E così la soluzione rimane dietro di noi, come una porta comodamente aperta, ma nel posto sbagliato; o meglio, nel posto giusto, siamo noi che dobbiamo trovare la forza e l’umiltà di imparare a voltarci.
In questi giorni di riflessione e concentrazione sul momento presente e sulla sofferenza di Simo, ho cercato di far mio quello che arrivava dall’esterno, dalle amiche care (oh, quanto care ancor di più ora con le loro parole commoventi) con i loro stimoli, dai consigli delle amiche blogger (io vi considero così, posso vero?), dalle letture e dalle preghiere.
Ho pregato e meditato molto, su di me prima che su Simo, perché se non so essere io la sua forza, lui da solo non se la può dare; ho meditato su questo nodo da sciogliere, sulla mia incapacità di essere naturale nei momenti di sofferenza con lui. Poi mi sono accorta di essere introflessa dentro il mio piccolo insignificante ombelico in maniera fastidiosa e di essere incappata una volta di più nel solito errore: chiedere al posto di dare o peggio ancora, chiedere pensando di dare (che prevede un concorso di colpa).
Leggendo uno dei miei blog preferiti in questo periodo, trovo riassunta in una frase questa distorsione di prospettiva: “cosa posso fare per il mondo oggi?” è la domanda giusta da pormi, nulla a che vedere con quello che mi aspetto io dalla mia giornata.
E così, dicevo, forte delle parole di chi mi ama, delle vostre preghiere e delle mie, piano piano un piccolo nodo si è sciolto.
Perché mi traumatizza così tanto l’ingresso di Simone a scuola? Per lui? Per la scuola?
No. Egoisticamente per me, non madre ma bambina.
Il mio nodo parla di una bambina di 6 anni che ha sempre vissuto con i nonni e i genitori, che una mattina, di punto in bianco (per lei) è stata “scaraventata” (sempre per lei) direttamente in seconda elementare dopo un esamino di idoneità (primo e unico approccio alla Scuola Elementare) in mezzo a venti bimbi sconosciuti.
Una bambina che aveva un’amica del cuore da 6 anni, cara più che una sorella, che non è a scuola con lei, lontana, in un’altra classe con altri bambini sconosciuti.
E allora piange ogni giorno, perché gli altri son più grandi di un anno (e un anno vale più dell’oro a quell’età e quei tempi) e veloci, san già tutto e sono amici dalla Prima Elementare, piange a scuola perché si sente inadeguata ai compagni.
Poi quella bambina diventa (e resta vita natural durante) la prima della classe, carina e un po’ secchiona, un po’ stramba e simpaticona, ma sempre con quella sensazione di inadeguatezza fino a che l’età adulta ed il diventar mamma non la rimettono a posto con quella scollatura temporale.
Ecco, forse io piango per me più che per Simo. Per lui dovrei essere felice e parlargli serena di quella Scuola, non da fintamente gioiosa tentando di convincerlo di qualcosa che non appartiene nemmeno al mio sentire.
Così sto cercando di liberare il mio cuore da quel piccolo dolore di bambina, che ora è solo inutile e dannoso; la sofferenza di Simone per il distacco da me e il suo ingresso nella Scuola dei grandi non può avvenire senza sofferenza: la discriminante è che sia sofferenza SANA – quella che fa crescere, quella che rende orgogliosi di sé per aver vinto sulla paura, sull’ignoto e per essere diventati più spavaldi.
A Simo ho parlato in questi giorni e a lungo: che lui va a scuola e io a lavorare, che entrambi impieghiamo bene il nostro tempo, lui a scuola imparerà tante cose e poi se vorrà lavorerà con me (è il suo sogno lavorare con mamma a volte…). Oggi è stato 5 minuti con una maestra, quando sono andata via piangeva tanto ma come gli altri, di un pianto sano. Poi, mentre non c’ero, ha preso la mano della maestra e le ha detto di portarlo in bagno, che doveva vomitare. Ha vomitato. La maestra mi ha chiamato da fuori e io e Simo siamo tornati a casa.
Lo so che sembra strano ma abbiamo vinto la prima paura così: fidandoci di una maestra per vomitare e restando cinque minuti.
Domani proviamo 10 minuti, una colazione meno liquida e il solito amore.
PS: Ringrazio tutti voi che mi avete scritto in questi giorni, pubblicamente o privatamente. Siete stati un gran sostegno e un gran consiglio, sia per le vie che ho scelto di percorrere sia per quelle che ho scartato. Ogni spunto e ogni suggerimento per me sono stati utilissimi a riflettere.
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coraggio!
RispondiEliminati abbraccio fortissimo.
e ricorda, Simone è mooolto fortunato
siete on the road, il lavoro che fai su di te gli darà una grande forza: sei coraggiosa, brava. un abbraccio forte, silvia
RispondiEliminaCi vuole coraggio a guardarsi dentro e riuscire a trovare il nodo da sciogliere. Sarai un grandissimo esempio per Simo.
RispondiEliminaTi, vi abbraccio forte :X
RispondiEliminaIo invece penso che la sofferenza non sia mai sana. Ooops, scusa. :D
RispondiEliminaPenso che certe volte soffriamo perchè ci piace crogiolarci in quella dolce malinconia: la sofferenza è un ricordo certo, è sempre lì tutte le volte che vuoi richiamarlo, ti fa compagnia.
Io penso che nella scuola del tuo bimbo non ci sia nessun trauma. E sai perchè?
Perchè non sei una mamma egoista. La tua famiglia probabilmente ti ha ferita per egoismo, di quell'egoismo a fin di bene, ma tu no, questo egoismo secondo me non ce l'hai.
Mi permetto di dirti di essere più leggera. E' solo una scuola. Non è una cosa grave.
Cerca di ridimensionare il tutto pensando che si tratta di una cosa banale, di una tappa molto naturale.
Altrimenti, poi, quando ci saranno cose serie, non ci sarà abbastanza tragedia! :D
un passetto alla volta e si va lontani!!!!!
RispondiEliminaun abbraccio forte!
io sono alle prese col nido e la sofferenza c'è. oggi l'ho lasciata piangendo e anche lei ha vomitato. forza. è bellissimo riuscire a trovare il nodo e non è da tutti. a me è il contrario, sono stata sempre con mamma e non mi lasciava mai da nessuna parte e tuttora non mi sento proprio a mio agio quando sto in posti nuovi con gente che non conosco. immagina quando ero piccola. e allora sto soffrendo, stiamo soffrendo. ma voglio che la mia cucciola sia più autonoma di me, non abbia paura di stare con gli altri, impari a cavarsela senza di me. e questo è un'altro modo di vivere quest'avventura. un'altro nodo di far venire i nodi al pettine.
RispondiEliminavai così che sei grande!
Non ci sono passi facili a quest'età.
RispondiEliminaOrmai ne sono convinta.
Ogni passetto, ogni distacco porta una piccola sofferenza. La si vive (loro, noi) e si va oltre.
Ma giustamente dici tu ci portiamo anche dietro le nostre di sofferenze e cancellarle non è così facile. Però si fa, va fatto, per non ribaltarle su questi piccoli nani che già di fatica ne stanno facendo tanta.
Mi ha fatto bene leggere queste tue righe.
Grazie.
Solo una parola: brava.
RispondiEliminaLavorare sulla tua fiducia è la strada giusta. E l'hai trovata tu. Fare le mamme ci aiuta a crescere un casino, no?
sono sicura che voi due siete sulle strade giuste, ognuno la sua, due strade che per ora vanno parallele poi divergeranno, ma devono essere due, per forza :-)
RispondiEliminaEssere madre è una cosa che "ti ribalta come un calzino" ... perdona il frasario ma per me rende proprio l'idea!
RispondiEliminaForza e coraggio F, sono certa che con la pazienza ce la farete, ancora mille abbracci, Silvia
mi sembra che tu stia facendo un ottimo lavoro! non hai nulla da rimproverarti, sei una mamma stupenda che ce la mette tutta per capire e per far stare bene il proprio figlio.
RispondiEliminaAnch'io penso che tu stia seguendo la strada giusta...un abbraccio :-*
Hai ragione, molte paure che ho mi sono "passate" da mia madre, sono paure sue, che risalgono alla sua infanzia, e che lei purtroppo passa a me, condizionandomi..ti ammiro per la forza che hai, per il lavoro che fai per te stessa cercando di capirci ma soprattutto perchè vuoi rompere questo meccanismo per amore di Simone..te ne sarà grato!
RispondiEliminaFai bene a cercare di superare le tue ansie e le tue paure. Le nostre esperienze non sono le loro ed è per questo che dobbiamo sforzarci di non trasmettergliele. Forse non sembra ma loro recepiscono tutto,te ne accorgi quando crescono. Perciò cerca di viverla più tranquillamente possibile e vedrai che anche lui sarà più sereno.
RispondiEliminaUn abbraccio
la papazzana l'anno scorso Al nido vomitava tutti i giorni e dopo tre mesi ho dovuto toglierla da quel nido...quest'anno alla materna piange due minuti appena la lascio e al ritorno è serena...conta molto anche l'approccio delle educatrici...prova a fidarti e in bocca al lupo!
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