mercoledì 16 febbraio 2011

Perchè ritorno ad essere vegetariana

A metà degli anni ’90 all’incirca ho fatto la mia tesi di Laurea in Fisica a indirizzo Biofisico presso l’Istituto di Medicina e Neuroscienze di Torino.
Lavoravo sulle cellule surrenali delle mucche, me le procuravo al mattatoio.
Lì ho visto mucche enormi cadere come montagne franate, ho visto pezzi di mucca uscire trascinati per terra tra rivoli di sangue, ho respirato per mesi l’odore che emanavano le mie cellule in incubatore.
Accanto a me, gomito a gomito, alcuni ricercatori lavoravano sugli embrioni della ratta; così ogni venerdì arrivavano in laboratorio con la ghigliottina, mettevano la ratta nel lavandino e la decapitavano per prendere gli embrioni.
Nei laboratori vicini si lavorava sui conigli e su altri animali. Stesse pratiche, stesso dolore.

La prima volta che ho visto un coniglio aperto e vivo riverso su un lettino sono andata a vomitare. Poi ho lavorato sulle ghiandole surrenali delle mucche per 6 mesi e ho deciso di fare obiezione: avrei svolto esperimenti solo su cellule tumorali riprodotte in laboratorio, niente uccisione di animali per me.

Sono diventata animalista. E vegetariana per più di 10 anni.

Quando Simo ha iniziato ad avere un’alimentazione normale, dopo lo svezzamento, non ho avuto dubbi e la carne e il pesce glieli ho dati subito, valutando che avrebbe scelto lui da grande se e come regolarsi in materia alimentare; però vedermi sempre senza carne e pesce nel piatto lo condizionava, quindi un anno fa ho ricominciato a mangiarli per non viziare il suo modo di vedere le cose.

Lui adora la carne, ama il pesce e ora ha sviluppato un gusto suo.

Io, dopo un anno da carnivora, mi sento psicologicamente e fisicamente in colpa verso il mondo e verso me, così torno alla mia vita semplice di semini, legumi e formaggi. Simo deciderà quando vorrà e cosa vorrà. Lui pure.

Intanto sto leggendo questo libro di cui vi parlerò presto e vi lascio l’incipit, non perché voglia istigarvi a rinunciare alla carne (non faccio proselitismo per nulla, non è da me) ma perché parla di genitori, di figli e di risposte.

Quando seppi che sarei diventato padre venni colto da impulsi inattesi. Mi misi a riordinare la casa, a sostituire lampadine fulminate da tempo immemore, a lavare i vetri e ad archiviare carte. Feci riparare gli occhiali, comprai una decina di paia di calze bianche, montai un portapacchi sul tettuccio della macchina e una rete per il cane nel bagagliaio, feci la prima visita medica dopo cinque anni... e decisi di scrivere questo libro.
La paternità mi ha dato lo slancio immediato per imbarcarmi in questo viaggio letterario, eppure era una vita che stavo preparando le valigie. Quando avevo due anni, tutti gli eroi delle mie storie della buonanotte erano animali. Quando avevo quattro anni, ci fu affidato il cane di un cugino per l’estate. Io gli diedi un calcio. Mio padre mi spiegò che non si prendono a calci gli animali. Quando avevo sette anni, piansi la morte del mio pesce rosso. Scoprii che mio padre l’aveva buttato nello sciacquone. Spiegai a mio padre – con parole meno civili – che non si buttano gli animali giù nello sciacquone.
Quando avevo nove anni, ci capitò una baby-sitter che non voleva fare male a niente. Fu così che mi rispose quando le chiesi perché non mangiava il pollo insieme a me e al mio fratello maggiore: «Io non voglio fare del male a niente».
«Fare del male?» ripetei.
«Tu sai che il pollo è pollo, giusto?»
Frank mi lanciò un’occhiata: Mamma e papà hanno affidato a questa scema i loro preziosi bambini?
Forse, o forse no, la sua intenzione era di convertirci al vegetarianismo – il fatto che le discussioni sulla carne tendano a farci sentire con le spalle al muro non significa che tutti i vegetariani facciano proselitismo –, ma essendo lei una ragazzina non aveva le inibizioni che molto spesso impediscono di raccontare con tutti i crismi questa storia. Senza drammi o retorica, condivise quello che sapeva.
Io e mio fratello ci guardammo, con la bocca piena del pollo che aveva subito del male, e pensammo contemporaneamente: «Com’è possibile che non ci abbia mai pensato prima, e perché diavolo nessuno me l’ha mai detto?»".

13 commenti:

  1. Anche io 10 anni vegetariana ed anch'io a breve inizierò di nuovo (per ora mi concedo prosciutto una volta alla settimana). Animalista però no, quanto meno non negli aspetti negativi che questo termine mi porta a collegare. Rispetto per gli animali sì, prodotti cruelty-free sì, ma gli eccessi no, quelli fanno sempre danni..

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  2. ANIMALISTA [a-ni-ma-lì-sta] = Chi difende gli animali dallo sfruttamento dell'uomo.
    Questa è la definizione della parola animalista, non quella rappresentazione deprimente di un manipolo di fanatici invasati (e meno male).
    Allora tra breve ti aspetto nel clan, Mamma C ;-)

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  3. infatti parlavo di accezione che normalmente si dà a questa parola, storpiandone completamente il significato originario ;) Io per la tesi raccoglievo linfonodi in un macello di maiali e capisco perfettamente le tue sensazioni di quel periodo, gli odori, gli sguardi, i lamenti.. (per fortuna invece da noi NON si fa vivisezione, avrei obiettato anche io). Sì sì, a breve torno nel clan, ne abbiamo parlato giusto sabato ;)

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  4. Colpita dalla descrizione che hai fatto. Riuscirò più a mangiare una bistecca senza pensare a questo tuo post???

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  5. Sono vegetariana da ormai quasi vent'anni e ti assicuro che è una scelta (20 anni fa non così semplice) che rifarei immediatamente e della quale non mi sono MAI pentita, anzi, ormai sono profondamente convinta che andremo sempre di più verso questa direzione e ne sono felice e orgogliosa! Un abbraccio! Pia

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  6. ...io sono vegetariana da 1 anno e non la vivo come una privazione...sono felice di questa scelta! A volte mi domando come mi comporterei se dovessi avere figli...chissà...

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  7. sono vegetariana da qualche mese, oltretutto si sta pure molto meglio, si consuma molto meno cibo e questo aiuta a combattere la fame nel mondo...i motivi per diventarlo sono davvero tanti. Papazzana e papà la mangiano sporadicamente uno e secondo mensa l'altra..

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  8. mamma mia che orrore, stavo per andare a vomitare!
    -ovviamente mi riferisco alla prima parte del post ;)-
    Io sono vegetariana da 14 anni (ovvero da quando ne avevo 16) tendente al vegan e -sì- animalista e antispecista.
    Personalmente non riuscirei a rimangiare animali morti per nessun motivo, mi viene da vomitare solo a pensarlo (e io non vomito mai, eh!), ma il tartarugo sarà libero di scegliere cosa mangiare in qualunque momento(anche se nel caso in cui volesse mangiare carne e/o pesce sarà proveniente come minimo da agricoltura bio e da animali che almeno hanno vissuto bene fin lì) anche se per me sarà importante renderlo consapevole di cosa significa.
    Il libro è bellissimo, e secondo me dovrebbero leggerlo tutti!

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  9. Premetto che non sono vegetariana, ma avevo letto un libro " i cigni di Leonardo" nel quale si citava una frase di Leonardo da Vinci, vegetariano convinto, che mi aveva colpito molto : " Non mangio carne perché non voglio trasformare il mio corpo in un cimitero di altri animali".

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  10. Con la gravidanza e l'allattamento ho ricominciato a mangiare qualche sporadica bistecca ma mi fa abbastanza schifo e non mi fa sentire bene...Orlando mangia un po' di tutto ma se non vuole la carne io non insisto. Avevo smesso completamente di mangiare carne sui vent'anni circa: un giorno in autostrada avevo visto un camion di vitelli e avevo detto basta!!! Adesso quando compro carne o uova scelgo comunque sempre un'alternativa al supermercato.
    E' incredibile quali atrocità l'uomo sia in grado di commettere ... è importante cercare almemno nel proprio piccolo di non esser partecipi di tale scempio!

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  11. Questo libro è davvero molto interessante, tra l'altro mi ha aperto un mondo (orrido) sull'allevamento del pesce :-(

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  12. Ciao Mamma F, io ho iniziato il mio percorso da vegetariana da Gennaio, e mi sento veramente ma veramente meglio.
    La mia scelta non è dettata da motivi animalisti (infatti mangio uova e latticini): non mi piace la crudeltà verso gli animali, ma non ci vedo nulla di male nel mangiare un pollo che è stato allevato felicemente in un allevamento non intensivo. La mia scelta è dettata solo dalla voglia di sostenibilità e dal benessere: una vita più sostenibile possibile (senza MAI eccessi, non è da me nessun tipo di integralismo), in cui sentirmi bene con me stessa e con il mondo.
    Anche io ho sospeso il giudizio per Dafne: sarà lei a scegliere, se e quando vorrà, per la sua vita. Per ora lei resta onnivora :)

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  13. Siccome hai accennato a questo post, ti scrivo qui :-)
    In realtà seguo il vostro blog già da un po', ma non mi sono mai fatta viva!
    Colgo l'occasione per complimentarmi per il tuo "ritorno", sono certa che è una scelta che non potrà portare altro che gioia!
    P.S. cribbio, 2 mammafelici di fila! :-D Meno male che siamo in tante a essere felici (e spero anche in tante a non mangiare esseri senzienti ;-)
    Un abbraccio virtuale

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:: Grazie delle tue parole :: Mamma C&F