hanno mai raccontato una sola storia in 4-5 anni della vita dei loro bimbi.
Sopra tutte queste osservazioni possiamo disquisire all'infinito, sia sulla qualità di ciò che guardano i nostri figli (perdonate, ma associare quella porcheria americana da serata pop corn come i film di Shrek a centinaia d'anni di letteratura fantastica, da Rodari a Yeats, da Perrault a Andersen tanto per girare un po' l'Europa degli ultimi 100 anni mi crea davvero un disagio interiore), sia su ciò che leggono, ma i cartoni animati e i film, a mio parere, non sono in grado di sostituire l’incanto e lo stupore della fiaba narrata da una madre.
Quella fiaba che scava prima di tutto dentro le madri, che trovano il modo più fantasioso e metafisico di comunicare il sogno, l'assurdo e il fantastico ai loro figli.
Scriveva Tolkien: "La caratteristica della buona fiaba, del tipo elevato ovvero completo, è che per quanto terribili siano gli avvenimenti, per quanto spaventose o fantastiche le avventure, essa è in grado di provocare nel bambino o nell’adulto che ascolta, nel momento in cui si verifica il “capovolgimento”, un’interruzione del respiro, un sobbalzo del cuore".
Le fiabe raccontano del nostro passato, della durezza del mondo, dei soprusi, del terrore di non essere amati, dell'orrore della solitudine e dell'abbandono, della tragicità della morte; non di gioia e tristezza, sentimenti sfuocati e sbiaditi a cui è più comodo abituare i figli piantandoli davanti alla tv o leggendo libelli per bimbetti che hanno come unica selezione quella di parlare dell'ultimo personaggio del cartone animato.
Ecco, quel sobbalzo di Tolkien, quel rimanere senza fiato, ma anche la capacità di dormire sognando la paura, elaborando informazioni anche dure, sebbene fantastiche fanno sì che si cresca e che non si riduca il sonno al momento in cui l'ormone della crescita fa il suo lavoro biologico.
Uno scrittore a me tra i più cari, Rodari, diceva nella sua "Grammatica della Fantasia" (Einaudi, 1973) che "mentre il fiume tranquillo della storia scorre tra i due, il bambino può finalmente godersi la madre a suo agio, osservare il suo viso in tutti i particolari, studiarne gli occhi, la bocca, la pelle… Per ascoltare, ascolta; ma si permette volentieri di distrarsi dall’ascolto – per esempio se conosce già la fiaba - e quindi deve solo controllare che essa si svolga regolarmente".
Questa è a mio parere la comunione di spirito che si raggiunge nella fiaba.
Conoscete Emma Perodi? Scommetto di no, nonostante sia stata una delle maggiori scrittrici di fiabe italine, ma la gente dimentica. A favore dei Waybuloo, purtroppo (li ho visti in tv l'altro giorno e mi son cadute le braccia); prima di dire che hanno pure un ruolo formativo perchè insegnano le posizioni dello yoga, cerchiamo di trovare il vero ruolo formativo delle cose: imparare ad ascoltare, sognare e immaginare.
In merito all'interpretazione nei secoli delle fiabe e del loro valore, se avete voglia di approfondire e credo ne valga la pena, vi consiglio di leggere qui anche solo una breve analisi che va da Biancaneve allo sterminio degli ebrei, dalle streghe alla selezione cinese del sesso, io l'ho trovata per caso girovagando in rete e la ritengo piena di spunti di riflessione.

Non conosco la Perodi, lo ammetto e recupererò, ma nemmeno i Waybuloo. Amo inventarmele, le storie, brevi racconti (Matt ha una concentrazione brevissima) con riferimenti ad avvenimenti da lui vissuti e rivisitati insieme.
RispondiEliminaAggiungerei tra i libri che DEVONO essere letti "Il mondo incantato" di Bettelheim..
Che bella questa riflessione, mamma F!! Sono da sempre una divoratrice di fiabe però devo ammettere di essermi trovata in difficoltà all'idea di spiegare a Leti perchè una madre muore, un padre si risposa e scompare, una matrigna sevizia impunemente la figliastra fino a ordinarne l'uccisione e a richiederne il cuore come trofeo... Letizia è sicuramente piccola, ma in realtà quello che spaventa è che questi mostri sono fin troppo reali e anche noi adulti a volte vorremmo poterne ignorare l'esistenza... penso che questo, al di là di una meno fondata discussione sui ruoli (è il nostro esempio quotidiano, alla fine, a fare in questo la differenza), abbia portato molte mamme a schierarsi contro la tradizione... ma non esistono, giustamente, solo Biancaneve e Cenerentola... Vogliamo parlare de "Le mille e una notte" (e qui anche la categoria di fiaba sta stretta)? E di Rodari? E di Gozzano? E la lista potrebbe estendersi all'infinito... prima di arrivare a Shrek!
RispondiEliminaUn abbraccio!!
Ti ringrazio MAMMA F di essere uscita dal coro di quelle mamme mielose che dai loro blog mostrano di sé e della loro famiglia solo una immagine patinata e caramellosa. E' vero che ognuno ha il diritto di mostrare quello che vuole di sé, ma mostrare sempre e solo il lato luccicante delle cose a lungo andare da una sensazione di falso.
RispondiEliminaNon sono un'esperta di fiabe, ho solo leggiucchiato qualcosa di Zipes, oltre al classico Propp. Mi sembra però evidente che ogni epoca si serve delle fiabe per veicolare i propri valori: per esempio, i Grimm rielaborano fiabe più antiche (tedesche, ma anche francesi e italiane) per veicolare i valori borghesi ottocenteschi. Non valori universali, quindi, o almeno non tutti.
RispondiEliminaDetto questo, se una mamma si sente a disagio a raccontare una fiaba di cui non condivide la morale (e questo è il punto), fa bene a non raccontarla. Perché un conto è un racconto di avventure, un altro un racconto da cui si vuole ricavare un insegnamento. Se l'insegnamento è "tu stattene buona e zitta ad aspettare che qualcuno ti salvi, ti venga mai in mente di prendere tu l'iniziativa", io non lo condivido, quindi quella fiaba non la racconto.
Per esempio, mi piace molto la versione originale di Cappuccetto Rosso (Italia '400, se non sbaglio), quella in cui è la bambina a liberarsi da sé, grazie alla propria astuzia: non manca di episodi orrorifici e avventurosi, eppure ha una morale che io condivido.
Detto questo, non riscriverei né censurerei le fiabe tradizionali. Solo, le presenterei come racconti e non come insegnamenti.
Quoto tutto.
RispondiEliminaSull'argomento m stanno massacrando :-) e almeno che mi si lascino le fiabe.
Cosa sarà il prossimo passo? Abolire tutta la letteratura pre-femminista? Silvia Plath e basta? (la adoro ma c'è altro nel mondo dei libri!).
La fiaba ha una morale. Utile.
Cappuccetto Rosso la salva il cacciatore? Non lo leggeremmo ad un maschio dicendogli "Se non segui le indicazioni di mamma e papà finisci nei guai...ma mamma e papà sono lì per tirarti fuori da guai e se non ci siamo noi chiama la polizia/i carabinieri/ecc..."?!! Io a mia figlia lo dico sempre alla fine della storia. Perchè deve imparare che ci sono altre figure che possono aiutarla. Il cacciatore è "l'ordine costituito" non il maschio che salva.
Il punto non è non trarre insegnamenti dalle fiabe, ma trarre quelli giusti. Secondo me se vediamo solo il lato sessista della cosa vuol dire che non siamo capaci di estrapolare un significato diverso e che siamo NOI ad avere limitiazioni di visuale prima ancora delle fiabe.
d'accordissimo
RispondiEliminasono assolutamente d'accordo.. le fiabe hanno una funzione importantissima perla psiche infantile (e non solo quella infantile), manco a dirlo, fior di pedagogisti e psicologi ne hanno decantato le virtù..
RispondiEliminaA me non è mai venuto in mente di vedere le protagoniste della fiabe come delle Principesse-veline. Non ci sarei mai arrivata. Amo il fantasy con i suoi gnomi, orchi, draghi e fate. Adoro Tolkien ed il mondo che ha creato. Però a Tia, che ogni volta che vede "Alla ricerca di Nemo" mi chiede preoccupato dove sia la mamma, preferisco leggere storie o fiabe che non includano orfani, streghe orrende o lupi che mangiano persone. Preferisco che non anticipi la fine di una storia alla ricerca del lieto fine. Preferisco che la storia se la goda con calma e serenità fino alla fine, che sappia che il lieto fine c'è sempre senza dover passare prima dallo spavento, preferisco che si addormenti con un sereno sorriso. Questo perché Tia ha il suo carattere, la sua sensibilità, Simo ha carattere e sensibilità differenti, perché ognuno di noi è diverso dall'altro. Quindi non sono assolutamente contro le fiabe, semplicemente cerco essere in armonia con la sensibilità del mio piccolo Attila, proprio come tu fai per Simo ed ogni mamma fa coi propri bimbi.
RispondiEliminaIo adoro le fiabe! Il mio libro anti-tristezza è ancora oggi Le favole al telefono, di Rodari.
RispondiEliminaHo amato tantissimo, da piccola, le fiabe tradizionali, che leggevo con i 45 giri delle Fiabe Sonore, e le ho ricomprate tutte a Dafne. Però lei non è ancora pronta, non per tutte.
Certi disegni meravigliosi di Silverio Pisu la terrorizzano, e quindi evidentemente non è ancora pronta per sentire storie di lupi e pance sventrate.
Sulla questione post femminista sono ampiamente impreparata, non ho capito bene i tuoi riferimenti.
In generale, mi annoia un po' l'eccessiva enfasi con cui si vuole distinguere tra il bene e il male, tra modelli virtuosi e modelli viziosi. Mah. A me le veline non danno proprio da pensare. Non mi viene proprio spontaneo, eleggerle a simbolo di tutti i mali.
Figurarsi, poi, fare l'equazione cappuccetto rosso = modello stereotipato di donna.
Certe volte per paura degli stereotipi, creiamo un po' troppi stereotipi.
Belle le tue riflessioni e i tuoi stimoli.
RispondiEliminaDevo confessare che io ho "addolcito" alcune fiabe quando PF era piccolino perchè, pur piacendogli (me le chiedeva continuamente), si spaventava a morte in alcuni passaggi. Questo fino al giorno in cui mi ha detto scocciato "Mamma, guarda che hai sbagliato: il lupo mangia la nonna e Cappuccetto Rosso. Non le infila mica nella cassapanca!" Da allora niente più manomissioni per buona pace nostra, dei Fratelli Grimm e "soci" :-D
Per quanto riguarda la questione degli stereotipi, il discorso è lunghissimo: bisognerebbe parlare della loro utilità sociale, della loro finalità conoscitiva e di categorizzazione della realtà, di come nascono, di quali sono le loro caratteristiche, di come si possono "sclerotizzare", di come possono evolvere...
Ricordiamoci sempre che uno stereotipo viene meno, se sconfessato dall'esperienza ;-)
Un bacione
grazie. devo (voglio) confessare che anche io ho pensato che certe fiabe a base di principesse potessero risultare superate; peggio, che veicolassero l'idea che la donna debba aspirare a sposare il principe per vivere con lui felice e contenta.
RispondiEliminae quelle parole che hai riportato di Rodari... la mia B ha ancora 14 mesi e io già da mesi la invito alla lettura serale. e sogno che sì, che un giorno mi tenga d'occhio in quel modo.
sottoscrivo tutto cio' che dici :-)
RispondiEliminaAnche perchè con il senno di poi devo dire che "nonostante" la lettura ripetuta di Raperonzolo, sono cresciuta davvero bene!
RispondiEliminaPer tutto il mese scorso ho avuto in mente un post simile... purtroppo ( o per fortuna) altre incombenze mi hanno impedito di articolare pensieri in forma sufficientemente definita da essere pubblicata. Credo che ci tornerò, prima o poi, perché mi interessa a prescindere dall'attualità "bloggara".
RispondiEliminaSono lieta di non essere l'unica a pensarla così, per ora grazie di questo post.
condivido in pieno! giusto questa sera mio figlio mi ha fatto leggere Bamby che alcune mamme ritengono traumatizzante...dietro la morte della mamma penso che il bimbo legga la possibilità di crescere autonomamente, con le proprie forze...mah, il discorso sulle veline io non lo condivido, non mi sarebbe mai venuto in mente! ma siamo cresciute tutte con le fiabe tradizionali, non è che si cerca di proteggerli troppo questi bimbi? sì,lasciateci le fiabe!!!baci
RispondiEliminacredo che l'interpretazione sessista di incipessa-velina sia dovuta ad una confusione tra la fiaba originale (chi l'ha davvero letta tra chi critica le fiabe?) e la trasposizione cinematografica di Disney. In quest'ultima in effetti è forte il messaggio sessista di femmina idiota senza meriti che attende solo il principe azzuro per risollevare le sue sorti. E perchè le versioni disney sono epurate di tante altre caratteristiche che danno alla storia originale livelli differenti di lettura. Ma non ne farei una tragedia, non vieterei quei film/cartone, anzi lo accompagnerei/integrerei con la fiaba originale. Personalmente sono un "fan" dei libri per bambini vecchi, e senza andare troppo indietro nel tempo, rileggere quelli di quando ero piccolo io fa sorridere/rabbrividire per tutta la terminologia/iconografia sessista/razzista presente. Quindi non è tanto questione di vedere il male nelle favole, nei film o nei tg, quanto riuscire a essere un valido supporto nell'interpretazione dei messaggi che da essi traspaiono.
RispondiEliminaPs. più che il libro di Bettleheim - eccessivamente sovrastimato - consiglio questo di Jack Zipes Spezzare l'incantesimo. Teorie radicali su fiabe e racconti popolari.
Ciao
Davide
www.equazioni.org
Ciao Mamma F., sono sensibile al discorso degli stereotipi, ma penso che nessuno stereotipo possa essere messo in discussione attraverso la censura e che, per non creare solo dei contro-stereotipi, come dice MammaFelice, solo una riflessione critica possa essere davvero efficace. Mi piacerebbe approfondire questo tema, se ti va!
RispondiEliminaSono perfettamente d'accordo. Noi adoriamo fiabe (e favole) TUTTE e tutte le sere le racconto ancora a mia figlia, che ha 10 anni.
RispondiEliminaE a benguadare le fiabe sono piene di eroine (da fiabe italiane)
sonohttp://www.teatrofavola.it/pdf/favole/La%20prima%20spada%20e%20l%E2%80%99ultima%20scopa.pdf