venerdì 5 novembre 2010

I venerdì del libro n.20

Questo blog aderisce all'iniziativa "Il venerdì del libro" di Home Made Mamma.


L'ho letto su consiglio di un amore, quasi 10 anni fa, quando il mio amore non era dei più adulti.
E parla d'amore questo libro, son racconti o meglio frammenti. O forse ancor meglio frantumi.
Pezzi sparsi di quell'amore che appartiene a chi l'amore l'ha visto e ha assistito all'inizio e alla fine, l'amore degli adulti.
L'amore che è anche silenzio, che non trasuda più lirica e barocco.
Che fa solitudine a volte, a volte non fa più niente.
Sembra un librino ma è pesante, specialmente se ci si è già accorti che da adulti gli spazi emotivi hanno incastri ed equilibri differenti e, purtroppo, quasi sempre definitivi.

PS:: mamma C. se mi cancelli anche questa recensione...

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Nulla ha a che fare col Giacosa drammaturgo che ci fanno studiare a scuola. Questo è un libro di fiabe valdostane senza una ricerca scientifica dietro, o forse di racconti di storie vere, di piccoli frammenti di vita tra i monti. La Valle d'Aosta io ce l'ho nel cuore, un insieme di ricordi della mia infanzia cui tengo moltissimo: il profumo di erba tagliata, lo scampanare delle mucche in alpeggio, l'omino con la zangola, i visi invecchiati dal sole e dal lavoro pesante, il camino scoppiettante.. Non si trova la principessa o la strega tra le pagine di questo libro, ma l'oste, la guida alpina od il prete. Niente castelli incantati, ma villaggi e borghi ottocenteschi. Anche lo stile in effetti è datato, a tratti impegnativo, ma assolutamente gradevole. L'edizione che ho in casa aveva ancora le pagine da tagliare, ma ho visto che in rete se ne trovano di decisamente più avvicinabili.
Un libro di favole per noi adulti, da leggere sotto la copertina in queste fredde giornate autunnali.
"Quando Giacomo, gettato sulla pedana il sacco dell'avena ed impugnate le redini alzava il piede per salire a cassetta, le quattro brenne braveggiavano e s'inalberavano come cavalli di razza. La diligenza strappata bruscamente, usciva dal portone con una voltata maestra ad angolo retto e irrompeva di trotto sonagliando giù per la viuzza, mentre egli, un piede sul montatoio ed uno in aria, lanciava voltandosi indietro con spavalda noncuranza, un ultimo lazzo allo stalliere. Poi si arrampicava a cassetta e durava un gran pezzo, dando le spalle ai cavalli, le redini fra le ginocchia, a frugacchiare fra le gambe dei viaggiatori per allogarvi allo scuro il sacco dell'avena e mille involti e pacchi e pacchetti, nulla curando le impazienze di quelli che svegliati a mezzo la notte, borbottavano e si dimenavano nella tenebra calda dell'imperiale."


Qui trovate tutti i nostri venerdì del libro.

Partecipano a questa iniziativa:

2 commenti:

  1. WOW! Il primo mi sembra tosto, ma mi intriga un sacco :-)
    Il secondo mi sembra adatto per rilassarsi coccolandosi sotto una coperta sorseggando cioccolata calda! Lo voglio :-D

    Un bacione

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