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Mamma C: Anne-Marie MacDonald - Chiedi perdono (1996)
Mamma C: Anne-Marie MacDonald - Chiedi perdono (1996)
Nuova Scozia, fine '800. Materia ha tredici anni quando decide di fuggire con l'uomo che ama, James, un giovane accordatore di pianoforte. Inimmaginabili le conseguenze. Quando i due giovani decidono di sposarsi, la famiglia di lei la allontana definitivamente ed il senso di colpa nei confronti di madre e padre Materia non lo supererà mai. Neanche nel momento in cui rimane incinta. Anzi, l'amore travolgente ormai finito col marito, la solitudine, la gravidanza, la portano ad essere apatica. Passano gli anni, la figlia, Kathleen, cresce e si avvicina sempre più al padre, la sua melodiosa voce crea affinità col musicisita di casa. Materia la sente lontana, ma con gli anni sviluppa un senso di protezione nei suoi confronti, non appena intuisce nel marito un desiderio incestuoso. Lo stesso James prova vergogna per questo sentimento, di cui ha una vaga coscienza. Passano gli anni, altre figlie vengono al mondo, ma le speranze di questa famiglia sono riposte nella primogenita, che viene fatta studiare in una prestigiosa scuola di canto in una grande città. Da qui inizia la vera tragedia. Kathleen rimane incinta, con un parto difficilissimo, in cui la madre deve scegliere tra la vita di questa figlia non amata e quella dei gemelli che essa sta partorendo. Non vado oltre nella trama, a voi scoprire il seguito.
"Tanto tempo fa, prima che tu nascessi, sull'isola di Cape Breton viveva una famiglia di nome Piper. Il padre, James Piper, riuscì a tenersi alla larga dalle miniere di carbone per gran parte della vita, questo perché sua madre era vissuta nel terrore che, una volta cresciuto, prendesse la via della cava. Gli aveva insegnato a leggere i classici, a suonare il piano e ad aspettarsi qualcosa di meglio dalla vita, a dispetto di tutto. E James voleva la stessa cosa per i propri figli.
[...] Il padre si arrabbiava quando James e la madre parlavano gaelico, perché lui parlava solo inglese. Il gaelico era la lingua madre di James. L'inglese gli appariva sempre secco e brusco, come la luce del giorno dopo la pesca notturna, ma sua madre si premurò che lo imparasse come un principino, perché facevano parte dell'Impero Britannico e lu idoveva farsi strada.
Una mattina, il giorno prima del suo quindicesimo compleanno, James si svegliò con la consapevolezza di poter tenere testa al padre. Ma quando scese al piano di sotto, il padre se n'era andato e il pianoforte della madre era stato smantellato pezzo per pezzo durante la notte. James impiegò sei mesi a rimetterlo insieme. Ecco come diventò accordatore di pianoforte.
A quindici anni James voleva soltanto darle a suo padre di santa ragione almeno una volta. A quindici e mezzo voleva soltanto sentire sua madre suonare il piano ancora una volta ma, prima che avesse finito di rimontarlo, lei morì dando alla luce un bambino morto. James prese un plaid che aveva tessuto lei stessa e i buoni libri che gli aveva insegnato a leggere e li ficcò nella bisaccia del vecchio pony da miniera. Rientrò in casa, si sedette al piano e si immerse nella Sonata al chiaro di luna. Dopo quattro battute si interruppe, si alzò, aggiustò il do diesis, tornò a sedersi ed accennò l'avvio della Barcarolle. Soddisfatto, si interruppe dopo cinque battute, prese la bottiglia di acquavite dal cestino di cucito della madre, la versò sul piano ed appiccò il fuoco. Montò sul pony cieco e se ne andò da Egypt."
*****
Mamma F: Antonia Pozzi - Parole (2001)
"E poi – se accadrà ch’io me ne vada -
resterà qualche cosa
di me
nel mio mondo –
resterà un’esile scìa di silenzio
in mezzo alle voci –
un tenue fiato di bianco
in cuore all’azzurro"
NOVEMBRE
Di questa poetessa italiana dell'inizio del secolo scorso si parla di rado, che fa sempre un po' specie ascrivere una donna che scomparve a soli 26 anni tra le grandi scrittrici del '900. Ma così è e questo libro che contiene l'opera completa non fa che confermarne l'assoluta necessità.
"E poi – se accadrà ch’io me ne vada -resterà qualche cosa
di me
nel mio mondo –
resterà un’esile scìa di silenzio
in mezzo alle voci –
un tenue fiato di bianco
in cuore all’azzurro"
NOVEMBRE
"Vorrei che la mia anima ti fosse
leggera
come le estreme foglie
dei pioppi, che s’accendono di sole
in cima ai tronchi fasciati
di nebbia -
Vorrei condurti con le mie parole
per un deserto viale, segnato
d’esili ombre -
fino a una valle d’erboso silenzio,
al lago -
ove tinnisce per un fiato d’aria
il canneto
e le libellule si trastullano
con l’acqua non profonda -
Vorrei che la mia anima ti fosse
leggera,
che la mia poesia ti fosse un ponte,
sottile e saldo,
bianco -
sulle oscure voragini
della terra".
LIEVE OFFERTA
leggera
come le estreme foglie
dei pioppi, che s’accendono di sole
in cima ai tronchi fasciati
di nebbia -
Vorrei condurti con le mie parole
per un deserto viale, segnato
d’esili ombre -
fino a una valle d’erboso silenzio,
al lago -
ove tinnisce per un fiato d’aria
il canneto
e le libellule si trastullano
con l’acqua non profonda -
Vorrei che la mia anima ti fosse
leggera,
che la mia poesia ti fosse un ponte,
sottile e saldo,
bianco -
sulle oscure voragini
della terra".
LIEVE OFFERTA
I libri di poesia parlano da loro stessi, non hanno bisogno di grandi presentazioni, nè di possenti convincimenti per esser letti.
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Partecipano questa settimana:


Molto interessante il libro di poesie.
RispondiEliminaPartecipo anch'io al venerdì del libro :)
Siete sempre sorprendenti. Sempre.
RispondiEliminache bel libro, Mamma F, mi dai sempre spunti interessanti!
RispondiEliminail tuo racconto mi ha messo un po' di brividi, mamma C... bello...
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